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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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«Preferirei parlare di altre cose», rispose Xexamedes. «Ora come ora, desidero essere accolto fra di voi e, in qualità di vostro futuro compagno, giudico che questi cappi siano oltremodo umilianti e disdicevoli».

A questo punto l’iroso Hurtiancz gridò: «Facciamola finita con questa insolenza! Parlaci delle Pietre Ioun!».

«In effetti ho portato con me qualcuno di questi gingilli», disse Xexamedes, con la maggior dignità possibile.

«E dove sono?».

Rivolgendosi ad Ildefonse, Xexamedes chiese: «Prima che risponda, posso sapere quali sono le vostre intenzioni?».

Ildefonse si accarezzò la barba bianca e alzò gli occhi verso un candeliere con aria meditabonda. «Il tuo destino dipende da molte cose. Il mio consiglio spassionato è quello di consegnare le Pietre Ioun che sono in tuo possesso».

«Sono nascoste sotto il pavimento della mia casa», si decise a dire finalmente Xexamedes, con tono offeso.

«E questa casa dove si trova?».

«Sul confine più lontano del Bosco Mannaro».

Rhialto il Meraviglioso balzò in piedi. «Aspettatemi tutti qui. Andrò di persona a controllare se quanto afferma costui risponde al vero».

Gilgad l’Incantatore, fece un ampio gesto con le braccia e disse a sua volta: «State calmi! Io conosco tutta la zona perfettamente, per cui andrò io».

A questo punto Ildefonse ritenne opportuno intervenire e disse con tono privo di qualsiasi emozione: «Stabilisco che venga costituita una Commissione formata da Rhialto, Gilgad, Hurtiancz, Mune il Mago, Kilgas, Ao degli Opali e Barbanikos. Tutti insieme si recheranno in questa casa, e porteranno qui tutto il materiale introdotto di contrabbando che troveranno. Per ora la seduta è aggiornata sino al loro ritorno».

2

Tutta la roba di Xaxemedes venne sistemata, ad un certo punto, su un mobile situato nella grande sala di Ildefonse. Tra le altre cose c’erano anche trentadue Pietre Ioun che erano costituite da delle sfere ovoidali, ognuna delle quali aveva la dimensione di una piccola prugna, e mostravano dei luccichii all’interno color del fuoco. Una rete era sistemata su di loro per impedire che potessero sollevarsi e volar via come delle bolle colorate.

«Ora abbiamo una base dalla quale partire per effettuare ulteriori indagini», disse Ildefonse. «Dicci Xexamedes, da dove provengono esattamente questi oggetti mirabolanti?».

Xexamedes drizzò le alte piume nere in segno di sorpresa, autentica o meno che fosse. Era ancora avvinto dai cappi: Haze delle Acque Stanche teneva una delle due corde, mentre Barbanikos teneva l’altra in modo che Xexamedes non fosse in grado di toccare nessuno dei due. E Xexamedes domandò: «E l’invincibile Morreion non vi ha detto quello che sapeva?».

Ildefonse aggrottò la fronte, sconcertato. «Morreion? Quel nome mi era quasi completamente passato di mente… A quali avvenimenti è collegato?».

Herark il Nunzio, che conosceva le tradizioni di venti eoni, disse: «Quando gli archveult vennero sconfitti, fu stipulato un patto. In cambio della vita, si impegnarono a rendere nota la fonte delle Pietre Ioun. Fu proprio il Nobile Morreion che ebbe l’incarico di recarsi ad apprendere questo segreto ma, da quel momento, non se ne è saputo più nulla».

«Gli venne rivelata ogni cosa», affermò Xexamedes. «Se volete venirne a conoscenza anche voi, ebbene… trovate Morreion!».

Ildefonse chiese ancora: «Come mai non ha più fatto ritorno?».

«Non ve lo posso dire. C’è qualcun altro che voglia conoscere l’origine di quelle pietre? Sarò ben lieto di mostrare ancora una volta tutta la procedura».

Per un breve momento nessuno parlò. Poi Ildefonse disse: «Che ne pensi, Gilgad? Mi sembra che Xexamedes abbia fatto una proposta interessante».

Nel rispondere, Gilgad si passò la lingua sulle labbra scure: «Prima di tutto voglio una descrizione verbale della procedura».

