L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
«Calma, Ila» disse Raen, come se avesse ascoltato un centinaio di volte quella stessa discussione. «È stato accolto al nostro fuoco, moglie mia.»
Ila rimase in silenzio, ma, notò Perrin, non si era scusata. Guardò Elyas e scosse tristemente la testa; poi si pulì le mani e andò a prendere cucchiai e stoviglie di terracotta, da una cassa rossa posta contro il fianco del carrozzone.
Raen si rivolse a Elyas.
«Vecchio amico, quante volte ti devo ripetere che non vogliamo convertire nessuno? Se i paesani sono curiosi del nostro sistema di vita, rispondiamo alle loro domande. Certo, quasi sempre sono i giovani, a domandare, e talvolta uno di loro si unisce a noi nel viaggio, ma sempre per libera scelta.»
«Prova a dirlo a una contadina che ha appena scoperto che suo figlio o sua figlia sono andati via con voi Calderai» replicò Elyas, ironico. «Ecco perché le grandi città non vi permettono nemmeno di accamparvi nelle vicinanze. Nei villaggi siete tollerati perché riparate pentole e marmitte, ma nelle città non hanno bisogno di voi e a nessuno piace che convinciate i giovani ad andare via di casa.»
«Non so cosa permettono le città» replicò Raen, con pazienza che pareva inesauribile. «Ci sono sempre individui violenti, nelle città. E poi, non credo che il canto si trovi in una città.»
«Non intendo offenderti, Cercatore» disse lentamente Perrin. «Ma... be’, io non cerco la violenza. Saranno anni che non mi azzuffo con nessuno, se non nelle gare di lotta, durante le feste. Ma se uno mi colpisce, gli rendo il colpo. Se non lo facessi, lo incoraggerei a colpirmi quando vuole. Alcuni credono di poter approfittare degli altri e se non gli fai capire che si sbagliano, andranno in giro a fare i prepotenti coi più deboli.»
«Alcuni» disse Aram, in tono triste «non riescono mai a vincere i loro peggiori istinti.» La sua occhiata indicò chiaramente che non si riferiva ai prepotenti di cui parlava Perrin.
«Sono sicuro che sei sempre lì che scappi» ribatté Perrin; e il viso del giovane Calderaio si tese in una smorfia che aveva ben poco a che fare con la Via della Foglia.
«Mi sembra interessante» intervenne Egwene, con un’occhiataccia a Perrin «conoscere qualcuno che non sia convinto di risolvere con i muscoli qualsiasi problema.»
Aram riacquistò di colpo il buonumore; si alzò e con un sorriso le offrì la mano. «Lascia che ti mostri l’accampamento. Si balla anche.»
«Ne sarei felice» disse Egwene, rendendogli il sorriso.
Ila tolse dal forno alcune pagnotte e si alzò. «Ma, Aram... la cena è pronta.»
«Cenerò con mia madre» rispose Aram, girando solo la testa e conducendo per mano Egwene. «Tutt’e due.» Scoccò a Perrin un sorriso di trionfo. Egwene rideva, mentre si allontanavano.
Perrin scattò in piedi, ma si trattenne. Egwene non correva alcun pericolo, se l’accampamento seguiva davvero la Via della Foglia. Guardò Raen e Ila, che fissavano con aria depressa il nipote. «Scusatemi» disse. «Sono un ospite e non dovevo...»
«Non fare lo sciocco» lo consolò Ila. «La colpa è sua non tua. Siediti e fai onore alla cena.»
«Aram è un ragazzo inquieto» aggiunse tristemente Raen. «Un bravo figliolo, ma a volte credo che trovi difficile la Via della Foglia. A qualcuno accade, purtroppo. Prego, il mio fuoco è tuo.»
Perrin si sedette, impacciato. «Cosa accade a chi non riesce a seguire la Via?» domandò. «Se è un Calderaio, voglio dire.»
Raen e Ila si scambiarono un’occhiata. Raen disse: «Ci lascia. Il Perduto va a vivere nei villaggi.»
Ila guardò nella direzione presa dal nipote. «I Perduti non possono essere felici.» Sospirò, ma quando distribuì scodelle e cucchiai era di nuovo serena.
Perrin abbassò gli occhi e rimpianse d’avere fatto la domanda. Rimasero tutti in silenzio, mentre Ila distribuiva minestra di verdure e spesse fette di pane croccante, e in silenzio consumarono la cena.
