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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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«E se anche fosse?» brontolò l’altro. «Il tempo qui non passa mai. Per ingannare la noia mi dedico all’arte di produrre tonici ed elisir, che poi vendo agli abitanti del paese».

«Perché non hai cominciato a scavare un tunnel verso il Perciplex?».

«C’è bisogno di spiegarlo? Mettiamo che ci avessi provato senza però trovare un accidente: chi mi avrebbe salvato dalle vostre acide e sospettose recriminazioni? Ho stabilito di non prendere iniziative».

«Hai avuto visite da parte, diciamo, di persone interessate?».

«Nessuno è venuto a seccarmi l’anima».

Rhialto colse nel suo tono un’impercettibile sfumatura che gli fece rizzare le orecchie. «Meglio esser precisi», sbottò. «Sarsem o Hache-Moncour si sono fatti vivi con te?».

«Non in modo significativo, se così posso dire. Hanno capito l’importanza del nostro lavoro, evidentemente, e deciso di non disturbarmi».

«Vedo. E non può darsi che abbiano invece scavato un pozzo, magari a dieci miglia da qui, per poi avvicinarsi al Perciplex con un tunnel sotterraneo?».

«Impossibile. Non è facile ingannarmi così crudelmente. Ho piazzato dappertutto dei segnalatori che mi avviserebbero di ogni illecita intrusione spaziale, temporale, torsionale, dimensionale o magica. Il Perciplex è sempre nello stesso posto».

«Eccellente. Puoi dare inizio allo scavo fin da ora».

Osherl incrociò le gambe. «Tutto a suo tempo. Questo terreno è proprietà privata di un certo Um-Foad, residente al villaggio di Az-Khaf, che voi potete vedere laggiù. È obbligatorio consultarlo, prima di scavare una singola zolla di terra. Suggerisco che vi rechiate a casa sua e prendiate gli opportuni accordi. Ma prima indossate indumenti come i miei, o apparireste ridicolo».

Visto che Shalukhe aveva voglia di fare quattro passi, i due si mutarono d’abito e insieme si avviarono al villaggio di Az-Khaf. Scoprirono subito che si trattava di un centro abitato assai ben tenuto, con strade pulitissime e solide case in mattoni bianchi. Ciascuna aveva sul retro un giardino colmo di enormi fiori rossi simili a girasoli.

Rhialto domandò a un passante, e i due vennero indirizzati a un edificio basso, con un tetto di tegole azzurre e finestre con vetri dello stesso colore. Il muretto del giardino era alto appena un metro, e dalla strada Rhialto scorse qualcuno muoversi dietro i vetri della veranda posteriore. Si annunciò ad alta voce chiedendo di parlare con Um-Foad, e nel giardino uscì un vecchietto rigido e segaligno, fornito di sottili baffetti bianchi e occhi acuti come spilli.

«Chi è che chiama Um-Foad?» chiese, sospettosamente. «Um-Foad può essere in casa, ma può anche non esserci. Cosa volete da lui?».

«Io sono il Professor Rhialto, dottore in storia e studioso di antichità. Questa damigella è Shalukhe la Sopravvissuta, mia assistente e discepola. Volete avvicinarvi, prego? Oppure apriteci il cancello, così da non dover gridare per farci sentire».

«Gridate quanto vi fa piacere, io sono qui per ascoltarvi».

Rhialto abbassò la voce. «Si tratta di un affare. Desidero parlare di soldi».

Um-Foad scese dalla veranda e si avvicinò, arrotolandosi uno dei baffetti nivei. «Come ho detto, sono qui per ascoltarvi, egregio Professore. Avete parlato di soldi?».

«Diciamo che sono interessato a scavare un pozzo, sul terreno che vi appartiene».

«Che genere di pozzo, per quale scopo, e di che somma disponete per indennizzarmi di un tale sconvolgimento del suolo?».

«Forse mi avete frainteso, brav’uomo. La questione è: quanto siete disposto a pagarmi? È chiaro che un pozzo valorizzerebbe il terreno».

Um-Foad rise ironicamente. «Chi scava buche sulla mia terra deve pagare, e poi pagare anche per riempirle di nuovo. Questa è la prima condizione».

«E la seconda?».

Um-Foad inarcò un sopracciglio, con un risolino. «Mi prendete per un citrullo? So ben io quali e quanti oggetti di valore siano sepolti nelle mie terre. Se verrà trovato un tesoro, esso mi apparterrà interamente. Se voi scavate un pozzo, i vostri diritti riguarderanno soltanto il pozzo in se stesso».

