L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
All’improvviso la musica cessò e Perrin si accorse che i Calderai fissavano lui e i suoi due compagni. Anche i bambini e i cani si erano fermati e li fissavano, sospettosi, sul punto di darsela a gambe.
Per un momento il silenzio fu completo; poi un uomo brizzolato, basso e nerboruto, venne avanti d’un passo e con grande serietà rivolse a Elyas un inchino. Indossava una giubba rossa dal collo alto e ampie brache verde vivo, infilate negli stivali al ginocchio. «Siete i benvenuti al nostro campo. Conoscete il canto?»
Elyas restituì l’inchino, tenendo le mani sul petto. «Il tuo benvenuto mi scalda il cuore, Mahdi, come i tuoi fuochi scaldano il corpo, ma non conosco il canto.»
«Allora cercheremo ancora» disse l’uomo brizzolato. «Come fu, così sarà, se solo ricordiamo, cerchiamo e troviamo.» Con un sorriso indicò i fuochi e assunse un tono leggero e allegro. «La cena è quasi pronta. Unitevi a noi, prego.»
Come se fosse stato un segnale, la musica riprese e i bambini tornarono a ridere e a correre dietro i cani. Nell’accampamento ciascuno tornò al proprio lavoro, come se i nuovi venuti fossero amici di vecchia data.
Ma l’uomo brizzolato esitò e fissò Elyas. «Gli altri tuoi... amici? Resteranno lontano? Spaventano i nostri poveri cani.»
«Staranno lontano, Raen.» Elyas scosse la testa, con una lieve aria di disprezzo. «Ormai dovresti saperlo.»
L’altro allargò le mani come a dire che niente era mai sicuro. Si girò per guidarli nell’accampamento. Egwene smontò e si accostò a Elyas. «Voi due siete amici?» domandò. Un Calderaio sorridente venne a prendere Bela; dopo uno sbuffo ironico di Elyas, Egwene gli porse con riluttanza le redini.
«Ci conosciamo» fu la secca risposta.
«Si chiama Mahdi?» domandò Perrin.
Elyas borbottò qualcosa sottovoce. «Si chiama Raen. Mahdi è il titolo. Significa Cercatore. È il capo di questa tribù. Puoi chiamarlo Cercatore, se Mahdi ti sembra insolito. Non ci baderà.»
«Cos’è questa storia del canto?» domandò Egwene.
«Il motivo per cui viaggiano, almeno così dicono loro. Cercano un canto. È il compito del Mahdi. Dicono d’averlo perduto durante la Frattura del Mondo; se lo ritrovano, tornerà il paradiso dell’Epoca Leggendaria.» Diede un’occhiata all’accampamento e sbuffò. «Non sanno nemmeno quale canto sia. Dicono che lo riconosceranno, quando lo troveranno. Né sanno come farà a riportare il paradiso, ma cercano ormai da quasi tremila anni, dalla Frattura. E continueranno a cercare finché la Ruota non si fermerà.»
Raggiunsero il fuoco di Raen, nel centro dell’accampamento. Il carrozzone del Cercatore era giallo con bordi rossi; i raggi delle grosse ruote bordate di rosso erano alternativamente gialli e rossi. Una donna florida, brizzolata come Raen ma con le guance ancora lisce, uscì dal carrozzone e si soffermò sui gradini posteriori, sistemandosi lo scialle frangiato d’azzurro. Indossava abiti a colori viva ci, camicetta gialla e sottana rossa. L’accostamento indusse Perrin a battere le palpebre; Egwene emise un suono soffocato.
Nel vedere i tre in compagnia di Raen, la donna scese la scaletta, con un sorriso di benvenuto. Era Ila, moglie di Raen, di tutta la testa più alta del marito; e presto indusse Perrin a dimenticare i colori del suo abito. Aveva un fare materno che ricordava comare al’Vere e col primo sorriso l’aveva fatto sentire davvero il benvenuto.
Salutò Elyas come se fosse una vecchia conoscenza, ma con un distacco che parve addolorare Raen. Elyas rispose con un sorriso asciutto e un cenno. Perrin e Egwene si presentarono e Ila strinse loro la mano, con più calore di quanto aveva mostrato nei confronti di Elyas; arrivò perfino ad abbracciare Egwene.
«Sei bellissima, bambina mia» disse, accarezzandole il mento. «E gelata fino alle ossa. Siedi vicino al fuoco. Anche voi. La cena è quasi pronta.»
Alcuni tronchi posti accanto al fuoco fungevano da panche. Elyas rifiutò anche questa piccola concessione alla civiltà e si sdraiò per terra. Due treppiedi di ferro sorreggevano due piccole pentole e accanto alle braci c’era un piccolo forno. Ila se ne occupò.
