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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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In risposta all’appello di Ildefonse, i Maghi dell’Associazione si erano riuniti nella grande sala di Palazzo Boumegarth. Soltanto Rhialto non era fra i colleghi, ma se pure essi avevano notato la sua assenza nessuno s’era degnato di nominarlo.

Ildefonse sedeva in silenzio sul massiccio scranno di legno del podio, a capo chino, con la bionda barbetta che sfiorava le braccia incrociate sul petto. Gli altri Maghi chiacchieravano sottovoce, discutendo su quelli che potevano essere i motivi della loro convocazione al conclave.

I minuti trascorsero lenti, le conversazioni cominciarono a smorzarsi, e ancora Ildefonse non dichiarava aperta la seduta. L’uno dopo l’altro i Maghi si azzittirono, fissando sul podio sguardi pazienti e interrogativi. E infine Ildefonse, quasi che avesse percepito un segnale, si riscosse dalla sua concentrazione e fissò l’assemblea.

«Signori, illustri colleghi», disse con gravità. «L’occasione che ci vede oggi riuniti è di fondamentale importanza! Dovremo considerare dei fatti gravi, con saggezza e raziocinio.

«L’argomento all’ordine del giorno è insolito, oso dire senza precedenti. Per prevenire ogni intrusione ho quindi stabilito di isolare il palazzo con una Rete Impenetrabile. Mi scuso se come effetto secondario, mentre nessuno potrà entrare a disturbarci, nessuno avrà la possibilità di uscire da qui prima che io abbia finito».

Con l’abituale asprezza Hurtiancz esclamò: «E perché queste precauzioni eccezionali? Io non sopporto che la mia libertà di movimento venga eliminata. Esigo di sapere i motivi di questa restrizione!».

«Li ho già spiegati», disse Ildefonse. «In breve, desidero che nessuno entri o esca durante la discussione».

Hurtiancz ebbe un gesto seccato. «Procediamo. Cercherò di tenere a freno la mia indignazione, purché non si perda tempo».

«Per stabilire la base delle mie argomentazioni, vi informo che mi appoggio all’autorità di Phandaal il Grande, sommo Maestro della nostra arte. I suoi insegnamenti sono dogmatici e inequivocabili, e formano le fondamenta del protocollo che regola la nostra condotta. Ovviamente qui mi riferisco al Codice Azzurro».

Hache-Moncour alzò la mano. «Le tue frasi sono nobili e risonanti, Ildefonse, ma alquanto prolisse. Suggerisco che tu venga subito all’argomento. Mi pare che tu abbia alluso a certe nuove scoperte di oggetti, e quindi a un’altra distribuzione delle proprietà di Rhialto? Posso domandare, dunque, di quali oggetti si tratta e quali sono le loro caratteristiche?».

«Tu mi stai precedendo un po’ troppo», brontolò Ildefonse. «Tuttavia, giacché hai tirato in ballo l’argomento, mi auguro che ciascuno di voi abbia portato con sé gli oggetti distribuiti dopo il primo processo a Rhialto. Nessuno di voi lo ha fatto? No? Bene, a dire il vero non mi aspettavo altro… Dunque, cosa stavo dicendo? Confido di aver espresso il generale rispetto all’autorità di Phandaal, colleghi».

«D’accordo», disse Hache-Moncour. «Adesso sii così gentile da descriverci i nuovi ritrovamenti. Ad esempio, dov’erano stati nascosti?».

Ildefonse sollevò un dito. «Pazienza, Hache-Moncour! Tu ricordi la catena di eventi che seguirono l’impulsiva condotta di Hurtiancz a Palazzo Falu? Egli danneggiò la copia del Codice Azzurro appartenente a Rhialto, dandogli così motivo d’intraprendere un’azione legale».

«Ricordo perfettamente. Fu una tempesta in un bicchier d’acqua, come tutti quanti concordammo».

Un’alta figura vestita interamente di nero, con un largo copricapo la cui tesa gli celava il volto, uscì dall’ombra a lato del podio e fece un passo avanti. «Io non concordai affatto!» disse, e indietreggiò di nuovo nell’ombra.

