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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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Mat intascò rapidamente le monete che Thom gli aveva spinto davanti. Anche Rand raccolse la sua parte. La moneta di Moiraine non era compresa nel mucchietto. Domon gli aveva dato lo stesso peso in pezzi d’argento, ma Rand, per motivi che non sapeva spiegarsi, avrebbe preferito avere la moneta dell’Aes Sedai. Intascò il denaro e rivolse al menestrello una muta domanda.

«Nel caso che ci separassimo» spiegò Thom. «Non è detto, ma se dovesse accadere... bene, ve la caverete da soli. Siete due ragazzi in gamba. Solo, tenetevi lontano dalle Aes Sedai, se vi è cara la pelle.»

«Credevo che restassi con noi» disse Rand.

«E resto, ragazzo. Ma sono assai vicini, adesso, e solo la Luce sa che cosa accadrà. Be’, non importa. È probabile che non accada niente.» Thom esitò, guardando Mat. «Mi auguro che non ti dispiaccia se sto con voi» disse ironicamente.

Mat scrollò le spalle. Guardò prima l’uno, poi l’altro, e ripeté il gesto. «Sono solo nervoso. Non riesco a tranquillizzarmi. Appena ci fermiamo a respirare, eccoli lì a darci la caccia. Mi sento come se a ogni istante qualcuno mi fissasse la nuca. Cosa facciamo?»

Dall’altro lato, scoppiarono nuove risate, interrotte da Gelb che cercava di convincere i due. Prima o poi, si disse Rand, Bartim avrebbe capito chi erano i tre di cui parlava Gelb.

Thom scostò la sedia e si alzò, ma si tenne chino. Chi per caso avesse guardato dalla parte del muro non l’avrebbe visto. Indicò ai ragazzi di seguirlo e mormorò: «Non fate rumore.»

Le finestre ai lati del camino davano su di un vicolo. Thom ne esaminò una attentamente, prima di aprirla quanto bastava a passare. Le risate e le discussioni dall’altra parte soffocarono ogni rumore.

Appena furono nel vicolo, Mat si diresse subito allo sbocco, ma Thom lo trattenne per il braccio. «Non avere tanta fretta» disse. «Ancora non sappiamo cosa fare.» Abbassò di nuovo il pannello della finestra, meglio che poteva dall’esterno, e si girò a esaminare il vicolo.

Rand seguì lo sguardo di Thom. A parte una decina di barili per la raccolta dell’acqua piovana, posti contro la parete della locanda e dell’edificio contiguo, la bottega d’un sarto, nel vicolo non c’era altro; il fondo di terra battuta era asciutto e polveroso.

«Perché vieni con noi?» domandò di nuovo Mat. «Saresti più al sicuro se ci lasciassi. Perché lo fai?»

Thom lo fissò per un momento. «Avevo un nipote, Owyn» disse con aria stanca, togliendosi il mantello. Lo mise insieme alle coperte e sopra vi posò i due astucci con gli strumenti. «Figlio unico di mio fratello, il mio solo parente ancora in vita. Si mise nei guai con le Aes Sedai, ma io ero troppo occupato con... con altre faccende. Non so cosa avrei potuto fare, ma quando alla fine intervenni, era troppo tardi. Owyn morì qualche anno dopo. Si potrebbe dire che le Aes Sedai lo uccisero.» Si raddrizzò, senza guardarli in viso. La voce era sempre calma, ma Rand gli scorse negli occhi le lacrime, mentre girava la testa. «Se riesco a tenervi alla larga da Tar Valon, forse smetterò di pensare a Owyn. Aspettatemi qui.» Andò in fretta all’imboccatura del vicolo, ma rallentò, prima di raggiungerla. Diede una rapida occhiata e uscì con indifferenza nella via. In breve era scomparso.

Mat si mosse per seguirlo, poi ci ripensò. «Questi non li lascerà di certo» disse, sfiorando gli astucci di cuoio. «Ci credi, a quella storia?»

Rand rimase accovacciato accanto ai barili. «Che ti succede, Mat? Sembri diverso. Da giorni non ti vedo ridere.»

«Non mi piace che mi diano la caccia come a un coniglio» sbottò Mat. Sospirò e appoggiò la testa al muro di mattoni della locanda. Anche così, sembrava tesissimo. E diffidente. «Scusa. Scappare sempre, e tutti questi estranei e... e tutto, ecco. Mi rende nervoso. Guardo una persona e non posso fare a meno di chiedermi se riferirà ai Fade dove siamo, o ci imbroglierà, o ci deruberà, o... Luce santa, Rand, non rende nervoso anche te?»

