La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Cosa?» chiese Nalesean. «Guarda, si stanno allineando, Mat. Che la Luce mi bruci l’anima, spero che tu abbia ragione. Quel pezzato a me non sembra matto, sembra impaziente.»
I cavalli s’impennarono, prendendo il loro posto fra dei paletti infissi nel terreno, con dei nastri che sventolavano dalla cima nella brezza calda, blu, verdi, di tutti i colori, alcuni anche a strisce. A cinquecento passi lungo la pista d’argilla rossa battuta c’era una numero identico di paletti che formavano un’altra fila. Ogni fantino doveva girare intorno al fazzoletto dello stesso colore di quello di partenza e quindi tornare indietro. Ai due lati della fila dei cavalli c’era un allibratore, una donna grassoccia e un uomo anche più grasso, ognuno con un fazzoletto bianco che tenevano alto sopra la testa. Gli allibratori coprivano quest’incarico a turno e non potevano accettare scommesse sulle gare alle quali davano il via.
«Che io sia folgorato» mormorò Nalesean.
«Luce, amico, stai tranquillo. Solleticherai la tua sarta sotto il mento.» Un boato sommerse le sue ultime parole quando il fazzoletto scese e i cavalli scattarono in avanti. Anche il rumore degli zoccoli era sopraffatto dal clamore della folla. In dieci passi Vento fu al comando, Olver così proteso in avanti da sfiorargli il collo, con il marrone dalla criniera d’argento a pochi passi di distanza. Il pezzato era subito dietro di loro, dove i fantini stavano già agitando freneticamente i frustini.
«Ti avevo detto che il marrone era pericoloso» si lamentò Nalesean. «Non avremmo dovuto scommettere tutto.»
Mat non rispose. Aveva un altro sacchetto di monete in tasca, e altri spiccioli nella giubba. Li chiamava i suoi semi; con quelli, anche con poche monete e una partita a dadi, avrebbe potuto rimediare alle sue sfortune, se quella mattina qualcosa fosse andato storto. A metà della pista Vento era sempre in testa, con il marrone molto vicino e staccato dal gruppo degli altri cavalli. Il pezzato adesso era al quinto posto. Arrivati ai paletti sarebbe subentrato il rischio. Si sapeva che i ragazzi sui cavalli rimasti indietro frustavano quelli che avevano già compiuto il giro.
Mat seguiva la corsa con lo sguardo, così si trovò a sorvolare la donna dal volto affilato... e vi fece immediatamente ritorno. Le grida e le urla svanirono. La dorma agitava il ventaglio verso i cavalli e saltava eccitata, ma d’un tratto la rivide con indosso un abito verde chiaro e un mantello grigio, i capelli raccolti in una retina di merletto, la gonna sollevata con delicatezza mentre entrava in una stalla non lontano da Caemlyn.
Rand era ancora disteso nel fieno, gemente, anche se la febbre sembrava fosse sparita; almeno non stava più gridando contro persone che non c’erano. Mat aveva guardato la donna con sospetto mentre lei si era inginocchiata vicino a Rand. Forse poteva davvero aiutarlo, ma lui non si fidava più delle persone. Che cosa ci faceva una dama come lei nella stalla di un villaggio? Mentre carezzava l’elsa del pugnale con il rubino nascosta sotto la giubba si era chiesto perché mai si fosse fidato degli altri. Non ripagava mai. Mai...
«...Debole come un gattino nato da un giorno» aveva detto la donna, portandosi una mano sotto il mantello. «Penso...»
E in quella mano era apparso un pugnale, subito diretto alla gola di Mat. Sarebbe morto, se non fosse stato all’erta. Si era lasciato cadere a terra e aveva afferrato il polso della donna, allontanando il pugnale dalla propria gola. Poi la lama ricurva di Shadar Logoth aveva saettato per poggiarsi sul collo bianco e sottile della sua vittima. La donna era rimasta immobile, cercando di guardare la lama affilata che le pizzicava la pelle. Mat aveva provato il desiderio di affondarla. Soprattutto quando aveva visto il palo di legno dove si era andato a conficcare il pugnale della donna. Intorno alla lama si era formata una macchia nera, e un sottile filo di fumo saliva dal legno carbonizzato, dal quale stavano per alzarsi le fiamme.
