Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Tornate indietro, allora! Prendete la vostra dannata pozione! Ma non muovete quel dannato battello, non fino al mio arrivo.»
«Con degli uomini armati. Con dei pali acuminati e con l’odio nei vostri cuori. Per uccidere. Non lo permetterò.»
«Da che parte state?»
«Dalla parte della mia gente.»
«Dalla parte di Julian,» sputò Marsh.
«No,» disse Joshua York. Sospirò. «Ascoltate, Abner, e cercate di capire. Julian è il Signore del Sangue. Egli li controlla, tutti. Alcuni di loro sono come lui, corrotti, malvagi. Katherine, Raymond ed altri, lo seguono di propria spontanea volontà. Ma non tutti. Avete visto Valerie, l’avete sentita nella scialuppa oggi. Non sono solo. Le nostre razze non sono poi così diverse. Tutti abbiamo dentro di noi il bene e il male, tutti noi sogniamo. Eppure, se voi attaccherete il battello, se voi muoverete contro Julian, essi lo difenderanno, non importa quali possano essere le loro speranze personali. Secoli di inimicizia e paura li guideranno. Un fiume di sangue scorre tra il giorno e la notte, e non lo si può attraversare facilmente. Quelli tra loro che esiteranno, se ce ne sarà qualcuno, verranno costretti.
«Se voi e il vostro popolo, Abner, verrete al battello, ci sarà la morte. E non soltanto quella di Julian. Gli altri lo proteggeranno, e moriranno, e anche il vostro popolo morirà.»
«A volte, bisogna correre un rischio del genere,» replicò Marsh. «E quelli che aiutano Julian meritano di morire.»
«Lo meritano davvero?,» Joshua sembrava triste. «Forse. Forse noi tutti moriremo. Siamo fuori posto, in questo mondo che la vostra razza ha costruito. La vostra razza ha eliminato tutta la nostra razza, tranne uno sparuto gruppetto di noi. Forse, è il momento di eliminare anche gli ultimi sopravvissuti.» Sorrise amaramente. «Se è questo che intendete dire, Abner, allora ricordate chi sono io. Voi siete mio amico, ma essi sono sangue del mio sangue. Gli appartengo. Pensavo di essere il loro re.»
Il suo tono era così amaro e disperato che Abner Marsh sentì la propria ira dileguarsi, per lasciar posto alla pietà. «Ci avete provato,» disse.
«Ho fallito. Ho fallito con Valerie, e con Simon, ho fallito con quelli che credevano in me. Ho fallito con voi e il signor Jeffers, e anche con quel bambino. Penso di aver fallito perfino con Julian, in un certo senso.»
«Non è stata colpa vostra,» insisté Marsh.
Joshua York scrollò le spalle, ma c’era un sguardo freddo e cupo nei suoi occhi grigi. «Il passato è passato. Il mio presente è stasera, domani sera e quella dopo. Devo tornare. Hanno bisogno di me, anche se essi non riescono a rendersene conto. Devo tornare indietro e fare quello che posso, per quanto poco possa essere.»
Abner Marsh emise un suono sprezzante. «E voi dite a me di lasciar perdere? Pensate che io sia come quel dannato pazzo che non si è arreso davanti a voi? Per l’inferno, Joshua, e che ne sarà di voi? Quante volte Julian ha bevuto il vostro sangue, ora? Mi sembra che siate tanto stupido e sciocco quanto dite che lo sia io.»
Joshua sorrise. «Forse,» ammise.
«Dannazione,» imprecò Marsh. «Va bene. State tornando da Julian come un perfetto idiota. Cosa diavolo volete che io faccia?»
«Fareste meglio a lasciare questo posto il più presto possibile,» disse Joshua,» prima che i nostri ospiti si insospettiscano più di quanto lo abbiano già fatto.»
«Questo l’avevo immaginato anch’io».
«È finita, Abner. Non venite a cercarci di nuovo.»
Abner Marsh aggrottò la fronte. «All’inferno.»
Joshua sorrise. «Che dannato sciocco che siete. Bene, cercateci, se proprio dovete. Non ci troverete.»
«Vedremo.»
«Forse c’è ancora speranza per noi. Ritornerò e sottometterò Julian e costruirò un ponte tra la notte e il giorno, e insieme, voi ed io, batteremo l’Eclipse.»
Abner Marsh sbuffò ironicamente, ma nel suo intimo desiderava credere alle parole di Joshua. «Abbiate cura del mio dannato battello,» sbottò. «Non ne è mai esistito uno più veloce, e sarà meglio che sia in buone condizioni quando lo riavrò indietro.»
