Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
Sgarbatamente, Vermoulian accettò di rinviare la partenza fino al mattino successivo.
5
L’antico Sole tramontò dietro le colline di Scaum; sottili nubi nere erano librate nella luce marrone. Rhialto giunse al portale esterno della sua tenuta. Fece il segnale ed attese, fiducioso, che Puiras togliesse la maledizione del confine.
Dalla dimora non giunse alcun segno di reazione.
Rhialto fece un altro segnale, pestando spazientito i piedi. Dalla vicina foresta di chiomati alberi kang, giunse il gemito di un orro, che fece rizzare i capelli sulla nuca di Rhialto. Fece lampeggiare ancora una volta i raggi dalle dita: dov’era Puiras? Le tegole di giada bianca del tetto spiccavano pallide nel crepuscolo. Non vedeva neppure una luce. Nella foresta, l’orro gemette ancora e, con voce lamentosa, invocò conforto. Rhialto tese un ramo verso il confine, per controllare, e scoprì che non c’era la maledizione: non c’era protezione di sorta.
Gettando via il ramo, si avviò a grandi passi verso la sua dimora. Sembrava tutto in ordine, sebbene Puiras fosse introvabile. Se anche aveva frugato la sala, non aveva lasciato tracce. Scuotendo il capo in un gesto di deprecazione, Rhialto andò ad esaminare il cartello indicatore, che veniva riparato dai suoi Minuscoli. Il sovrintendente salì in volo, a dorso di zanzara, per fare rapporto: a quanto sembra, Puiras aveva trascurato di consegnare le vettovaglie serali. Rhialto provvide e aggiunse, a proprie spese, un’oncia di anguilla in gelatina.
Con un bicchierino di Rovina Azzurra accanto, Rhialto esaminò i complessi tubi di bronzo che aveva portato dal castello di Ildefonse: il cosiddetto Recordium Preterito. Cercò di seguire il tracciato dei tubi, ma si snodavano in modo da confonderlo. Delicatamente, premette una delle valvole, ed evocò dalla tromba un sussurro sibilante. Ne toccò un’altra, e udì un lontano canto gutturale. Il suono non usciva dalla tromba, ma dal vialetto, e dopo un attimo Puiras varcò la porta. Rivolse un sogghigno vacuo a Rhialto e si diresse vacillando verso il suo alloggio.
Rhialto chiamò bruscamente: «Puiras!».
Il servitore si voltò con un sussulto: «Che c’è?».
«Hai bevuto troppo: perciò sei ubriaco».
Puiras azzardò un ghigno saputo. «La tua perspicacia è acuta, il tuo linguaggio preciso. Non ho nulla da obiettare alle tue osservazioni».
Rhialto disse: «Non so che farmene di un servitore irresponsabile o beone. Perciò sei licenziato».
«No!» gridò Puiras con voce rauca, e sottolineò l’affermazione con un rutto. «Mi hanno detto che avrei avuto un buon posto se non avessi rubato più del vecchio Funk e avessi lodato le tue nobili arie. Ebbene! Questa sera ho rubato moderatamente, e da parte mia la mancanza d’insulti è una gran lode. Dunque, dov’è il buon posto, e che cos’è un buon posto, senza una passeggiata fino al villaggio?».
«Puiras, tu sei pericolosamente ubriaco», disse Rhialto. «Sei veramente uno spettacolo disgustoso!».
«Niente complimenti!» ruggì Puiras. «Non possiamo essere tutti maghi eleganti con abiti lussuosi!».
Indignato, Rhialto si alzò in piedi. «Basta! Vattene nel tuo alloggio prima che t’infligga un tormento!».
«Ci stavo appunto andando, quando tu mi hai richiamato», rispose imbronciato Puiras.
Rhialto ritenne che non sarebbe stato degno di lui replicare. Puiras si allontanò vacillando e borbottando sottovoce.
