La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Carridin si portò una mano alla fronte e si chiese perché stava tremando. Aveva anche mal di testa. Era successo qualcosa... Sussultò nel guardare la strada sottostante. Tutto era cambiato in un baleno, la gente era diversa, i carri in movimento, le carrozze colorate e le portantine rimpiazzate da altre. Peggio ancora, Cauthon era andato via. Adesso avrebbe voluto bere tutta la brocca di acquavite in un sorso solo.
Si accorse d’improvviso che Shiaine aveva smesso di parlare e si voltò, pronto a continuare a metterla sotto torchio.
La donna si era sporta in avanti come se si stesse alzando, con una mano sul bracciolo della poltrona e l’altra sollevata per fare un gesto. Sul quel volto sottile era impressa una provocazione stizzosa, ma non rivolta a Carridin. La donna non si muoveva, non batteva nemmeno ciglio. Carridin non era nemmeno certo che respirasse. Ma lui stesso era a malapena consapevole della donna.
«Stai meditando?» chiese Sammael. «Posso almeno sperare che riguardi ciò che ti ho mandato a cercare?» Era di poco più alto della media, muscoloso, solido, con indosso una giubba nello stile di Illian, così fittamente ricamata in oro che era difficile vedere il verde sottostante, ma qualcosa in lui, oltre al fatto che era uno dei Prescelti, gli conferiva maggiore statura. Gli occhi azzurri erano più freddi del cuore dell’inverno. Il viso era solcato da una cicatrice livida, che partiva dall’attaccatura dorata dei capelli fino a quella parimenti dorata della barba squadrata e sembrava un ornamento adeguato a quell’uomo. Qualsiasi cosa si frapponeva fra lui e la sua meta veniva tolta di mezzo. Travolta, annientata. Carridin sapeva che Sammael gli avrebbe ridotto le viscere in acqua anche se l’avesse incontrato senza conoscerlo.
Si scostò velocemente dalla finestra e si gettò in ginocchio davanti al Prescelto. Disprezzava le streghe di Tar Valon, disprezzava chiunque usasse l’Unico Potere, chiunque si immischiasse con ciò che un tempo aveva spezzato il mondo, chiunque adoperasse ciò che i comuni mortali non avrebbero mai dovuto conoscere. Anche Sammael usava il Potere, ma un Prescelto non era un semplice mortale. Forse non era affatto mortale, e se Carridin lo avesse servito bene non lo sarebbe stato nemmeno lui. «Padrone ho visto Mat Cauthon.»
«Qui?» Stranamente, per un attimo Sammael sembrò colto alla sprovvista. Mormorò qualcosa sottovoce e Carridin impallidì nel sentire una parola.
«Padrone, sai che non ti tradirei mai...»
«Tu? Sciocco! Non ne avresti il fegato. Sei sicuro di aver visto Mat Cauthon?»
«Sì, Padrone. In strada. So di poterlo trovare di nuovo.»
Sammael guardò tetro Carridin carezzandosi la barba. Sembrava che stesse guardando attraverso di lui, e a Carridin non piaceva sentirsi insignificante, soprattutto quando sapeva che era vero.
«No» rispose Sammael alla fine. «La tua ricerca è la cosa più importante, la ‘sola’ cosa importante, per quanto ti riguarda. La morte di Cauthon sarebbe conveniente, certo, ma non se attira l’attenzione in questo palazzo. Se dovesse risultare che la sua attenzione è già stata attirata qui, se dovesse interessarsi alla tua ricerca, allora morirà. Altrimenti può aspettare.»
«Ma...»
«Non mi hai sentito bene?» La cicatrice di Sammael deformò il sorriso facendolo somigliare a un ringhio. «Di recente ho visto tua sorella Vanora. A prima vista non mi è parso che stesse bene. Gridava e piangeva, agitandosi costantemente e tirandosi i capelli. Le donne soffrono più degli uomini per le attenzioni dei Myrddraal, ma i Myrddraal devono pur trovare piacere da qualche parte. Non ti preoccupare, non ha sofferto troppo a lungo. I Trolloc sono sempre affamati.» Il sorriso svanì, la voce era dura come pietra. «Anche quelli che disobbediscono possono ritrovarsi sul fuoco per la cena. Sembrava che Vanora sorridesse, Carridin. Pensi che tu sorrideresti se ti facessero girare su uno spiedo?»
