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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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Framm aveva sentito, ma non aveva importanza. Ormai, quella storia sarebbe circolata, nel bene e nel male. Marsh ne udì una versione alterata dalla bocca di un altro uomo, mentre stava cenando al Planters’ House, e la sentì raccontare altre due volte, durante quell’inverno. Ovviamente, a furia di essere raccontata, la storia era cambiata, perfino nel nome del battello. Sembrava che Ozymandias fosse troppo strano e troppo difficile per la maggior parte di coloro che la narravano. Ma, qualsiasi nome avesse il battello, si trattava sempre della stessa dannata storia. Circa sei mesi dopo, Marsh udì un’altra storia, quella che cambiò la sua vita. Si era appena seduto per cenare in un piccolo albergo di St. Louis, più economico del Planters’ House e del Southern, ma in cui si mangiava bene. Era anche meno frequentato dai marinai, il che a Marsh andava benissimo. I suoi vecchi amici e rivali lo guardavano in modo strano negli ultimi anni, o lo evitavano, poiché lo consideravano sfortunato, oppure volevano soltanto sedersi, a parlare delle sue disgrazie, e Marsh non era troppo paziente nei confronti di eventualità del genere. Preferiva stare da solo. Quel giorno del 1860 se ne stava seduto lì in pace, a bere un bicchiere di vino e ad aspettare che il cameriere gli portasse l’anatra arrosto, le patate dolci, i fagioli e il pane caldo che aveva ordinato, quando venne disturbato.

«È un anno che non vi vedo,» disse l’uomo. Marsh lo riconobbe vagamente. L’uomo era stato un macchinista dell’A. L. Shotwell, alcuni anni prima. Riluttante lo invitò a sedere. «Perdonatemi se approfitto del vostro invito» disse l’ex-macchinista, e immediatamente prese una sedia e iniziò a chiacchierare. Era ufficiale di macchina in seconda su una nave di New Orleans di cui Marsh non aveva mai sentito parlare, ed era a conoscenza di molti pettegolezzi e delle novità che erano avvenute sul fiume. Marsh lo ascoltò cortesemente, chiedendosi quando gli sarebbe stato servito il suo pranzo. Quel giorno, non aveva mangiato nulla.

L’anatra era appena arrivata, e Marsh stava spalmando del burro su una fetta di buon pane ancora caldo, quando l’ufficiale gli chiese, «Dite, avete saputo della burrasca che ha colpito New Orleans?»

Marsh masticò il suo pane, inghiottì, e ne addentò un altro pezzo. «No,» disse, non molto interessato. Isolato come era stato, non aveva sentito parlare di inondazioni e burrasche, o di altre calamità.

L’uomo emise un fischio attraverso una fessura dei suoi denti gialli. «Per l’inferno, è stata una di quelle davvero brutte. Un un bel po’ di navi si sono disancorate e sono state sbattute ben bene. Tra esse vi era l’Eclipse. Ho sentito dire che è stata gravemente danneggiata.»

Marsh ingoiò il pane e abbassò il coltello e la forchetta che aveva sollevato per iniziare a consumare l’anatra. «L’Eclipse?» chiese.

«Sì.»

«Quanto è stata danneggiata?» volle sapere Marsh. «Il Capitano Sturgeon la rimetterà a posto, vero?»

«Perdiana, è troppo malridotta per farlo,» disse l’ufficiale. «Ho sentito dire che useranno quel che ne rimane come nave da scalo, su a Memphis.»

«Una nave da scalo,» ripeté Marsh, pensando a quei vecchi, grigi e stanchi scafi ormeggiati ai moli di St. Louis, New Orleans e di altre grandi città fluviali, navi private dei motori e delle caldaie, gusci vuoti usati soltanto per immagazzinare e trasferire merci. «Non è… è…»

«Io credo che sia proprio quel che si merita,» disse l’uomo.«Per l’inferno, l’avremmo potuta battere con lo Shotwell, solo che…»

Marsh emise un ringhio strozzato. «Andate al diavolo,» ruggì. «Se non foste stato un membro dell’equipaggio dello Shotwell, vi avrei dato un calcio in quel vostro dannato sedere, scaraventandovi in strada, per quel che avete appena detto. Ora, uscite di qui!»

L’ufficiale si alzò in gran fretta. «Siete pazzo, come dicono,» sbottò prima di andarsene.

