La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Mat saltò giù e si fece avanti di corsa per raggiungere la donna, ignorando le imprecazioni di chi urtava. Era un inseguimento strano. Fra la massa della folla di carri e carrozze che finivano sempre per intralciargli il cammino, non riusciva a vedere con chiarezza l’avanzare del cappello. Corse sugli ampi scalini di un palazzo e lo vide di nuovo di sfuggita, quindi si precipitò di nuovo giù per le scale. Il bordo di un’alta fontana gli diede modo di vederlo ancora una volta, poi fu il turno di un barile capovolto appoggiato contro una parete e una cassa che era stata appena scaricata da un calesse trainato da buoi. Una volta rimase appeso al lato di un carro fino a quando il conducente non lo minacciò con la frusta. Con tutte quelle arrampicate per avvistarla non aveva ridotto molto le distanze fra sé e l’Amica delle Tenebre, ma in fondo ancora non sapeva cosa fare una volta che l’avesse presa. A un tratto, quando salì su una sottile cornice lungo la facciata di una di quelle grandi case, la donna non era più in vista.
Mat guardò avanti e indietro nella strada, ormai in preda al panico. Le piume bianche non ondeggiavano più fra la folla. Bene in vista c’erano una mezza dozzina di case simili a quella alla quale era aggrappato, alcuni palazzi di diverse dimensioni, due locande, tre taverne, una coltelleria con un pugnale e un paio di forbici sull’insegna, una pescheria con almeno cinquanta tipi di pesci disposti su una tavola, due negozi di tappeti, con la merce srotolata su un tavolo sotto dei tendoni, la bottega di un sarto e quattro negozi di tessuti, due che mostravano opere di lacca, un orafo, un argentiere, una stalla... La lista era troppo lunga. La donna avrebbe potuto essere in uno qualsiasi di quei posti, o magari in nessuno. Forse aveva svoltato in un vicolo che lui non aveva visto.
Mat saltò giù e si sistemò il cappello, borbottando sottovoce... E la vide, quasi in cima alla scalinata che conduceva in un palazzo dalla parte opposta, già in parte nascosta dalle alte colonne scanalate davanti all’entrata. Il palazzo non era grande, aveva solo due guglie e una singola cupola a forma di pera con delle bande rosse, ma i palazzi di Ebou Dar assegnavano sempre il piano terra agli inservienti, le cucine e cose simili. Le stanze migliori erano in alto, per godere di un po’ della brezza. I portieri in livrea nera e gialla s’inchinarono profondamente e aprirono le porte intagliate prima ancora che la donna li raggiungesse. Un servitore che si trovava all’interno disse qualcosa mentre s’inchinava e si voltò subito per farle strada. La conoscevano, Mat ci avrebbe scommesso qualsiasi cosa.
Quando le porte si chiusero, rimase a studiare il palazzo per un po’. Non era di sicuro il più ricco della città, ma solo un nobile poteva permettersi un edificio simile. «Ma chi vive in questo posto, per il Pozzo del Destino?» mormorò alla fine, togliendosi il cappello per sventolarsi. Non lei, visto che non poteva pagare un mezzo di trasporto. Alcune domande nelle taverne circostanti gli avrebbero dato la risposta e si sarebbe anche sparsa la voce sulle sue richieste fin dentro il palazzo, poco ma sicuro.
Qualcuno rispose: «Carridin.» Era un uomo scarno con i capelli bianchi, che stava oziando lì vicino, all’ombra. Mat lo guardò con espressione interrogativa e l’uomo sbuffò, mostrandogli uno spazio fra i denti. Le spalle ricurve e il volto triste e consumato non si intonavano all’elegante giubba grigia che indossava. Nonostante un po’ di merletto intorno al bavero, quell’uomo era l’autentico ritratto di un uomo in seria difficoltà. «Hai chiesto chi vive in quel palazzo. Il palazzo di Chelsaine è stato concesso a Jaichim Carridin.»
Mat smise di sventolarsi. «Intendi dire l’ambasciatore dei Manti Bianchi?»
