Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » La corona di spade
La corona di spade - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

La corona di spade

Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:

La corona di spade
1 ... 95 96 97 98 99 100 101 102 103 ... 236
Перейти на страницу:

L’uomo si sollevò, tremante. E. fallimento veniva sempre punito, ma nessuno sopravviveva dopo aver disobbedito a uno dei Prescelti.

Shiaine si mosse di colpo, alzandosi dalla sedia. «Ascoltami bene, Bors» iniziò a dire, quindi s’interruppe, guardando fisso fuori dalla finestra davanti alla quale si era messo Carridin. Gli occhi della dorma scattarono in tutte le direzioni, lo trovarono e lei saltò. Sembrava avesse visto uno dei Prescelti, a giudicare dalla reazione.

Nessuno sopravviveva dopo aver disobbedito a un Prescelto. Carridin si portò le mani alle tempie. Aveva la sensazione che la testa stesse per esplodergli. «C’è un uomo in città. Mat Cauthon. Dovrai...» La donna sobbalzò, e Carridin la guardò torvo. «Lo conosci?»

«Ho sentito il suo nome» rispose lei con circospezione. E con rabbia, pensò Carridin. «Sono pochi quelli legati ad al’Thor che rimangono sconosciuti a lungo.» Mentre Carridin si avvicinava a lei, la donna incrociò le braccia davanti a sé con fare protettivo e mantenne la sua posizione con uno sforzo palese. «Che cosa ci fa un misero contadino a Ebou Dar? Come ha fatto...»

«Non seccarmi con domande stupide, Shiaine.» La testa non gli aveva mai fatto così male. Mai. Era come se una lama gli venisse infilata nel cranio passando in mezzo agli occhi. Nessuno sopravviveva... «Metterai immediatamente il tuo circolo alla ricerca di Cauthon. Tutti i membri.» Quella stessa notte, il vecchio Cully sarebbe venuto da lui, ma passando dalle stalle: non c’era bisogno che quella donna sapesse di non essere l’unica. «Non dobbiamo avere ulteriori problemi.»

«Ma io pensavo...» La donna s’interruppe senza fiato quando Carridin la afferrò per il collo. Fra le mani di Shiaine apparve uno stiletto, ma l’uomo glielo strappò dalle dita. Lei si divincolò, ma Carradin le schiacciò il viso contro il tavolo, macchiandole le guance con l’inchiostro ancora umido sulla vecchia lettera per Pedron Niall. La lama dello stiletto che si conficcò nel tavolo proprio davanti ai suoi occhi la fece raggelare. L’arma che aveva trapassato il foglio aveva anche bloccato una formica per una zampa. L’insetto si stava agitando invano, proprio come lei.

«Sei un insetto, Mili.» Il mal di testa gli rese la voce più graffiante. «È ora che tu lo capisca. Un insetto è uguale a ogni altro, e se uno non vuole obbedire...» Gli occhi della donna seguirono il pollice di Carridin che si abbassava, e quando la formica finì schiacciata lei batté le palpebre.

«Io vivo per servire e obbedire, padrone» mormorò Shiaine. Lo diceva al vecchio Cully ogni volta si incontravano e Carradin riusciva a spiarli, ma questa era la prima volta che si rivolgeva così a lui.

«Allora ecco come obbedirai...» Nessuno sopravviveva se non obbediva. Nessuno.

16

Un tocco sulla guancia

Il palazzo di Tarasin era un ammasso di marmi splendenti e intonaco bianco, con i balconi coperti di ferro battuto dipinto di bianco e chiostri colonnari che salivano fino a quattro piani. I piccioni volavano intorno alle cupole appuntite e alle alte guglie inghirlandate dai balconi con le strisce di mattonelle rosse e verdi che risplendevano al sole. I cancelli ad arco all’interno del palazzo stesso davano accesso a diversi cortili, e altri si aprivano nelle mura che nascondevano i giardini, mentre profondi scalini bianchi larghi dieci spanne si inerpicavano dal lato della piazza di Mol Hara, fino ad arrivare davanti a delle porte intagliate che riportavano gli stessi motivi delle cortine dei balconi ed erano rivestite d’oro battuto.

Le dieci guardie allineate e davanti a queste porte e ricoperte di sudore indossavano pettorali di metallo dorato su giubbe verdi e pantaloni bianchi a sbuffo infilati dentro gli stivali verdi. Cordicelle dello stesso colore assicuravano i torciglioni di tessuto bianco attorno agli elmi dorati, con le code che riscendevano dietro la schiena. Anche le alabarde e i foderi dei pugnali o delle spade rilucevano d’oro. Guardie da parata, non da guerra. Eppure, quando Mat giunse in cima alla scala, vide che le loro mani avevano i tipici calli degli spadaccini. Prima d’ora era sempre passato dalle stalle per studiare i cavalli del palazzo, ma stavolta sarebbe entrato dalla porta dei signori.

