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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]

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Rhialto il meraviglioso [Rhialto the Marvellous - it]
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Sarsem sollevò le braccia, al colmo del disgusto. «Questo è il massimo dell’irrazionalità! Non seccatemi oltre. Sono stanco di voi e del vostro Perciplex. La nuova versione verrà usata finché il sole non si spegnerà. In quanto a voi, Ildefonse non baderà neppure se tornate o meno: i poteri di Hache-Moncour eclissano già del tutto i suoi».

«E quando ritornerò col Perciplex, che ne sarà di Hache-Moncour?».

Sarsem sbuffò, divertito. «Non avete capito come stanno le cose, vero? Trovate pure il Perciplex se vi va, toglietevi questo sfizio, e poi sistematevi qui a godervi il sole caldo del XVI° Eone. I vostri nemici difficilmente verranno a cercarvi quaggiù. Siate saggio».

Rhialto restò impassibile. «E Osherl? Non conta più di riportarmi a Palazzo Boumegarth?».

«Domandateglielo voi stesso».

«Ebbene, Osherl? Vuoi essere altrettanto perfido e infedele?».

«Rhialto, sul serio credo che potreste godervi la vita in questo dolcissimo XVI° Eone. E per darvi la possibilità di cominciare una nuova esistenza, libera da pensieri e sordidi dettagli, vi propongo di annullare la mia ipoteca».

Rhialto esibì quel sorrisetto freddo, un po’ sinistro, che non di rado aveva irritato i suoi avversari. Estrasse dalla bisaccia una creatura serpentina, sottile, ricoperta da palpitanti strisce rosse e nere.

«Un Chug!», stridette Sarsem, terrorizzato.

Il Chug schizzò via dalla mano di Rhialto, e si arrotolò intorno al collo di Osherl. Con la rapidità di una freccia gli si infilò in un orecchio, uscì fuori dall’altro e si annodò al di sopra della sua testa. Osherl fu strappato fuori dal contenitore, portato in volo fino al ramo di un albero disseccato poco distante, e qui venne appeso per gli orecchi a un paio di braccia dal suolo.

Rhialto si volse a Sarsem. «Se sarà il caso, agirò con Osherl come si merita. Nel frattempo mi assisterà con tutte le sue capacità. Ho ragione, Osherl? O dobbiamo intraprendere altri passi spiacevoli?».

Osherl sporse la lingua dalla sua maschera di volpe, e si leccò le labbra. «Rhialto, questa è una crudele reazione a uno scherzo innocente. Eccomi qui ingiustamente appeso a un ramo, e fatto segno a minacce immeritate!».

«Talvolta minacciare è utile», disse Rhialto. «Onestamente, sono costernato per l’indegnità di Sarsem: ha del tutto tradito la mia fiducia e quella di Ildefonse. E il suo tradimento gli costerà un prezzo spaventoso. Questa non è una minaccia: è già una sentenza!».

Sarsem cercò di esibire un sorriso di scherno, scosse le spalle e si dissolse nell’aria. Osherl si agitò vanamente nel tentativo di raggiungere un appiglio con le mani, mandando gemiti. Poi gridò: «Le vostre pretese hanno esasperato il povero Sarsem! Se foste stato un po’ più gentile e meno esigente, forse…».

«Silenzio!» Rhialto si portò all’occhio l’ipervideo. «Devo occuparmi del Perciplex». Attraverso il tubicino esplorò il cielo, ma dovette accorgersi che le montagne gli bloccavano la visuale in ogni direzione. Decise allora di impregnare i suoi stivali con l’Incantesimo del Passo Leggero, che consentiva di camminare nell’aria a tutte le altezze, con velocità a piacere. Osherl lo fissava, inquieto.

«Che ne sarà di me?», si lamentò. «Dovrò ciondolare appeso qui, finché gli uccelli rapaci non verranno a beccarmi gli occhi?».

Rhialto si volse con un moto di sorpresa: «Oh!… m’ero già dimenticato di te. Ti dirò questo: non è piacevole vedersi tradito da un compagno di viaggio».

«Ma questa è anche la mia opinione!», gridò Osherl con entusiasmo. «Come hai potuto fraintendere tanto le mie spiritosaggini?».

«Benissimo, Osherl. Accetto la tua spiegazione. Forse potrai essermi davvero di qualche aiuto, dopotutto. Ad esempio nel facilitare il ritorno di entrambi a Palazzo Boumegarth».

«Naturalmente! C’è forse bisogno di dirlo?».

