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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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«Un’impressionante massa di uomini» non poté fare a meno di ammettere ser Wendel Manderly mentre attraversavano l’antica arcata di pietra che dava a Ponte Amaro il suo nome. «Nessun dubbio» concordò Catelyn.

Sembrava che l’intera casta nobiliare del Sud avesse risposto alla chiamata di Renly. Dovunque svettava la rosa dorata di Alto Giardino: ricamata sul pettorale destro degli armigeri, a garrire nel vento sui vessilli di seta che adontavano picche e lance, dipinta sugli scudi che facevano bella mostra di sé davanti ai padiglioni dei figli, dei fratelli, dei cugini, degli zii della Casa Tyrell. Catelyn individuò anche la volpe circondata di fiori della Casa Florent, le mele rosse e verdi dei Fossoway, i cacciatori al galoppo di lord Tarly, le foglie di quercia degli Oakheart, le gru dei Crane, la nube nera e gialla delle api dei Mullendore.

Era oltre il Mander che i lord della Tempesta innalzavano i loro stendardi: erano gli alfieri di Renly, coloro i quali avevano giurato fedeltà alla Casa Baratheon e a Capo Tempesta. Catelyn riconobbe gli usignoli di Bryce Caron, le penne d’oca dei Penrose, la tartaruga marina di lord Estermont, verde in campo verde. Eppure, per ogni scudo che riconosceva, ce n’erano altri dieci che le erano ignoti, emblemi di piccoli lord che a loro volta, avevano giurato fedeltà agli alfieri, emblemi di piccoli cavalieri e di mercenari che erano accorsi per rendere Renly Baratheon re di fatto oltre che di nome.

Ed era il suo vessillo che svettava più in alto di tutti, dalla sommità della più imponente delle torri d’assedio, un gigante di quercia pieno di feritoie, da cui si dispiegava la bandiera più grande che Catelyn avesse mai visto: un drappo sufficiente a coprire il pavimento di molte sale grandi di molti castelli. Su di esso, nero ed enorme in campo oro, alto e orgoglioso, si ergeva il cervo incoronato dei Baratheon.

«Mia lady, lo senti questo rumore?» Hallis Mollen le si affiancò al trotto. «Che cos’è?»

Catelyn tese le orecchie. Grida di battaglia, nitrire di cavalli, cozzare d’acciaio e… «Applausi» disse.

Cavalcarono su per il declivio di una collina, verso una serie di padiglioni di nobili collocati sulla sua sommità. Mentre superavano le tende, le schiere umane si fecero più numerose, più compatte, i suoni divennero più forti. E alla fine, Catelyn vide qual era la causa di tutto quel rumore.

Sotto di loro, attorno alle fondazioni di tronchi e di pietra di un piccolo castello, c’era in corso una mischia.

Un campo era stato tenuto sgombro, in modo da poterci sistemare corsie, passerelle inclinate e spalti. A centinaia si erano radunati a guardare, forse a migliaia. A giudicare dalle condizioni del terreno, disseminato di lance distrutte e pezzi di armature ammaccate, il confronto doveva essere andato avanti per l’intera giornata o forse più. Ora però pareva prossimo a concludersi: solamente una scarna schiera di guerrieri a cavallo si ostinava a caricare e ad assalire. Tutti contro tutti mentre orde di spettatori e di guerrieri caduti ed eliminati in precedenza si sgolavano a incitarli dal perimetro. Catelyn vide due cavalieri armati di tutto punto arrivare a un duro scontro frontale e finire entrambi a terra in un groviglio d’acciaio e di zampe annaspanti.

«Un torneo…» Hallis Mollen aveva l’inveterata abitudine di constatare l’ovvio.

«Oh, magnifico!» fu il commento di ser Wendel Manderly al colpo all’indietro di un cavaliere armato d’ascia che abbatté il contendente che lo inseguiva.

Il denso assembramento davanti a loro rese l’avanzata ancora più difficile.

