Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
«Aspettate,» disse Marsh. Era ancora buio fuori e la casa era silenziosa. Joshua sorrideva, mentre Abner scendeva dal letto e si dirigeva verso di lui. Il suo viso era segnato da rughe e screpolature, da brandelli di pelle secca. Marsh aprì la finestra che dava sul balcone e Joshua entrò nella stanza, indossando il suo malandato abito di un colore bianco smorto, adesso macchiato e sgualcito. Soltanto quando Joshua fu entrato, Abner Marsh si ricordò della bottiglia vuota che aveva gettato nel fiume. Improvvisamente indietreggiò. «Joshua, non avrete… non avrete mica Sete, vero?»
«No,» lo rassicurò Joshua York. Il suo mantello grigio si mosse e ondeggiò al vento che soffiava attraverso le finestre spalancate del balcone. «Non volevo rompere la serratura o il vetro. Non abbiate paura, Abner.»
«State meglio,» disse Marsh, guardandolo. Le labbra di York erano ancora screpolate, gli occhi erano infossati in profonde cavità nero-purpuree, ma era molto migliorato. A mezzoggiorno aveva avuto un aspetto cadaverico.
«Sì,» ammise Joshua. «Abner, sono venuto per dirvi addio.»
«Cosa?» esclamò Marsh, sbalordito. «Voi non potete andarvene.»
«Devo, Abner. I proprietari di questa piantagione mi hanno visto. Ho il vago ricordo di essere stato visitato da un dottore. Domani sarò già guarito. Che cosa penseranno allora?»
«Cosa penseranno quando vi porteranno la colazione e non sarete là?» disse Marsh.
«Non c’è dubbio che saranno sorpresi, ma, nondimeno, sarà più facile inventare una qualche spiegazione. Anche voi potrete sembrare sorpreso quanto loro, Abner. Dite loro che mi devo essere allontanato in preda alla febbre. Non mi troveranno mai.»
«Valerie è morta,» disse Marsh.
«Sì,» disse Joshua. «C’è un carro là fuori con una bara dentro. Ho immaginato che fosse per lei.» Sospirò e scosse la testa. «L’ho tradita. Ho tradito tutto il mio popolo. Non avremmo mai dovuto portarla con noi.»
«È stata una sua scelta» disse Marsh. «Almeno, si è liberata di lui.»
«Libertà,» commentò amaramente Joshua York. «È questa la libertà che ho portato alla mia gente? Un misero dono. Per un certo periodo, prima che Damon Julian entrasse nella mia vita, ho osato sognare che Valerie ed io potessimo diventare amanti un giorno. Non nel modo in cui lo si diventa tra il mio popolo, infiammati dal sangue, ma con una passione nata dalla tenerezza, dall’affetto e dal desiderio reciproco. Ne avevamo discusso.» La sua bocca si torse, come se York stesse rimproverando se stesso. «Valerie credeva in me e io l’ho uccisa.»
«Per l’inferno,» esclamò Marsh. «Ma alla fine, vi ha detto che vi amava. Non è stata costretta a seguirci. Voleva farlo. Avete detto che noi tutti siamo chiamati a scegliere. Credo che Valerie abbia scelto bene. Era una donna terribilmente bella.»
Joshua York rabbrividì. «Ella in bellezza incede, come la notte,» recitò dolcemente, fissando il suo pugno chiuso. «Qualche volta, mi sono chiesto se esiste un’ora di pace per la nostra razza, Abner. Le notti sono piene di sangue e terrore, ma i giorni sono senza pietà.»
«Dove volete andare?» chiese Marsh.
Joshua lo guardò severo. «Indietro.»
Marsh aggrottò le ciglia. «Non potete farlo.»
«Non ho altra scelta.»
«Siete appena fuggito da lì. Dopo tutto quel che abbiamo sopportato per riacquistare la libertà, non potete ritornare là, così su due piedi. Aspettate. Nascondetevi nella foresta o in qualche altro posto, in una città. Io, intanto, me ne andrò da qui e vi raggiungerò, e insieme studieremo qualche piano per riprendere quel battello.»
