La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
La ragazza continuò a condurlo per i corridoi fino a quando non arrivarono di fronte a un uomo tarchiato poco più grande di lei, un altro servitore, che indossava brache bianche attillate, una camicia bianca con le maniche ampie e una lunga veste verde con l’ancora e la spada della casata Mitsobar ricamate su un disco bianco. «Mastro Jen,» disse la ragazza facendo un’altra riverenza «questo è lord Mat Cauthon, e desidera lasciare un messaggio per le onorevoli Elayne Sedai e Nynaeve Sedai.»
«Molto bene, Hasel. Puoi andare.» L’uomo fece l’inchino a Mat. «Vorresti per favore seguirmi, mio signore?»
Jen lo portò da una donna di mezz’età con il volto scuro e tetro, quindi fece l’inchino. «Comare Carin, questo è lord Mat Cauthon, e desidera lasciare un messaggio per le onorevoli Elayne Sedai e Nynaeve Sedai.»
«Molto bene, Jen. Puoi andare. Vuoi per favore seguirmi, mio signore?»
Carin lo condusse lungo una scala a chiocciola di marmo bianco, con le alzate dipinte di giallo e rosso, quindi giunsero da una donna magrissima di nome Matilde, che lo guidò da un tizio robusto di nome Bren, che lo portò a sua volta da un uomo calvo di nome Madic. Ognuno era un po’ più anziano del precedente. In un punto in cui cinque corridoi s’incontravano come i raggi di una ruota, Madic lo lasciò con una donna paffuta di nome Laren che aveva un tocco di grigio fra i capelli e un portamento imponente. Come Carin e Matilde, portava quello che a Ebou Dar chiamavano ‘pugnate nuziale’ appeso a un girocollo d’argento con l’elsa rivolta verso il basso che scendeva fra i seni floridi. Sull’elsa c’erano cinque pietre bianche, due delle quali incastonate in rosso, e quattro pietre rosse, una circondata da un anello nero: tre dei suoi nove figli erano morti, due in duello. Dopo aver fatto un inchino a Mat, Laren iniziò a dirigersi lungo uno dei corridoi, ma lui l’afferrò per un braccio.
La donna inarcò leggermente le sopracciglia e gli guardò la mano. Non aveva armi a parte il pugnale nuziale, ma Mat la lasciò subito. Le usanze dicevano che chi portava quella lama poteva usarla solo contro il marito, ma lui non aveva voglia di sperimentarlo. Tuttavia, parlò con voce dura: «Quanto devo camminare per lasciare un messaggio? Portami alle loro stanze. Una coppia di Aes Sedai non dovrebbe essere tanto difficile da trovare. Questa non è la maledetta Torre Bianca.»
«Aes Sedai?» ripeté una donna alle sue spalle con forte accento illianese. «Se stai cercando due Aes Sedai le hai trovate.»
L’espressione di Laren rimase quasi immutata. Gli occhi molto scuri della donna sfrecciarono oltre Mat, e lui vide che li aveva socchiusi per la preoccupazione.
Mat si tolse il cappello e si voltò con un sorriso sereno sulle labbra. Con quella testa di volpe d’argento appesa al collo, le Aes Sedai non lo mettevano a disagio. Be’, non molto. Il medaglione aveva le sue pecche. Forse quel sorriso non era tanto sereno.
Le due donne davanti a lui non avrebbero potuto essere più diverse fra loro. Una era snella, con un sorriso affascinante, e indossava un abito verde e oro che mostrava una parte di ciò che a suo giudizio era un bel seno. Se non fosse stato per il viso dall’età indefinibile, gli sarebbe quasi piaciuto fare due chiacchiere con lei. Era graziosa, con gli occhi abbastanza grandi da poterci sprofondare. Che peccato. Anche l’altra aveva il volto dall’età indefinibile, ma Mat la guardò solo per un istante. All’iniziò, pensò che avesse assunto un’espressione minacciosa, poi concluse che doveva essere la sua faccia normale.
Il vestito scuro, quasi nero, le copriva polsi e collo, cosa di cui Mat fu grato. Sembrava secca come un vecchio rovo. Forse mangiava proprio i rovi a colazione.
