Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
- Автор: Вэнс Джек Холбрук
- Серия: Terra morente #4
- Год: 1986
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci
- Переводчик: Gianluigi Zuddas
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:
Spostandosi al di sotto delle nuvole si portò sulla verticale della macchia, quindi scese verso il terreno tappezzato di alberi centenari. Attento a evitarne le chiome atterrò nel sottobosco, dove si aggirò eseguendo una sommaria perlustrazione. Non trovò niente.
Di ritorno al padiglione, mise Osherl al corrente delle sue attività. «I cespugli mi hanno impedito una ricerca accurata», concluse. «Domattina prenderai l’ipervideo e stabilirai l’esatta posizione sottostante la macchia blu, mediante l’uso di una lunga corda appesantita da un ciondolo. Così sapremo in che punto della boscaglia… Ma cosa sono tutte queste grida?».
Osherl si alzò e sbirciò all’esterno. «Sembra che gli abitanti del villaggio siano eccitatissimi. È accaduto qualcosa che li entusiasma».
«Poveri sempliciotti», borbottò Rhialto. «Forse Drulka, invece di collaborare, ha preferito tagliarsi il naso? Mi riesce difficile immaginare che nella vita di questi miserabili vi siano ancora motivi di gioia. Tornando a noi: non ti sei chiesto perché quella macchia blu debba apparire a un’altezza così eccessiva?».
«È molto semplice: per poter essere individuata fin da lontano».
«Sarà, ma un segnale diverso avrebbe ottenuto effetti migliori. Ad esempio un raggio di luce verticale, con l’estremità inferiore puntata sull’oggetto della ricerca».
«Onestamente non conosco i motivi personali di Sarsem. Probabilmente non ha fatto che eseguire alla lettera le istruzioni di Hache-Moncour».
«Cosa?», scattò Rhialto. «Di che istruzioni parli?».
«Oh, sciocchezzuole e nient’altro, suppongo. Hache-Moncour ha ordinato che la macchia blu dell’ipervideo funzioni in questo modo impreciso. Ciò allo scopo che non riusciate a tornare a casa col Perciplex, e vi aggiriate per sempre in una vana ricerca fino ad ammattire per la frustrazione».
«Vedo». Rhialto strinse i denti. «E perché non me lo hai detto prima? Ma non importa: verrà il giorno in cui controllerai la tua ipoteca e imparerai un fatto o due». Sdegnosamente si versò un calice di vino da una caraffa in porcellana. «Questo stupido baccano non cesserà mai? Che Drulka abbia offerto in pasto il suo naso agli altri antropofagi? Esci e falli tacere, Osherl».
«La loro letizia non ha una ragione così truce. Stanno soltanto preparandosi a un banchetto».
Rhialto rizzò le orecchie. «Un banchetto? Di che genere?».
«L’ultima degli Esemplari: una fanciulla che pare sia emersa giusto adesso dal suo uovo d’alabastro. Dopo che la gente avrà mangiato, il rumore che ora vi infastidisce tanto cesserà senz’altro».
Rhialto scattò in piedi. «Non so chi mi disgusta di più, se tu o loro. Muoviti!».
Rientrando nel villaggio a passi furiosi, Rhialto trovò Drulka seduto al centro del lurido spiazzo. Dinnanzi a lui un ragazzotto gli sosteneva il naso con l’aiuto di un cuscino. Tutto intorno, gli altri si stavano dando da fare lietamente: gli uomini affilavano i coltelli, le donne tagliavano a fettine ortaggi di vario genere, le pentole e le terraglie venivano allineate sui rozzi tavoli, e qualcuno stava accendendo il fuoco. Dentro una gabbia di legno presso le baracche c’era l’ultima degli Esemplari, una fanciulla bionda che un macellaio avrebbe professionalmente definito come: “di primissima scelta, taglio lievemente inferiore alla media, senza un filo di grasso ma assai tenera”. I suoi indumenti s’erano dissolti durante il suo lunghissimo sonno, e non indossava altro che una cintura d’argento con piccole gemme. Spaventata e confusa si aggrappava alle sbarre, fissando gli antropofagi con l’aria di non capire chi fossero e cosa stava succedendo intorno a lei.
Drulka aveva accolto con un grugnito la comparsa di Rhialto e di Osherl. «Che altro volete, stavolta?», esclamò. «Stiamo preparando l’ultimo festino degno di questo nome. I vostri affari possono aspettare, a meno che non siate venuti a guarire il mio povero naso».