«Non mi sembra accettabile. C’è anche una terza condizione?».

«Certo che c’è! Il contratto di scavo dovrà esser stipulato con mio fratello Um-Zuic. Io personalmente verrò assunto come supervisore al progetto. Inoltre, ogni pagamento dovrà essere fatto in zikkos d’oro, di conio recente».

Rhialto cominciò a contrattare, tirando sul prezzo e cercando di ottenere condizioni diverse, ma Um-Foad si rivelò avido quanto irremovibile e riuscì a imporre pignolescamente le sue pretese.

Un’ora dopo, quando Rhialto tornò con Shalukhe al padiglione, la giovane donna osservò: «A me è parso che voi siate stato fin troppo generoso e noncurante nella trattativa, mentre Um-Foad ha esibito un’indegna cupidigia».

Rhialto annuì. «A un gentiluomo non si addicono i negoziati venali, e tuttavia per ottenere rispetto da certa gente bisogna contrattare su ogni dettaglio. Ma dimentichiamo quel paesano ingordo, lasciamogli la sua meschina ora di piacere. Per me, pagargli duecento zikkos d’oro o dieci volte di più è esattamente lo stesso».

«Voi siete un animo nobile e munifico, vossignor Rhialto», sorrise la fanciulla. «Facciamo colazione? Oggidì ho appetito».

Il giorno dopo Um-Foad e suo fratello Um-Zuic arrivarono sul posto con un gruppo di manovali e due carri di utensili, e si cominciò a scavare un pozzo di cinque metri di diametro intorno al punto designato da Osherl. Il terreno venne ammucchiato palata dopo palata davanti a un grande setaccio obliquo, per esser esaminato con scrupolo, e Rhialto si sedette li accanto a sorvegliare l’operazione insieme a Osherl ed a Um-Foad.

Un palmo dopo l’altro, un colpo di piccone dopo l’altro, lo scavo si approfondiva nell’antico fondale marino, ma non con la celerità che sarebbe piaciuta a Rhialto. Infine si volse spazientito a Um-Foad:

«Cosa c’è che non va in questi manovali? Ci si mettono in due per spostare un’asse, bighellonano qua e la, ridono, non fanno che andare a bere alle borracce e usano il piccone come un cesello. Quel vecchio polentone lì, ad esempio, sembra che abbia paura di far del male al terreno. Il giovane biondo sembra un tipo capace di spaccare una montagna, e quando si sputa sulle mani e agguantala pala si direbbe sul punto di dare inizio a imprese memorabili, ma poi lo zoppo racconta una barzelletta e i due cominciano a ridere. Qui si batte la fiacca!».

Um-Foad scosse la testa. «Andiamo, esimio Professor Rhialto! Non è degno di uno studioso trovar da ridire su delle sciocchezze. Questi uomini sono pagati a ore, di conseguenza non hanno alcuna fretta di vedere la fine di un così utile lavoro. In quanto al vecchio, è mio zio Yaa-Yimpe, che soffre di una brutta artrosi ed è completamente sordo. Ma non perciò gli si deve impedire di guadagnare onestamente una paga. Ed è bene che gli uomini siano allegri: morale alto, lavoro ben fatto!».

Rhialto si accigliò. «Non sono dello stesso avviso. E il nostro contratto prevede questa situazione spiacevole».

«Eh? A cosa vi riferite?».

«Parlo del paragrafo dove è scritto: Rhialto ha facoltà di pagare i lavoranti sulla base della quantità di terreno rimosso dallo scavo, calcolato in piedi cubici. E come capirete, caro Um-Foad, questa clausola incide molto sulla precedente che stabilisce il pagamento orario, poiché ne lascia l’ammontare esclusivamente al mio giudizio».

«Cosa? Io non ricordo affatto d’aver incluso una condizione tanto assurda!» gridò l’uomo. Consultò la sua copia del contratto, e sul viso gli si dipinse un’espressione costernata. «Vedo. Ma certo abbiamo commesso un errore».

«Sotto c’è la vostra firma». Rhialto sorrise, strizzando l’occhio a Osherl. «Via, non lamentatevi, Um-Foad. Sapete bene di avermi strappato condizioni rovinose, vecchio furbacchione!».

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