Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Per mesi, Abner Marsh fu tormentato da terribili incubi su una nave che navigava lungo il fiume, completamente al buio, ogni lampada o candela spenta, con le ampie incerate nere appese tutt’intono al ponte di comando, in modo che anche la luce vermiglia delle fornaci non potesse sfuggire, una nave nera come la morte, come il peccato, un’ombra che si muoveva attraverso la nebbia e la luce lunare, difficile da vedere, silenziosa e veloce. Nel suoi sogni, muovendosi, la nave non emetteva nessun suono, figure bianche saettavano sui ponti, silenziosamente, e infestavano il salone, e dentro le loro cabine, i passeggeri tremavano di paura, fin quando, una volta, a mezzanotte, le porte si aprirono ed essi iniziarono a urlare. Una o due volte, anche Marsh si svegliò urlando, e perfino quando era sveglio non riusciva a dimenticarla, la nave del suo sogno ammantata dalle ombre e dalle urla, il fumo nero quanto gli occhi di Julian e il vapore color del sangue.
Quando il ghiaccio sul corso superiore del fiume iniziò a rompersi, Abner Marsh si trovò di fronte ad una scelta difficile. Non aveva trovato il Fevre Dream, e le sue ricerche l’avevano condotto sull’orlo della rovina. I libri mastri raccontavano una triste storia; le cassaforti erano quasi vuote. Possedeva una compagnia di battelli a vapore che non ne aveva più alcuno, e gli mancavano persino i fondi per costruirne uno piccolo. Così, con riluttanza, scrisse ai suoi agenti ed investigatori di cessare la caccia.
Con quel po’ di denaro rimasto, ridiscese il fiume, fino al punto in cui era bloccato l’Eli Reynolds, sulla secca che l’aveva fatto arenare. Lo fece dotare di un timone nuovo, la ruota venne riparata alla meglio, e Marsh attese le piene estive. Al loro arrivo, quel braccio del Mississippi divenne di nuovo navigabile, e Yoerger e la sua ciurma riportarono l’Eli Reynolds a St. Louis, dove venne montata una nuova ruota a pale, un nuovo motore che forniva il doppio della spinta, e una seconda caldaia. Inoltre, venne ridipinto di fresco, e misero una tappeto giallo nella cabina di comando. Poi Marsh lo lanciò sulla rotta che faceva capo a New Orleans, per la quale era troppo piccolo, troppo male in arnese e, nello stesso tempo, troppo mal equipaggiato, in modo da poter continuare personalmente la sua caccia.
Abner Marsh sapeva bene, prima ancora di cominciare, che era un’impresa senza speranza. Soltanto tra Cairo e New Orleans, si stendevano mille e cento miglia di fiume. Poi c’era il corso superiore del Mississippi, da Cairo alle cascate di St. Anthony, c’era il Missouri, l’Ohio e lo Yazoo, e il Fiume Rosso e circa cinquanta altri fiumi secondari e affluenti navigabili, molti dei quali possedevano propri affluenti, per non citare i torrenti, i fiumiciattoli, e i canali che erano navigabili per parte dell’anno, se si aveva un buon pilota. Il Fevre Dream poteva essersi nascosto in uno qualunque di essi, e se l’Eli Reynolds gli fosse passato vicino e non l’avesse avvistato, ciò avrebbe significato ricominciare daccapo.
Migliaia di battelli utilizzavano il sistema fluviale del Mississippi, e ogni mese c’erano nuovi arrivati che entravano in affari, il che significava tantissime liste di nomi da scorrere nei giornali. Ma Marsh era enormemente cocciuto. Continuò a cercare e l’Eli Reynolds diventò la sua casa. Il battello non concludeva molti affari. Battelli più grandi, veloci e di lusso erano in competizione sul fiume nel tratto St. Louis-New Orleans, e il Reynolds, vecchio e lento qual era, attirava ben pochi clienti, rispetto ai grandi battelli a ruote laterali.
«Non è solo perché è veloce quanto una lumaca e due volte più brutto,» disse il suo agente di New Orleans a Marsh alla fine del 1858, mentre gli notificava che aveva cessato di rappresentarlo. «Siete anche voi, e che io sia dannato se non vi sto dicendo la verità.»
«Io?» ruggì Marsh. «Cosa diavolo volete dire?»
