Бесплатная библиотека
Читайте книгу на сайте или телефоне
READ-E-BOOK » Фэнтези » L'Occhio del Mondo
L'Occhio del Mondo - Читать Любимую Русскую Полную Книгу 👉 Read-E-Book.com

L'Occhio del Mondo

Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:

L'Occhio del Mondo
1 ... 95 96 97 98 99 100 101 102 103 ... 208
Перейти на страницу:

A un tratto Mat arrossì e distolse lo sguardo. Rand si avviò alla murata e Mat lo seguì lentamente, senza fare nemmeno lo sforzo di scansare i marinai che venivano a trovarsi sui suoi passi.

Gli uomini d’equipaggio si davano un gran da fare, sulla barca: alavano gomene, legavano cavi, scioglievano drizze. Alcuni portarono sul ponte otri di pelle pieni di lana fino a scoppiare, altri preparavano gomene grosse come il polso di Rand. Nonostante la fretta, si muovevano con la sicurezza di chi aveva fatto mille volte le stesse cose, ma il capitano Domon andava su e giù per il ponte, gridava ordini e malediva chi non si muoveva abbastanza in fretta per i suoi gusti.

Rand guardava solo quel che c’era più avanti e che compariva man mano che la barca percorreva la leggera ansa dell’Arinelle. Ne aveva sentito parlare, nelle ballate e nei racconti dei venditori ambulanti, ma ora avrebbe visto con i suoi occhi la leggenda.

Sopra l’ampia distesa d’acqua, il Ponte Bianco, che dava il nome alla città, descriveva un arco alto più del doppio dell’albero maestro della Spray; da un capo all’altro risplendeva d’un bianco latteo alla luce del sole e ne catturava il riflesso fino a sembrare quasi ardente. Sottili pilastri dello stesso materiale si tuffavano nella forte corrente e sembravano troppo fragili per sostenere il peso del ponte. Il ponte sembrava fatto in un unico pezzo, come scolpito nella pietra o modellato dalla mano d’un gigante; largo e alto, scavalcava il fiume, con una grazia eterea che quasi induceva l’occhio a dimenticarne le dimensioni. Nell’insieme, rendeva minuscola la città che si allargava ai suoi piedi sulla riva orientale, anche se Whitebridge era molto più vasta di Emond’s Field, con case di pietra e di mattoni alte come quelle di Taren Ferry e pontili di legno simili a dita sottili che si sporgessero nel fiume. Piccole barche punteggiavano l’Arinelle: pescatori che tiravano a bordo le reti. E su ogni cosa torreggiava e splendeva il Ponte Bianco.

«Sembra di vetro» disse Rand, rivolgendosi a nessuno in particolare.

Il capitano Domon si fermò dietro di lui e agganciò i pollici all’ampia cintura. «No, ragazzo. Qualunque cosa sia, non è vetro. Anche sotto la pioggia più fitta non è mai scivoloso; e il migliore scalpello usato dal braccio più robusto non vi lascia segno.»

«Un residuo dell’Epoca Leggendaria» disse Thom. «Ne sono sempre stato convinto.»

Il capitano mandò un grugnito. «Può darsi. Ancora utile, comunque. Forse l’ha costruito qualcun altro. Non è detto che sia per forza opera delle Aes Sedai, per la miseria. Potrebbe essere più recente. Piega la schiena, scansafatiche!» Si affrettò a scendere dal ponte.

Rand guardò con maggior stupore. Se risaliva all’Epoca Leggendaria, allora era stato costruito dalle Aes Sedai. Per questo il capitano si era irritato, nonostante tutti i suoi discorsi sulle meraviglie e le bizzarrie del mondo. Opera delle Aes Sedai. Una cosa era sentirne parlare; un’altra, vedere e toccare. Lo sapeva per esperienza. Per un istante gli parve che un’ombra increspasse la costruzione bianco latte. Distolse lo sguardo e osservò i pontili sempre più vicini, ma non riuscì a liberarsi della presenza oppressiva del ponte.

«Ci siamo arrivati, Thom» disse. E rise sforzatamente. «Senza ammutinamenti.»

Il menestrello si limitò a brontolare e a sbuffare sotto i baffi, ma due marinai, che lì vicino preparavano una gomena, diedero a Rand un’occhiata penetrante e ripresero a lavorare a testa bassa. Rand smise di ridere e cercò di non guardare più quei due, per tutta la manovra d’accostamento a Whitebridge.

Con una virata elegante, la Spray si accostò al primo pontile, fatto di assi massicce poste su robuste palafitte incatramate, e si fermò con un movimento di remi che sollevò spuma intorno alle pale. Mentre i remi venivano tirati a bordo, i marinai lanciarono gomene agli uomini sul pontile, che le legarono con grandi svolazzi, mentre altri marinai facevano scivolare lungo la murata gli otri pieni di lana in modo che lo scafo non urtasse contro le palafitte.

