Il battello del delirio [Fevre Dream - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Год: 1994
- Язык: итальянский
- Год: Fanucci Editore
- ISBN: 978-88-347-0400-4
- Переводчик: Ornella Ranieri Davide
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:
Ci furono anche altri cambiamenti, in quegli anni successivi alla guerra. Il carbone iniziò a sostituire la legna un po’ dovunque, tranne che nella zona del Missouri. I legislatori federali emanarono leggi e regolamenti che dovevano essere rispettati — verifiche sulla sicurezza, registri e altre cose del genere — e tentarono anche di proibire le gare. Anche i battellieri cambiarono. Molti di quelli che Marsh conosceva erano morti o erano andati in pensione, e quelli che avevano preso il loro posto erano estranei, con modi di fare strani. I vecchi uomini di fiume, violenti, volgari, spendaccioni, selvaggi che vi davano una pacca sulla spalla, vi offrivano da bere per una notte intera, e vi raccontavano colossali bugie, ormai erano in via di estinzione. Perfino Natchez-sotto-la-collina era divenuta l’ombra di se stessa — così si diceva, almeno — ormai quasi tranquilla come la città in cima alla collina con le sue belle case signorili dai nomi fantasiosi.
Una notte del maggio 1868, più di dieci anni dopo che aveva visto Joshua York e il Fevre Dream per l’ultima volta, Abner Marsh si recò a passeggiare sull’argine. Ripensò al luogo dove Joshua e lui si erano incontrati per la prima volta, e camminò lungo quello stesso molo — un tempo, i battelli si erano accalcati lì, grandi e orgogliosi battelli a ruote laterali e piccoli battelli a ruota poppiera, vecchi e nuovi, e l’Eclipse era stato uno di essi, ormeggiato alla sua nave da scarico. Ora l’Eclipse era divenuto anch’esso una nave da scarico, e c’erano dei ragazzi su quel fiume che si facevano chiamare macchinisti, commissari, e piloti che non avevano mai messo gli occhi su di esso. E il molo era quasi deserto. Marsh si fermò a contare. Cinque battelli. Sei, se si includeva l’Eli Reynolds. Ormai il Reynolds era così vecchio che Marsh aveva quasi paura di farlo uscire sul fiume. Doveva essere il battello più dannatamente vecchio del mondo, pensò Marsh, con il capitano più vecchio, ed entrambi erano davvero stanchi. Il Great Republic stava caricando. Era un enorme battello a ruota laterale varato dai cantieri di Pittsburgh l’anno precedente. Si diceva che fosse lungo 335 piedi, il che lo rendeva il battello più grande sul fiume, ora che l’Eclipse e il Fevre Dream erano entrambi scomparsi, dimenticati. Era anche imponente. Marsh lo aveva guardato più di una dozzina di volte, e, una volta, vi era salito a bordo. La cabina di pilotaggio era ornata con ogni tipo di rifinitura e aveva una cupola decorata sulla sommità, e i quadri, i vetri, il legno lucido, i tappeti dell’interno erano di una bellezza tale da spezzare il cuore. Doveva essere il più elegante e bel battello mai costruito, abbastanza lussuoso da far vergognare le navi più vecchie. Ma non era particolarmente veloce, aveva sentito dire Marsh, e si diceva che perdesse denaro con una rapidità spaventosa. Marsh si fermò con le braccia conserte sul petto, con la sua giacca nera che gli conferiva un’aria cupa e austera, e osservò gli scaricatori che stavano caricando il battello. Erano tutti di colore. Quella era un’altra novità. Adesso, tutti gli scaricatori del fiume erano negri. Gli immigrati che prima della guerra avevano lavorato come scaricatori, macchinisti, mozzi, se n’erano andati, Marsh non sapeva dove, e i negri liberati avevano preso il loro posto. Mentre lavoravano, gli scaricatori cantavano. Il loro era un canto lento, malinconico. La notte è buia, il giorno è lungo, dicevano le parole. E siamo lontani da casa. Piangete, fratelli miei, piangete. Marsh conosceva quel canto. Esisteva un’altra versione che diceva, La notte è finita, il lungo giorno concluso, E noi stiamo ritornando a casa. Gridate, fratelli, gridate. Ma non stavano cantando quella versione. Non quella sera, là, sul molo deserto, mentre caricavano una nave che era nuova di zecca e lussuosa come nessun’altra, e tuttavia non riusciva a trovare carico sufficiente da trasportare. Vedendoli, ascoltandoli, a Marsh parve come se l’intero fiume stesse morendo, e lui con esso. Aveva visto tante di quelle notti buie e tanti di quei lunghi giorni, che gli sarebbero bastati per il resto della sua vita sulla terra, e non era neppure più sicuro di avere una casa, da qualche parte. Abner Marsh lasciò il molo e ritornò lentamente verso l’albergo. Il giorno dopo congedò i suoi ufficiali e il suo equipaggio, sciolse la Compagnia Fevre River, e mise in vendita l’Eli Reynolds.
