Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]
- Автор: Мартин Джордж Рэймонд Ричард
- Серия: Cronache del ghiaccio e del fuoco #2
- Год: 2001
- Язык: итальянский
- Год: Mondadori
- ISBN: 88-04-49654-1
- Переводчик: Sergio Altieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Il regno dei lupi. La regina dei draghi. [A Clash of Kings - it]». Краткое содержание книги:
«Cento ancora!» Boccali di peltro, coppe d’argilla e corni per bere bordati di ferro si unirono in un brindisi generale. Il vino di Bran era addolcito con miele, fragrante di cannella e chiodi di garofano, ma era anche più forte di quello cui era abituato. Nel mandarlo giù, sentì invisibili dita calde serpeggiargli in petto. Quando finalmente posò la coppa, la sua testa galleggiava.
«Ti sei portato bene, Bran» disse ser Rodrik. «Lord Eddard sarebbe stato molto orgoglioso di te.» Verso il fondo del tavolo, maestro Luwin annuì in approvazione.
I servitori cominciarono a portare il cibo. Bran non ne aveva mai visto tanto, portata dopo portata, al punto che non riuscì ad assaggiare più di un paio di morsi di ciascuna. C’erano grandi tranci di uri arrostiti con porri; sformati di cacciagione serviti con carote, pancetta e funghi; costolette di montone in salsa di miele e chiodi di garofano; e poi anatra marinata, cinghiale al pepe, oca arrosto, spiedini di piccione e cappone, stufato di manzo all’orzo, zuppa fredda di frutta. Da Porto Bianco, lord Wyman aveva portato venti casse di pesce conservato con sale e alghe: salmone e chiocciole di mare, granchi e calamari, cozze, canocchie, aringhe, aragoste, lamprede. C’era pane nero e tortelli al miele e biscotti d’avena; c’erano rape rosse, rape bianche, piselli, zucche ed enormi cipolle rosse; c’erano mele cotte e paste di bacche e pere al liquore. Forme di formaggio bianco vennero servite a ogni tavolo, insieme al sale e al pepe. Caraffe di vino speziato caldo e di birra d’autunno ghiacciata vennero fatte circolare a volontà.
I bravi musicanti di lord Wyman ce la misero proprio tutta per intrattenere i commensali, ma non ci volle molto perché le loro armonie di arpa, violino e corno fossero sopraffate dalla marea montante di parole e risate, dal tintinnare dei brindisi, dal rumore delle posate contro i piatti e dal ringhiare dei cani che si contendevano gli avanzi. Il cantante si esibì in canzoni celebri — Lance di ferro, L’incendio delle navi, L’orso e la fanciulla - ma Hodor era l’unico che sembrava ascoltare, rapito di fianco al pifferaio, saltellando da un piede all’altro.
Il rumore crebbe fino a diventare una specie di rombo continuo, un inebriante turbinio di suoni. Ser Rodrik conferiva con maestro Luwin al di sopra dei riccioli di Beth, mentre Rickon gridava ridendo insieme ai Walder. Bran non li avrebbe voluti al tavolo dei nobili, ma maestro Luwin gli aveva ricordato che ben presto gli Stark e i Frey sarebbero stati imparentati: Robb avrebbe sposato una delle loro zie, e Arya uno dei loro zii. «Non lo farà mai» aveva risposto Bran. «Non Arya.» Ma maestro Luwin proprio non aveva voluto sentirci, così i Walder adesso sedevano accanto a Bran.
Era lui a essere servito sempre per primo, in modo che il giovane lord potesse scegliere la parte migliore. Quando si arrivò alle anatre, Bran non fu. più in grado di mangiare altro. Annuì la propria approvazione alle portate seguenti e fece cenno ai servitori di passarle agli altri ospiti. Se una delle portate appariva particolarmente appetitosa, lui la faceva portare a un altro dei lord sul palco rialzato, un gesto di amicizia che maestro Luwin gli aveva detto di dover fare. Mandò del salmone alla povera, triste lady Hornwood, il cinghiale ai rutilanti Umber, un piatto di anatra alle bacche all’amico Cley Cerwyn. E mandò un’enorme aragosta a Joseth, mastro dei cavalli, il quale non era né un lord né un ospite, ma si era occupato di addestrare Danzatrice, permettendo a Bran di cavalcare. Mandò dei dolcetti a Hodor e anche alla vecchia Nan, per la sola ragione che voleva bene a entrambi. Ser Rodrik gli ricordò di mandare qualcosa anche ai suoi protetti, per cui fece servire barbabietole bollite a Piccolo Walder e rape al burro a Grande Walder.