«Lady Stark» disse ser Colen. «Se i tuoi uomini vogliono aspettare qui, ti condurrò io da re Renly.»

«Come tu dici.»

Nel dare l’ordine, Catelyn fu quasi costretta a urlare per farsi udire al di sopra del fragore della mischia. Lentamente, ser Colen condusse il cavallo tra la folla assiepata, e Catelyn gli tenne dietro da vicino. Un ruggito si levò da mille gole quando un guerriero privo di elmo, un grifone sullo scudo, crollò sotto l’assalto di un cavaliere in armatura blu. Tutto il suo acciaio era di un’intensa sfumatura color cobalto, perfino la mazza chiodata da addestramento che maneggiava in modo tanto letale. Sulla gualdrappa del suo destriero campeggiavano la luna e il sole della Casa Tarth.

«Ronnet il Rosso è a terra» imprecò qualcuno. «Maledetti gli dei…»

«Ci penserà Loras a quel blu…» un nuovo ruggito inghiottì la risposta del suo compagno.

Un altro uomo era finito sul terreno, intrappolato sotto il suo cavallo ferito, cavaliere e cavallo che urlavano di dolore. Scudieri si precipitarono a prestare soccorso.

“Follia, pura follia” Catelyn non riusciva a crederci. “Nemici dappertutto, il reame a ferro e fuoco, e Renly che gioca alla guerra come un ragazzino a cui è stata data la sua prima spada di legno.”

I lord e la lady sugli spalti erano completamente assorbiti dallo scontro, quanto gli uomini che si affrontavano sul terreno. Catelyn ne riconobbe parecchi. Svariate volte suo padre era stato ospite dei signori del Sud del reame, così come parecchi di loro avevano visitato Delta delle Acque. C’era lord Mathis Rowan, più corpulento e florido che mai, l’albero dorato della sua casa che gli campeggiava sul farsetto. Sotto di lui, sedeva lady Oakheart, minuta e delicata. Alla sua sinistra, lord Randyll Tarly della collina del Corno, la sua spada lunga, Veleno del cuore, appoggiata allo schienale dello scranno. Di alcuni nobili, Catelyn conosceva solamente i vessilli, altri ancora le erano del tutto sconosciuti.

E al centro di tutti loro, che guardava e si divertiva con la sua giovane regina al fianco, sedeva uno spettro con in capo una corona d’oro.

“Nessuna sorpresa che tutti questi lord gli si raccolgano attorno con tale fervore” pensò Catelyn. “Ecco Robert risorto.” Renly Baratheon era di bell’aspetto quanto lo era stato suo fratello maggiore Robert Baratheon, il defunto re. Slanciato, spalle larghe, stessi capelli neri come il carbone, stessi magici occhi azzurri, stesso sorriso accattivante. Il sottile cerchio metallico che portava in capo gli donava alquanto. La corona era d’oro bianco, squisitamente lavorato a forma di anello di rose. Sulla parte frontale, s’innalzava una testa di cervo di giada verde, occhi e corna dorate.

Il medesimo emblema, il cervo incoronato ricamato in oro, adornava anche la sopravveste verde del re: l’emblema dei Baratheon nei colori di Alto Giardino. E anche la fanciulla che condivideva con lui lo scranno regale era di Alto Giardino: la sua giovane regina, Margaery, figlia di lord Mace Tyrell. Era quel matrimonio a tenere assieme la grande alleanza dei signori del Sud, Catelyn non aveva dubbi in merito. Renly aveva ventun anni, la ragazza la stessa età di Robb; era estremamente graziosa, con dolci occhi da cerbiatta, folti boccoli castani che le ricadevano pigramente sulle spalle e un sorriso timido e dolce.

Sul terreno della mischia, un altro contendente venne disarcionato dal cavaliere con la cappa nei colori dell’arcobaleno. Il re inneggiò il suo sostegno insieme a molti altri: «Loras! Loras!» lo udì gridare. «Loras! Alto Giardino!» La sua regina batteva le mani.

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