Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it] - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

Электронная книга - «Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]». Краткое содержание книги:

Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
1 ... 28 29 30 31 32 33 34 35 36 ... 59
Перейти на страницу:

Come già il mattino prima, quando s’era trattato di fornire latte alla gente, Osherl gettò sul tavolo la questione del pagamento. A suo avviso, un quarto di punto era un’indegnità, visto che aveva già lavorato per procurargli un cappello e una tavola apparecchiata. Rhialto tagliò corto assicurandogli che della cosa si sarebbe discusso al loro ritorno a casa di Ildefonse: «Tutto a suo tempo, quando avremo il Perciplex in mano e si tireranno le somme».

«Un balzo di cento secoli nel futuro costa fatica», si lagnò il Sandestin. Ma nel vedere che Rhialto infilava minacciosamente una mano nella bisaccia esclamò, allarmato: «D’accordo, d’accordo! Lasciate stare quell’orrida creatura dove si trova. Voi siete proprio un uomo intrattabile, insomma!».

«Hai detto bene. Lavora con l’opportuna accuratezza».

13

Il colle tondeggiante e l’albero solitario non esistevano più. Allorché la vibrazione temporale si fu dissolta, Rhialto scoprì di trovarsi sul declivio di una valle pietrosa, con un fiume che serpeggiava pigramente più in basso.

Il cielo era coperto da una pesante nuvolaglia, ma doveva essere sempre circa mezzogiorno. L’aria era fredda, il vento spirava a raffiche, e verso est l’atmosfera appariva velata da cortine di pioggia che scendevano su una foresta scura e fitta.

Rhialto lasciò vagare lo sguardo sul panorama e non riuscì a vedere tracce di presenza umana: niente fattorie, né recinti, e non si scorgevano neppure sentieri o carrarecce. Per chilometri e chilometri c’erano soltanto la natura allo stato brado, la pioggia e il vento. Ma dov’era finito OsherI? Impaziente Rhialto si guardò attorno.

«Osherl, fatti vedere!», chiamò, seccato.

Il Sandestin gli comparve accanto, sempre con le sembianze di un elfo dalla pelle azzurra. «Eccomi, sono qui».

Lui gli indicò con un sol gesto le terre circostanti. «Che razza di posto è questo? Non sembra per nulla un’età dell’oro. Sei certo di aver calcolato cento secoli esatti? Da che parte è Luid Shug?».

Osherl puntò un dito verso nord. «La città non è lontana. Laggiù, oltre i confini della foresta».

Rhialto puntò da quella parte l’ipervideo, ma constatò che le nuvole erano un sipario impenetrabile: la macchia blu non si vedeva. «Bisogna avvicinarsi alla città. Andiamo».

L’Incantesimo del Passo Leggero impregnava ancora i suoi stivali. Con il Sandestin alle calcagna Rhialto si sollevò nell’aria ed evitando le nuvole gravide di pioggia viaggiò verso settentrione. Pochi minuti dopo, da cinque chilometri di distanza, poté vedere che della Città Sacra costruita intorno al vulcano restava soltanto un mucchio di rovine: tumuli erbosi fra cui a stento si distinguevano le antiche pietre.

«Questo è un disastro!» esclamò, stupefatto. «Dove se ne sono andati gli Dei che tutelavano Luid Shug?».

«Per saperlo dovrò interrogare il Decano Grigio», disse Osherl. «Aspettate qui. In breve sarò di ritorno con l’informazione».

«Fermo, lascia perdere!», sbottò Rhialto. «La mia domanda era puramente casuale. Prima trovami il Perciplex. Poi, se vorrai toglierti lo sfizio, potrai chiedere dove sono finiti i venti Dei».

Osherl lo fissò con aria di sopportazione. «Avete voluto balzare cento secoli nel futuro, ed eccoci qui. Immagino che se restassi assente un anno per cercare il Decano Grigio, al ritorno vi troverei irritato e pronto alle minacce, no? Voi siete incontentabile, e chi non si accontenta è destinato alla perpetua tristezza».

«Parole sante», annuì Rhialto. «Ma di quel prisma mi accontenterei».

I due si avvicinarono alle rovine. Le intemperie avevano corroso la roccia vulcanica, e nell’interno del cratere gli edifici erano scomparsi sotto uno strato di terriccio. Più in alto erano ancora visibili gli scavi, qualche passaggio nel tufo, residui della pavimentazione dei templi e ciò che restava di venti grandi nicchie. Ma in esse le effigi non esistevano più: cento secoli di pioggia avevano dilavato le immagini degli Dei, trasformando in polvere loro ed il loro potere.