Mat fu scosso dai brividi e si mise una mano davanti agli occhi. La lama di Shadar Logoth che aveva portato con sé l’aveva quasi fatto morire, ed era la causa di quei vuoti di memoria, ma come aveva potuto dimenticare una donna che aveva tentato di assassinarlo? Un’Amica delle Tenebre — l’aveva ammesso lei stessa — che aveva cercato di ucciderlo con un pugnale che aveva fatto ribollire l’acqua del secchio nel quale lui lo aveva gettato dopo averla messa al sicuro nel ripostiglio dei finimenti. Un’Amica delle Tenebre che aveva dato la caccia a lui e a Rand. Quale caso poteva averla portata a Ebou Dar e alle corse proprio in quel giorno, insieme a lui? Ta’veren, forse era questa la risposta: pensare a questo gli piaceva quanto pensare al maledetto Corno di Valere, ma restava il fatto che i Reietti conoscevano il suo nome. Quella notte nella stalla non era stata l’ultima volta in cui gli Amici delle Tenebre avevano cercato di porre fine alla vita di Mat Cauthon.
Barcollò, e Nalesean iniziò a dargli dei colpi sulla schiena. «Guardalo, Mat! Luce del paradiso, guardalo!»
I cavalli avevano girato intorno ai paletti e stavano tornando indietro con la testa protesa in avanti, criniera e coda che sventolavano nell’aria. Vento sfrecciava sulla pista con Olver incollato sulla sua schiena come se fosse parte della sella. Quel ragazzino cavalcava come se lo facesse da quando era nato. A quattro lunghezze di distanza, il pezzato correva furiosamente e il fantino usava il frustino nel futile tentativo di avvicinarsi. Tagliarono il traguardo proprio in quella formazione, con il cavallo più vicino a circa tre lunghezze di distanza. Quello marrone con la criniera d’argento arrivò ultimo. I lamenti e i borbotti degli scommettitori che avevano perso furono assai più forti delle grida di gioia dei vincitori. I biglietti con le puntate perdenti si trasformarono in una pioggia bianca sulla pista e dozzine di inservienti degli allibratori si precipitarono a pulire prima della corsa successiva.
«Dobbiamo trovare quella donna, Mat. Non mi stupirei se scappasse senza pagare tutti i soldi che ci deve.» Da quanto aveva sentito Mat, la gilda degli allibratori era molto più che severa se uno dei suoi membri provava una volta a fare una cosa del genere, e diventava mortale con chi ci riprovava, ma gli allibratori erano gente comune e questo era sufficiente perché Nalesean fosse sospettoso.
«Sta lì, in piena vista.» Mat la indicò senza distogliere lo sguardo dall’Amica delle Tenebre dal viso volpino, che guardò torva il suo biglietto e poi lo lasciò cadere a terra, sollevando anche la gonna per calpestarlo. Ovviamente non aveva scommesso su Vento. Sempre con una brutta smorfia sulle labbra, cominciò a farsi largo fra la folla. Mat s’irrigidì. Stava andando via. «Raccogli le vincite, Nalesean, poi riporta Olver alla locanda. Se perde la lezione di lettura dovrai baciare la sorella del Tenebroso prima che comare Anan lo lasci uscire per un’altra corsa.»
«Dove vai?»
«Ho visto una donna che una volta ha cercato di uccidermi» rispose Mat parlando senza girarsi.
«La prossima volta dalle un ciondolo» gli gridò dietro Nalesean.
Seguirla non fu un problema, con quel cappello coperto di piume bianche che faceva da bandiera mentre la donna procedeva fra la folla dal lato opposto della pista. Il rialzo di terra lasciò il posto a un’ampia area aperta dove carrozze laccate e lettighe aspettavano sotto gli occhi vigili di portatori e conducenti. Il cavallo di Mat, Pips, era uno dei tanti tenuti d’occhio dai membri dell’Antica Gilda degli Onorevoli Stallieri. A Ebou Dar c’era una gilda quasi per ogni cosa, e grandi sofferenze per chiunque varcasse i rispettivi confini. Mat si fermò un attimo, ma la donna andò oltre i mezzi di trasporto di nobili e facoltosi. Niente cameriera, né carrozza o portantina. Nessuno camminava con quel caldo, se poteva permettersi di evitarlo. Che sua signoria si trovasse in un momento difficile?