Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
Senza cercare di capire il borbottio di Puiras, Rhialto si incamminò verso la Porta Nord, cercando di non guardare i resti di quella che era stata la sua bellissima voliera. Aveva però appena varcata la porta, che Puiras attivò la Maledizione del Confine, il che lo costrinse ad un rapido salto in avanti. Quindi Rhialto si raddrizzò il cappello: la poca abilità di Puiras era un altro dei demoni che derivavano dall’archveult Xexamedes, oltre la voliera distrutta e la morte del vecchio Funk. In qualche modo doveva trovare un indennizzo!
4
Ildefonse viveva in un castello posto sopra il fiume Scaum: si trattava di un immenso edificio costellato da una miriade di torrette, terrazze, padiglioni e chioschi. Quando Ildefonse era stato precettore, durante le ultime ere del quarantatreesimo Eone, il castello era pieno di attività. Ora però, di tutto quell’enorme edificio, ne veniva utilizzata soltanto una parte, mentre il resto era preda della polvere, dei fantasmi, dei gufi e delle civette.
Ildefonse si recò al portale di bronzo a ricevere Rhialto. «Mio esimio collega, sei splendido come è tua abitudine! E persino in un’occasione come è quella di oggi! Mi fai vergognare di me stesso!».
Quindi Ildefonse fece un passo indietro per poter rimirare meglio il bel volto austero di Rhialto, il suo stupendo mantello azzurro, nonché i calzoni di velluto rosa ed i lucidi stivali che indossava. Ildefonse, per qualche suo recondito motivo, si era presentato sotto l’aspetto di un allegro sapiente dalla testa rasata, con il volto ricoperto di rughe sul quale brillavano due occhi di colore azzurro, ed era adornato perdipiù da una lunga e candida barba bianca… caratteristica questa che, probabilmente, la sua vanità gli impediva di abbandonare.
«Orsù, entra», disse Ildefonse. «Come è tuo solito, sei sempre l’ultimo ad arrivare, e questo lo dobbiamo alle tue inclinazioni teatrali».
Si recarono quindi nella sala grande. Già vi si trovavano quattordici Maghi e, per l’esattezza; si trattava di Zilifant, Herark il Nunzio, Hurtiancz, Perdustin, Vermoulian dei Sogni, Ao degli Opali, Haze delle Acque Stanche, Kilgas, Eshmiel, Gilgad, Shrue, Byzant il Necrope e Barbanikos. E c’era anche Mune il Mago. Ildefonse allora annunciò agli astanti: «È giunto l’ultimo membro della nostra Associazione: Rhialto il Meraviglioso, nella cui casa è avvenuto il fatto che ci ha riunito qui».
Rhialto si tolse il cappello per salutare i colleghi. Mentre alcuni ricambiavano il saluto, altri, quali appunto Byzant il Necrope, Gilgad, Kilgas e Mune il Mago, si limitarono a lanciare al suo indirizzo qualche occhiata gelida.
Ildefonse, preso Rhialto per un braccio, lo condusse presso la tavola. Dopo aver accettato un calice colmo di vino, Rhialto lo controllò attentamente con il suo amuleto.
Lamentandosi per quella mancanza di fiducia, Ildefonse protestò sardonicamente: «Il mio vino è integro: ti risulta per caso di essere stato qualche volta avvelenato alla mia tavola?».
«In effetti, no. Però non si eran mai verificate circostanze simili a quelle di oggi».
Ildefonse ebbe un cenno di stupore. «Mi sembra che le circostanze di cui parli siano assolutamente favorevoli. Infatti abbiamo sconfitto il nemico, e le sue Pietre Ioun sono adesso in nostre mani».
«Questo è vero», rispose Rhialto. «Ma non dovete dimenticarvi dei danni che ho dovuto patire. Pretendo quindi a titolo d’indennizzo dei beni equivalenti, e ben so che i miei nemici sarebbero ben lieti di privarmene».
«Ma davvero?» fece Ildefonse in tono di riprovazione. «E come procede la sostituzione del tuo cartello indicatore? I Minuscoli lavorano con zelo?».
