Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
«Una domanda ben formulata», disse Vermoulian. «Per rispondere, devo ricordare una condizione intrinseca dell’universo. Noi partiamo in una qualunque direzione che sembri conveniente; ognuna conduce allo stesso luogo: la fine dell’universo».
«Interessante!» commentò Zilifant. «In questo caso, dobbiamo inevitabilmente trovare Morreion: una prospettiva incoraggiante!».
Gilgad non era del tutto soddisfatto. «Ed i “campi splendenti” di cui parla la Grande Glossa? Dove sono situati?».
«È una questione d’importanza secondaria, o addirittura terziaria», gli ricordò Ildefonse. «Dobbiamo pensare soltanto all’eroe Morreion».
«La tua sollecitudine è in ritardo di parecchi eoni», disse stizzito Gilgad. «Morreion potrebbe essersi spazientito».
«Sono intervenute altre circostanze», notò Ildefonse, aggrottando irritato la fronte. «Senza dubbio, Morreion comprenderà la situazione».
Zilifant osservò: «Il comportamento di Xexamedes diventa ancora più sconcertante! Essendo un archveult rinnegato, non ha ragioni evidenti per favorire Morreion, gli archveult o noi».
«Il mistero verrà chiarito a tempo debito», disse Herark il Nunzio.
7
Il viaggio proseguì. Il palazzo veleggiava tra le stelle, sotto e sopra nubi di gas fiammeggiante, attraverso abissi di profondo spazio nero. I maghi meditavano sotto i pergolati, si scambiavano opionioni nei salotti davanti a calici di liquore, oziavano sulle panchine di marmo del padiglione, si appoggiavano alla balaustrata per guardare le galassie che passavano sotto di loro. Le colazioni erano servite negli appartamenti; i pranzi venivano solitamente apparecchiati all’aperto, nel padiglione; le cene erano sontuose e formali e si protraevano sino a notte avanzata. Per ravvivare le serate, Vermoulian evocava le donne più belle, spiritose ed affascinanti di tutte le epoche passate, nei loro costumi bizzarri e splendidi. Esse giudicavano il palazzo pellegrino non meno straordinario del fatto della loro presenza a bordo. Alcune credevano di sognare; altre pensavano di essere morte; certune, le più sofisticate, indovinavano la verità. Per facilitare le relazioni sociali, Vermoulian dava loro la conoscenza della lingua contemporanea, e spesso le serate erano piuttosto allegre. Rhialto s’innamorò di una certa Mersei, proveniente dalla terra di Mith, da molto tempo sprofondata tra le acque dell’Oceano Shan. Il fascino di Mersei stava nel corpo snello, nel viso pallido e serio, dietro il quale si potevano sentire ma non vedere i pensieri. Rhialto la circondava di ogni galanteria, ma lei non reagiva, e si limitava a guardarlo in silenzio, con disinteresse; e alla fine Rhialto si chiese s’era un po’ tarda, o se per caso era più sottile di lui. In ogni caso, si sentiva a disagio, e non si rammaricò quando Vermoulian rimandò nell’oblio quel particolare gruppo di donne.
Avanzavano tra nubi e costellazioni, oltre galassie vorticose e fiumi di stelle; attraverso una regione dove gli astri presentavano un dolce, bizzarro colore violetto, sospesi fra nubi di gas verdepallido, attraverso una desolazione dove non si vedeva nulla, eccettuate alcune lontanissime nubi luminose. Poi giunsero in una nuova regione, dove fulgide giganti bianche sembravano dominare vortici di gas rosei, azzurri e bianchi, ed i maghi si schierarono lungo la balaustrata per ammirare lo spettacolo.
Finalmente le stelle si diradarono; i grandi fiumi d’astri si persero in lontananza. Lo spazio apparve più tenebroso e pesante e venne il momento in cui tutte le stelle furono dietro di loro, e davanti a loro vi fu soltanto il buio. Vermoulian annunciò, con aria grave: «Siamo ormai vicini alla fine dell’Universo! Dobbiamo procedere con cautela. Davanti a noi c’è il “Nulla”».
«E dov’è dunque Morreion?» chiese Hurtiancz. «Sicuramente non lo troveremo a vagare nello spazio vuoto».