Sulle panche sottostanti, gli uomini del castello fraternizzavano con la gente della città dell’inverno, con amici dei fortini circostanti e con le scorte dei loro nobili ospiti. Alcune facce Bran non le aveva mai viste prima, altre le conosceva da sempre, eppure era come se fossero anch’esse ignote. Li osservava come da lontano, quasi che si trovasse anche in quel momento alla finestra della sua stanza, a guardare giù in cortile. Intento a vedere tutto, senza fare parte di niente.
Osha si spostava tra i tavoli, riempiendo i boccali di birra. Uno degli uomini di Leobald Tallhart le fece scivolare la mano sotto la gonna e lei gli spaccò la caraffa in testa, il che suscitò uno scoppio di risate. Mikken, invece, stava esplorando sotto il corpetto di un’altra donna, la quale però non sembrava prendersela affatto. Bran guardò Farlen incitare la sua cagna rossa perché implorasse un po’ di ossa da spolpare e sorrise alla vecchia Nan che sceglieva i canditi da una fetta di torta con le sue dita ossute. Sul palco, l’immane lord Wyman Manderly andò all’assalto di un ugualmente immane piatto di lampreda come se si trattasse di un esercito nemico. Era talmente grasso, il signore di Porto Bianco, che ser Rodrik aveva dato disposizioni perché una sedia larga il doppio delle altre venisse costruita appositamente per lui. Lord Wyman però rideva spesso e di gusto, e a Bran piaceva. Accanto a lui sedeva la triste lady Hornwood, il viso una maschera di pietra, che assaggiava appena il cibo, indifferente. All’estremo opposto del tavolo d’onore, Hothen e Mors Umber erano impegnati in una gara a chi beveva di più, corni che picchiavano uno contro l’altro come lance di cavalieri in un torneo.
“Fa troppo caldo, qui dentro. C’è troppo rumore, e tutti quanti si stanno ubriacando.” Bran aveva voglia di grattarsi sotto i pesanti indumenti di lana. Aveva anche voglia di trovarsi in qualsiasi altro posto che non fosse quello. “È fresco adesso nel parco degli dei. Il vapore si solleva dagli stagni caldi, e le foglie rosse dell’albero-diga stormiscono. Gli odori sono più ricchi. Tra non molto sorgerà la luna, e mio fratello canterà a essa.”
«Bran?» Era ser Rodrik. «Non stai mangiando.»
«Mangerò… qualcosa d’altro più tardi.» Il sogno a occhi aperti era stato talmente vivido che per un momento Bran aveva dimenticato dove si trovava. «Sono pieno da scoppiare.»
I baffoni del vecchio cavaliere erano rosa per il vino. «Sei stato bravo, Bran, sia qui sia alle udienze. Un giorno, sarai un grande e saggio lord, ne sono certo.»
“Io voglio essere un cavaliere!” Dalla coppa di suo padre, Bran bevve un altro sorso del vino speziato al miele, grato di avere qualcosa, qualsiasi cosa, a cui aggrapparsi. La testa di un meta-lupo ringhiante si sollevava in rilievo sull’esterno della coppa d’argento. Sentì il muso che premeva contro il palmo della mano, e ricordò l’ultima volta che aveva visto suo padre bere da quella coppa.
Era stata la notte della festa di benvenuto, quando re Robert Baratheon era arrivato con la sua scorta e il suo seguito a Grande Inverno. Dominava ancora la grande estate, in quei giorni. I genitori di Bran avevano condiviso il palco insieme a Robert e alla sua regina, con i suoi fratelli accanto a lei. Bran, i suoi fratelli e le sue sorelle erano seduti vicino ai figli del re, Joffrey e Tommen e la principessa Myrcella, la quale aveva passato la serata a fissare Robb con sguardo adorante. Quando nessuno la guardava, Arya faceva le smorfie; Sansa ascoltava rapita l’arpista del re che cantava canzoni di gesta cavalieresche e Rickon continuava a chiedere perché Jon non era insieme a tutti loro. «Perché è un bastardo» era stato costretto a sussurrargli Bran alla fine.
“E adesso sono andati, tutti quanti.” Era come se un qualche dio malvagio avesse calato una grande mano su tutti loro e li avesse spazzati via: le ragazze in cattività, Jon sulla Barriera, Robb e la lady loro madre in guerra, re Robert e il lord loro padre nelle tombe, e forse anche lo zio Benjen…
Anche sulle panche, Bran vedeva uomini diversi, adesso. Jory era morto, e con lui erano morti Fat Tom, Porther, Alyn, Desmond, Hullen, che era stato mastro dei cavalli, suo figlio Harwin… Tutti quelli che erano andati al Sud con suo padre, perfino septa Mordane e Vayon Poole. I restanti erano andati alla guerra con Robb e, per quanto ne sapeva Bran, ben presto anche loro avrebbero potuto essere morti. Gli piacevano Testa di fieno e Tym il Foruncoloso e Skittrick e gli altri nuovi uomini della fortezza, ma sentiva la mancanza dei suoi vecchi amici.