Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
Il mattino successivo la giovane donna si destò assai riposata ma triste e silenziosa, quasi svagata. Rhialto ordinò a Osherl di prepararle dell’acqua calda, sali da bagno profumati, un assortimento di asciugamani e accappatoi, vestaglie scarlatte e dorate con bottoni di smeraldo, scarpe e stivaletti lussuosi, biancheria finissima, e una quantità di oggetti da toeletta che richiesero l’allargamento dei locali. La fanciulla trascorse due ore nel bagno e nello spogliatoio e, quando si fu resa presentabile, raggiunse Rhialto nel padiglione per far colazione con lui.
Dopo essersi premuto bene il traduttore auricolare nell’orecchio, Rhialto le si rivolse nella lingua dell’antica Luid Shug: «Damigella, voi avete vissuto una tragedia epica e terribile, e purtroppo non posso far altro che offrirvi il mio aiuto. Ieri sera eravate sconvolta, e non ho avuto modo di presentarmi. Permettete che lo faccia ora: il mio nome è Rhialto. Come voi, anch’io non sono nativo di questa epoca oscura. Posso sapere, se non sono indiscreto, come vi chiamate?».
Fino a quel momento la giovane non aveva aperto bocca una sola volta, e quando lo fece fu in tono assai mesto: «Ormai i miei segreti di fanciulla non han più ragione di perdurare. Vi ringrazio per le cortesie, Vossignor Rhialto. Nel mio personale pensier-linguaggio io nomai me stessa “Furud Fior-Lieve” o anche “Lalolur Ali-Squisite”. Alla mia scuola scelsi come identità “Esperta Nuotatrice Acquatica”, ed insieme “Shalukhe”, quest’ultimo da usare quale nome-amico».
«Mi sembra un ottimo nome, e penso che lo userò senz’altro, se me lo permettete».
La fanciulla gli rivolse un triste sorriso. «Ormai non posseggo più rango, né facoltà di comandare le altrui preferenze».
Rhialto trovò il concetto complicato ma per certi versi comprensibile, annuì. «È vero che le “innate qualità” ed i “meriti derivati dalle fiere affermazioni” devono trovare la loro origine nella stima che ciascuno ha di sé. Voi sarete conosciuta come Shalukhe la Sopravvissuta: non è forse questo un rango di cui essere orgogliosa?».
«Non particolarmente, Vossignore, dappoiché soltanto il vostro aiuto mi ha concesso di sopravvivere».
Osherl, che dalla soglia aveva udito, avanzò la sua opinione: «Nonostante tutto, la vostra tattica è istintivamente corretta. Quando si ha a che fare con Rhialto il Meraviglioso — vostro ospite e mio taccagno elargitore di punti — bisogna esibire ammirazione per le sue roboanti vanità, applaudire il suo dignitoso fascino virile, riverire la sua saggezza, spaurirsi alle sue dichiarazioni di potenza. Dategli spago in ciò, e lo avrete in pugno».
Rhialto sfoderò un sorrisetto. «Non fategli caso, Damigella. Sotto la patina del suo superficiale sarcasmo, Osherl cela una segreta ammirazione per chi riesce a esprimere modi civili e buon gusto. Ma sarei ipocrita se negassi di tener molto alla vostra considerazione».
Shalukhe lo fissò con lieve stupore. «La mia considerazione per voi è certo elevata, Vossignor Rhialto. E sono anche grata a Osherl per la sua assistenza».
«Generosa quanto affascinante!», annuì lui. «Soprattutto se si pensa quanto egli si è addolorato per il povero antropofago da cui intendeva lasciarvi divorare».
«Non è vero!», protestò Osherl. «Quello era solo uno scherzo».
Shalukhe sbatté le palpebre. «Comunque sia, Vossignore, se mi è consentita la presunzione di domandarlo: che ne sarà di me?».
«Quando avrò concluso una certa mia faccenda, torneremo a Palazzo Falu, in Almeria, ove sarete mia graditissima ospite. Poi deciderete voi stessa. Nel frattempo potrei sfruttare le vostre doti d’intuito femminile assegnandovi alla sorveglianza di Osherl. Controllerete che egli sia leale, svelto e rispettoso anche in mia assenza. Che ne dite?».
Shalukhe gettò un’occhiata a Osherl e tentò un sorriso. «E come potrei sorvegliare una persona come egli pare?».
