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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Era uno degli uomini più grassi che Catelyn avesse mai conosciuto, ma per quanto ser Wendel amasse il cibo, amava di più il suo onore.

«Ho trovato le foglie adatte e ho fatto del tè» disse Shadd. «Ne vuoi una tazza, mia signora?»

«Volentieri, ti ringrazio.»

Tenne la tazza tra le mani martoriate, soffiando per raffreddarlo. Shadd era uno degli uomini di Grande Inverno. Robb aveva mandato venti dei suoi migliori guerrieri a scortarla fino a Renly Baratheon. Aveva anche mandato cinque nobili, i cui nomi e l’alto lignaggio avrebbero aggiunto peso politico alla missione. Nel muoversi verso sud, tenendosi alla larga da fortini e da città, più volte avevano visto altre bande di uomini in maglia di ferro, e anche colonne di fumo levarsi dall’orizzonte a oriente. Nessuno però aveva osato dare loro noia: erano troppo pochi per rappresentare una minaccia, ma anche troppi per essere una facile preda. Una volta superato il fiume delle Rapide nere, il peggio fu alle loro spalle. Per gli ultimi quattro giorni, non avevano visto alcun segno di guerra.

Catelyn non aveva voluto questa missione. Aveva cercato di dirlo a Robb, quando ancora era a Delta delle Acque…

«L’ultima volta che ho visto Renly, lui era un ragazzino dell’età di Bran. Non lo conosco, manda qualcun altro, Robb. Il mio posto è qui, accanto a mio padre, quale che sia il tempo che gli rimane su questa terra.»

«Non c’è nessun altro, madre.» Lo sguardo di suo figlio era cupo. «Non posso andare io stesso. Tuo padre sta troppo male. Il Pesce nero è i miei occhi e le mie orecchie, non oso perderlo, e ho bisogno che tuo fratello tenga Delta delle Acque nel momento in cui deciderò di marciare.»

«Marciare?» In merito, nessuno aveva detto a Catelyn una sola parola.

«Non posso rimanere qui a Delta delle Acque in attesa di una risposta di pace. Sarebbe come se avessi paura di scendere nuovamente in campo. Quando non ci sono battaglie da combattere, i soldati cominciano a pensare al focolare, al raccolto. È stato il lord mio padre a insegnarmelo. Perfino i miei uomini del Nord danno segni d’impazienza.»

“I miei uomini del Nord… sta già cominciando a parlare come un re.” Ma questo Catelyn lo pensò soltanto. «Di impazienza non è mai morto nessuno» replicò invece. «Lo stesso non si può dire a proposito delle azioni avventate. Abbiamo piantato dei semi, vediamo almeno se attecchiscono.»

«Abbiamo gettato semi nel vento.» Robb scosse ostinatamente il capo. «Niente di più. Se tua sorella Lysa fosse pronta a schierarsi con noi, a questo punto lo avremmo saputo. Quanti corvi abbiamo inviato al Nido dell’Aquila, quattro? Anch’io voglio la pace, madre, ma per quale motivo i Lannister dovrebbero concedermi qualcosa, qualsiasi cosa, se continuo a rimanere qui immobile mentre il mio esercito si dissolve come neve dell’estate?»

«Per cui, piuttosto che fare la figura del codardo, rischieresti di danzare alla musica che ti suona lord Tywin?» ribatté Catelyn. «Lui vuole che tu marci su Harrenhal, chiedi a tuo zio Brynden se…»

«Io non ho mai parlato di Harrenhal» la interruppe Robb. «Ora, madre, andrai da Renly per me, o devo mandare Grande Jon?»

Il ricordo di quel dialogo portò un debole sorriso sul viso di Catelyn. Come trucco era ovvio, scontato, eppure astuto per un ragazzo di quindici anni. Robb sapeva quanto fosse poco adatto Grande Jon Umber a trattare con un damerino come Renly Baratheon, e sapeva che anche lei ne era consapevole. Quale altra scelta aveva Catelyn se non accettare, pregando che suo padre potesse vivere fino al suo ritorno? Se lord Hoster fosse stato in salute, sarebbe stato lui ad andare, Catelyn ne era certa. In ogni caso, il commiato era stato difficile, molto difficile. Quando era andata a dire addio al padre, lui non l’aveva neppure riconosciuta. «Minisa» l’aveva chiamata. «Dove sono le bambine? La mia piccola Cat, la mia dolce Lysa…»

Catelyn lo aveva baciato sulla fronte, rassicurandolo che le bambine stavano bene. «Resta ad aspettarmi, mio signore» aveva detto quando gli occhi del vecchio morente si erano richiusi. «Quante volte io ho aspettato te… ora, ti prego, aspetta che sia io a tornare.»

“Il destino continua a portarmi a sud, e poi di nuovo a sud” pensò Catelyn sorseggiando il tè forte “mentre è a nord che dovrei andare. Sì, a nord, a casa.” Aveva scritto una lettera a Bran e a Rickon, la notte prima di lasciare Delta delle Acque: “Non vi ho dimenticati, amati figli. Vi prego, credetemi. È solo che adesso è vostro fratello ad avere più bisogno di me”.