6
Posato sul terreno, il meraviglioso palazzo pellegrino di Vermoulian, con le sue logge, i giardini geometrici ed il padiglione d’ingresso, occupava un’area ottagonale di circa tre acri. Il piano del palazzo vero e proprio era una stella a quattro punte, con una guglia di cristallo ad ogni vertice, ed una più alta al centro, dove Vermoulian aveva il suo appartamento privato. Una balaustrata di marmo racchiudeva il padiglione anteriore. Al centro, una fontana lanciava cento zampilli d’acqua; ai lati crescevano cedri con fiori argentei ed argentei frutti. I quadrangoli a destra e a sinistra erano giardini geometrici; l’area dietro l’edificio era piantata ad erbe aromatiche ed insalate per la cucina del palazzo.
Gli ospiti di Vermoulian occupavano appartamenti situati nelle ali; sotto la guglia centrale c’erano i vari saloni, le stanze per il mattino ed il pomeriggio, la biblioteca, Ja sala da musica, la sala da pranzo ufficiale ed il salotto.
Un’ora dopo il levar del Sole, i maghi cominciarono ad arrivare; Gilgad fu il primo a giungere e Ildefonse l’ultimo. Vermoulian, che aveva recuperato la sua disinvoltura, accolse ogni mago con affabilità scrupolosamente misurata. Dopo aver ispezionato i rispettivi appartamenti, i maghi si radunarono nel gran salone. Vermoulian si rivolse a loro: «È un immenso piacere, per me, ospitare una così illustre compagnia! Il nostro scopo: salvare l’eroe Morreion! Tutti i presenti sono intelligenti e impegnati… ma vi rendete conto che dobbiamo recarci in regioni lontane?» Vermoulian volse lo sguardo placido da un viso all’altro. «Siete tutti disposti ad affrontare la noia, la scomodità e il pericolo? Tutto ciò potrebbe accadere, e se qualcuno ha dubbi o persegue scopi secondari, come la ricerca delle pietre IOUN, è tempo che faccia ritorno alla sua dimora, o castello, o grotta, o fortezza. C’è qualcuno che la pensa così? No? Si parte».
Vermoulian s’inchinò agli ospiti che ora sembravano irrequieti. Salì sul belvedere di comando, e gettò sul castello un incantesimo di galleggiamento; il castello s’innalzò, fluttuò sulla brezza del mattino come una nube turrita. Vermoulian consultò l’Almanacco Celeste e prese nota di certi simboli; li tracciò sulla ruota di corniola del timone, e lo fece girare; i segni turbinarono nell’interflusso, per tracciare una rotta nell’universo. Vermoulian accese un cero e l’accostò all’incenso della velocità; il palazzo partì, lasciandosi indietro l’antica Terra ed il Sole agonizzante.
Rhialto stava accanto alla balaustrata di marmo; Ildefonse lo raggiunse; insieme, i due guardarono la Terra che rimpiccioliva e diventava una falce rosea. Ildefonse parlò in tono malinconico: «Quando s’intraprende un viaggio come questo, dove l’evento è sconosciuto, affiorano lunghi pensieri spontanei. Immagino che tu abbia sistemato i tuoi affari».
«La mia casa non è ancora riparata», disse Rhialto. «Puiras si è dimostrato un incapace; quando è ubriaco canta ed esegue scherzi grotteschi; quando è sobrio, è tetro come una sanguisuga su un cadavere. Questa mattina l’ho retrocesso al rango di Minuscolo».
Ildefonse annuì distrattamente: «Sono preoccupato per quelli che temo possano essere gli scopi segreti dei nostri colleghi, per quanto essi siano degne persone».
«Alludi ai “campi splendenti” di pietre IOUN?» chiese delicatamente Rhialto.
«Infatti. Come ha dichiarato categoricamente Vermoulian, noi andiamo a salvare Morreion. Le pietre IOUN potrebbero costituire soltanto una distrazione. Anche se ne venisse scoperto un quantitativo, sospetto che sarebbe interesse di molti operare una distribuzione estremamente selettiva, nonostante le lagnanze del venale Gilgad».
«Questo punto di vista ha molti meriti», ammise Rhialto. «È bene stabilire un’intesa preliminare su una questione tanto controversa. Naturalmente, a Vermoulian deve essere concessa la sua parte».
«È superfluo dirlo».
In quel momento, Vermoulian scese verso il padiglione, e venne abbordato da Mune il Mago, Hurtiancz ed altri. Mune fece una domanda circa la destinazione. «Diventa importante la questione degli assoluti. Vermoulian, come puoi sapere che questa direzione ci porterà da Morreion?».