Quando Joshua sorrise, fece crepitare e staccare la pelle secca e morta intorno alla sua bocca. Portò una mano al viso e tirò. La pelle venne via tutt’intera, come se Joshua avesse indossato una maschera, un’orribile maschera piena di piaghe e di vesciche. Sotto, la pelle era bianco latte, liscia e intatta, pronta a rivivere, pronta affinché il mondo le scrivesse sopra. York sbriciolò il volto di un tempo tra le mani; frammenti di antica sofferenza e scaglie di pelle filtrarono dalle sue dita e caddero sul pavimento. Si pulì la mano sulla giacca e la tese ad Abner Marsh. Se le strinsero. «Noi tutti dobbiamo fare delle scelte,» disse Marsh. «Me l’avete detto voi, Joshua, e avevate ragione. Le scelte non sono sempre facili. Un giorno dovrete scegliere, credo. Tra il Popolo della Notte e… beh, chiamatelo il Bene. Per fare la cosa giusta. Sapete cosa voglio dire. Fate la scelta giusta, Joshua.»
«E voi, Abner. Fate le vostre scelte con saggezza.» Joshua York si voltò, con il mantello che svolazzava dietro di lui, ed uscì. Saltò oltre la balaustra con grazia e cadde per i sei metri che lo separavano dal suolo, come se per lui fosse una cosa normalissima, atterrando sui piedi. Poi svanì, muovendosi con tale rapidità che a Marsh parve che fosse stato risucchiato dalla notte. Forse si è trasformato in un dannato pipistrello,. pensò Marsh. In lontananza, su quel distante bagliore che era il fiume, un battello fischiò, un segnale debole, melanconico, perduto, solitario. Era una notte triste sul fiume. Abner Marsh rabbrividì e si chiese se ci sarebbe stata una gelata. Chiuse il balcone e ritornò a letto.
CAPITOLO TRENTESIMO
Entrambi tennero fede alla loro parola: Abner Marsh cercò il battello, ma non lo trovò.
Lasciarono la piantagione dei Gray non appena Karl Framm fu abbastanza in forze per viaggiare, alcuni giorni dopo che Joshua York era svanito. Marsh fu contento di andarsene. Gray e la sua famiglia erano diventati troppo curiosi sul perché i giornali non riportavano nulla riguardo l’esplosione di un battello, sul perché nessuno dei vicini ne avesse sentito parlare, e sul perché Joshua se ne fosse andato. E Marsh stava iniziando ad essere confuso dalle sue stesse bugie. Quando Toby, Karl Framm e lui riuscirono a risalire il fiume, il Fevre Dream se n’era andato, come Marsh sapeva avrebbe fatto. Il capitano ritornò a St. Louis.
Durante tutto il lungo e malinconico inverno, Marsh continuò le sue ricerche. Scrisse molte lettere, gironzolò nei bar del lungofiume e nelle sale da biliardo, assoldò degli investigatori, lesse una quantità enorme di giornali, trovò Yoerger e Grove e il resto dell’equipaggio dell’Eli Reynolds e li spedì su e giù per il fiume, come passeggeri, in cerca del suo battello. Tutto questo non portò a nulla. Nessuno aveva visto il Fevre Dream. E nessuno aveva neppure visto l’Ozymandias. Abner Marsh immaginò che avesse cambiato di nuovo nome. Lesse tutti i dannati poemi che Byron e Shelley avevano scritto, ma questa volta non servì. Li studiò con tale intensità che iniziò a ricordarli a memoria, passò ad altri poeti, ma la sola cosa che scoprì in quel modo fu un povero battello, con ruota a poppa, che faceva servizio sul Missouri, chiamato Hiawatha. Marsh ricevette anche il rapporto dei suoi investigatori, ma non seppe nulla di più di quanto già non sapesse. Il battello Ozymandias aveva lasciato Natchez quella notte d’ottobre con circa quattrocento tonnellate di carico, quaranta passeggeri, e forse il doppio di marinai. Il carico non era mai stato consegnato. Né il battello, né i passeggeri erano stati rivisti, eccetto in pochi scali dopo Natchez. Abner Marsh rilesse quella lettera una dozzina di volte, accigliato. I numeri erano troppo bassi, il che significava che Billy la Serpe stava facendo un lavoro dannatamente scarso — a meno che non l’avesse fatto apposta, in modo da rendere le cose più facili per Julian e il popolo della notte. Centoventi persone scomparse, svanite. La cosa fece sudar freddo Marsh. Fissò la lettera e ricordò cosa gli aveva detto Damon Julian: Nessuno sul fiume dimenticherà il vostro Fevre Dream.