«Esatto, ambasciatore e Inquisitore della Mano della Luce.» Il vecchio si poggiò un dito storto su un lato del naso adunco. Sembrava che entrambi fossero stati rotti diverse volte. «Un uomo da non disturbare a meno che non sia proprio necessario. E anche in quel caso, io ci penserei tre volte.»
Mat mormorò inconsciamente il motivo Tempesta dalle montagne. «Davvero un uomo da non disturbare.» Gli Inquisitori erano la razza peggiore di Manti Bianchi. Un Inquisitore dei Manti Bianchi che riceveva un’Amica delle Tenebre.
«Grazie...» Mat sobbalzò. Il tizio era sparito, ingoiato dalla folla. Strano, ma gli era sembrato familiare. Forse un’altra conoscenza morta da tempo che era passata attraverso una di quelle memorie. Forse... Fu come se il fuoco d’artificio di un illuminatore gli esplodesse in testa. Un uomo dai capelli bianchi con il naso adunco. Si era trovato a Il circuito d’argento, in piedi non lontano dalla donna appena entrata nel palazzo preso in affitto da Carridin. Mat si fece girare il cappello fra le mani e guardò il palazzo a disagio. Nella Palude, a casa, non c’era mai stato un pantano come quello. All’improvviso sentì, i dadi che iniziavano a rotolargli nella mente, e questo era sempre un cattivo segno.
15
Insetti
Quando lady Shiaine, come si era presentata, fu ammessa nella sua stanza, Carridin non sollevò subito lo sguardo dalla lettera che stava scrivendo. Sull’inchiostro umido erano rimaste intrappolate tre formiche che si agitavano invano. Tutto il resto stava morendo, ma formiche, scarafaggi e ogni sorta di parassita parevano prosperare. Carridin appoggiò con cura il tampone sul foglio. Non avrebbe riscritto tutto per via di qualche insetto. Se non avesse inviato quella relazione, o se avesse dovuto riferire di aver fallito, e il suo destino sarebbe stato segnato come quello delle tre formiche, eppure era un’altra la paura che gli faceva torcere le budella.
Che Shiaine potesse leggere ciò che lui stava scrivendo non lo preoccupava. Era un codice cifrato, noto solo a due uomini oltre a lui. C’erano molte bande di ‘fautori del Drago’ in giro, tutte sobillate da una dozzina dei suoi uomini più fidati, e per il resto costituite da banditi o forse anche da veri fedeli di quel dannato al’Thor. Forse a Pedron Niall quell’ultima parte non piaceva, ma il suo ordine era stato di immergere Altara e Murandy nel sangue e nel caos, una situazione dalla quale solo Niall e i Figli della Luce avrebbero potuto liberarli, una follia da imputare chiaramente al cosiddetto Drago Rinato. E lui aveva eseguito l’ordine. La paura teneva entrambe le nazioni per la gola. E le dicerie secondo le quali le streghe stavano attraversando quelle terre erano una gradita sorpresa che andava a suo vantaggio. Le streghe di Tar Valon e i fautori del Drago. Le Aes Sedai che rapivano le ragazze e mettevano in giro falsi Draghi, i villaggi in fiamme e gli uomini inchiodati alle porte dei fienili... queste erano le dicerie che giravano per strada. Niall ne sarebbe stato contento. E avrebbe inviato altri ordini. Ma Carridin davvero non capiva come quell’uomo potesse chiedergli di portare via Elayne Trakand dal palazzo di Tarasin.
Un’altra formica sfiorò il tavolo intarsiato di avorio e andò sulla pagina, finendo schiacciata dal suo pollice e rendendo illeggibile una parola. Adesso avrebbe dovuto riscrivere l’intera relazione. Aveva davvero voglia di bere. C’era dell’acquavite in una brocca di cristallo sul tavolo vicino alla porta, ma non voleva che quella donna lo vedesse bere. Represse un sospiro, mise la lettera da parte ed estrasse un fazzoletto dalla manica per pulirsi la mano. «Allora, Shiaine, finalmente sei venuta a rifermi qualche progresso? O sei qui solo per chiedere altri soldi?»
La donna sorrise pigramente e rimase seduta in poltrona. «Ci sono delle spese associate a una ‘ricerca’» rispose, quasi con l’accento di una nobile andorana. «Soprattutto quando non vogliamo che vengano fatte domande.»