Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Sei la benvenuta, lady Stark» le disse la fanciulla in tono oltremodo cortese. «Sono addolorata per la tua perdita.»
«Apprezzo la tua gentilezza» rispose Catelyn.
«Mia lady, te lo giuro» dichiarò il re. «I Lannister risponderanno dell’assassinio di tuo marito. Quando avrò preso Approdo del Re, ti manderò la testa di Cersei.»
“E questo mi riporterà Ned?” «Sarà sufficiente sapere che giustizia è stata fatta, mio lord.»
«Maestà» corresse Brienne in tono sferzante. «E tu dovresti inginocchiarti al cospetto del re.»
«La distanza tra un lord e una grazia è molto scarsa, mia lady.» Catelyn non si lasciò impressionare. «Lord Renly porta una corona, ma anche mio figlio Robb ne porta una. Se proprio ci tieni, possiamo restare qui in piedi nel fango a disquisire quali onori e quali titoli spettano all’uno e all’altro, ma ritengo che abbiamo argomenti più pressanti da discutere.»
Alcuni dei lord di Renly mormorarono nell’udire queste parole, ma il re non perse il senso dell’umorismo. «Ben detto, mia signora. Ci sarà tempo a sufficienza per le grazie una volta che queste guerre saranno finite. E dimmi, quand’è che tuo figlio marcerà su Harrenhal?»
Fino a quando non avesse capito se questo re era un amico o un nemico, Catelyn non intendeva rivelare niente della strategia di Robb. «Non partecipo ai consigli di guerra di mio figlio, mio lord.»
«A patto che mi lasci qualche Lannister da distruggere, non sarò certo io a oppormi. Che ne ha fatto dello Sterminatore di re?»
«Jaime Lannister è prigioniero a Delta delle Acque.»
«Ancora vivo?» Lord Mathis Rowan parve spiacevolmente sorpreso.
«Si direbbe che il meta-lupo è più gentile del leone» rilevò Renly, sempre in tono divertito.
«Più gentile dei Lannister» commentò lady Oakheart con un sorriso sarcastico «è come dire più asciutto del mare.»
«Gentile? Io lo chiamerei debole.» Lord Randyll Tarly aveva una corta barba grigia e la reputazione di parlare chiaro. «Senza volere mancarti di rispetto, lady Stark, ma sarebbe stato meglio se lord Robb fosse venuto di persona a rendere omaggio al re, piuttosto che nascondersi dietro le sottane di sua madre.»
«Re Robb sta combattendo una guerra, lord Randyll» ribatté Catelyn con glaciale cortesia «non giocando ai tornei.»
Renly fece un sogghigno. «Calma, lord Randyll, temo che tu ti stia scontrando con un valente avversario.» Il re convocò un attendente nella livrea di Capo Tempesta. «Trova una sistemazione per il seguito della lady e provvedi che i suoi abbiano ogni comodità. Lady Catelyn potrà alloggiare nel mio padiglione personale. Io non ne ho bisogno, dal momento che lord Caswell è stato così cortese da permettermi di usare il suo castello. Mia signora, quando ti sarai riposata, sarei onorato di averti a condividere il nostro desco alla festa che lord Caswell darà questa sera. Una festa d’addio. Dubito che al lord dispiaccia vedere la mia fin troppo affamata orda levare finalmente le tende.»
«Questo non è vero, maestà» protestò un giovanotto asciutto che doveva essere lord Caswell. «Ciò che è mio è tuo.»
«Ogni volta che qualcuno lo diceva a mio fratello Robert, lui lo prendeva in parola. Hai figlie, mio buon lord?»
«Sì, maestà. Due.»
«E allora sii grato agli dei che non sono Robert. La mia dolce regina è la sola donna che desidero.» Renly offrì la mano per aiutare Margaery ad alzarsi. «Riprenderemo la nostra conversazione dopo che avrai avuto la possibilità di rinfrescarti, lady Catelyn.»
Renly condusse la sua sposa verso il castello mentre il suo attendente guidava Catelyn verso il padiglione di seta verde del re. «Qualsiasi cosa ti serva, mia signora, non hai che da chiedere.»
Difficilmente Catelyn sarebbe riuscita a immaginare di aver bisogno di qualsiasi cosa che già non fosse disponibile. Il padiglione era più vasto della sala comune della maggior parte delle locande e dotato di ogni conforto: materassi imbottiti di piume e coperte di pelliccia; vasca da bagno di legno e rame grande abbastanza per due persone; bracieri per sconfiggere il freddo della notte; sedie sdraio reclinabili di cuoio; tavolo per scrivere fornito di penne d’oca e calamaio; cesti di frutta colmi di pere, pesche, prugne; caraffa di vino e due coppe d’argento lavorato; bauli di legno di cedro contenenti gli abiti di Renly, e poi libri, mappe, giochi degli scacchi e della dama, una grossa arpa, arco da caccia e relativa faretra, una coppia di falconi da caccia dalla coda di piume rosse, un arsenale da viaggio di armi affilate. “Si tratta proprio bene, il nostro Renly.” Catelyn non poté fare a meno di pensarlo nel curiosare per il padiglione. “Non c’è davvero da stupirsi se il suo esercito si muove così lentamente.”
