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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

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Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Di tanto in tanto, Renly faceva assaggiare a Margaery un bocconcino offertole sulla punta del suo stiletto, oppure si chinava verso di lei a deporle un affettuoso bacio sulla guancia. Ma rimaneva ser Loras l’oggetto principale delle sue attenzioni e delle sue confidenze. Al re piacevano il cibo e il vino, questo era chiaro, ma non scadeva in eccessi, né ingozzandosi né ubriacandosi. Rideva spesso e garbatamente, conversando in modo amabile sia con gli alti lord sia con le servette del popolino.

Alcuni degli altri ospiti erano meno moderati, bevevano e si vantavano troppo, per i gusti di Catelyn: i figli di lord Willum, Josua ed Elyas, erano impegnati in un’animata discussione su chi sarebbe stato il primo a salire sulla sommità delle mura di Approdo del Re; lord Varner aveva fatto sedere una servetta sulle ginocchia, sbaciucchiandole la gola e infilandole una mano in esplorazione sotto il corpetto; Guyard il Verde, il quale si credeva un grande cantante, strimpellava un’arpa e si cimentava in una strofa che parlava di come fare nodi alle code dei leoni, parte della quale riuscì a far rimare; Ser Mark Mullendore aveva con sé una scimmietta bianca e nera e le dava da mangiare dal proprio piatto; Ser Tanton, dei Fossoway della Mela rossa, salì in piedi sul tavolo e giurò di uccidere Sandor Clegane in singolar tenzone, giuramento che sarebbe stato accolto con maggiore serietà se, nel pronunciarlo solennemente, ser Tanton non avesse avuto un piede affondato in una salsiera piena di sugo.

Il colmo dell’assurdo venne raggiunto quando un giullare grassottello si presentò nella sala addobbato di un’armatura di latta dipinta color oro e con un elmo di stoffa a forma di testa di leone sul capo, rincorrendo un nano attorno ai tavoli e picchiandolo sulla testa troppo grossa con un pitale. Alla fine, il re volle sapere per quale motivo il giullare stesse percuotendo suo fratello.

«Perché, mio signore, io sono lo Sterminatore di nani!»

«Sterminatore di re, sciocco!» replicò Renly, e in tutta la sala scoppiò una fragorosa risata.

Lord Rowan, seduto a fianco di Catelyn, non condivise l’ilarità generale: «Sono tutti così giovani».

Era vero. Il Cavaliere di fiori doveva aver avuto non più di due anni di vita quando Robert aveva ucciso in duello il principe Rhaegar sul Tridente. Quanto agli altri, ben pochi erano più vecchi di lui. Erano stati dei poppanti durante il saccheggio di Approdo del Re, e dei ragazzini quando Balon Greyjoy era insorto nella ribellione delle isole di Ferro. “Nessuno di loro ha ancora provato il sapore acre del sangue.” Catelyn lo capiva con chiarezza, osservando lord Bryce Caron e ser Robar Royce sventolare daghe e pugnali. “Per loro, è tutto ancora come un gioco, un torneo, solo più grande degli altri. Vedono solamente la gloria, gli onori, il bottino. Ragazzi ubriachi di sogni e di canzoni, uguali a tutti gli altri ragazzi, che credono di essere invincibili e immortali.”

«Sarà la guerra a farli diventare vecchi» disse Catelyn. «Nello stesso modo in cui ha fatto diventare vecchi noi.» Anche lei era stata una fanciulla quando Robert, Ned e Jon Arryn avevano innalzato i loro vessilli contro Aerys Targaryen, ma era ormai donna quando i combattimenti, ebbero fine. «Provo pietà per loro.»

«Perché?» le domandò lord Rowan. «Guardali. Sono giovani, forti, pieni di vita e di risate. E anche di desiderio carnale, eh sì, assai più di quanto sappiano che cosa farci. Genereranno molti bastardi questa notte, te lo garantisco, mia lady. Perché provare pietà?»

