Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
«Non in questo momento. Siamo soli».
«Osherl, mi chiedo perché mai insisti con le sciocche menzogne».
L’altro alzò gli occhi al cielo. «Che spiacevole affermazione!».
«Oggi dallo scavo è stato recuperato un vaso da notte, e mi è bastato uno sguardo per capire che è stato gettato nel Mare di Santune in un’epoca precedente alla scomparsa del Perciplex. È ovvio che lo strato di limo in cui avrebbe dovuto trovarsi il prisma è già stato oltrepassato. Eppure esso non è venuto alla luce. Come lo spieghi?».
«Una circostanza curiosa, devo ammetterlo», annuì Osherl con viva partecipazione. «Meglio dare un’occhiata alla fossa».
«Fai luce, per favore».
Rhialto e Osherl andarono a fermarsi sul bordo dello scavo, e con l’aiuto di un brillante fuoco fatuo ne esaminarono le pareti. Osherl disse: «Guardate laggiù». Mandò il fuoco a illuminare una sezione del fondo, presso la parete, dove la buca era mezzo metro più profonda che altrove. «Quello è il punto dove hanno trovato il vaso, in uno strato più antico degli altri già raggiunti. Siete soddisfatto?».
«Non ancora. Se quello strato è precedente, ciò significa che il Perciplex deve per forza trovarsi vicinissimo, ovvero in quell’esiguo mucchietto di limo al centro della fossa».
«Così sembrerebbe».
«E allora, Osherl, cosa stati aspettando? Scendi sul fondo, prendi il badile e scava. Basteranno poche palate».
In quel momento una figura dai capelli bianchi uscì dall’ombra. «Osherl? Rhialto? Cosa state facendo nel mio pozzo? Non verrete a raccontarmi che siete in giro per prendere una boccata d’aria!».
«E se anche fosse? O pretendete che sul vostro terreno vi si paghi perfino l’aria che si respira? Stavamo facendo due passi».
«Passeggiavate nella fanghiglia? quanta noncuranza!».
«Non temete per i vostri preziosi frammenti di coccio. Nessuno ve li scaverà fuori di nascosto». Rhialto prese Osherl per un braccio e si avviò. «Alla damigella Shalukhe farà piacere sapere che sorvegliate la zona anche di sera. Ma vi avverto che non ha l’abitudine di spogliarsi con la luce accesa. Buona notte, Um-Foad».
«Un momento! Sono venuto per riscuotere da voi una caparra, Professore. Non è per sfiducia, ma sapete com’è: nel buio si fa presto a smontare una tenda».
«La vostra insinuazione poco gentile pareggia la mia», ammise Rhialto con una risata. «Ecco a voi cinque zikkos d’oro. Metteteveli sotto il guanciale e fate sogni altrettanto aurei».
Poco dopo Osherl provvide a materializzare una cena soddisfacente, e Rhialto e Shalukhe restarono a chiacchierare sotto il baldacchino esterno fino a ora tarda. Il mattino successivo i lavoranti arrivarono appena dopo l’alba, e Rhialto uscì subito. Sedette presso il grande setaccio e controllò con estrema attenzione ogni palata di terriccio che vi veniva gettata attraverso.
Quando Um-Foad s’accorse del suo atteggiamento si fece anch’egli più vigile, e piazzò un panchetto dall’altra parte del setaccio studiando ogni conchiglia o sassolino con la massima cura. I lavoranti a loro volta, notando che Um-Foad si distraeva, cominciarono a prendersela comoda ed il terriccio da esaminare giunse al setaccio a intervalli sempre più lunghi. Infine Um-Foad si spazientì, andò sul bordo dello scavo e con rimproveri ed esortazioni rimise le cose a posto. Ma gli uomini avevano perduto ogni entusiasmo: Yaa-Yimpe gettò via il piccone, si lamentò che quel ritmo di lavoro gli spaccava la schiena e dichiarò che rifiutava di fare lo schiavo sotto la frusta di un aguzzino come Rhialto. Poi si allontanò verso il paese borbottando imprecazioni.
Un’ora più tardi dalla parte delle case sopraggiunse di corsa un giovanotto, che si fermò ansante davanti a Rhialto. «Signore, Yaa-Yimpe è un po’ sordo, e non aveva capito che offrite una moneta d’oro per i pezzi di vetro azzurro. Adesso mi manda a dirvi che stamattina ne ha trovato uno. Potete dare i soldi a me, che sono suo nipote. Yaa-Yimpe è troppo stanco per venire di persona, inoltre sta dirigendo la preparazione di un banchetto».
