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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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Hache-Moncour si alzò, impettito. «È forse possibile che questa associazione, composta da persone accorte e per nulla miopi, sia così inesperta da lasciarsi ingannare da una visione? Lo escludo, signori».

«Anch’io!» gridò Hurtiancz. «Non ho mai sofferto di allucinazioni».

Ildefonse si accigliò. «Malgrado ciò, nella mia veste di Maestro, stabilisco che adesso tutti i presenti si trasferiscano nel mio velocifero. Il velivolo è protetto con la stessa Rete Impenetrabile di questo edificio. Andremo subito a Punta Eclisse, cosicché la questione sia risolta una volta per tutte».

«Oh, come vi pare!» disse querulo Dulce-Lolo. «Ma perché questo elaborato sistema di reti e protezioni? Nessuno può molestarci, certo, ma se qualcuno di noi avesse un’emergenza a casa sua sarebbe costretto a rinunciare ai propri affari urgenti».

«Proprio così», tagliò corto Ildefonse. «Da questa parte, onorevoli colleghi, prego».

I Maghi uscirono. Soltanto l’uomo dagli abiti neri che sedeva nell’ombra restò nel silenzio del salone ormai deserto.

17

L’elegante velocifero scivolò alto nel cielo fra le nubi arrossate dai deboli raggi del sole pomeridiano: a meridione sopra la tranquilla Ascolais, oltre le colline desolate, e infine verso la monolitica torre di Punta Eclisse dove si poggiò lievemente.

Dallo sportello del velivolo all’ingresso dell’imponente edificio si estese un corridoio simile a una vibrante cortina. Ildefonse spiegò quella precauzione in tono indifferente: «Meglio non rischiare che qualcuno, magari un Archvuelt, colga l’occasione di eliminarci tutti d’un sol colpo».

I Maghi si avviarono l’uno dietro l’altro nel corridoio di Rete Impenetrabile, con Ildefonse che chiudeva la fila. Come sempre, il Perciplex faceva mostra di sé all’interno dell’Uovo; ma accanto al piedistallo era seduto un individuo d’aspetto umanoide, chiaro di pelle, con occhi bianchi e un vaporoso ciuffo di penne rosa intorno alla testa.

«Ah, Sarsem!» lo salutò calorosamente Ildefonse. «Come procede la tua vigilanza?».

«Tutto va bene», rispose cupamente il Sandestin.

«Nessuna difficoltà? Non ci sono state strane visite o avvenimenti insoliti dall’ultima volta che ti ho visto? Tutto è in ordine?».

«Nessun incidente ha disturbato la mia sorveglianza».

«Benissimo!» approvò Ildefonse. «Ora facci esaminare la proiezione. C’è il caso che essa ci abbia confuso, l’altra volta, ma oggi tutti ci accosteremo a leggerla con la dovuta attenzione. Avanti».

Sulla parete verticale si stagliò nitido il Codice Azzurro. Ildefonse lo indicò con un ampio sorriso. «Perfetto! Come vi dicevo, prima eravamo stati confusi un po’ tutti… perfino l’irriducibile Hurtiancz, che però adesso può leggersi le Decretazioni per la terza e decisiva volta. Hurtiancz, prego! Vuoi essere tanto cortese da leggere il paragrafo qui proiettato con voce alta e chiara?».

Con voce atona Hurtiancz recitò: «Ogni persona che volutamente e per i suoi scopi alteri, mutili, distrugga o cancelli il Codice Azzurro o copia di esso commette crimine, e così anche i suoi accoliti. Tale crimine è punito secondo quanto stabilito nel Paragrafo D. Se il detto crimine è compiuto nel corso di un atto illegale, o per scopi illegali, le pene saranno quelle stabilite nel Paragrafo G».

Ildefonse si volse ad Hache-Moncour, che lo fissava rigido e a denti stretti. «E così, caro signore, io ero nel giusto. Adesso sono molte le cose che dovete spiegarci».

Con un gesto vago Hache-Moncour borbottò: «Certo, certo, se vi pare inevitabile». Gettò un’occhiata ostile a Sarsem, che evitò il suo sguardo.

«La questione di base è risolta», dichiarò Ildefonse. «Possiamo tornare a Palazzo Boumegarth e proseguire con l’inchiesta».

Hache-Moncour ebbe una smorfia. «Purtroppo io non mi sento bene. Sollevate la rete. Desidero tornare a casa mia e curarmi».

«Impossibile!» disse Ildefonse. «Tutti devono essere presenti alla deliberazione finale. Non scordate che c’è una causa in corso contro Rhialto».