«Che la Luce benedica tutti i presenti» disse all’ufficiale, un uomo non molto più grande di lui. Gli abitanti di Ebou Dar erano persone educate. «Sono venuto a lasciare un messaggio per Nynaeve Sedai ed Elayne Sedai. O per riferirlo a voce, se hanno fatto ritorno.»

L’ufficiale lo guardò costernato, poi si girò verso le scale. La corda dorata sull’elmo a punta accanto a quella verde alludeva a qualche rango che Mat non conosceva, e l’uomo aveva un bastone dorato al posto dell’alabarda, con un lato appuntito e l’altro che terminava in un gancio simile a quello dei pastorali. A giudicare dalla sua espressione, nessuno si era mai presentato a quell’ingresso. L’uomo stava studiando la giubba di Mat mentre rimuginava, e alla fine dovette decidere che non poteva mandarlo via in malo modo. Sospirò e mormorò una benedizione e chiese il nome del visitatore, poi aprì una porticina dentro una di quelle più grandi, permettendo così a Mat di accedere in un ampio atrio circondato da cinque balconi con le ringhiere di ferro sotto un soffitto a cupola dipinto come il cielo, con tanto di nuvole e sole.

La guardia schioccò le dita per convocare una giovane inserviente magra con un vestito tutto bianco, sollevato da un lato per mostrare delle sottovesti verdi e ricamato sul seno sinistro con un’ancora verde e una spada. La ragazza si mosse di corsa sul pavimento di marmo rosso e blu sembrando stupita, poi fece la riverenza a Mat e all’ufficiale. I capelli neri corti incorniciavano un viso grazioso, la pelle era olivastra e setosa, la livrea aveva la scollatura profonda comune a tutte le donne di Ebou Dar tranne le nobili. Per una volta Mat, non prestò molta attenzione allo spettacolo. Quando la ragazza sentì la sua richiesta sgranò ancora di più i grandi occhi neri. Le Aes Sedai non erano proprio impopolari a Ebou Dar, ma la maggior parte della cittadinanza avrebbe fatto di tutto pur di evitarle.

«Sì, luogotenente della spada» rispose la giovane con un’altra riverenza. «Certo, luogotenente della spada. Mi vuoi seguire, mio signore?» Mat lo fece.

All’esterno Ebou Dar era tutta bianca e splendente, ma all’interno era un trionfo di colori. Sembrava che vi fossero chilometri di corridoi nel palazzo, e il soffitto era blu con le pareti gialle, oppure le pareti erano rosse e il soffitto verde: i colori cambiavano a ogni angolo, combinazioni da far male a qualsiasi occhio tranne quello di un Calderaio. I passi di Mat risuonavano forte sul pavimento di mattonelle decorato con disegni di due, tre e talvolta anche quattro colori, diamanti, stelle o triangoli. Ogni volta che un corridoio s’incrociava con un altro, sul pavimento c’era un mosaico di mattonelle più piccole, volute intricate, spirali e anelli. Alcuni arazzi di seta mostravano scene marittime, e nelle nicchie ad arco c’erano ciotole di cristallo, statuine e porcellane gialle del Popolo del Mare che avrebbero reso una gran fortuna in qualsiasi posto. Di tanto in tanto, un inserviente in livrea si affaccendava silenzioso, molto spesso con un vassoio d’argento o d’oro.

L’opulenza faceva sentire Mat a suo agio. Innanzitutto perché dove c’era denaro forse una parte poteva rimanere attaccata alle sue dita. Stavolta però era sempre più impaziente, a ogni passo. E ansioso. L’ultima volta che aveva sentito i dadi rotolare così forte nella mente si era ritrovato con trecento uomini della Banda e un migliaio dei leoni bianchi di Gaebril su un promontorio davanti a lui e altri mille che scendevano dalla strada alle sue spalle, nonostante lui non avesse fatto altro che provare ad allontanarsi da tutta quella confusione. Quella volta aveva evitato la strage grazie ai ricordi di altri uomini e con più fortuna di quanta avesse il diritto di avere. I dadi significavano quasi sempre pericolo, e qualcos’altro che non aveva ancora capito. Lì era poco probabile che gli spaccassero la testa, e in un paio di occasioni i dadi avevano rotolato quando una cosa del genere era davvero impossibile, eppure l’imminenza di una morte spettacolare per Mat Cauthon sembrava per certi versi la causa più probabile di quel fenomeno. Forse non sarebbe successo nel palazzo di Tarasin, ma i ‘forse’ non facevano scomparire i dadi. Avrebbe riferito il suo messaggio, avrebbe preso Nynaeve ed Elayne per la collottola se fosse stato possibile e avrebbe fatto a quelle due un discorso tale che sarebbero arrossite fino alla punta delle orecchie; poi se ne sarebbe andato.

1 ... 95 96 97 98 99 100 101 102 103 ... 236
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)