La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Di solito la gente si sentiva a disagio al cospetto di Jaichim Carridin — anche se lui ora si stava limitando a pulire il pennino — per via del suo volto duro e gli occhi infossati, il tabarro bianco sopra la giubba con il sole color oro raggiato dei Figli della Luce e sullo sfondo il pastorale cremisi della Mano. La gente, ma non Mili Skane. Era questo il vero nome della donna, anche se lei non poteva immaginare che Carridin lo sapesse. Figlia di un fabbricante di selle di un villaggio in prossimità di Ponte Bianco, si era recata alla Torre quando aveva quindici anni, un’altra cosa che pensava fosse segreta. Aveva deciso di diventare Amica delle Tenebre solo perché le streghe le avevano detto che non poteva imparare a incanalare, certo non un inizio dei migliori, ma prima che quell’anno fosse finito, non solo aveva trovato un circolo a Caemlyn, ma aveva anche commesso il suo primo omicidio. Nei sette anni successivi ne erano seguiti altri diciannove. Era una delle migliori assassine disponibili e una cacciatrice in grado di trovare tutto e tutti. Così era stato detto a Carridin quando gliela avevano mandata. Adesso la donna aveva un circolo intero sotto il suo comando. Alcuni dei membri erano nobili, e quasi tutti erano più anziani di lei, ma nessuno di questi fattori aveva importanza quando si serviva il Sommo Signore. Un altro circolo lavorava per Carridin ed era guidato da un mendicante nodoso con un solo occhio, senza denti e con l’abitudine di farsi il bagno solo una volta all’anno. Se le circostanze fossero state diverse, Carridin in persona si sarebbe inginocchiato davanti al vecchio Cully, il solo nome che quel villano puzzolente gli avesse comunicato. Mili Skane di sicuro strisciava al cospetto del vecchio Cully, e lo stesso facevano tutti gli altri del suo circolo, nobili o meno. Carridin era irritato dal fatto che ‘lady Shiaine’ si sarebbe inginocchiata all’istante se quel vecchio con i capelli sporchi fosse entrato nella stanza, ma per lui rimaneva seduta a gambe incrociate sorridendo e battendo un piede come se fosse impaziente. Le era stato ordinato di ubbidirgli in tutto e per tutto, e l’ordine veniva da un personaggio davanti al quale anche il vecchio Cully avrebbe strisciato, e inoltre Carridin aveva un disperato bisogno di successo. I progetti di Niall potevano anche ridursi in polvere, ma non quello.
«Molte cose possono essere concesse» rispose riponendo la penna sul suo sostegno d’avorio e spingendo indietro la sedia «a chi porta a termine il proprio incarico.» Era alto, e torreggiava sulla donna. Carridin era ben consapevole che lo specchio con la cornice dorata appeso al muro rifletteva l’immagine di un uomo forte, pericoloso. «Anche vestiti, ninnoli e scommesse pagati con il denaro destinato alle ‘informazioni’.» Il piede nervoso della donna si fermò, quindi riprese il suo movimento, ma il sorriso ora era forzato su quel volto pallido. Il suo circolo le obbediva all’istante, ma se Carridin avesse detto una sola parola, lei sarebbe finita appesa per i talloni e spellata viva. «Non hai ottenuto molto, giusto? In effetti, direi che non hai concluso assolutamente nulla.»
«Ci sono dei problemi, come sai bene» rispose la donna, senza fiato, anche se riuscì a sostenere il suo sguardo.
«Scuse. Parlami delle difficoltà superate, non di quelle che ti hanno ostacolata o fatta cadere. Puoi precipitare molto in basso, se fallisci questa missione.» Le diede le spalle e andò verso la finestra più vicina. Anche lui sarebbe caduto molto in basso, e non voleva rischiare che la donna vedesse segni di debolezza nei suoi occhi. La luce del sole penetrava attraverso gli intarsi che decoravano i tramezzi di pietra. La stanza aveva il soffitto alto, il pavimento di mattonelle verdi e bianche e le pareti azzurro chiaro ed era relativamente fresca grazie alle spesse mura del palazzo, ma il calore esterno si faceva sentire in prossimità delle finestre. Carridin riusciva quasi a percepire l’acquavite dall’altra parte della stanza, e non poteva più aspettare che la donna se ne andasse.
«Mio lord Carridin, come posso far chiedere apertamente notizie su oggetti del Potere? Di sicuro scatenerei domande e ci sono delle Aes Sedai in città, come di certo ricorderai.»
