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Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]

Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:

Nel secondo capitolo della saga delle “Cronache del ghiaccio e del fuoco” una rossa cometa apparsa nel cielo dei Sette Regni sembra annunciare tremende sciagure. La lunga estate dell'abbondanza sta per finire, mentre quattro pretendenti, in aperta guerra gli uni contro gli altri, si contendono il Trono di Spade.
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Percorse i vari tavoli con lo sguardo, osservando i volti, alcuni lieti, altri tristi. Si domandò quali di quei volti non ci sarebbero stati più l’anno seguente, e l’anno seguente ancora. Avrebbe avuto voglia di piangere, ma non poteva farlo. Era uno Stark di Grande Inverno, il figlio di suo padre, l’erede di suo fratello, e quasi un uomo fatto ormai.

In fondo alla sala, le grandi porte si spalancarono. Un fiotto di aria fredda fece per un istante brillare più vivide le fiamme delle torce. Alebelly scortò alla festa due nuovi convenuti.

«Lady Meera della Casa Reed» gridò il corpulento armigero, coprendo il clamore del banchetto «con suo fratello Jojen, della Torre delle Acque grigie.»

Furono in molti ad alzare lo sguardo dalle coppe e dai piatti per osservare i nuovi ospiti. «Mangiaranocchie» Bran udì Piccolo Walder che mugugnava a Grande Walder.

«Siate i benvenuti, amici.» Ser Rodrik si alzò in piedi. «Condividete con noi la festa del raccolto.»

Servitori si affrettarono ad aggiungere un altro tavolo a cavalletti a quelli sul palco, portando anche sedie e piatti.

«Chi sono questi?» chiese Rickon.

«Gente del fango» rispose Piccolo Walder con disprezzo. «Ladri e codardi, con i denti verdi per tutte le rane che mangiano.»

Maestro Luwin si avvicinò a Bran, sussurrandogli un altro consiglio all’orecchio: «Devi accoglierli con calore. Non credevo che sarebbero venuti, ma… sai chi sono?».

«Crannogmen» annuì Bran. «Il popolo delle palafitte. Dall’Incollatura.»

«Howland Reed era un grande amico di tuo padre» aggiunse ser Rodrik. «Questi sono i suoi figli, sembra.»

I nuovi venuti avanzarono lungo la sala. Bran si rese conto che uno di loro era effettivamente una ragazza, anche se da com’era vestita non si sarebbe detto. Lady Meera Reed indossava brache di pelle d’agnello, sbiadite dal lungo uso, e un corpetto di cuoio rinforzato con lamine di bronzo. Per quanto circa della stessa età di Robb, era snella come un ragazzo, dai lunghi capelli castani trattenuti a crocchia e dai seni appena accennati. Portava una rete fittamente intrecciata appesa a un fianco sottile e un lungo coltello di bronzo all’altro. Sotto il braccio teneva un elmo di ferro chiazzato di ruggine. Di traverso sulla schiena erano fissate una lancia da rane e uno scudo rotondo di cuoio.

Suo fratello Jojen era di parecchi anni più giovane e non portava armi. Tutti i suoi indumenti erano verdi, perfino il cuoio degli stivali. Quando si avvicinò, Bran vide che i suoi occhi erano colore del muschio, ma i denti erano bianchi come quelli di chiunque altro. Entrambi i Reed erano di corporatura snella, asciutti come lame e poco più alti di Bran. Raggiunsero il palco e posero con rispetto un ginocchio a terra.

«Miei lord di Stark» esordì la ragazza. «Gli anni sono passati a centinaia, a migliaia, da quando il mio popolo giurò per la prima volta fedeltà al re del Nord. Il lord mio padre ci ha mandati qui a pronunciare nuovamente quelle parole, a nome di tutta la nostra gente.»

“È me che sta guardando” capì Bran. E toccava a lui darle una risposta. «Mio fratello Robb combatte nel Sud» replicò. «Ma potete dire a me le vostre parole, se così vi aggrada.»

«A Grande Inverno noi giuriamo la fedeltà delle Acque Grigie» dissero insieme Meera e Jojen. «Cuore e focolare e raccolto a te noi doniamo, mio lord. Le nostre spade, le lance e le frecce sono al tuo comando. Da’ misericordia ai nostri deboli, aiuta i nostri inermi e fa’ giustizia per tutti. Noi mai ti volteremo le spalle.»