«Ma l’accusa a Rhialto è ormai caduta!» si lamentò il Necrope Byzant. «I particolari successivi sono privi d’interesse. Ad ognuno di noi preme ora tornare ai suoi affari privati».

«Tutti a Boumegarth!» tuonò Ildefonse. «Non intendo tollerare altre inutili proteste!».

Assai di malavoglia e borbottando astiosamente i Maghi fecero ritorno al velocifero, dove sedettero in cupo silenzio durante l’intero viaggio verso settentrione. Per tre volte Hache-Moncour sollevò un dito come se volesse interpellare con durezza Ildefonse, ma ogni volta si trattenne e non aprì bocca.

A Palazzo Boumeghart i Maghi sfilarono nell’andito, ignorarono i rinfreschi presentati da un paio di servi e andarono nuovamente a prendere posto nel salone.

Ildefonse salì sul podio. «Procederemo ora a considerare la querela portata da Rhialto. Qualcuno ha un’opinione da esprimere?»

La sala rimase silenziosa.

«Io ho mosso un’accusa contro Hurtiancz e i suoi complici. Adesso attendo la sentenza risolutiva».

Ildefonse si appoggiò al leggio. «I presenti sono suddivisi in due categorie: Rhialto come querelante, e tutti i rimanenti come parti in causa sottoposte a querela. Dobbiamo quindi appoggiarci al Codice Azzurro, e al paragrafo che poc’anzi abbiamo consultato. Rhialto, come Maestro io dichiaro che avete legalmente provato la validità della vostra accusa. Delibero dunque che avete diritto di tornare in possesso dei vostri beni, oltre al risarcimento prescritto e alla punizione dei colpevoli secondo il Codice Azzurro».

Rhialto si fece avanti, fermandosi alla base del podio. «La mia è una triste e spiacevole vittoria, se avviene contro uomini che io ritenevo buoni conoscenti e onorati colleghi».

Rhialto volse lo sguardo sui presenti. Pochi di loro lo sostennero. Con voce piatta proseguì: «La vittoria non è stata facile. Ho dovuto fronteggiare tradimenti, fatiche e delusioni. Ciò malgrado non desidero riempirmi le tasche con le sofferenze altrui. A tutti voi, salvo che ad una persona, farò la stessa richiesta: riportate ogni oggetto di mia proprietà a Palazzo Falu, con in più una Pietra Ioun ciascuno come penalità».

Ao degli Opali disse: «Rhialto, il risarcimento che chiedete è mite, dunque generoso e saggio. Ma la vostra vittoria non vi rende certo più popolare. Noto infatti che Hurtiancz e Zilifant stanno digrignando i denti. Chi non vi era amico seguita dunque a non esserlo. E tuttavia io dichiaro pubblicamente di aver sbagliato: onorerò la sentenza e vi prego di accettare le mie scuse insieme alla Pietra Ioun che mi farò dovere di consegnarvi. Invito tutti gli illustri colleghi a fare lo stesso».

Eshmiel si alzò. «Ben detto, Ao! Condivido la tua opinione. Rhialto, chi è la persona a cui vi riferite, e perché questa eccezione nei suoi confronti?».

«L’uomo in questione è Hache-Moncour, le cui azioni non possono essere scusate né perdonate. Nel suo attacco alla legge egli ha attaccato tutti noi. Voi foste le sue vittime, esattamente come me.

«Hache-Moncour viene oggi privato di tutta la sua magia, e di ogni possibilità di ritrovarla mai più. Questo effetto è già stato realizzato mentre io cominciavo a parlare dal Maestro Ildefonse: l’uomo che ora vedete non è più Hache-Moncour il Mago, ma un comune individuo privo di ogni conoscenza e facoltà. Ildefonse sta chiamando i suoi servi, che lo condurranno alla conceria di Duker Tambasco, ove potrà guadagnarsi la vita come manovale.

«In quanto a me, domani tornerò a Palazzo Falu, dove la mia vita continuerà più o meno come prima, o così almeno spero».

18

Shalukhe la Sopravvissuta sedeva sull’erba in riva al Fiume Ts, all’ombra dei salici che con le loro tremule collane di foglie celavano in parte la vista di Palazzo Falu. Rhialto, un po’ stanco dopo aver rimesso ordine nella sua magione, uscì in giardino e scese il lungo declivio del prato verso di lei. La fanciulla bionda volse il capo, prese atto del suo arrivo, poi tornò a osservare malinconicamente il fiume.

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