Rhialto lo fronteggiò. «Non ci sarà nessun festino, salvo che non sia tu a finire in quelle pentole. Osherl, libera la damigella e provvedila di una veste dignitosa!».
Osherl fece cadere in polvere la gabbia, e materializzò indosso alla fanciulla un elegante vestito di seta celeste. Drulka gridò di stupore e di rabbia, gli uomini impugnarono furiosamente i coltelli e i bastoni, mentre anche le donne urlavano come bestie feroci. Per tenerli indietro Osherl evocò quattro grifoidi mannari alti cinque metri: emettendo ruggiti spaventosi e calpestando i tavoli, le orride creature inseguirono gli antropofagi in fuga fin nel folto della foresta. Le urla di abbietto terrore e il fruscio dei cespugli sfondati si persero pian piano in distanza, e sulle baracche rimase il silenzio.
Osherl, Rhialto e la stordita giovanetta tornarono al padiglione. Qui Rhialto la fece sedere, le servì un cordiale, e con voce gentile le spiegò in che circostanze tragiche fosse emersa dall’Incantesimo dei Cento Secoli. Ella ascoltò con occhi increduli, stentando a capire ma, quando il senso delle parole di lui cominciò ad apparirle chiaro, scoppiò in lacrime. La sua disperazione costrinse Rhialto a mescerle un calmante nel liquore, e da li a poco la fanciulla parve scivolare in uno stato quasi soporifero; lo sconvolgimento della sua vita perse l’impatto emotivo, il dolore lasciò il posto ai sospiri, ed ella si rilassò accontentandosi della presenza confortevole dell’uomo.
Osherl assisteva con cinica disapprovazione. «Rhialto, siete un bizzarro individuo, ostinato ed enigmatico come pochi».
«Cosa te lo fa pensare?».
«Il povero Drulka è desolato. La sua gente si è dispersa nella foresta, e per paura dei grifoidi forse non tornerà più al villaggio natio. E intanto voi state qui a bere vino, preoccupato soltanto di consolare una femmina e riempirla di moine».
Lui ebbe un lieve sorriso. «La galanteria ed i buoni sentimenti sono cose al di fuori della tua comprensione».
«Bah!», lo derise l’altro. «Siete solo un vanesio frugasottane. Esibite pose e arie virili per fare impressione su questa procace fanciulla, circuendola con manovre il cui scopo ultimo è totalmente carnale. Nel frattempo Drulka è rimasto a stomaco vuoto, perso nella boscaglia fredda, e la mia ipoteca è più lontana che mai dal saldo».
Rhialto rifletté un poco. «Osherl, tu sei sveglio… ma non abbastanza. E io non sono facile a distrarmi quanto tu forse speri. Sarà meglio tornare un momento al concreto. Dunque, cos’altro mi stai nascondendo circa Sarsem e Hache-Moncour?».
«Non ho prestato troppa attenzione alle loro manovre. Dovreste specificarmi le difficoltà in cui prevedete d’incorrere».
«Prima che accadano? Come posso ipotizzarle, se ancora non conosco i piani elaborati ai miei danni?».
«A dire il vero, io so poco più di voi. Hache-Moncour conta di portare avanti i suoi interessi con l’aiuto di Sarsem, ma questa non è una sorpresa».
«Sarsem sta giocando una partita pericolosa. Pagherà il prezzo della sua doppiezza, e questo servirà di lezione ad altri».
«Ah, bè… chi può dire come andranno le cose?», mormorò Osherl con indifferenza.
«Che significa questa osservazione?».
Il Sandestin si trincerò in un seccato mutismo, e Rhialto finì per ordinargli di uscire a fare la guardia intorno al padiglione. Da li a poco, uscendo a controllare, Rhialto sussultò per la sorpresa nel vedere che Osherl eseguiva il suo incarico sotto le fattezze grottesche di un goblin aureolato di una fantomatica luminescenza verdastra. La notte era tiepida, e fra le nuvole occhieggiava una pallida Luna.
Tornato dentro, dovette occuparsi ancora della fanciulla, la scortò alla toeletta, le improvvisò un comodo giaciglio, e infine la vide addormentarsi, sfinita più dalle emozioni che dalla stanchezza fisica. Un quarto d’ora più tardi prese sonno anch’egli.