Abner Marsh restò seduto a tavola per molto tempo, senza toccare cibo, fissando il vuoto, e sul suo volto era stampata un’espressione torva, gelida. Alla fine, un cameriere gli si avvicinò timidamente. «C’è qualcosa che non va nella vostra anatra, Capitano?» Marsh abbassò lo sguardo. L’anatra era diventata un po’ fredda. Il grasso aveva iniziato a coagularsi. «Non ho più fame,» annunciò. Spinse via il piatto, pagò il conto, e se ne andò. Trascorse la settimana seguente controllando i suoi libri mastri, e calcolando il totale dei suoi debiti. Poi chiamò Karl Framm. «È tutto inutile,» gli disse Marsh. «Non gareggerà mai contro l’Eclipse, anche se lo troviamo, il che comunque non avverrà. Sono stanco di cercare. Farò entrare il Reynolds nel commercio del Missouri, Karl. Devo guadagnare del denaro.»

Framm lo fissò con sguardo accusatorio. «Non ho la licenza per il Missouri.»

«Lo so. Vi do il permesso di andarvene. In ogni caso, meritate un battello migliore del Reynolds.» Karl Framm aspirò alla sua pipa e non disse nulla. Marsh non riusciva a guardarlo negli occhi. Sistemò qualche foglio. «Vi pagherò tutti gli stipendi che vi devo.»

Framm assentì e si voltò per andarsene. Arrivato alla porta, si fermò. «Se otterrò un imbarco, terrò gli occhi aperti. Lo troverò, capito?»

«Non lo troverete,» disse bruscamente Marsh. Poi Framm chiuse la porta, scese dal battello e uscì fuori dalla sua vita, e Abner Marsh fu solo come non lo era mai stato. Ora, non era rimasto nessun altro oltre a lui, nessuno che ricordasse il Fevre Dream o l’abito bianco di Joshua o l’inferno che si celava dietro lo sguardo di Damon Julian. Tutto sopravviveva perché Marsh ricordava, e Marsh si era riproposto di dimenticare.

Gli anni passarono. L’Eli Reynolds guadagnò del denaro nel commercio sul Missouri. Per quasi un anno navigò su quel fiume e Marsh lo capitanò, faticò con esso e si occupò del suo carico, dei passeggeri e dei libri mastri. Guadagnò abbastanza, nei primi due viaggi, da riuscire a saldare tre quarti dei suoi cospicui debiti. Avrebbe potuto diventare ricco, se alcuni avvenimenti su scala nazionale non avessero cospirato contro di lui: l’elezione di Lincoln (Marsh votò per lui, nonostante fosse repubblicano), la secessione, il bombardamento di Ft. Sumter. Marsh ripensò alle parole di Joshua, man mano che la carneficina si avvicinava: La Sete rossa possiede questa nazione, e soltanto il sangue potrà placarla. E di sangue ne era occorso molto, rifletté amaramente in seguito Marsh. Raramente parlava di guerra, o delle sue esperienze a riguardo, e aveva poca pazienza con coloro che continuavano a rievocare le battaglie. «C’è stata una guerra,» diceva ad alta voce. «Noi abbiamo vinto. Adesso è finita, e non capisco perché dobbiamo continuarne a parlare all’infinito, come qualcosa di cui dobbiamo andar fieri. L’unico vantaggio che ne abbiamo ricavato è stata la fine della schiavitù. Tutto il resto, per me, è un’assurdità. Uccidere un uomo non è un’azione di cui vantarsi, dannazione.» Marsh e l’Eli Reynolds ritornarono sul corso superiore del Mississippi durante i primi anni di guerra, trasportando truppe da St. Paul, dal Wisconsin e dallo Iowa. Successivamente, Marsh prestò servizio su una nave da guerra dell’Unione, e prese parte a due battaglie sul fiume. Anche Karl Framm combatté sul fiume. Marsh sentì dire che era morto nella battaglia di Vicksburg, ma non lo seppe mai di sicuro.

Quando fu ristabilita la pace, Marsh ritornò a St. Louis, e fece entrare l’Eli Reynolds nel commercio del Mississippi. Fondò una società di breve durata con i proprietari di quattro navi rivali, organizzando una linea di trasporto con scadenze regolari, che competesse realmente con le compagnie più grandi che navigavano sul corso superiore del fiume. Ma erano tutti uomini dalla forte volontà, ostinati, che sapevano quello che volevano, e così dopo sei mesi di litigi e baruffe, la società si sciolse. Ma ormai Abner Marsh aveva scoperto di non essere più attratto dal commercio fluviale. In un certo senso, il fiume era cambiato. Dopo la guerra, sembrava ci fosse meno di un terzo dei battelli che c’erano prima, eppure la competizione era più feroce, poiché le ferrovie stavano portando via sempre più lavoro. Ora, quando si arrivava a St. Louis, si potevano osservare forse una dozzina di battelli ormeggiati lungo il molo, quando un tempo si sarebbero ammassati per più di un miglio.

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