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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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La discussione si protrasse ancora per un’ora. Alla fine venne messa ai voti una proposta di Ildefonse, e venne approvata con quindici voti favorevoli ed uno solo contrario. Tutti gli oggetti già di proprietà dell’archeveult Xexamedes dovevano essere esaminati ed inventariati. Quindi ogni Mago avrebbe fatto un suo proprio elenco disponendoli in ordine di preferenza e Ildefonse avrebbe raccolto e confrontato le varie Uste. In caso di più richieste coincidenti, per l’assegnazione si sarebbe tirato a sorte. In particolare, a Rhialto, quale indennizzo per i danni che aveva patito, sarebbe stata concessa una scelta autonoma dopo la Quinta Scelta Globale, mentre a Gilgad veniva concesso lo stesso privilegio ma solo dopo la decima scelta.

Rhialto protestò: «A che mi serve la quinta scelta? Sapete benissimo che l’archveult, oltre alle Pietre, non possedeva altro che oggetti di poco conto e queste radici, erbe ed elisir».

La sua protesta comunque non sortì alcun effetto. Ildefonse distribuì alcuni fogli di carta, ed ogni Mago vi segnò sopra le cose che desiderava. Quindi Ildefonse, dopo aver esaminato tutte le liste, disse: «Sembra che tutti i presenti, come prima cosa, desiderino le Pietre Ioun».

Tutti guardarono le Pietre che brillavano, scintillando di un debole fuoco chiaro.

«Dato che le cose stanno così», stabilì Ildefonse, «sarà la sorte a decidere».

Prese quindi un vaso di coccio e sedici dischi d’avorio. «Ora, ognuno di voi apponga il suo simbolo su un disco e lo metta all’interno del vaso. In questo modo», e, così dicendo, Ildefonse dopo aver tracciato un segno su di un disco, lo lasciò cadere all’interno del contenitore. «Quando ognuno di voi avrà provveduto, chiamerò un servo il quale estrarrà dal vaso un unico disco…».

«Un momento», lo interruppe Byzant. «Mi sembra di percepire la presenza di qualche entità maligna qui vicino».

Ildefonse rivolse una gelida occhiata al troppo sensibile Necrope: «A quale entità maligna in particolare ti riferisci, di grazia?».

«Mi sembra di captare qualcosa di anormale: qualcosa di totalmente estraneo e di alieno che si sta aggirando qui in mezzo a noi. Qui c’è qualcosa assolutamente fuori di posto».

«C’è qualcuno qui in mezzo a noi che si sta muovendo protetto dall’invisibilità!», esclamò Mune il Mago. «Ildefonse, stai attento alle Pietre!».

Dopo aver rivolto uno sguardo in quella direzione, Ildefonse guardò attentamente la vecchia sala piena di ombre e tracciò un segno magico indicando un angolo remoto: «Spettro, sei qui?».

Si udì un sussurro flebile ed indistinto: «Sono qui».

«Rispondi: chi è che si aggira invisibile tra di noi?».

«Echi stagnanti del passato. Scorgo dei volti: sono quelli dei meno-che-morti, gli spettri degli spettri morti… Brillano e scrutano, guardano ancora e se ne vanno».

«E esseri viventi?».

«Niente sangue forte, niente carne vibrante, nessun cuore che batte».

«Sta attento, e indaga». Ildefonse si rivolse di nuovo a Byzant il Necrope: «E adesso?».

«Sento uno strano profumo».

«Allora, cosa suggerisci?».

Byzant parlò a voce bassa, per rimarcare la raffinata delicatezza dei suoi concetti. «Fra tutti i presenti, io sono l’unico la cui percettività sia sensibile alle Pietre Ioun. Perciò devono essere affidate alla mia custodia».

«Si tiri a sorte!», esclamò Hurtiancz. «Il piano di Byzant è destinato a fallire».

«State in guardia!», gridò Byzant poi, lanciata un’occhiata torva a Hurtiancz, si portò in fondo al gruppo.

Ildefonse chiamò una delle sue ancelle. «Non aver paura. Devi solo introdurre una mano nel vaso, mescolare scrupolosamente i dischetti, e poi estrarne uno. Quindi lo poserai sul tavolo. Hai capito bene?».

«Sì, Nobile Mago».

«Fai quello che ti ho detto».

La ragazza si avvicinò al vaso e stese la mano. Ma, proprio in quel momento, Rhialto mise in essere un Incantesimo di Stasi Temporale che si era preparato ad usare in previsione di una simile situazione di emergenza.