«Di nuovo?» Joshua scosse la testa. «C’è una cosa che non vi ho mai detto, Abner. È accaduto tanto tempo fa, durante i primi mesi in Inghilterra, quando la Sete mi assaliva ancora regolarmente, spingendomi alla ricerca di sangue. Una notte cercai di lottare contro di lei, ma persi, e mi gettai alla caccia per le strade, avvolte nell’oscurità della mezzanotte. Mi imbattei in una coppia, un uomo e una donna che si affrettavano da qualche parte. Era mia abitudine rifuggire da tali prede, preferendo soltanto quelle che passeggiavano da sole, per la mia incolumità. Ma la Sete mi aveva assalito con violenza, e perfino a quella distanza potei vedere che la donna era molto bella. Mi attirava come una fiamma attira la falena, e così avanzai. Li attaccai dall’oscurità, misi le mani intorno al collo dell’uomo, e gli strappai mezza gola, o almeno così credetti. Poi lo scaraventai da una parte, e quello cadde. Era un uomo grosso. Presi la donna tra le braccia e le morsi il collo, seppur con gentilezza. I miei occhi la immobilizzarono, la incantarono. Aveva appena gustato il primo, caldo, dolce sorso di sangue quando mi sentii afferrare da dietro e strappare dal suo abbraccio. Era l’uomo, il suo compagno. Non lo avevo ucciso, dopo tutto. Il suo collo era ispessito da muscoli e grasso, e nonostante lo avessi ferito e fatto sanguinare, era ancora in piedi. Non disse una sola parola. Chiuse soltanto la mano a pugno, come un esperto boxeur, e mi colpì in pieno viso. Era molto forte. Il colpo mi stordì, e mi aprì uno squarcio sopra l’occhio. Ero già imbambolato. Quando si viene allontanati dalla propria vittima in quel modo, si prova una sensazione di malessere, di confusione, di disorientamento. L’uomo mi colpì di nuovo, e io replicai con un manrovescio. Piombò al suolo pesantemente, con dei grossi tagli sulla guancia, e un occhio mezzo strappato dal cranio. Mi voltai verso la donna, premetti la bocca sulla ferita aperta. E poi egli mi fu di nuovo addosso. Mi liberai dalle sue braccia che si erano aggrappate a me, e con un calcio gli spezzai una gamba. Cadde a terra. Questa volta lo guardai. Con sofferenza, si rialzò, sollevò i pugni, e avanzò verso di me. Per due volte ancora, lo misi giù, e per due volte ancora si rialzò. Infine gli spezzai il collo e morì. Poi uccisi la sua donna.
«In seguito, non riuscii a togliermelo dalla testa. Doveva aver compreso che non ero completamente umano. Doveva aver capito che, forte com’era, tuttavia non poteva confrontarsi con la mia forza, la mia velocità, la mia Sete. Ero stato distratto dalla mia stessa febbre, dalla bellezza della sua compagna, e non lo avevo ucciso la prima volta. Poteva mettersi in salvo. Poteva mettersi a correre. Poteva chiamare aiuto. Poteva prendere tempo e cercare un’arma. Ma non lo fece. Aveva visto la sua donna tra le mie braccia, mi aveva visto succhiarle il sangue, e tutto quello che poté pensare, fu di alzarsi e di gettarsi addosso a me con quei suoi grossi, ridicoli pugni. Quando ebbi tempo di riflettere, non potei fare a meno di ammirare quella forza, quel folle coraggio, l’amore che deve aver nutrito per quella donna.
«Ma, Abner, nonostante tutto, era uno stupido. Non riuscì a salvare né la sua donna, né se stesso.
«Voi mi ricordate quell’uomo, Abner. Julian vi ha sottratto il vostro Fevre Dream, e tutto quello a cui riuscite a pensare è di riprendervelo, così vi alzate, serrate i vostri pugni e andate avanti, e Julian vi getta di nuovo a terra. Un giorno non vi rialzerete, Abner, se continuerete con questi attacchi. Abner, rinunciate!»
«Che diavolo state dicendo?» chiese Marsh con voce adirata. «Sono Julian e i suoi vampiri ad essere nei guai ora. Quel dannato battello non andrà da nessuna parte, senza un pilota.»
«Io posso pilotarlo.»
«Voi lo fareste?»
«Sì.»
Marsh si sentì sommergere da un’ondata di rabbia, causata da quel tradimento. «Perché?» domandò. «Joshua, voi non siete come loro!»
«Lo diventerò se non ritornerò,» disse York con voce grave. «Se non avrò il mio elisir, la Sete si impadronirà di me con intensità ancora maggiore, visto che per tanti anni l’ho tenuta a bada. E poi ucciderò, berrò, e sarò come Julian. La prossima volta che entrerò in una camera di notte, non sarà per parlare.»