Prese tutto il denaro che aveva, lasciò definitivamente St. Louis, e comprò una casetta nella sua vecchia città natale, Galena, con vista sul fiume. Solo che non era più il fiume Fevre. Il suo nome, anni prima, era stato cambiato in Galena, e ora tutti lo chiamavano così. La gente diceva che quel nome suscitava associazioni più allegre del precedente. Abner Marsh continuò a chiamarlo Fevre, come si chiamava quando lui era stato ragazzo.
Non faceva granché a Galena. Leggeva molti giornali. Era un’abitudine che gli era rimasta dagli anni trascorsi alla ricerca di Joshua, e gli piaceva mantenersi aggiornato sulle navi veloci e sui loro tempi di percorso. Ce n’era ancora rimasta qualcuna. Il Robert E. Lee era stato costruito a New Albany nel 1866, ed era una vero battello infernale. Il Selvaggio Bob Lee, lo chiamavano alcuni marinai, oppure semplicemente Bob il Cattivo. E il Capitano Leathers, l’uomo di fiume più rude, duro e dannato che avesse mai capitanato un battello, aveva varato un nuovo Natchez nel 1869, il sesto con quel nome. Leathers chiamava tutti i suoi battelli Natchez. Il nuovo Natchez era più veloce di qualunque suo predecessore, almeno a quel che dicevano i giornali. Tagliava l’acqua come un coltello, e Leathers si vantava su e giù lungo il fiume di come l’avrebbe fatta vedere al Capitano John Cannon e al suo Selvaggio Bob Lee. I giornali si diffondevano ampiamente su quella storia. Marsh riusciva a fiutare una gara anche lassù, in Illinois, e quella prometteva di essere una di cui si sarebbe parlato per anni. «Mi piacerebbe assistere a quella dannatissima gara,» disse un giorno alla donna che aveva assunto affinché si occupasse della pulizia della casa. «Tuttavia, nessuno dei due avrebbe avuto una possibilità contro l’Eclipse, vi do la mia parola.»
«Entrambi fanno tempi migliori del vostro vecchio Eclipse,» disse la donna. Le piaceva punzecchiarlo.
Marsh sbuffò. «Non significa niente. Il fiume è più corto ora. Ogni anno diventa più corto. Molto presto, si potrà percorrerlo a piedi da St. Louis a New Orleans.»
Marsh non aveva letto soltanto i giornali. Grazie a Joshua, aveva sviluppato un certo gusto per la poesia, incredibile a dirsi, e leggeva ogni tanto anche un romanzo. Si era messo anche a lavorare il legno, e aveva fatto modelli dettagliati dei suoi battelli, come li ricordava. Li aveva dipinti e curati fino al minimo particolare, e li aveva realizzati tutti nella stessa scala, cosicché si potevano disporre uno a fianco all’altro per vedere quanto fossero stati grandi. «Questo era il mio Elizabeth A.» disse orgogliosamente alla sua governante il giorno che ebbe terminato il sesto e più grande modello. «Il battello più maneggevole che abbia mai navigato sul fiume. Avrebbe potuto stabilire dei record, se non fosse stato per quel dannato lastrone di ghiaccio. Guardate quanto era grande, quasi novanta metri. Guardate come troneggia sul mio vecchio Nick Perrot.» Indicò con la mano. «E questi sono il Sweet Fevre e il Dunleith — ho avuto un mucchio di problemi con il suo motore di babordo, davvero un mucchio — e vicino a lui c’è il mio Mary Clarke. Gli scoppiarono le caldaie.» Marsh scosse la testa. «Morirono anche molte persone. Forse fu colpa mia. Non lo so. Qualche volta ci penso ancora. Il più piccolo alla fine è l’Eli Reynolds. Non è una gran bellezza, ma era un battello resistente. Ha sopportato tutto quello che gli ho fatto subire, e anche di più, e i suoi motori hanno continuato a funzionare e la ruota a girare. Sapete quanto tempo è durato, questo piccolo, brutto battello?»