Mentre guardava la strada attraverso gli intagli a spirale, Carridin arricciò il naso per l’odore che ne proveniva. Laggiù era accalcata gente di ogni tipo. Un tizio dell’Arafel con i capelli acconciati in due lunghe trecce e la spada ricurva dietro la schiena lanciò una moneta a un mendicante con un braccio solo che guardò torvo quel dono prima di infilarlo in tasca e riprendere le sue suppliche rivolte ai passanti. Un uomo con una giubba rossa stracciata e dei pantaloni giallo brillante uscì di corsa da un negozio tenendo stretto un rotolo di stoffa, inseguito da una donna con i capelli biondi che gridava e teneva la gonna sollevata sulle ginocchia e correva più veloce della guardia corpulenta che agitava il suo bastone cercando di starle dietro. Il conducente di una carrozza laccata di rosso con il simbolo degli usurai, una moneta d’oro e una mano aperta, agitava la frusta contro il guidatore di un carretto coperto da teli, poiché i due tiri di cavalli si erano incastrati fra loro e tutti e due stavano riempiendo la strada di imprecazioni. Dei monelli di strada sudici accucciati dietro un calesse in rovina afferravano della frutta raggrinzita e piccola, portata dalla campagna. Una donna di Tarabon si stava facendo largo fra la folla, aveva il velo, le treccine scure, e attirava lo sguardo di ogni uomo con quell’abito rosso che ne metteva in risalto le forme in maniera scandalosa.
«Mio signore, devo avere tempo. Devo! Non posso fare l’impossibile, certo non in pochi giorni.»
Tutta spazzatura. Minatori d’oro e Cacciatori del Corno, ladri, profughi e anche Calderai. Feccia. Sarebbe stato facile dare il via a una sommossa, una purificazione di tutta quella feccia. I forestieri erano sempre il primo bersaglio, venivano sempre incolpati di qualsiasi cosa andasse storto, poi c’erano quelli che nutrivano rancore verso i vicini, le donne che vendevano erbe e cure, la gente senza amici, quelli che vivevano da soli. Se gestita nel modo giusto, con la cautela richiesta per certe operazioni, una buona sommossa poteva incendiare anche il palazzo di Tarasin intorno a quell’inutile Tylin e alle streghe. Lanciò un’occhiata torva allo sciame che riempiva la strada. Le sommosse erano difficili da sedare, la Guardia Civica poteva decidere di fare il proprio dovere, e inevitabilmente una manciata di veri Amici sarebbe stata presa. Non poteva permettere che alcuni di questi appartenessero al suo circolo di cacciatori. Per dirla tutta, alcuni giorni di sommossa avrebbero scombussolato il loro lavoro. Tylin non era così importante, per la verità non lo era affatto. Non ancora. Poteva permettersi di deludere Niall, ma non il suo vero padrone.
«Mio lord Carridin...» Nella voce di Shiaine subentrò una nota di sfida. L’aveva lasciata aspettare troppo a lungo. «Mio lord Carridin, alcuni del mio circolo vogliono sapere cosa stiamo cercando..
Carridin iniziò a girarsi, pronto a ridurla a più miti consigli — aveva bisogno di un successo, nessuna scusa, nessuna domanda! — ma la voce della donna parve sparire quando gli caddero gli occhi su un giovane in piedi dall’altro lato della strada, un giovane con indosso una giubba blu con dei ricami rossi e oro sulle maniche e il bavero sufficienti per due nobili. Più alto della media, si sventolava con un cappello nero a falde larghe e si stava sistemando il fazzoletto che aveva intorno al collo mentre parlava con un vecchio curvo dai capelli bianchi. Carridin lo riconobbe.
All’improvviso gli sembrò che gli avessero legato una corda intorno alla testa e che qualcuno la stesse stringendo sempre più. Per un istante la sua visione fu riempita da un volto nascosto dietro una maschera rossa. Occhi neri come la notte lo fissavano, e poi Carridin vide infinite caverne piene di fiamme che continuavano a scrutarlo. Dentro la sua mente, il mondo esplose in fiamme, dando vita a una cascata di immagini che lo frustarono oltre la soglia del dolore. Vide sospese in aria le sagome di tre ragazzi, e uno di loro incominciò a risplendere, la sagoma dell’uomo in strada, sempre più luminosa, fino a splendere tanto da ridurre in cenere qualsiasi occhio vivente, sempre più luminosa e infuocata. La figura di un corno ricurvo d’oro saettò verso di lui, e la sua musica gli trascinò via l’anima, poi balenò in un anello di luce dorata che lo inghiottì, congelandolo fino a quando l’ultimo frammento di Carridin che ricordava il proprio fu certo che le ossa si sarebbero spezzate. Un pugnale con un rubino incastonato nell’elsa si mosse velocemente verso di lui, la lama ricurva lo colpì in mezzo agli occhi e gli affondò nella testa fino all’elsa d’oro e poi tutto sparì, e Carridin conobbe un’agonia che cancellò ogni altra idea che lui avesse mai avuto del dolore. Avrebbe rivolto una preghiera al Creatore che aveva abbandonato da molto tempo se si fosse ricordato come farlo, se si fosse ricordato che gli esseri umani gridavano, che lui era umano. La sofferenza continuava ad aumentare, sempre di più...