«Perché non durerà» la voce di Catelyn era piena di tristezza. «Perché sono i cavalieri dell’estate… Ma l’inverno sta arrivando.»

«Lady Catelyn, ti sbagli.» Brienne di Tarth la stava osservando con occhi dello stesso colore blu della sua armatura. «Per quelli come noi» riprese la giovane donna guerriera «l’inverno non arriverà mai. Se dovessimo cadere in battaglia, le nostre gesta verranno cantate nelle canzoni, ed è sempre estate nelle canzoni, tutti i cavalieri sono valorosi, tutte le fanciulle sono belle e splende sempre il sole.»

“L’inverno arriva per tutti noi. Per me, è arrivato con la morte di Ned. E arriverà anche per te, piccola, prima ancora di quanto credi.” Ma questo, Catelyn Stark non ebbe la forza di dirglielo.

«Lady Catelyn» fu re Renly a trarla d’impaccio. «Vorrei prendere una boccata d’aria. Non vorresti accompagnarmi?»

Catelyn si alzò immediatamente in piedi: «Ne sarei onorata».

Anche Brienne balzò in piedi. «Maestà, dammi il tempo d’indossare la mia cotta di maglia. Non dovresti mai essere senza protezione».

Re Renly sorrise: «Se non sono al sicuro nemmeno tra le mura del castello di lord Caswell, circondato da tutto il mio esercito, non credo che una singola spada potrebbe fare molta differenza… nemmeno la tua spada, Brienne. Siedi e continua pure a mangiare. Se dovessi avere bisogno di te, ti manderò a chiamare».

Queste parole parvero colpire la ragazza ancora più duramente dei colpi che aveva incassato durante il torneo. «Come desideri, maestà.» Brienne tornò a sedersi, lo sguardo abbassato.

Renly prese Catelyn per un braccio e la condusse fuori dalla sala. Passarono accanto a una guardia scomposta, e l’uomo si raddrizzò con tale foga che per poco non lasciò cadere la lancia. Il re gli diede un paio di colpetti sulla spalla e prese la cosa con spirito.

«Da questa parte, mia lady.» Renly fece strada, superando una bassa porta e iniziando a salire le scale della torre. «Per caso, c’è anche ser Barristan Selmy con tuo figlio a Delta delle Acque?»

«No.» Catelyn fu sorpresa da quella domanda. «Vuoi dire che non è più con Joffrey? Era il lord comandante della Guardia reale.»

Renly scosse il capo. «I Lannister gli hanno detto che era troppo vecchio e hanno dato la sua cappa al Mastino. Mi è stato detto che è fuggito da Approdo del Re, giurando di mettersi al servizio del vero re. Quella cappa arcobaleno che ora appartiene a Brienne l’avevo preparata per ser Barristan, nella speranza che potesse offrire a me la sua spada. Non vedendolo arrivare ad Alto Giardino, avevo supposto fosse venuto a Delta delle Acque.»

«Non l’abbiamo visto.»

«Era anziano, lo so, ma ancora un uomo valido. Spero sinceramente che non gli sia accaduto nulla di male. I Lannister sono dei grandissimi stupidi.» Renly salì alcuni gradini. «La notte in cui Robert morì, offrii a tuo marito cento spade e feci pressioni su di lui perché prendesse Joffrey in suo potere. Se mi avesse ascoltato, oggi sarebbe lui il reggente, e non ci sarebbe alcun bisogno di questa mia pretesa al trono.»

Niente che Catelyn già non sapesse. «Ma Ned non ti ha ascoltato.»

«Aveva giurato di proteggere i figli di Robert» disse Renly. «E io non avevo forze sufficienti per agire da solo. Così, quando lord Eddard ha rifiutato la mia proposta, non ho avuto altra scelta se non fuggire. Se io fossi rimasto, sapevo per certo che difficilmente la regina mi avrebbe concesso di vivere molto più di mio fratello.»

“Se tu fossi rimasto, se tu avessi dato a Ned il tuo appoggio, forse lui sarebbe ancora vivo” pensò Catelyn con amarezza.

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