Rand si mise a ridere. «Sono troppo spaventato per essere nervoso.»

«Cosa avranno fatto le Aes Sedai a suo nipote?»

«Non so» rispose Rand, a disagio. C’era un solo tipo di guai in cui un uomo potesse cacciarsi, con le Aes Sedai. «Non è un caso come il nostro, immagino.»

«No. Non come il nostro.»

Per un poco restarono appoggiati al muro, senza dire niente. L’attesa durò forse pochi minuti, ma a loro parve un’ora: attesa che Thom tornasse, che Bartim e Gelb aprissero la finestra e li denunciassero come Amici delle Tenebre. Poi un uomo imboccò il vicolo: un uomo alto, col cappuccio tirato sugli occhi e il mantello nero come la notte, contro la luce della via.

Rand si tirò subito in piedi e strinse l’elsa della spada, con tanta forza da sentire male alle nocche. Aveva la gola secca e per quanto deglutisse non provò sollievo. Mat si acquattò, pronto a balzare; teneva la mano sotto il mantello.

L’uomo si avvicinò e Rand si tese. A un tratto lo sconosciuto si fermò e tirò indietro il cappuccio. Rand si sentì mancare le ginocchia. Ma era Thom.

«Bene, se non m’avete riconosciuto voi» sogghignò il menestrello «il travestimento basterà a varcare le porte.»

Passò davanti a loro e cominciò a trasferire nel nuovo mantello il contenuto delle tasche dell’altro, con tale sveltezza che Rand non riuscì a distinguere niente. Il mantello nuovo era marrone scuro, vide ora Rand. Marrone, non nero. Mat teneva ancora la mano sotto la giubba e fissava la schiena di Thom, come se pensasse di usare il pugnale.

Thom li guardò e tornò a fissarli più attentamente. «Non è il momento d’essere capricciosi» disse. Ripiegò a rovescio il vecchio mantello e lo avvolse intorno agli astucci degli strumenti, in modo che le toppe multicolori restassero nascoste. «Usciremo di qui uno per volta, distanziati quanto basta a non perderci di vista. Così non si ricorderanno di noi, forse.» Si rivolse a Rand. «Non puoi camminare un po’ gobbo? La tua altezza è evidente come una bandierina.» Si mise in spalla il fagotto e si raddrizzò, calandosi di nuovo il cappuccio. Era solo un viandante come tanti, troppo povero per permettersi un cavallo, per non parlare di un carretto. «Andiamo. Abbiamo già sprecato troppo tempo.»

Rand era più che d’accordo, ma esitò ugualmente, prima di lasciare il vicolo e uscire nella piazza. C’era poca gente, qua e là, ma nessuno li degnò di una seconda occhiata... anzi, la maggior parte non li guardò nemmeno; però Rand sentì un peso sulle spalle, in attesa del grido: «Amici delle Tenebre!», che avrebbe cambiato gente normale in una marmaglia assetata di sangue. Esaminò il tratto aperto e i passanti che si occupavano dei propri affari d’ogni giorno; quando tornò a guardare la piazza, c’era un Myrddraal a mezza strada.

Non aveva idea da dove fosse spuntato, ma avanzava verso di loro, con lentezza carica di minaccia, simile a un animale che avesse avvistato la preda. La gente si scansava dalla sagoma ammantata di nero ed evitava anche di guardarla. La piazza iniziò a svuotarsi.

Alla vista del mantello nero, Rand rimase inchiodato sul posto. Cercò di evocare il vuoto mentale, ma era come afferrare fumo. Lo sguardo del Fade gli penetrò fin nelle ossa e gli gelò il midollo.

«Non guardarlo in faccia» borbottò Thom, con voce rauca, come se forzasse le parole a uscirgli di bocca. «Luce santa, non guardarlo!»

Rand distolse lo sguardo... e quasi gemette: era come staccarsi dal viso una sanguisuga. Ma anche fissando le pietre della piazza, sentiva l’arrivo del Myrddraal, un gatto che giochi col topo e si diverta per i suoi deboli tentativi di fuga, prima di chiudere di scatto le fauci. Il Fade aveva dimezzato la distanza. «Restiamo piantati qui?» mormorò Rand. «Dobbiamo scappare... andare via.» Ma non riusciva a muovere i piedi.

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