«Sto cercando di lasciare un messaggio a Nynaeve ed Elayne» spiegò il giovane. «Questa donna...» Guardò in tutti i corridoi. Servitori ovunque, ma Laren non era in vista. Non immaginava che potesse muoversi tanto velocemente. «In ogni caso, voglio solo lasciare un messaggio.» Improvvisamente cauto, aggiunse: «Siete loro amiche?»
«Non proprio» rispose quella graziosa. «Io mi chiamo Joline e questa è Teslyn. Tu sei Mat Cauthon.» A Mat venne un nodo allo stomaco. Nove Aes Sedai nel palazzo e doveva incontrare proprio quelle che seguivano Elaida. E una di loro era dell’Ajah Rossa. Non che avesse nulla da temere. Abbassò lungo il fianco la mano con la quale stava per toccare il medaglione con la testa di volpe nascosto sotto la camicia.
Quella che mangiava i rovi — Teslyn — si avvicinò a lui. Era un’Adunante, secondo quanto gli aveva riferito Thom, anche se Mat non aveva idea di cosa ci facesse un’Adunante in quel posto, e nemmeno Thom lo capiva. «Se potessimo, saremmo loro amiche. Ne hanno bisogno, giovane Cauthon, e anche tu.» Gli occhi della donna lo stavano dissezionando.
Joline si andò a mettersi accanto a lui, poggiandogli una mano sul bavero della giubba. Mat avrebbe considerato invitante quel sorriso, se fosse provenuto da un’altra donna, Joline apparteneva all’Ajah Verde. «Camminano su un terreno pericoloso, e non vedono ciò che hanno sotto i piedi. So che sei loro amico. E proprio per questo dovresti consigliarle affinché la smettano con questa sciocchezza prima che sia troppo tardi. Le bambine stolte che si allontanano troppo da casa spesso si ritrovano punite severamente.»
Mat avrebbe voluto indietreggiare: anche Teslyn era così vicina che poteva toccarlo. E invece esibì uno dei suoi sorrisi più insolenti. A casa, quei sorrisi lo facevano sempre finire nei pasticci, ma gli sembrava appropriato. I dadi che gli rotolavano nella testa non avevano nulla a che fare con queste due donne, altrimenti si sarebbero fermati. E poi aveva il medaglione. «Io direi che ci vedono abbastanza bene.» Nynaeve aveva davvero bisogno di una lezione, ed Elayne anche di più, ma lui non se ne sarebbe stato impalato a sentir parlar male di Nynaeve. E se doveva difendere anche Elayne, pazienza. «Forse dovreste essere voi ad abbandonare la vostra insensata mania.» Il sorriso di Joline svanì, ma Teslyn lo rimpiazzò con uno dei suoi, una lama di rasoio.
«Sappiamo di te, mastro Cauthon.» Sembrava pronta a scuoiare chiunque le fosse capitato sotto tiro. «Si dice che tu sia ta’veren. Con delle amicizie pericolose. E questo è più di una voce.»
Il volto di Joline era glaciale. «Se un giovane nella tua posizione volesse assicurarsi un futuro, dovrebbe cercare la protezione della Torre. Non avresti mai dovuto andare via.»
Lo stomaco di Mat si strinse ancora di più. Cos’altro sapevano? Di sicuro non del medaglione. Nynaeve ed Elayne ne erano al corrente, e anche Adeleas e Vandene, e solo la Luce sapeva a chi altro lo avevano rivelato, ma di sicuro non a loro due. C’era qualcosa di peggio dell’essere ta’veren, del medaglione e anche di Rand, per quanto lo riguardava. Se sapevano del maledetto Corno...
A un tratto qualcuno lo tirò via dalle due Aes Sedai con forza tale che quasi gli fece cadere il cappello di mano. Una donna snella con il volto sereno e i capelli quasi bianchi legati dietro la nuca lo teneva per la manica. Di riflesso, Teslyn gli afferrò l’altro braccio. Mat riconobbe la nuova arrivata con il suo abito grigio e semplice. Doveva essere Adeleas o Vandene, una delle due sorelle — sorelle vere, non solo Aes Sedai — che sembravano gemelle. Non riusciva mai a distinguerle. Lei e Teslyn si fissarono, fredde e serene, due gatti con gli artigli sullo stesso topo.