La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Tu sei un lord, Mat Cauthon?» Il tono interrogativo non era marcato. Gli occhi della donna in quel momento gli ricordavano più che mai quelli di un’aquila. A una regina non poteva piacere qualcuno che facesse finta di essere un signore.
«Solo Mat Cauthon.» Qualcosa gli diceva che quella donna poteva riconoscere le bugie, e poi lasciare che la gente lo credesse un lord era solo un espediente, di cui avrebbe volentieri fatto a meno. A Ebou Dar ci si poteva ritrovare in un duello ogni volta che si girava un angolo, ma pochi sfidavano i lord, se non i lord stessi. Ciò nonostante, durante l’ultimo mese aveva spaccato diverse teste, ferito quattro uomini e corso per un chilometro per sfuggire a una donna. Lo sguardo di Tylin lo innervosiva, e i dadi ancora rotolavano nella sua testa. Voleva andare via. «Potresti dirmi dove lasciare la lettera, maestà?»
«L’erede al trono e Nynaeve Sedai non parlano spesso di te,» rispose la regina «ma una impara a sentire anche le cose non dette.» Allungò una mano con disinvoltura e gli toccò una guancia; Mat quasi si portò una mano al viso, incerto. Che avesse una macchia d’inchiostro in faccia, per aver mordicchiato la penna? Alle donne piaceva pulire qualsiasi cosa, inclusi gli uomini. Forse per le regine era lo stesso. «Quello che non dicono, ma che io sento, è che tu sei un furfante selvaggio, un giocatore d’azzardo e un donnaiolo.» Quegli occhi lo avevano ghermito, l’espressione restava immutata, la voce ferma e fredda, ma mentre parlava le dita gli carezzavano la guancia. «Gli uomini selvaggi sono spesso i più interessanti compagni. Di conversazione.» Il dito seguì il contorno delle labbra di Mat. «Un furfante selvaggio che viaggia con le Aes Sedai, un ta’veren che, credo, le spaventa un po’. Che le mette comunque a disagio. Ci vuole un uomo con un gran fegato per mettere le Aes Sedai a disagio. Come piegherai il Disegno a Ebou Dar, Mat Cauthon?» La mano di Tylin si posò sul collo di Mat, che poteva percepire il proprio battito cardiaco contro quelle dita.
Mat rimase a bocca aperta. Lo scrittoio alle sue spalle batté di nuovo contro il muro quando cercò di allontanarsi. Il solo modo per liberarsi era spingerla via o camminarle sulla gonna. Le donne non dovevano comportasi a quel modo! Oh, alcuni di quei vecchi ricordi lo contraddicevano, ma erano ricordi di ricordi, imprecisi, sfocati; le cose che rammentava con chiarezza erano in prevalenza battaglie, e non gli erano di alcun aiuto in quel momento. La regina sorrise, una leggera incurvatura delle labbra che non sminuì quel bagliore da predatrice che aveva negli occhi. Mat aveva i capelli dritti sulla nuca.
Gli occhi di Tylin andarono sullo specchio alle spalle di Mat e la donna si voltò di colpo, lasciandolo a bocca aperta a fissarle la schiena mentre si allontanava. «Voglio parlare ancora con te, mastro Cauthon. Io...» Si interruppe quando la porta si spalancò; era evidente che fosse sorpresa, ma poi Mat si accorse che aveva già visto e anticipato tutto dallo specchio.
Entrò un giovane snello che zoppicava leggermente, un ragazzo dalla pelle scura con gli occhi svegli che sfrecciarono quasi subito verso Mat. Aveva i capelli neri lunghi fino alle spalle e portava una di quelle giubbe che normalmente nessuno avrebbe indossato, drappeggiata sulle spalle con la seta verde e una catena d’oro sul petto, con dei leopardi dorati sul bavero. «Madre» disse, inchinandosi davanti a Tylin e toccandosi le labbra con la punta delle dita.
«Beslan.» La voce era calorosa, e la regina baciò il ragazzo sulle guance e sulle palpebre. Il tono di voce fermo e freddo che aveva usato con lui sembrava non fosse mai esistito. «Vedo che è andata bene.»
«Non quanto avrebbe potuto.» Il ragazzo sospirò. Nonostante quello sguardo iniziale, era mite e aveva una voce tenera. «Nevin mi ha scalfito la gamba al secondo passaggio, poi si è mosso con troppa fluidità nel terzo e così gli ho trapassato il cuore invece che il braccio col quale reggeva la spada. L’offesa non valeva un omicidio, e adesso devo porgere le mie condoglianze a sua moglie.» Sembrava che questo dovere gli dispiacesse quanto la morte di quel Nevin.