Carridin deglutì pur non volendo e represse uno spasmo al pensiero di Vanora, con la risata sempre pronta e la sua conoscenza dei cavalli, Vanora che osava galoppare dove altri temevano anche solo di camminare. Era stata la sua sorella preferita, eppure adesso lei era morta e lui no. Se nel mondo esisteva ancora la pietà, Vanora non conosceva il perché del proprio destino. «Vivo per servire e obbedire, Padrone.» Non si riteneva un codardo, ma certo non avrebbe disobbedito a un Prescelto. Non più di una volta.
«Allora trovami ciò che voglio!» gridò Sammael. «So che sono nascosti qui, in questo kjasic escremento di mosca di città! Ter’angreal, angreal e anche i sa’angreal! Li ho percepiti, li ho percepiti! Adesso trovali, Carridin. Non farmi diventare impaziente.»
«Padrone...» Carridin cercò di umettarsi le labbra. «Padrone, ci sono le streghe... le Aes Sedai... qui. Non sono sicuro di quante siano, ma se solo sentono una parola...»
Dopo avergli fatto cenno di tacere, Sammael fece alcuni passi veloci per tre volte, avanti e indietro, con le mani giunte dietro la schiena. Non sembrava preoccupato, solamente... pensieroso. Alla fine annuì. «Ti manderò... qualcuno... che si occupi delle Aes Sedai.» A quel punto rise. «Vorrei quasi poter vedere le loro facce. Molto bene. Hai una piccola proroga. Poi forse offrirò questa possibilità a qualcun altro.» Sollevò una ciocca dei capelli di Shiaine con un dito; la donna ancora non si era mossa e lo fissava senza battere ciglio. «Questa bambina di sicuro si tufferebbe su una simile occasione.»
Carridin represse una fitta di paura. I Prescelti degradavano con la stessa velocità con cui promuovevano, e con la stessa frequenza. Non lasciavano mai un fallimento impunito. «Padrone, il favore che ti ho chiesto: potrei sapere... hai... farai...»
«Hai davvero poca fortuna, Carridin» rispose Sammael con un altro sorriso. «Farai meglio a sperare di averne di più nell’eseguire i miei ordini. A quanto pare, qualcuno si sta assicurando che almeno alcune delle istruzioni di Ishamael siano eseguite.» Sorrideva, ma sembrava tutt’altro che divertito. O forse era solo quella cicatrice. «Deludilo e perderai tutta la tua famiglia. Adesso ti protegge solo la mia mano. Una volta, molto tempo fa, ho visto i Myrddraal costringere un uomo a consegnare loro sua moglie e le figlie, una per una, quindi implorarli di tagliargli la gamba destra, la sinistra, poi le braccia e infine bruciargli gli occhi.» Il tono di voce, quello di una qualsiasi conversazione ordinaria, rese quella dichiarazione anche peggiore di quanto avrebbero potuto fare grida e minacce. «Era un gioco fra loro, capisci, per vedere fin dove potevano spingerlo. Hanno lasciato la lingua per ultima, ma a quel punto non era rimasto molto di lui. Era stato un uomo abbastanza potente, bello e famoso. Invidiato. Ma nessuno avrebbe invidiato ciò che alla fine gettarono in pasto ai Trolloc. Non crederesti mai che rumore ha fatto. Trova ciò che voglio, Carridin. Non ti piacerà se ritirerò la mano.»
A un tratto apparve in aria una linea di luce verticale, proprio davanti al Prescelto. Sembrava che in qualche modo girasse, per trasformarsi in un buco... quadrato. Carridin rimase a bocca aperta. Stava guardando attraverso un buco in aria, vedeva un posto pieno di colonne grigie e nebbia densa. Sammael lo attraversò e l’apertura si chiuse con violenza, una barra brillante di luce che svanì in un sol colpo, lasciando un’immagine purpurea negli occhi di Carridin.