Prima ancora che la barca fosse ben ormeggiata, all’estremità del pontile comparvero delle carrozze, alte e laccate di nero lucente, ciascuna con un nome dipinto sulla portiera, a grandi lettere color oro o rosso scarlatto. I passeggeri delle carrozze percorsero in fretta la passerella appena calata: erano uomini dal viso liscio, con lunghe giubbe di velluto, mantelli foderati di seta e ciabatte di stoffa, seguiti ciascuno da un servo vestito alla buona, che portava un forziere cerchiato di ferro.

Si avvicinarono al capitano Domon, con sorrisi di circostanza che scomparvero quando lui all’improvviso ruggì loro in faccia. «Tu!» gridò, puntando il dito al di là di loro, costringendo Floran Gelb a fermarsi di colpo. Gelb non aveva più il livido in fronte, ma di tanto in tanto continuava a tastarsi, come per tenerlo a mente. «Questa è l’ultima volta che ti addormenti mentre sei di guardia sulla mia barca! O su qualsiasi altra, se dipendesse da me. Scegli il lato, il pontile o il fiume, ma scendi immediatamente!»

Gelb ingobbì le spalle e lanciò un’occhiata velenosa a Rand e ai suoi due amici, ma in particolare a Rand. Diede uno sguardo al ponte, in cerca d’aiuto, ma senza molte speranze. A uno a uno, gli uomini dell’equipaggio smisero di lavorare e gli restituirono uno sguardo pieno di freddezza. Gelb parve avvizzire, ma poi negli occhi tornò a brillargli un lampo d’odio, due volte più intenso di prima. Imprecando sottovoce, scese di corsa sottocoperta, nelle cabine dell’equipaggio. Domon ordinò a due uomini di seguirlo, perché non combinasse brutti scherzi. Quando tornò a girarsi, i mercanti ripresero i sorrisi e gli inchini come se non fossero stati interrotti.

A una parola di Thom, Mat e Rand radunarono le proprie cose. Non avevano molto, a parte i vestiti che indossavano. Rand aveva ancora il rotolo di coperte e le bisacce, oltre alla spada di Tam. La strinse fra le mani e fu colto da una nostalgia così forte da sentire le lacrime agli occhi. Chissà se avrebbe rivisto Tam. O la sua casa. “Passerò la vita a scappare, scappare, con il terrore dei miei stessi sogni” si disse. Con un sospiro, represse un brivido e si agganciò il cinturone sopra la giubba.

Gelb tornò sul ponte, seguito dai due marinai. Tenne lo sguardo fisso avanti a sé, ma Rand continuò a percepire l’odio che emanava a ondate. A schiena rigida, scuro in viso, Gelb discese la passerella e si aprì la strada fra la piccola folla sul pontile. In breve sparì dietro le carrozze dei mercanti.

Non c’era molta gente, sul pontile: portuali, pescatori occupati a rammendare le reti e qualche cittadino venuto ad assistere all’arrivo della prima barca proveniente dalla Saldaea. Nessuna delle ragazze era Egwene e nessuno somigliava lontanamente a Moiraine, a Lan o agli altri che Rand si augurava di scorgere.

«Forse non sono venuti giù al pontile» disse il ragazzo.

«Forse» replicò Thom, brusco. Si appese sulla schiena gli astucci degli strumenti musicali. «Voi due state attenti a Gelb. Cercherà di procurarci guai. Dobbiamo attraversare Whitebridge senza attirare l’attenzione, in modo che nessuno si ricordi del nostro passaggio.»

Con i mantelli che sbattevano al vento si diressero alla passerella. Mat portava l’arco a tracolla sul petto. Anche dopo tanti giorni a bordo della barca, i marinai lo guardavano ancora: loro usavano archi assai più corti.

Capitan Domon lasciò i mercanti per intercettare Thom all’altezza della passerella.

«Mi lasci già, menestrello?» disse. «Non posso convincerti a proseguire? Scendo il fiume fino a Illian, dove la gente ha il giusto riguardo per i menestrelli. Non c’è posto migliore al mondo, per il tuo mestiere. Ti ci porterò in tempo per la Festa di Sefan. Le gare, capisci. Cento marchi d’oro per chi racconta meglio La grande Cerca del Corno.»

«Un bel premio, capitano» rispose Thom, con un inchino e uno svolazzo di mantello che fece ondeggiare le toppe multicolori «e una bella gara, che giustamente attira menestrelli da tutte le parti. Però purtroppo» aggiunse ironicamente «non posso permettermi il viaggio, alle tue tariffe.»

1 ... 95 96 97 98 99 100 101 102 103 ... 208
Перейти на страницу:
0
Сюжет
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Атмосфера
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Главный герой
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
0
Общее впечатление
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
Итоговая оценка: 0.0 из 10 (голосов: 0 / История оценок)