«Oggi dovremmo raggiungere l’alto corso del Mander, mia lady» disse ser Wendel mentre Shadd distribuiva il porridge. «Se quanto si dice è vero, lord Renly non dovrebbe essere lontano.»

“E una volta che lo avremo trovato, che cosa gli dirò? Che mio figlio non lo considera il vero re?” L’incontro con Renly era l’ultima delle cosa che Catelyn desiderava. Era di amici che avevano bisogno, non di altri nemici. Ma, al tempo stesso, Robb non si sarebbe mai inginocchiato per rendere omaggio a un uomo che riteneva non avesse alcun diritto al trono.

La sua ciotola era vuota, ma Catelyn non si era nemmeno resa conto di assaggiare quella zuppa d’avena. L’appoggiò per terra. «È tempo che ci rimettiamo in marcia» dichiarò.

Quanto prima avesse parlato con Renly, tanto prima sarebbe potuta tornare a casa. Fu lei la prima a montare in sella, e fu lei a stabilire il passo dell’intera colonna. Hal Mollen, un altro uomo del Nord che era stato comandante della Guardia di Grande Inverno, cavalcò al suo fianco innalzando il vessillo della Casa Stark, il meta-lupo grigio su sfondo bianco come ghiaccio.

Si trovavano ancora a mezza giornata di cavallo dall’accampamento di Renly quando vennero individuati. Robin Flint era andato in avanscoperta; rientrò al galoppo, avvertendo che qualcuno stava osservando dalla sommità di un lontano mulino a vento. Quando Catelyn e il suo gruppo ci arrivarono, la vedetta si era dileguata da un pezzo. Continuarono ad avanzare. Nemmeno un miglio più oltre, si ritrovarono circondati dalle avanguardie di Renly, una ventina di uomini a cavallo in maglia di ferro, guidati da un cavaliere con la barba grigia, la sopravveste con stornelli ricamati.

«Mia lady.» Nel vedere i vessilli degli Stark e dei Tully fu lui il solo ad avvicinarsi. «Ser Colen di Greenpools, per compiacerti. Sono terre pericolose queste che stai attraversando.»

«Ci troviamo qui per urgenti motivi» gli rispose lei. «Vengo quale inviata di mio figlio, Robb Stark, re del Nord, per trattare con Renly Baratheon, re del Sud.»

«Re Renly è il re incoronato e investito di tutti i Sette Regni, mia lady.» Ser Colen rispose in modo cortese ma fermo. «Sua maestà è accampato con il suo esercito presso Ponte Amaro, dove la strada delle Rose incrocia il Mander. Sarà per me un grande onore scortarti da lui.»

Il cavaliere alzò una mano protetta da un guanto di ferro. I jsuoi uomini avanzarono a formare una doppia colonna ai fianchi di Catelyn e del suo gruppo. “Scorta… o carcerieri?” si domandò Ilei. In ogni caso, c’era ben poco da fare se non fidarsi dell’onore di ser Colen e di quello di lord Renly.

Cominciarono a vedere il fumo che si levava dagli accampamenti quando ancora si trovavano a un’ora dal fiume. Poi, superando campi e fattorie e crinali di colline, giunsero i suoni. All’inizio non fu altro che un mormorio, simile allo sciabordare di un mare lontano. Ma poi, continuando ad avvicinarsi, lo sciabordio divenne un rombo di ondate violente. Quando finalmente furono in vista delle acque fangose del Mander che scintillavano sotto il sole, riuscirono a distinguere voci di uomini, il cozzare delle spade, il nitrire dei cavalli. Ma né il fumo né quei rumori avrebbero potuto prepararli per la visione dell’esercito che si parò davanti a loro.

Migliaia di fuochi riempivano l’aria di fumo livido. Solamente la fila dei cavalli si stendeva per leghe e leghe. Di certo, un’intera foresta era stata abbattuta per ottenere il legno sul quale ora s’innalzavano tutti quegli alti vessilli. Lungo il bordo erboso della strada delle Rose si allineavano le macchine da guerra: mangani e trabocchi, catapulte e arieti, tutti montati su ruote più alte di un uomo a cavallo. I raggi del sole incendiavano le punte d’acciaio delle picche, conferendo loro una tonalità rossa, come se già grondassero sangue. Gli ampi padiglioni dei lord e dei cavalieri emergevano dall’erba simili a funghi di seta. Catelyn vide uomini armati di lance e uomini armati di spade, prostitute al seguito che mostravano la loro merce carnale, arcieri che limavano le frecce, carovanieri che guidavano carri, guardiani di porci che conducevano suini, paggi che portavano messaggi, scudieri che affilavano spade, cavalieri che cavalcavano purosangue, stallieri che si occupavano dei destrieri più irrequieti.

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