Seguito da Osherl, Rhialto vagò sull’orlo del vulcano puntando ogni tanto l’ipervideo qua e la, senza alcun risultato.

Sul lato settentrionale la foresta cresceva fino ai confini delle vecchie mura, e fu là che i due scorsero il fumo di un fuoco di legna levarsi nel vento. Guardando con più attenzione, scopersero l’esistenza di un villaggio primitivo, una ventina di capanne, giusto fra i primi alberi della boscaglia.

«Abbiamo urgenza di notizie», stabilì Rhialto. «Suggerisco che tu modifichi le tue sembianze, se proprio vuoi mostrarti, altrimenti desteremmo un’indesiderato sbalordimento generale».

«Voi pure dovrete farlo, Rhialto. Quel cappello, ad esempio, con il ridicolo nappone color magenta, dubito che oggigiorno sia alla moda».

«Ammetto che non mi si addice». Rhialto lo gettò via.

Per ispirare timore e reverenza, assunsero l’aspetto di Scherani della Tavola Lavrentina, con armature scintillanti irte di punte ed elmetti crestati da tre lingue di fiamma viola. Così bardati si diressero al villaggio, che da vicino risultò un sudicio agglomerato di baracche dove stagnava il fetore della spazzatura. Alcuni ragazzini coperti di croste che fuggirono strillando, diedero notizia del loro arrivo.

Rhialto si premette bene il traduttore nell’orecchio, poi con voce stentorea gridò: «Villici e plebei, udite! Due Grandi della Tavola Lavrentina sono giunti fica voi. Fatevi avanti e date inizio alle dovute cerimonie di benvenuto».

L’uno dopo l’altro, gli abitanti del villaggio apparvero sulle soglie delle stamberghe, borbottando e grattandosi. Era una razza di gente tozza, con braccia lunghe e pelle olivastra, e portavano i capelli riuniti in trecce inzuppate di grasso. I loro indumenti erano in fibra vegetale, pelle di serpente e cuoio. Per quanto il villaggio mancasse di qualsiasi modernità, qua e la si notavano gli avanzi provenienti da qualche civiltà più evoluta, e gli uomini apparivano ben nutriti. Alla vista di Rhialto e di Osherl una dozzina dei più robusti mandarono rauche esclamazioni eccitate, svolsero delle ampie reti di corda e avanzarono allargandosi per prenderli in mezzo. Le loro facce erano contratte dall’avidità e dalla bestiale voglia di uccidere.

Rhialto alzò un braccio. «State indietro, bifolchi! Avete dinnanzi due potenti Maghi. Un gesto ostile, e su di voi piomberà un Incantesimo di Orrida Distruzione!».

Gli uomini non se ne lasciarono impressionare, e sollevarono le reti avvicinandosi ancora. Rhialto fece un segno a Osherl. Le reti si animarono di vita propria, sfuggirono alle mani degli uomini e si rovesciarono sopra di loro. Ci furono urla di spavento, membra che si agitavano e un polverone: gli aggressori vennero schiacciati fra loro e riuniti in una sorta di grossa balla di rete. Osherl completò l’opera facendoli sollevare nell’aria e li proiettò verso nord, oltre le cime degli alberi. Sui volti degli altri s’era dipinto il terrore.

Rhialto fronteggiò quelli che non erano fuggiti e si volse a una donna dalla faccia piatta. «Chi è il capo di questa accozzaglia di pezzenti?».

L’altra indicò dietro di sé. «C’è Drulka, il becchino-macellaio. Noi non vogliamo capi, che son buoni solo a mangiare a sbafo».

Un grassone che esibiva un grembiule bisunto si fece avanti con cautela. Con voce nasale e tono ostile disse: «La gente come voi sa solo offenderci, con stupido disgusto e ira. È vero: siamo antropofagi. È vero: catturiamo i viaggiatori per riempire la pentola. Ma è forse questo un buon motivo per odiarci tanto? Il mondo è quello che è. I generosi fanno del bene ai loro compagni come possono, anche sotto forma di stufato».

«Non starmi sopravvento, avvoltoio». Rhialto storse il naso, sdegnato. «Se vedo un’altra rete, la farò rossa col tuo sangue».

1 ... 28 29 30 31 32 33 34 35 36 ... 59
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)