Mentre Perrin e gli altri si accomodavano, giunse un giovanotto magro col vestito a strisce verdi. Abbracciò Raen e baciò Ila, poi esaminò freddamente Elyas e i due di Emond’s Field. Aveva all’incirca l’età di Perrin e si muoveva quasi a passo di danza.
«Bene, Aram» sorrise Ila, con tono amorevole «una volta tanto hai deciso di cenare con i vecchi nonni, eh?» Spostò il sorriso su Egwene e si chinò a rimestare il contenuto d’una pentola. «Chissà come mai.»
Aram si sedette dall’altra parte del fuoco, di fronte a Egwene, tenendo le braccia incrociate sulle ginocchia. «Mi chiamo Aram» disse a voce bassa, con tono sicuro di sé. Pareva avere dimenticato la presenza degli altri. «Aspettavo la prima rosa di primavera ed ecco che la trovo al fuoco di mio nonno.»
Perrin si aspettò che Egwene soffocasse una risatina, ma la ragazza fissava Aram. Anche lui guardò di nuovo il giovane Calderaio. Aram, riconobbe, era proprio un bel ragazzo. Gli ricordava Wil al’Seen, di Deven Ride: quando veniva a Emond’s Field, tutte le ragazze lo mangiavano con gli occhi e mormoravano fra loro, appena lui girava le spalle. Wil corteggiava ogni ragazza e riusciva a convincerla che con le altre era solo cortese.
«Questi vostri cani» disse Perrin ad alta voce, facendo trasalire Egwene «sembrano grossi come orsi. Sono sorpreso che permettiate ai bambini di giocare con loro.»
Aram divenne serio, ma quando guardò Perrin tornò a sorridere, con maggiore sicurezza di prima. «Non ti faranno niente. Fanno cagnara per spaventare le creature pericolose e per avvertirci, ma sono addestrati secondo la Via della Foglia.»
«La Via della Foglia?» disse Egwene. «Che cos’è?»
Aram indicò gli alberi, continuando a guardarla intensamente negli occhi. «La foglia vive il tempo che le spetta e non si oppone al vento che la porta via. La foglia non danneggia e alla fine cade per nutrire nuove foglie. Così dovrebbe essere, per tutti gli uomini. E le donne.» Egwene lo fissò, con un lieve rossore sulle guance.
«Ma cosa significa?» disse Perrin. Aram gli rivolse un’occhiata piena d’irritazione, ma fu Raen a rispondere.
«Significa che nessun uomo dovrebbe danneggiare un altro per nessun motivo.» Rivolse un fuggevole sguardo a Elyas. «Non ci sono scuse, per la violenza. Mai.»
«E se uno ti assale?» continuò Perrin. «Se ti colpisce o cerca di derubarti o di ucciderti?»
Raen sospirò, paziente, come se Perrin non vedesse quello che per lui era chiarissimo. «Se uno mi colpisse, gli chiederei perché l’ha fatto. Se volesse colpirmi ancora, scapperei, e farei lo stesso se volesse derubarmi o uccidermi. Preferirei lasciargli prendere quello che vuole, anche la mia vita, anziché ricorrere alla violenza. E mi augurerei che non riportasse grande danno.»
«Ma hai detto che non gli faresti male» obiettò Perrin.
«Infatti. La violenza fa male a chi la usa quanto a chi la riceve.» Perrin parve dubbioso. «Potresti abbattere un albero, con la tua ascia» continuò Raen. «L’ascia fa violenza all’albero e non ne resta ferita. È così che tu la vedi, no? Il legno è tenero, a confronto del ferro, ma anche l’ascia migliore perde il filo, a furia di tagliare, e la linfa degli alberi la farà arrugginire. La possente ascia usa violenza all’inerme albero, ma ne riporta danno. La stessa cosa vale per le persone, anche se il danno è spirituale.»
«Ma...»
«Basta» brontolò Elyas, interrompendo Perrin. «Raen, è già brutto che cerchi di convertire a simili sciocchezze i bambocci di paese... e la cosa ti mette sempre nei guai dappertutto, giusto? Non li ho portati qui per darti lavoro. Lasciali perdere.»
«Per lasciarli a te?» disse Ila, sminuzzando erbe aromatiche e lasciandole cadere in una pentola. La voce era calma, ma i gesti erano rabbiosi. «Gli insegnerai a modo tuo, uccidere o morire? Li condurrai al destino che cerchi per te stesso, morire in solitudine, con i corvi e i tuoi... amici a litigare sul tuo cadavere?»