«Semplicissimo: se fa il furbo pronunciate queste quattro parole: “Non dimenticare il Chug!”».
Osherl rise acidamente. «Se cercate un maestro in superbia e astuzia, ragazza, seguite Rhialto il Meraviglioso».
Rhialto non si volse neppure a guardarlo. Si alzò, prese la fanciulla per le mani, e la trasse in piedi. «E adesso: al lavoro! Vi sentite di umore più sereno?».
«Sì, Vossignore. E tutto per virtù dei vostri buoni servigi».
«Shalukhe la Nuotatrice Acquatica, o Furud Fior-Lieve, o come altrimenti vi si possa chiamare, nei vostri occhi c’è ancora un’ombra, ma vedervi sorridere è un raro piacere».
Osherl parlò nella lingua del XXI° Eone: «Adesso che avete sedotto la biondina, immagino che passerete alla fase orizzontale dei vostri rapporti. Riuscirà mai la povera creatura a restistere a Rhialto?».
«La tua esperienza di femmine è zero. Dovresti piuttosto chiederti: Riuscirà mai il povero Rhialto a togliersi via dalle grinfie di questa bella creatura?».
La ragazza li guardava come se cercasse di capire il significato delle parole dal loro tono. Rhialto tagliò corto: «All’opera! Osherl, prendi l’ipervideo…» Gli consegnò il tubicino. «Localizza la macchia blu, portati proprio sotto di essa, poi cala una corda con appesa una lanterna rossa finché questa penderà giusto sul Perciplex. Non tira un alito di vento, dunque esigo precisione assoluta».
Mosso dalle sue imperscrutabili e capricciose ragioni, Osherl assunse l’aspetto di un vecchio usuraio di Walvoon, vestito interamente di nero e con un cappello floscio che gli ombreggiava il volto lugubre. Con una mano adunca prese l’ipervideo, quindi decollò in direzione delle nuvole col mantello che svolazzava come un’ala di corvo.
«Con un po’ di fortuna», disse Rhialto alla ragazza, «la mia impresa dovrebbe concludersi fra poco. Poi ce ne torneremo nella tranquillità del XXI° Eone… Ma che fa Osherl? Perché rientra così presto?».
Il Sandestin atterrò sul tappeto di fronte al padiglione, e scosse il capo con aria significativa. Rhialto emise un mugolio: «Non sei riuscito a vedere la macchia blu?».
L’altro esibì un’espressione da funerale. «La nuvolaglia la cela del tutto. L’ipervideo oggi è inutile».
Rhialto gli tolse il tubicino di mano e partì in volo a passi energici. Entrò nelle nuvole e sbucò al di sopra di esse, puntando ovunque l’oculare. Ma come Osherl aveva affermato, la macchia blu non si vedeva. Per una mezz’ora scrutò la cupola smagliante del cielo, stando sopra il bianco mare di cirri. Accigliato esaminò l’ipervideo da tutte le parti, lo puntò ancora nell’azzurro, e infine se lo rimise in tasca.
C’era qualcosa che non tornava. Sospeso nel vuoto, con le nuvole che scivolavano lente sotto di lui, Rhialto esaminò pensosamente un’ipotesi dopo l’altra. Che il Perciplex fosse stato rimosso? Che l’ipervideo avesse smesso di funzionare?… Tornò in fretta al padiglione.
Osherl era poco più in la, e con aria assorta fissava i cumuli di rovine da quel lato dell’antico vulcano. Rhialto dovette gridare per farsi udire: «Osherl! Posso avere un minuto del tuo tempo, per favore?».
L’altro gli si avvicinò svogliatamente, con le mani ficcate nelle tasche dei larghi calzoni neri. Sembrò irritarsi nel vedere l’intensità con cui l’uomo lo scrutava ma, quando gli fu davanti, mostrò una pigra e doverosa pazienza.
«Ebbene, Rhialto, ci sono novità?».
«Una semplice domanda: chi ti ha detto che la proiezione blu del Perciplex può venir celata dalle nuvole?».
Osherl agitò una mano. «A un intelletto sagace, appare chiaro».
«Ma ti sembra ancor più chiaro se qualcuno te lo suggerisce, no?».
«Diciamo che l’ho sentito dire da varie fonti», borbottò Osherl. «Non pretenderete che annoti e cataloghi ogni frammento di notizia che mi giunge alle orecchie, spero».