«Il lavoro procede», rispose Rhialto. «Hanno però dei gusti non certo di poco conto! Pensa che il loro sovrintendente ha preteso per questa sola settimana, ben due once di miele, un bicchiere di elisir e una porzione e mezza di spirito di malto, oltre a gallette, olio ed una razione al giorno del mio miglior pasticcio di mughetto».
«Diventano sempre più amanti degli agi», disse Ildefonse in chiaro tono di riprovazione. «E chi è che ne deve pagare il prezzo? Noi: sì, proprio noi. Purtroppo così va il mondo», e, così dicendo, si voltò per riempire nuovamente il bicchiere del grosso Hurtiancz.
«Ho svolto delle indagini», disse Hurtiancz in tono pensoso, «ed ho potuto appurare che Xexamedes circolava tra di noi già da parecchi anni. Sembra che si trattasse di un rinnegato, parimenti sgradito su Jangk che sulla Terra».
«Ed è assai probabile che lo sia tuttora», concordò Ildefonse. «Infatti, c’è per caso qualcuno che abbia trovato il suo cadavere? Nessuno. Inoltre Haze sostiene che per gli archveult l’elettricità è quello che l’acqua è per i pesci».
«È proprio così». Confermò Haze delle Acque Stanche, un piccolo ometto dagli occhi brillanti.
«Comunque il danno alle mie proprietà diventa sempre più privo di un responsabile!» Gridò Rhialto. «Esigo un indennizzo prima che si proceda a qualsiasi altro tipo di accordo».
Hurtiancz intervenne aggrottando la fronte. «Non riesco a capire cosa vuoi dire».
«È molto semplice». Disse Rhialto. «Io ho subito dei gravi danni, e quindi è necessario ristabilire l’equilibrio. È per questo motivo che intendo rivendicare il possesso delle Pietre Ioun».
«Non sei l’unico a rivendicarle», disse Hurtiancz.
Haze delle Acque Stanche fece una risatina sardonica: «Rivendica pure quello che ti pare».
Mune il Mago si intromise: «L’archveult è appena morto, e noi ci mettiamo subito a litigare?»
Eshmiel disse a sua volta: «Ma pensate che sia morto davvero? Guardate qui», e, così dicendo, mostrò una foglia di tiglio. «L’ho trovata nel mio kurtivan azzurro. Sopra c’è scritto: NULLA MINACCIA MORREION».
«Anch’io ho trovato una foglia uguale a quella», disse Haze.
«Anch’io», fece a sua volta Hurtiancz.
«Come vola il tempo!» osservò Ildefonse pensierosamente. «Quelli che erano tempi gloriosi: quando mettemmo in fuga gli archveult come una masnada di pipistrelli giganteschi. Povero Morreion! Mi sono chiesto spesso quale possa essere stata la sua sorte».
Eshmiel si mise a guardare la foglia che aveva in mano. «NULLA MINACCIA MORREION, ci viene detto. Se così fosse, questa notizia sarebbe del tutto superflua, oppure eccessivamente premurosa».
«A me sembra molto chiaro», affermò Gilgad. «Morreion partì per scoprire quale fosse l’origine delle Pietre Ioun. Ora deve averla scoperta, per cui nulla più lo minaccia».
«Può essere una delle interpretazioni», concesse Ildefonse in tono cattedrattico. «È anche vero però, che qui sotto c’è molto di più di quanto non appaia a prima vista».
«Non mi sembra che ora sia il caso di preoccuparcene», interloquì a questo punto Rhialto. «Tuttavia, per quanto concerne quelle Pietre Ioun che sono attualmente in nostro possesso, io ne rivendico formalmente il possesso quale risarcimento dei danni che ho dovuto subire per la causa comune».
«Questa richiesta ha una sua qual certa plausibilità anche se speciosa», disse Gilgad. «In pratica però, ognuno di noi deve ricavare dei benefici in proporzione diretta a quello che è stato il suo contributo. E badate bene che non dico questo solo perché è stato il mio Sforzo Elettrico Immediato che ha distrutto l’archveult».
Ao degli Opali intervenne bruscamente. «Ecco un’altra tesi caviliosa che deve essere respinta immediatamente: infatti è proprio in funzione di quell’energia provvidenziale che Xexamedes è riuscito a fuggire!».