L’armatura del re pareva montare la guardia poco a lato dell’ingresso: era interamente smaltata di un colore verde foresta, gl’innesti laminati d’oro, sull’elmo una svettante coppia di corna di cervo, anch’esse laminate d’oro. L’acciaio era stato lucidato al punto da permettere a Catelyn di vedere il proprio viso riflesso nella corazza pettorale, quasi stesse guardando in un profondo stagno verde. “Il volto di una donna annegata.” Catelyn distolse lo sguardo. “È possibile annegare nella sofferenza?” S’impose di non vedere, arrabbiandosi con se stessa per la sua fragilità. Non poteva lasciarsi andare all’autocommiserazione: doveva togliersi dai capelli la polvere del viaggio e indossare un abito più consono alla festa in onore di un re.
Furono ser Wendel Manderly, Lucas Blackwood, ser Perwyn Frey e tutti gli altri nobili della spedizione ad accompagnarla al castello. La sala grande del maniero di lord Caswell era chiamata grande solo per cortesia, ma tra i cavalieri di Renly venne fatto comunque spazio agli uomini di Catelyn. A lei venne invece assegnato un posto sul palco, tra il rubicondo lord Mathis Rowan e il geniale ser Jon Fossoway, dei Fossoway della Mela verde. Ser Jon raccontò storielle divertenti mentre lord Mathis s’informò con gentilezza della salute di suo padre, di suo fratello e dei suoi figli.
Brienne di Tarth era seduta all’estremità più lontana della tavola nobiliare. Al posto dell’abbigliamento da dama d’alto lignaggio, aveva scelto quello da cavaliere: farsetto a quattro settori rosa e azzurro, brache, stivali ed elegante cinturone con spada. La sua nuova cappa arcobaleno le scendeva dalle spalle. Ma nessun tipo di abbigliamento poteva celare quanto poco attraente lei fosse; quelle mani enormi coperte di lentiggini, quella faccia larga e piatta, quei denti sporgenti. Fuori dell’armatura, il suo corpo appariva ugualmente sgraziato, con fianchi larghi e ossatura grossa, spalle spioventi cariche di muscoli e seno piatto. Da ogni sua azione, da ogni suo piccolo movimento, era chiaro che Brienne era fin troppo consapevole di tutto ciò, così com’era chiaro quanto ne soffrisse. Parlava solamente per rispondere, e raramente alzava lo sguardo dal cibo.
Di cibo ce n’era in quantità. La guerra non aveva intaccato la leggendaria abbondanza di Alto Giardino. Mentre i cantanti cantavano e i saltimbanchi saltavano, il banchetto iniziò con pere annegate nel vino, per continuare a base di piccole e croccanti aguglie fritte e capponi ripieni di cipolle e funghi. C’erano grandi forme di pane nero, montagne di rape, pannocchie dolci e fave. E poi giganteschi prosciutti cotti, anatra arrosto, enormi taglieri di legno colmi di cacciagione stufata in birra e orzo. Come dolce, dalle cucine del castello i servitori di lord Caswell portarono vassoi di pasticceria: cigni di crema e unicorni di zucchero caramellato, tortelli al limone in forma di rose, biscotti al miele speziato, cannoli ai mirtilli, paste di mele e forme di formaggio burroso.
A Catelyn, tutto quel ricco cibo quasi arrivò a dare la nausea. Ma in un momento in cui così tanto si affidava alla sua forza, mai avrebbe dato il benché minimo segno di debolezza. Mangiò frugalmente, senza smettere di osservare l’uomo che si era dichiarato re. Renly aveva la giovane consorte alla sua destra e il fratello di lei alla sinistra. Fatta eccezione per la benda di lino bianco attorno alla fronte, ser Loras Tyrell non appariva minimamente provato dalla sua disavventura di quel giorno. In effetti, il giovane cavaliere era davvero avvenente come Catelyn aveva immaginato che fosse. Persa l’opacità causata dai duri scontri del torneo, i suoi occhi erano tornati a essere vividi e intelligenti. I capelli, una folta cascata di riccioli castani, avrebbero fatto invidia a molte fanciulle. Aveva sostituito la malconcia cappa usata in torneo con una nuova, a strisce di seta multicolore, che identificava i Cavalieri dell’arcobaleno, la Guardia personale di Renly, trattenuta da un fermaglio che raffigurava la rosa d’oro di Alto Giardino.