Al termine, Raen caricò la pipa e offrì a Elyas la borsa del tabacco. Fumarono in silenzio e Ila si mise a lavorare a maglia. Il sole al tramonto era un bagliore rosso sopra le cime degli alberi. L’accampamento era pronto per la notte, ma il trambusto non diminuì: i musicanti erano cambiati e c’era più gente che ballava alla luce dei fuochi. Da qualche parte si alzò un coro di voci maschili. Perrin si lasciò scivolare a terra, schiena contro il ceppo, e quasi subito si sentì prendere dalla sonnolenza.
Dopo un poco Raen disse a Elyas: «Hai incontrato altri gruppi di Tuatha’an, da quando ci hai fatto visita la primavera scorsa?»
Perrin aprì gli occhi e tornò a socchiuderli.
«No» rispose Elyas, senza togliersi di bocca la pipa. «Non mi piace avere intorno tanta gente tutta insieme.»
Raen ridacchiò. «Soprattutto se segue un sistema di vita all’opposto del tuo, eh? No, vecchio amico, non preoccuparti. Già da anni ho rinunciato a sperare che tu cambi idea. Ma, dopo il nostro ultimo incontro, ho udito una storia che potrebbe interessarti, se non la sai già. L’ho sentita ripetere ogni volta che ho incontrato altri Girovaghi.»
«Ti ascolto.»
«Ha inizio nella primavera di due anni fa. Una tribù di Girovaghi attraversava il Deserto seguendo la strada settentrionale...»
Perrin aprì subito gli occhi. «Il Deserto? Il Deserto dell’Aiel?»
«Alcuni possono entrarvi senza essere infastiditi» disse Elyas. «Menestrelli. Venditori ambulanti, se onesti. I Tuatha’an vi entrano quando vogliono. Anche mercanti di Cairhien solevano farlo, prima dell’Albero e della Guerra Aiel.»
«Gli Aiel ci evitano» disse Raen, in tono triste «anche se molti di noi hanno cercato di parlare con loro. Ci osservano da lontano, ma non si avvicinano né si lasciano avvicinare. A volte penso che forse conoscono il canto, per quanto sia improbabile. Non è curioso? Da quando un Aiel diventa uomo, canta solo canti di battaglia o lamenti funebri per i caduti. Li ho uditi cantare in onore dei propri morti e dei nemici uccisi. Un canto da far piangere le pietre.»
Perrin riconsiderò quella gente. Si era fatto l’idea che i Calderai fossero paurosi, con tutte quelle chiacchiere di scappare, ma nessun pauroso avrebbe mai pensato di attraversare il Deserto dell’Aiel. Da quanto aveva udito, solo i pazzi potevano provarci.
«Se è la storia di un canto...» cominciò Elyas, ma Raen scosse la testa.
«No, vecchio amico mio, non riguarda un canto. Però non saprei con esattezza che cosa riguardi.» Si rivolse a Perrin. «I giovani Aiel spesso viaggiano nella Macchia. Alcuni vanno da soli, pensando per qualche ragione d’essere stati chiamati a uccidere il Tenebroso. La maggior parte va in piccoli gruppi. A caccia di Trolloc.» Raen scosse la testa, con aria triste. «Due anni fa, una tribù di Girovaghi attraversava il Deserto, cento miglia a meridione della Macchia, e incontrò uno di questi gruppi.»
«Formato di giovani donne» intervenne Ila, rattristata quanto il marito. «Poco più che bambine.»
Perrin mandò un’esclamazione di sorpresa e Elyas sogghignò ironicamente.
«Le donne Aiel non devono accudire alla casa e alla cucina, se non vogliono, ragazzo. Possono unirsi a una società di guerriere, Far Dareis Mai, le Fanciulle della Lancia, e combattono a fianco degli uomini.»
Perrin scosse la testa. Nel vedere la sua espressione, Elyas rise.
Raen riprese a raccontare, con tono tra il perplesso e il disgustato. «Quelle ragazze erano tutte morte, tranne una, anche lei moribonda. Strisciò fino ai carrozzoni. Sapeva che erano dei Tuatha’an. Il suo ribrezzo superava il dolore, ma lei aveva un messaggio che considerava tanto importante da doverlo trasmettere a qualcuno, perfino a noi, prima di morire. Alcuni andarono a guardare se potevano aiutare le altre ragazze... bastava seguire la scia di sangue lasciata dalla moribonda... ma trovarono solo cadaveri e un numero triplo di Trolloc uccisi.»
Elyas si drizzò a sedere, lasciando quasi cadere la pipa. «Cento miglia nel Deserto? Impossibile. Djevik K’Shar, così i Trolloc chiamano il Deserto. La Terra Morente. Non entrerebbero di cento miglia nel Deserto nemmeno se tutti i Myrddraal della Macchia li spingessero.»