Il tempo si fermò per tutti, fatta eccezione per Rhialto. Questi girò lo sguardo per la sala, sui Maghi immobilizzati, sulla ragazza che stava con la mano protesa verso il vaso, e su Ildefonse che le stava guardando il gomito.

Poi, con tutta tranquillità, Rhialto si avvicinò alle Pietre Ioun. Ora poteva prenderle ma, un’azione del genere, avrebbe sicuramente suscitato una generale indignazione, e tutti i Maghi avrebbero fatto causa comune contro di lui. Doveva quindi pensare ad un sistema meno provocatorio. Ad un tratto trasalì per un lieve rumore che proveniva da un angolo della sala, dato che nell’aria immobile per l’incantesimo non si sarebbe dovuto udire alcun suono.

«Chi è che si muove?», chiese Rhialto.

«Sono io che mi muovo», rispose la voce flebile dello spettro.

«Il tempo si è fermato. Quindi tu non ti devi muovere, non devi parlare, non devi vedere nulla e, soprattutto, non devi sapere nulla».

«Tempo… non-tempo… sono la stessa, identica cosa per me. Io sono a conoscenza di ogni istante, e di tutto quello che si verifica».

Rhialto, scrollò le spalle e si rivolse all’urna. Estrasse i dischetti e, con sommo stupore, si accorse che su ognuno di essi c’era scritto il nome Ildefonse.

«Ah», esclamò Rhialto, «quell’astuto briccone aveva ben scelto il momento per porre in atto la sua frode. Ma le ciambelle non escono sempre col buco! Quando questa storia sarà finita, noi due faremo una conoscenza ben più approfondita». Quindi Rhialto cancellò il nome tracciato da Ildefonse e vi sostituì il proprio. Poi rimise tutti i dischetti nel vaso.

A questo punto, dopo essersi rimesso nella posizione che aveva al momento dell’incantesimo, revocò lo stesso.

Piano piano, il rumore cominciò a pervadere nuovamente la sala. La ragazza infilò la mano nel vaso, rimescolò i dischetti, poi ne estrasse uno che posò sul tavolo. Rhialto si curvò sullo stesso, e altrettanto fece Ildefonse: la scritta sotto i loro occhi tremolò e quindi cambiò.

Ildefonse la sollevò e, con voce sbalordita, lesse: «Gilgad!»

Rhialto lanciò un’occhiata furibonda a Gilgad, il quale lo ricambiò con uno sguardo indifferente. Anche Gilgad aveva usato l’Incantesimo di Stasi Temporale, solo che aveva aspettato il momento in cui il dischetto si era trovato sul tavolo.

Ildefonse disse con voce atona: «È tutto: puoi andare». Allora la ragazza uscì e Ildefonse rovesciò tutti i dischetti sul tavolo. La scritta su ognuno di loro era giusta: infatti, ciascuno portava il nome di uno dei Maghi presenti. Ildefonse si accarezzò la barba bianca e disse: «Sembra che Gilgad si sia assicurato le Pietre Ioun».

In quel momento Gilgad si avvicinò al tavolo e lanciò un grido altissimo: «Che cosa è accaduto alle Pietre?» Sollevò quindi la rete che ondeggiava sotto il peso del contenuto. La trasparenza era scomparsa e gli oggetti contenuti al suo interno rilucevano di un normalissimo brillio di vetri. Gilgad ne prese una e la scagliò sul pavimento dove si frantumò in un’infinità di schegge. «Queste non sono le Pietre Ioun! È stato perpetrato un inganno!».

«È vero», disse a sua volta Ildefonse. «Questo balza evidente».

«Esigo le mie Pietre!», gridò Gilgad. «Datemele subito, oppure scaglierò un Incantesimo d’Angoscia a tutti i presenti».

«Un momento», brontolò Hurtiancz. «Non scagliare alcun Incantesimo. Piuttosto, Ildefonse: chiama il tuo spettro. Potremo così scoprire cosa è successo».

Ildefonse si accerezzò la barba con fare indeciso, quindi puntò un dito verso un angolo lontano della sala. «Spettro, ci sei?», chiese.

«Ci sono».

«Cos’è accaduto, mentre tiravamo fuori i dischi dal vaso?».

«C’è stato del trambusto. Alcuni si sono mossi, mentre altri sono rimasti fermi. Quando poi il dischetto è stato posato sul tavolo, uno strano essere è passato nella sala, ha afferrato le Pietre e se ne è andato».

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