«La gente sul fiume chiacchiera, sapete. Dicono che siete l’uomo più sfortunato che abbia mai posseduto un battello. Dicono che siete incorso in una specie di maledizione, peggiore della maledizione che pendeva sul Drennan Whyte. Su uno dei vostri battelli si dice che siano scoppiate le caldaie, uccidendo tutti. Quattro si sono schiantati su dei lastroni di ghiaccio. Uno è stato incendiato, dopo che tutti quelli a bordo erano morti di febbre gialla. E l’ultimo, dicono che l’avete fatto naufragare voi stesso, dopo essere impazzito e aver picchiato il pilota con un bastone.»
«Sia dannato quell’uomo,» imprecò Marsh.
«Ora, vi chiedo, chi diavolo vorrà navigare con un uomo così sfortunato? O lavorerà per lui. Non io, ve lo dico per certo. Non io.»
L’uomo che aveva assoldato per rimpiazzare Jonathan Jeffers, lo aveva pregato più di una volta di togliere l’Eli Reynolds dalla tratta di New Orleans, e di farlo navigare sul corso superiore del Mississippi o sull’Illinois, che gli erano più congeniali, o addirittura sul Missouri, che era impetuoso e pericoloso, ma che avrebbe portato enormi profitti, se il battello non fosse andato in frantumi. Abner Marsh rifiutò, e licenziò l’uomo quando quest’ultimo persisté nella sua proposta. Marsh pensava che non ci sarebbe più stata alcuna possibilità di trovare il Fevre Dream, sui fiumi settentrionali. Inoltre, durante gli ultimi due mesi, aveva iniziato a fare certe soste segrete, di notte, in certi scali della Louisiana e su isole deserte del Mississippi e dell’Arkansas, prendendo a bordo degli schiavi fuggiaschi e portandoli a nord, negli stati liberi. Toby l’aveva messo in contatto con un gruppo chiamato «la ferrovia sotterranea», che si occupava dell’organizzazione. Abner Marsh non sapeva che farsene delle dannatissime ferrovie e insisteva col chiamarlo «il fiume sotterraneo», ma dare quell’aiuto lo faceva sentir bene, come se, in un certo qual modo, stesse facendo del male a Damon Julian. A volte, si attardava con i fuggitivi sul ponte di comando, e chiedeva loro del popolo della notte e del Fevre Dream, pensando che, forse, i negri sapessero più cose dei bianchi, ma nessuno di loro gli disse mai qualcosa di utile. Per quasi tre anni, Abner Marsh continuò la sua caccia. Furono anni duri.
Nel 1860, Marsh era ormai pesantemente indebitato per le perdite subite durante l’attività del Reynolds. Fu costretto a chiudere gli uffici che ancora possedeva a St. Louis, New Orleans, e in altre città fluviali. Gli incubi non lo tormentavano più come una volta, ma, col passar degli anni, si isolò sempre più. A volte, gli sembrava che il tempo che aveva trascorso con Joshua York sul Fevre Dream fosse l’ultimo periodo di vita reale che aveva conosciuto, poiché mesi ed anni, da allora, stavano scorrendo come in sogno. Altre volte, aveva la sensazione opposta, sentiva che la realtà era quella: l’inchiostro rosso sui libri mastri, il ponte dell’Eli Reynolds sotto di lui, l’odore del suo vapore, le macchie sul nuovo tappeto giallo. I ricordi di Joshua, lo splendore del grande battello che avevano costruito insieme, il freddo terrore che gli aveva istillato Julian, quelle cose erano il sogno, pensava Marsh, e non c’era da stupirsi se erano svanite, né che la gente, lungo il fiume, lo considerasse un pazzo.
Gli eventi del’estate 1857 diventarono sempre più un sogno, man mano che quelli che avevano, condiviso le esperienze di Marsh iniziavano ad uscire dalla sua vita. Il vecchio Toby Lanyard se n’era andato ad est, un mese dopo il loro ritorno a St. Louis. Essere stato ridotto in schiavitù ancora una volta gli era stato sufficiente, ora voleva stare lontano il più possibile dagli stati schiavisti. Marsh ricevette una breve lettera di Toby agli inizi del 1858, in cui gli diceva che aveva trovato un lavoro come cuoco in un albergo di Boston. Dopodiché, Marsh non ebbe più sue notizie. Dan Albright aveva trovato un imbarco su un nuovo battello di New Orleans.