«Certamente», rispose Xexamedes. «Permettimi solo di consultare un documento». Quindi si avviò verso il mobile dove era situata la sua roba e, nel fare questo, fece urtare l’uno contro l’altro Haze e Barbanikos: quindi, con un balzo, si voltò indietro. A questo punto, approfittando del fatto che le corde che lo tenevano avvinto si erano allentate, afferrò Barbanikos e fece traspirare un impulso galvanico. Una marea di scintille si sprigionò dalle orecchie di Barbanikos, che spiccò un salto per aria ricadendo quindi al suolo svenuto. Xexamedes strappò la fune dalle mani di Haze e, prima che qualcuno potesse impedirglielo, fuggì di gran carriera dalla sala.

«Prendetelo», urlò Ildefonse. «Non fatevelo scappare».

I Maghi si dettero all’inseguimento dell’archveult che si stava allontanando rapidissimo. Xexamedes corse attraverso le colline di Scaum, fin oltre il Bosco Mannaro, ed i Maghi gli tennero dietro come i cani sulle tracce di una volpe. Una volta entrato nel Bosco Mannaro, Xexamedes tornò sui suoi passi, ma i Maghi, sospettando un inganno, non si fecero fuorviare.

Lasciato il bosco, Xexamedes si avvicinò alla casa di Rhialto, e qui si nascose vicino alla voliera, dove però trovò le donne-uccello che si misero a starnazzare, mentre Funk, il vecchio servo di Rhialto, usciva fuori zoppicando per vedere cosa stava succedendo.

Gilgad vide Xexamedes, e scagliò il suo Sforzo Elettrico Immediato… fu un bagliore apocalittico che, non solo investì Xexamedes, ma distrusse completamente la voliera di Rhialto, ne distrusse il decrepito cartello, e fece saltellare il vecchio Funk per tutto il prato su crepitanti fiammelle azzurre.

3

Una foglia di tiglio fissata da una spina, pendeva dalla porta principale della casa di Rhialto. Doveva essere stato uno scherzo del vento, pensò Rhialto, che la gettò a terra. Ma il suo nuovo servo, Puiras, la raccolse e, con voce spezzata e appena intellegibile, lesse:

NULLA MINACCIA MORREION

«Perché mai parla di Morreion?» si domandò Rhialto. Prese quindi la foglia e si mise ad esaminare i minuscoli caratteri d’argento. «Dev’essere un’assicurazione gratuita», borbottò. Lasciò quindi cadere a terra nuovamente la fogna in argomento, e diede a Puiras alcune disposizioni: «A mezzogiorno prepara il pasto per i Piccoli… pappa e tè saranno più che sufficienti. Al tramonto invece da loro il patè di mughetti. Poi pulisci il pavimento della sala grande, ma non usare la sabbia perché riga la patina lucida. Quindi ripulisci il prato meridionale dalle macerie. Per far questo puoi usare l’eolo, ma stai bene attento a soffiare solo nella canna gialla perché quella nera fa venire le tempeste, e mi sembra che di danni finora ne abbiamo già avuti più che a sufficienza. Infine pensa alla voliera: cerca di recuperare tutto quello che è possibile. Se poi dovessi trovare dei cadaveri, sistemali. Sono stato chiaro?».

Puiras, un uomo alto e magro, con gli zigomi pronunciati e i capelli lisci e neri, assentì gravemente. «C’è solo un fatto. Quando avrò finito tutte queste cose, c’è qualcos’altro che dovrò fare ancora?».

Rhialto, mentre si infilava i guanti tessuti in oro, lanciò un’occhiata in tralice al suo nuovo servo. Quello che aveva testé detto era dovuto a stupidità, ad un eccesso di zelo, o era del sarcasmo bello e buono? Ma l’immobilità del viso di Puiras non offriva alcun indizio. Con molta calma, Rhialto disse: «Dopo che avrai terminato di fare tutto quello che ti ho ordinato, potrai fare ciò che vuoi. Stai però attento a non toccare in alcun modo le macchine magiche: e, se ci tieni alla vita, non andare a frugare tra le cartelle, i libri ed il manuale. Quando sarà il momento, forse ti insegnerò alcune cose: ma, fino ad allora, sii prudente». «Lo sarò».

Rhialto si aggiustò il cappello di raso nero a sei piani, ed indossò il mantello con quel gesto ampio che gli aveva valso l’epiteto de «Il Meraviglioso». Quindi concluse: «Vado a trovare Ildefonse. Quando avrò oltrepassato la porta esterna, metti la Maledizione del Confine e non toglierla per nessun motivo fino a quando non te lo dirò io. Per il tramonto penso di essere di ritorno: forse anche prima se tutto andrà bene. Aspettami».

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