Ildefonse non mostrò di far caso alla sua presenza. «Sebbene soltanto da un punto di vista teorico, l’accaduto richiede il nostro interesse. Rhialto era il querelante, il gruppo oggi qui riunito era la parte accusata. Da come Rhialto presentò il suo caso, i fatti erano semplici: secondo le Decretazioni, ogni alterazione, falsificazione o distruzione delle Decretazioni stesse, o di una loro copia conforme al testo originale, costituisce un crimine. Tale crimine è punibile con il risarcimento, tramite la confisca di oggetti per un valore triplo di quelli rubati o danneggiati, oppure nei casi più gravi con la confisca totale delle proprietà del colpevole. Questa era la querela di Rhialto, ed egli produsse qui la copia danneggiata sia per provare il crimine, sia per documentare la sua richiesta con il testo della legge.

«Le parti in causa, guidate da Hache-Moncour, Hurtiancz, Gilgad e altri, respinsero le accuse dichiarandole erronee dal punto di vista legale. Inoltre dissero che il comportamento di Rhialto dava loro motivo per una contro-querela. Per dare supporto legale a ciò, Hache-Moncour e altri ci condussero tutti a Punta Eclisse, dove esaminammo le Decretazioni la proiettate e dove Hache-Moncour affermò — lo dico in sintesi — che ogni tentativo di presentare una copia danneggiata, mutilata, o volutamente falsificata delle Decretazioni costituisce un crimine di gravità massima da punirsi nel modo più severo.

«Hache-Moncour e il suo gruppo, di conseguenza, dissero che nel presentare tale copia sospetta Rhialto aveva infranto la legge, e che perciò questo crimine andava sottoposto a giudizio prima di prendere in considerazione la sua querela. Dunque essi dicono che Rhialto non solo porta accuse illegali, ma aggrava la sua colpa col tentativo di produrre un documento sospetto e comunque palesamente danneggiato».

Ildefonse fece una pausa e li guardò in faccia uno per uno. «Ho esposto il caso abbastanza compiutamente?».

«Sicuro», disse Gilgad. «E dubito che tu possa trovare uno di noi di parere diverso. Rhialto è stato per troppo tempo una spina nel nostro fianco».

Vermoulian si alzò. «Io non sarò così spietato da proporre l’Incistamento Desolato per Rhialto. Dico invece: lasciamogli vivere i suoi giorni sotto forma di una salamandra, o come una lucertola del Fiume Gangue».

Ildefonse si schiarì la gola. «Prima di passare alla sentenza, o meglio prima di dare inizio a un processo formale, vi sono certi fatti abbastanza strani da considerare. Prima di tutto lasciate che vi faccia questa domanda: quanti di voi hanno consultato la loro copia del Codice Azzurro in merito a questo caso?… Cosa? Nessuno lo ha fatto?».

Dulce-Lolo ebbe una risatina. «E perché avremmo dovuto? Dopotutto non abbiamo forse fatto quella futile e inconcludente gita a Punta Eclisse proprio a tale scopo?».

«È vero», annuì Ildefonse. «Detto fra parentesi, ciò che io ricordo di quel paragrafo concorda con la copia in possesso di Rhialto, piuttosto che col testo proiettato a Punta Eclisse».

«La memoria fa spesso scherzi singolari», obiettò Hache-Moncour. «E adesso, Ildefonse, tanto per accelerare un forse noioso…».

«Fra un momento», disse Ildefonse. «Prima desidero annotare di aver consultato la mia copia personale del Codice Azzurro, e di aver scoperto che il testo è il duplicato esatto della copia presentata da Rhialto. Ripeto: il duplicato esatto!».

La sala divenne silenziosa, e sulle facce di molti si disegnò un desolato sbalordimento. Poi Hurtiancz ebbe un violento gesto di stizza. «Bah! Perché vuoi confonderci con questi cavilli? Rhialto ha commesso un evidente crimine, così come stabilito dal Perciplex. C’è bisogno di dire qualcos’altro?».

«Solo questo: come il nostro stimato collega Hache-Moncour ha puntualizzato, la mente umana gioca strani scherzi. È possibile che fossimo tutti vittime di un’allucinazione collettiva? Ricorderete che trovammo la proiezione incomprensibilmente capovolta, e questo ebbe l’effetto di confonderci non poco. Io, almeno, ne restai confuso».

Di nuovo la figura intabarrata di nero sbucò dall’ombra per farsi avanti. «Vero. Specialmente quando il Perciplex è costruito per non muoversi mai dalla posizione esatta!».

L’individuo così lugubremente vestito rientrò nell’ombra, e come già in precedenza le sue parole e la sua comparsa vennero ignorate del tutto.

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