Rhialto fissò il giovane, che sorridendo ampiamente protendeva la mano. «Prima dovrò vedere quel pezzo di vetro azzurro, e controllare che sia della qualità desiderata. Andiamo, portami a Yaa-Yimpe».
L’altro non si mosse. «Adesso ha da fare e non gli va d’essere disturbato. Ho l’ordine di farmi pagare e di portargli la moneta».
«Non un’altra parola!» esclamò Rhialto. «Avviamoci al paese!».
Poco più tardi, quando il giovane lo condusse alla bianca villetta di Yaa-Yimpe, Rhialto poté vedere che i festeggiamenti per lo zikkos d’oro di cui l’uomo aspettava la consegna erano già cominciati: cosciotti unti d’olio rosolavano sugli spiedi nel giardino, bottiglie di vino e paste riempivano un lungo tavolo, e in un angolo sei musicanti suonavano tamburelli e strumenti a corda per allietare gli ospiti.
Mentre Rhialto entrava dal cancello, Yaa-Yimpe stava uscendo sulla veranda, vestito unicamente con un paio di pantaloncini e sorridente. Gli invitati al banchetto fischiarono e applaudirono, i musicanti accolsero la sua comparsa con una marcetta allegra, e qualche coppia cominciò a ballare. Yaa-Yimpe balzò fra loro con una grassa risata, li incitò a darci dentro e prese a far scattare le gambe avanti e indietro come una rana, mentre la pancia prominente gli sussultava a tutto andare. In preda all’euforia saltò infine su uno dei tavoli, dove fra grandi schiamazzi si esibì in una energica quanto poco estetica danza da fermo. Appeso al suo collo con una cinghietta di pelle il Perciplex ballava con lui.
D’un tratto Yaa-Yimpe notò la presenza di Rhialto, e saltò al suolo. Lui si avvicinò. «Mi fa molto piacere constatare che l’artrosi e la sordità non vi affliggono più. L’ozio è una gran medicina, vero?».
«Parole sante! Guardate il vetro della Lanterna, Professore: esigo venti zikkos d’oro per questo gioiello!».
Rhialto tese una mano. «Li avrete, ma prima voglio esaminare il prisma».
In quell’istante da dietro una pianta sbucò Hache-Moncour, che s’interpose fra loro con un gran sorriso. «Un momento! In base alle vigenti leggi in materia di reperti archeologici, è necessario che l’oggetto sia preso in custodia da me. Ecco a voi, Yaa-Yimpe: questi sono venti zikkos d’oro».
Così dicendo, Hache-Moncour mise le monete nella mano già protesa dell’individuo, gli staccò il Perciplex dal collo e indietreggiò fra gli ospiti. Rhialto fece un balzo verso di lui, ma l’altro lo respinse con energia.
«State indietro, Rhialto! Devo controllare io stesso l’autenticità di questo oggetto». Sollevò il prisma controluce. «Proprio come mi aspettavo: un falso smaccato. Rhialto, noi siamo stati ingannati!» Hache-Moncour gettò il cristallo azzurro al suolo, gli puntò contro un dito e all’istante esso si spaccò in migliaia di schegge bluastre. Al suo posto non rimasero che una macchia sul terreno e una spirale di fumo.
Rhialto aveva i pugni stretti, ma lo stupore gli impedì di muoversi. Irritatissimo sentì Hache-Moncour rivolgersi a lui in tono mielato: «Continuate pure le vostre ricerche, Rhialto, se lo credete necessario. La missione a cui vi siete dedicato è davvero meritoria. Se vi accadrà di scoprire un altro prisma fasullo, o se sospettaste della sua autenticità, vi prego di chiamarmi a consulto un’altra volta. E adesso vi auguro buon lavoro e buon proseguimento col festino». Hache-Moncour svanì nell’aria, lasciando Yaa-Yimpe ed i suoi amici con le più diverse espressioni appiccicate alla faccia.
Mezz’ora più tardi Rhialto tornò sulla scena degli scavi, a passi lenti. Osherl era sul davanti della sua casa e fissava pensosamente il cielo. Shalukhe la Sopravvissuta sedeva su un tappeto fuori dal padiglione e si gingillava con un rompicapo a incastro, mordicchiando un grappolo d’uva. Um-Foad venne verso di lui, pulendosi le mani con uno straccio.