«Lo spazio non è ancora vuoto», affermò Vermoulian. «Qui, là e tutto intorno vi sono stelle morte e gusci vaganti di astri; in un certo senso, stiamo attraversando l’immondezzaio dell’universo, dove vengono le stelle morte ad attendere un destino finale; e osservate, laggiù, avanti, un’unica stella, l’ultima dell’universo. Dobbiamo avvicinarci con cautela; più oltre c’è il “Nulla”».
«Il “Nulla” non è ancora visibile», osservò Ao degli Opali.
«Guarda più attentamente!» disse Vermoulian. «Vedi quel lontano muro tenebroso? Quello è il “Nulla”».
«Ancora una volta», disse Perdustin, «si presenta l’interrogativo. Dov’è Morreion? Nel castello d’Ildefonse, quando formulavamo congetture, la fine dell’universo sembrava un luogo ben definito. Ora che siamo qui, troviamo una considerevole ampiezza di scelta».
Gilgad borbottò, quasi tra sé: «Questa spedizione è una farsa. Io non vedo “campi”, né splendenti né altro».
Vermoulian disse: «La stella solitaria sembrerebbe un oggetto adatto per una prima indagine. Ci avviciniamo a velocità precipitosa: devo rallentare l’incenso».
I maghi rimasero accanto alla balaustrata ad osservare la stella lontana che diventava più fulgente. Vermoulian li chiamò dal belvedere, per annunciare che c’era un pianeta solitario, in orbita intorno all’astro.
«Quindi esiste una possibilità», affermò Mune il Mago, «che possiamo trovare Morreion proprio su quel pianeta».
8
Il palazzo scese verso la stella isolata ed il pianeta solitario divenne un disco che aveva il colore delle ali delle falene. Più oltre, chiaramente visibile nella fioca luce solare, stava il minaccioso muro nero. Hurtiancz disse: «Ora l’avvertimento di Xexamedes diviene chiaro… presumendo, naturalmente, che Morreion dimori in questo luogo così triste ed isolato».
Il mondo ingrandì gradualmente e mise in mostra un paesaggio squallido e consunto. Alcune colline erose si levavano dalle pianure; alcuni stagni luccicavano cupamente nella luce del sole. Le uniche caratteristiche degne di nota erano le rovine di città un tempo vastissime; pochi edifici avevano sfidato i guasti del tempo quanto bastava per mostrare le linee architettoniche tozze e distorte.
Il palazzo scese sopra una delle rovine; una schiera di piccoli roditori simili a donnole balzò via tra gli arbusti: non si scorgevano altri segni di vita. Il palazzo proseguì verso Ovest, girando intorno al pianeta. Dopo un po’, Vermoulian chiamò dal belvedere: «Notate quel tumulo; indica un antico viale».
Apparvero altri tumuli, ad intervalli di tre miglia: erano monticelli di pietre scrupolosamente connesse, alti quanto un uomo: segnavano una strada che girava intorno al pianeta.
Al successivo cumulo di rovine, Vermoulian, osservando un’area pianeggiante, fece posare il palazzo, in modo che fosse possibile esplorare l’antica città e l’ammasso di strutture superstiti.
I maghi si sparsero qua e la, per svolgere meglio le loro ricerche. Gilgad si diresse verso la piazza desolata, Perdustin e Zilifant verso l’anfiteatro civico, Hurtiancz entrò in un vicino ammasso di blocchi d’arenaria. Ildefonse, Rhialto, Mune il Mago e Herark il Nunzio vagabondarono a caso, fino a quando una rauca cantilena l’indusse ad arrestarsi.
«Strano!» esclamò Herark. «Sembra la voce di Hurtiancz, il più dignitoso degli uomini!».
Il gruppo entrò in un varco tra le rovine, che sfociava in una vasta camera, protetta da massicci blocchi di roccia dal filtrare della sabbia. La luce s’insinuava da crepe ed aperture; al centro stava una fila di sei lunghe lastre. In fondo sedeva Hurtiancz: osservava con aria imperturbabile l’entrata dei maghi. Sulla lastra davanti a lui c’era un globo di vetro marrone scuro, o di pietra invetriata. Dietro di lui, uno scaffale conteneva altri recipienti simili.
«Si direbbe», fece Ildefonse, «che Hurtiancz abbia scoperto il sito dell’antica taverna».
«Hurtiancz!» esclamò Rhialto. «Abbiamo sentito il tuo canto e siamo venuti a vedere. Cos’hai scoperto?».