«Lo giuro sulla terra e sull’acqua» disse il ragazzo in verde.

«Lo giuro sul bronzo e sul ferro» disse sua sorella.

«Lo giuriamo sul ghiaccio e sul fuoco» conclusero insieme.

Bran andò disperatamente alla ricerca delle parole giuste. Doveva forse pronunciare anche lui un giuramento in risposta? Quel loro giuramento non assomigliava a niente che gli fosse mai stato insegnato.

«Possano i vostri inverni essere brevi e le vostre estati ricche di messi.» Di solito, quella era una frase che funzionava. «Alzatevi. Il mio nome è Brandon Stark.»

Meera si alzò per prima, aiutando il fratello a rimettersi in piedi. Per tutta la durata della cerimonia, il ragazzo non aveva staccato mai gli occhi da Bran. «Ti portiamo i nostri doni di pesce e di rane e di volatili» disse.

«E io vi ringrazio per i vostri doni.» Bran si domandò se non avesse dovuto mangiare almeno una rana in segno di cortesia. «Vi offro la carne e l’idromele di Grande Inverno.»

Si sforzò di ricordare tutto quello che gli era stato insegnato sui crannogmen, quell’elusivo popolo delle nere paludi dell’Incollatura, il quale ben di rado lasciava le sue umide terre. Erano gente povera, pescatori e cacciatori di rane, i quali vivevano nei crannog, palafitte di canne e di vimini intrecciato su isole galleggianti celate nelle profondità delle paludi. Si diceva che fossero uomini codardi, gente che combatteva con punte avvelenate e che preferiva nascondersi davanti al nemico invece che affrontarlo in campo aperto. Eppure, Howland Reed era stato uno dei più valorosi compagni del lord suo padre durante la guerra in cui re Robert aveva conquistato il trono, molto prima che Bran nascesse.

Jojen prese posto, gettando tutto attorno alla sala occhiate piene di curiosità. «Dove sono i meta-lupi?» domandò il ragazzo.

«Nel parco degli dei.» Fu Rickon a rispondergli. «Cagnaccio ha fatto il cattivo.»

«A mio fratello piacerebbe vederli» intercesse Meera.

«Farà bene a stare attento che loro non lo vedano» intervenne Piccolo Walder a voce troppo alta. «Altrimenti finisce che gli staccano qualche pezzo.»

«Invece non lo morderanno se ci sarò anch’io presente.» Bran era lieto che i due giovani crannogmen volessero vedere i lupi. «Estate di certo non lo farà, e terrà a bada anche Cagnaccio.»

Era incuriosito dai ragazzi delle terre fangose. Non ricordava di averne mai visto uno, prima di quel momento. Nel corso degli anni, il lord suo padre aveva inviato molte lettere al lord delle Acque Grigie, ma nessuno dei Reed era mai venuto a far visita a Grande Inverno. Bran avrebbe voluto continuare a parlare con loro, ma la sala grande era talmente rumorosa che era difficile riuscire a udire chiunque che non fosse seduto nelle immediate vicinanze.

Ser Rodrik era proprio lì accanto a lui. «Ma le mangiano per davvero, le rane?» gli domandò Bran.

«Certo» confermò l’anziano cavaliere. «Pesci e rane e lucertole-leone, e anche tutti i tipi di uccelli.»

“Forse non hanno né pecore né bestiame” ipotizzò Bran. Diede ordine ai servitori di portare ai due ragazzi costolette di montone, una fetta di uri e di riempire i loro taglieri di stufato di manzo e orzo. Parve che a Meera e a Jojen piacesse molto tutto quanto. La ragazza si accorse che lui la stava osservando e gli sorrise. Bran arrossì e distolse lo sguardo.

Molto più tardi, dopo che tutti i dolci erano stati serviti e diluiti con galloni di vino dell’estate, il cibo venne portato via e i tavoli furono spinti contro le pareti in modo da fare spazio per le danze. Il ritmo della musica si fece più martellante, i suonatori di tamburo s’inserirono tra arpisti e flautisti. Hother Umber fece saltare fuori un enorme corno da caccia bordato d’argento. Quando il cantante, intonando la ballata Alla fine della grande notte, giunse al punto in cui i Guardiani della notte cavalcano ad affrontare gli Estranei nella battaglia dell’Alba, Umber lasciò partire uno squillo talmente tonante da far abbaiare tutti i cani del castello.

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