L’espressione raggiante di Tylin non sembrava appropriata al volto di una madre il cui figlio le aveva appena detto di aver ucciso un uomo. «Assicurati che la visita sia breve. Che i miei occhi vengano trafitti, ma Davindra sarà una di quelle vedove che vogliono essere consolate, e tu dovrai o sposarla o uccidere i fratelli.» Dal tono di voce della regina, la prima alternativa era la peggiore, la seconda solo una noia. «Questo è il giovane Mat Cauthon, figlio mio. Un ta’veren. Spero che diventerai suo amico. Forse andrete insieme al ballo notturno di Swovan.»
Mat sobbalzò. L’ultima cosa che voleva era andare da qualsiasi parte con un tipo che sfidava a duello e, peggio ancora, un tipo la cui madre voleva carezzargli le guance. «Non mi piacciono molto i balli» rispose in fretta. Agli abitanti di Ebou Dar piacevano le feste oltre ogni limite ragionevole. Lì Chasaline Alta era appena passata e adesso avevano altre cinque festività nelle prossime settimane. «Ballo nelle taverne. Quelle più malfamate, temo. Non credo che ti piacerebbe.»
«Io adoro le taverne malfamate» rispose Beslan con un sorriso e con la sua voce dolce. «I balli sono per i vecchi e le loro civettine.»
A quel punto la situazione precipitò. Prima che Mat capisse cosa stava succedendo, Tylin lo aveva incastrato. Lui e Beslan sarebbero andati insieme alle feste. Tutte. Beslan parlava di ‘andare a caccia’, e quando Mat parlò a sua volta di andare a caccia di ragazze — non credeva che avrebbe mai detto una cosa del genere davanti alla madre di qualcuno — il ragazzo rise e rispose: «Una ragazza o una lite, labbra carnose o lame fiammeggianti. Qualsiasi danza balli al momento è sempre la più divertente. Non diresti, Mat?» Tylin sorrise a Beslan con affetto.
Mat riuscì a ridere debolmente. Quel Beslan era pazzo, almeno quanto sua madre.
17
Il trionfo della logica
Quando finalmente Tylin lo lasciò andare, Mat si allontanò in fretta dal palazzo e, se avesse pensato che potesse servire a qualcosa, avrebbe corso. La pelle in mezzo alle scapole gli prudeva tanto che aveva quasi dimenticato i dadi che aveva in testa. Il momento peggiore — il più brutto tra una decina di pessimi momenti — era stato quando Beslan aveva iniziato a prendere in giro la madre, dicendole che avrebbe dovuto trovarsi un giovane per il ballo e Tylin, ridendo, aveva risposto che una regina non aveva tempo per i giovanotti, il tutto mentre guardava Mat con quei maledetti occhi da aquila. Adesso Mat sapeva perché i conigli erano tanto veloci. Attraversò la piazza di Mol Hara senza vedere nulla. Se Nynaeve ed Elayne si fossero trovate lì a fare le capriole con Jaichim Carridin ed Elaida dentro la fontana sotto la grande statua di qualche regina morta da secoli che indicava verso il mare, lui li avrebbe oltrepassati senza guardarli neppure.
La sala comune de La donna errante era illuminata e abbastanza fresca, a confronto con la calura all’esterno. Mat si tolse il cappello con grazia. In aria era sospesa una leggera foschia dovuta al fumo di pipa, ma i battenti intagliati con motivi complessi davanti alle grandi finestre arcuate facevano entrare abbastanza luce. Alcuni rami di pino striminziti erano stati legati sopra le finestre per la notte di Swovan. In un angolo, due donne con dei flauti e un uomo con un piccolo tamburo fra le ginocchia stavano suonando un tipo di musica ritmata che Mat aveva iniziato ad apprezzare. Anche a quell’ora del giorno c’erano alcuni avventori, mercanti forestieri che indossavano modesti vestiti di lana e qualche abitante di Ebou Dar, quasi tutti con le vesti delle varie gilde. Lì, così vicino al palazzo, non c’erano né apprendisti né viaggiatori. La donna errante non era un posto economico dove bere e mangiare, tanto meno per dormire.
Il rumore di dadi in un angolo fece eco a quello che lui aveva nella testa, ma Mat si girò dal lato opposto, dove tre dei suoi uomini erano seduti su delle panche attorno a un tavolo. Corevin, un Cairhienese muscoloso con un naso che faceva sembrare ancor più piccoli gli occhi già minuti, sedeva, nudo fino alla cintola, con le braccia tatuate sollevate sopra la testa mentre Vanin gli stava avvolgendo una benda intorno alla vita. Vanin tre volte più grosso di Corevin, ricordava un sacco traboccante di rognoni. Sembrava che avesse dormito con la giubba addosso per settimane; era sempre così, anche dopo un’ora che l’aveva ritirata dalle cameriere, lavata e stirata. Alcuni dei mercanti li osservavano a disagio, ma i cittadini li ignoravano. Uomini e donne avevano visto molte volte quella scena, e altre anche peggiori.