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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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Lieto che Osherl non fosse li a fare commenti cinici, Rhialto andò a sedersi al suo fianco e la prese gentilmente per le mani. «Voi non avreste salvato una persona indifesa, se aveste potuto sgominare quegli antropofagi?».

«Naturalmente sì, Vossignore».

«Io non ho fatto altro che questo. In seguito, con mia gioia, sono divenuto conscio di voi come persona, o meglio come una combinazione di persone: dapprima una fanciulla sperduta e confusa, poi Shalukhe la Sopravvissuta, infine una giovane donna dolce e di grande bellezza fisica. Questa combinazione di elementi, per un individuo fatuo e pomposo come me, rappresenta un’attrazione irresistibile. Ciò malgrado, per rispetto dei miei stessi principi etici, non desidero neppure pensare a introdurmi presso di voi nelle forse indesiderate vesti di seduttore. Sarei ben indelicato! Dunque mettete da parte ogni timore al riguardo. Prima di tutto, e dopo tutto, di Rhialto si deve dire che è un onorato gentiluomo».

La morbida bocca di Shalukhe vibrò agli angoli. «Siete anche un esempio vivo di sentimenti stravaganti, alcuni dei quali forse io non prenderò seriamente».

Rhialto si alzò. «Mia cara damigella, in questo dovrete fidare solo nella bontà del vostro intuito. Nel frattempo vi prego di guardare a me come un protettore capace e premuroso, qualunque siano le vostre necessità».

Shalukhe rise. «Se non altro, vossignor Rhialto, voi siete capace di divertirmi».

Lui si versò un sorso di liquore, bevve e scostò la tenda dell’ingresso. «Adesso andiamo a occuparci di Osherl. Ho il sospetto che agisca a favore dei miei avversari, almeno passivamente. E questo è abbastanza insopportabile. Per comodità ci porteremo dietro il padiglione, sopra la Cordigliera Mag e il Mare di Santune. Una volta là stabilirò cosa fare».

Rhialto usò un incantesimo di viaggio per far sollevare la piattaforma, quindi sedette con Shalukhe a osservare il panorama. Giunti sul luogo dov’era affondato il flantico trovarono che Osherl, ubbidendo a motivi pratici, aveva assunto la forma di una boa da ormeggio, dipinta a strisce rosse e nere come volevano le leggi marittime. Una testa umana di lucido acciaio sporgeva sulla cima, al posto della lampada da segnalazione regolamentare.

«Vi siete deciso a tornare!» gridò Osherl con voce metallica. «Non vi importa niente del benessere altrui, vero? Vi divertite con la vostra amichetta mentre io sto qui a sobbalzare sulle onde!».

«Se non vuoi che ti tenga qui a fare la ruggine, mettiti all’opera. Una volta trovato il Perciplex ogni disagio sarà finito».

Osherl emise un gemito che parve il grido di un gabbiano. «Non vi ho forse spiegato che quel dannato prisma è perduto negli abissi? Dovete controllare le vostre ossessionanti ambizioni, e mettervi il cuore in pace».

«Ossessionanti?» Rhialto rise. «La damigella ed io pensavamo anzi di prenderci un paio d’anni di vacanza ai tropici. Naturalmente tu dovresti stare li a segnare il punto, sfidando gli uragani e i mostri marini».

Osherl parve capire che non diceva sul serio. «Ascoltate, Rhialto: perché non usate la vostra magia per spostare le acque? Asciugate il fondale, e cercheremo il Perciplex senza bagnarci».

«Mi è rimasta pochissima magia. I miei oggetti di potere sono stati sequestrati da una banda di ladri, comprese le Pietre Ioun. Tuttavia mi hai suggerito il germe di un’idea… Qual è il nome esatto di questo mare?».

«Non sprecate tempo con le curiosità da turista, Rhialto!».

«Siamo forse qui per turismo? Rispondi».