«Allora sarà meglio che tu scenda.» Rhialto schioccò le dita: il Chug depose Osherl al suolo e tornò con un guizzo nella bisaccia. Il piccolo Sandestin si massaggiò cupamente le orecchie poi, senza una parola, fece ritorno nel suo contenitore di folgorite.

Rhialto balzò nell’aria a lunghi passi. A un’altezza di circa venti metri assunse un’andatura orizzontale, si lasciò alle spalle il monolito di Punta Eclisse e si avviò velocemente verso la vallata.

11

A settentrione le montagne si aprivano, e la valle lasciava il posto a un’immensa pianura sulla quale aleggiavano pesanti e basse foschie, oltre le quali l’orizzonte si confondeva nel cielo. Sul lato destro, dove i colli si abbassavano sempre più, Rhialto scorse molte piccole fattorie ciascuna col suo granaio cilindrico, una stalla imbiancata a calce e un contorno di alberi azzurri dalla chioma tondeggiante. Un chilometro più in la sorgeva un villaggio di casette rosa, rotonde, ombreggiate da centinaia di altissime palme. Il panorama era un delicato mosaico di colori pastellosi, chiuso in lontananza da pareti di caligine insolitamente alte e fitte. A Rhialto parvero nubi di polvere.

Si arrestò su un terrazzo di roccia e di nuovo esplorò il cielo con l’ipervideo. D’un tratto, emozionato, localizzò quella che era senza dubbio una macchia blu sullo sfondo zaffiro dell’atmosfera, dritto verso nord, sulla zona che appariva offuscata dal polverume.

Mentre intascava il tubo dorato notò che più in basso, a un centinaio di metri più in la, tre ragazze giovani stavano cogliendo bacche da un cespuglio. Indossavano blusette nere cucite a striscie, pantaloncini neri fermati al ginocchio da lacci dello stesso colore, calze nere, e scarpette anch’esse nere con lacci bianchi che s’intrecciavano sui polpacci. I loro volti erano tondi, sottolineati da capelli nerissimi tagliati alla paggio e, per quanto avessero l’aspetto di buffe piccole bambole, Rhialto non le trovò spiacevoli.

Scese su un sentiero e si diresse verso di loro a passi dignitosi, fermandosi quando fu a una decina di metri. Sempre disposto a fare bella impressione ai membri dell’altro sesso, a patto che fossero dell’età e dell’aspetto che garbava a lui, si piazzò un pugno su un fianco e dispose il mantello sul gomito, in modo che cadesse in stile noncurante e un tantino drammatico. Le tre fanciulle erano però talmente assorte nella loro raccolta che non avevano ancora notato la sua presenza, e questo lo costrinse a schiarirsi educatamente la gola: «Hem!… gentili damigelle», esordì in tono melodioso. «Perdonate se oso fermarmi a richiamare la vostra attenzione ma, passando per caso in questo luogo ameno, ecco che osservo un’inaspettata gradevole presenza. E tuttavia, mi reputate ardito se esprimo sorpresa nel vedere tali attraenti e dolci giovinette oberate da un lavoro così duro, e fra pericolose spine di rovo?».

Le tre ragazze alzarono la testa all’unisono, lo fissarono a bocca aperta e mandarono lievi grida di spavento. Poi restarono li come paralizzate dal terrore, pallidissime e perfino incapaci di darsi alla fuga.

Rhialto inarcò un sopracciglio. «Perché mai ora tremate, damigelle? Ho forse l’aspetto di un mostro sbucato dall’inferno?».

Una delle ragazze, dopo tre tentativi falliti, riuscì a rantolare: «Signor Ghoul, voi siete terribile e spaventoso! Per pietà, lasciateci vivere, cosicché possiamo raccontare ad altri della vostra visita!».

Rhialto strinse i denti. «Non sono né un ghoul mangiatore di cadaveri, né un demone, e la vostra paura di un uomo del mio aspetto è un tantino seccante».

La ragazza trovò lo spirito di domandare: «Se non siete un Ghoul, Signore, allora cos’altro siete? E che azioni diaboliche compite?».

Una delle altre due balbettò: «È un Po… un Pooner, o forse un Bauhau, e noi siamo peggio che morte!».

Rhialto tenne sotto controllo la sua irritazione. «Che sciocchi discorsi sono mai i vostri? Io sono un viaggiatore venuto da una terra lontana, non so nulla di Pooner e di Bauhau, e il cielo mi guardi dall’idea di far del male a delle giovani indifese. Non avete mai visto uno straniero prima d’oggi?».

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