Osherl imprecò disgustato. «E sia. Durante questa epoca è un braccio del più vasto Oceano Accico, chiamato Mare di Santune. Nel XVII° Eone un ponte di terra si solleverà sullo Stretto di Garch, e il mare si prosciugherà lentamente. Alla fine di quell’Eone il vecchio letto marino sarà conosciuto come Steppa Tchaxmatar. Nella seconda epoca del XVIII° Eone, la città di Baltanque delle torri Alte sorgerà otto chilometri a nord di questo luogo, e durerà fino a che un Archveult di nome Isil Skilte non la conquisterà. Poi, nel tardo XVIII° Eone, il mare tornerà a sommergere l’intera regione. Spero che la vostra repentina infatuazione per la geografia sia stata soddisfatta».

«Abbastanza», annuì Rhialto. «Passiamo ora al programma, che tu eseguirai nei più minuti dettagli: senza cambiarci posizione di un pollice, tu trasferirai me e la damigella Shalukhe la Sopravvissuta nel tardo XVII° Eone, ovvero in un momento in cui il Mare di Santune sarà asciutto e praticabile. Hai l’obbligo di accertare che le condizioni in cui ricercheremo il Perciplex siano ideali.

Nel frattempo sono costretto a ordinarti di non muoverti da qui e di non subappaltare il lavoro di sorveglianza a qualche altro Sandestin per dedicarti ad altre faccende».

Osherl mandò un ululato straziante, che Rhialto ignorò. «In questo momento il Perciplex è sotto di te. Se al nostro arrivo nel XVII° Eone non ci sarà più, il colpevole potrà essere uno soltanto: tu stesso. Di conseguenza fai la guardia con pazienza e abnegazione. Non permettere a Sarsem né ad Hache-Moncour, né ad altri, di sedurti o di corromperti.

«Siamo pronti per il trasferimento temporale. Bada che non ci siano errori. Mi affido al tuo senso di responsabilità, e t’informo fin d’ora che se tutto andrà bene vi saranno molti punti in pagamento del tuo lavoro. E adesso: al XVII° Eone!».

15

La lieve vibrazione che aveva strappato un grido di sorpresa a Shalukhe si dissolse, e sul padiglione aleggiò una calda luce rosso-arancio. Il cielo era sereno, una tersa distesa dove il sole ormai stanco galleggiava pigramente, e nell’aria tiepida si sentiva l’acre odore emesso dalle piante grasse, carnose e nerastre, che pullulavano sulla pianura. A occidente si scorgeva un lago, quanto restava del Mare di Santune, e sulla sua riva biancheggiavano le case di un villaggio. A nord e a sud la steppa si allontanava fino alle brume dell’orizzonte.

Rhialto e la ragazza videro subito che ad una trentina di metri da loro c’era una villetta imbiancata a calce, con due immense mangrovie che ne ombreggiavano il giardino. Sotto la veranda era seduto Osherl. Il Sandestin aveva assunto l’aspetto di un contadino disordinato e sciatto, dai capelli stopposi, con una piatta faccia da ebete e atteggiamenti triviali. Indossava una sorta di gonna bianca, sudicia, e un cappellaccio sformato da cui pendeva una treccia di stoffa grigia.

Accorgendosi della loro comparsa Osherl agitò blandamente una mano. «Ehilà, Rhialto! Dopo un’attesa tanto lunga, perfino la vostra faccia è la benvenuta».

«Mi fa piacere», rispose freddamente lui. Si avvicinò al piccolo edificio e ne commentò l’aspetto con un cenno del capo. «Vedo che non ti sei sistemato troppo male. Sono lieto che tu abbia potuto sorvegliare il Perciplex senza trascurare le tue comodità».

Osherl ebbe un grugnito. «Le mie comodità, come le chiamate, sono primitive. Questa è poco più di una stamberga, buona per tener fuori le bestie notturne. Io non sono un patito delle alcove di seta e dei padiglioni pavimentati di tappeti».

«Dove si trova il Perciplex?».

«Proprio qui». Osherl gli indicò un rugginoso palo d’acciaio conficcato al suolo nel giardinetto incolto. «Direttamente sotto il segnale, a una profondità sconosciuta, la c’è il vostro Perciplex».

Rhialto notò che su un lato della casetta erano ammucchiate fra i rifiuti centinaia di bottiglie vuote. «Sia chiaro che non intendo offendere o criticare, ma che hai combinato? Possibile che tu ti sia dato al bere?».

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