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Il battello del delirio [Fevre Dream - it]

Электронная книга - «Il battello del delirio [Fevre Dream - it]». Краткое содержание книги:

Fiume Mississippi, 1857. Il ghiaccio di un gelido inverno ha appena distrutto la flotta commerciale del Capitano Abner Marsh. Privo di assicurazione, il vecchio armatore si ritrova solo, in bancarotta, disperato. Ma ecco che, inaspettatamente, un bizzarro straniero di nome Joshua York si offre di rilevare la metà della sua compagnia di navigazione in rovina, mettendo sul piatto una cifra spropositata. Ma non è tutto. York intende investire il proprio denaro nella costruzione del battello più lussuoso, più bello e soprattutto più veloce che abbia mai solcato le torbide acque del Mississippi, e per di più ne offre il comando al Capitano Marsh. L’unica condizione posta da York è semplice: gli ordini da lui impartiti saranno pochi, ma per quanto strani o assurdi possano sembrare, ogni qual volta verranno emanati, Marsh dovrà assicurarsi che essi vengano eseguiti alla lettera, senza fare domande. E così il nuovo gioiello del fiume, battezzato “Fevre Dream”, inizia il suo viaggio. Tuttavia, man mano che il battello discende il tortuoso corso del Mississippi, Marsh prende a insospettirsi sempre più. Perché il misterioso York si fa vedere soltanto di notte? Come mai lui e i suoi amici si dissetano ogni sera col disgustoso vino nerastro della sua riserva privata? Quando la verità sarà finalmente rivelata, il Capitano dovrà scegliere da che parte stare…
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«Calmatevi,» disse Joshua York. «Calmatevi. Vi indebolite.»

«Ma è qui? Credevo che ci avresti riportati a casa, caro Joshua. L’ho sognato, davvero. Ero così stanca di tutto. Ho creduto che fossi venuto per salvarci.»

«Calma,» disse Joshua. Stava cercando di farsi forza, ma la sua voce era triste e debole.

«Il Re pallido,» sussurrò Valerie. «Venuto per salvarci. Ho creduto che fossi venuto per salvarci.»

Joshua York la baciò delicatamente sulle labbra gonfie, piene di vescichette. «Così ho fatto,» disse amaramente Joshua. Poi premette le sue dita sulla bocca di lei per calmarla, e chiuse di nuovo gli occhi.

Abner Marsh remava, mentre il fiume scorreva sotto di loro, e il sole picchiava sulle loro teste e il vento soffiava cenere e fumo sull’acqua. Un tizzone gli andò in qualche modo a finire in un occhio, e Marsh bestemmiò e si sfregò l’occhio fin quando questo diventò rosso e gonfio e smise di lacrimare. Ormai, gli doleva tutto il corpo.

Dopo due ore di navigazione, Joshua iniziò a parlare, senza mai aprire gli occhi, con voce rauca per il dolore. «È pazzo, sapete,» disse. «È così. Mi ha preso, notte dopo notte. Il Re pallido, sì, l’ho pensato, ho pensato di esserlo… ma Julian mi ha sconfitto, volta dopo volta, e io mi sono sottomesso. I suoi occhi, Abner, voi avete visto quegli occhi. Oscurità, quale oscurità. Tenebre antichissime vi si celano. Ho creduto fosse perfido, forte e intelligente. Ma ho imparato che non era così. Julian non è… Abner, è pazzo, veramente pazzo. Una volta, deve essere stato tutto quello che io pensavo fosse, ma ora… è come se dormisse. A volte, si sveglia, per poco, e si percepisce cosa deve essere stato. L’avete visto, Abner, la sera a cena, avete visto Julian, disteso, sveglio. Ma la maggior parte del tempo… Abner, non si interessa al battello, al fiume, alla gente, alle cose che gli accadono intorno. È Billy la Serpe che comanda il Fevre Dream, che escogita i piani che tengono al sicuro la mia gente. Raramente Julian dà ordini, e quando lo fa sono arbitrari, addirittura stupidi. Non legge, non parla, non gioca a scacchi. Mangia con indifferenza. Penso che non lo gusti il cibo. Da quando si è impadronito del Fevre Dream, è come se Julian fosse piombato in sogno oscuro. Trascorre la maggior parte del suo tempo in cabina, al buio, da solo. Era Billy che spiava il battello che ci seguiva, non Julian.

«All’inizio, ho creduto che fosse malvagio, un re oscuro che avrebbe condotto il suo popolo alla rovina, ma osservandolo… egli è già in rovina, svuotato, svilito. Si nutre con la vita del vostro popolo perché in lui non c’è vita, né possiede un nome che sia veramente suo. Una volta mi sono chiesto a cosa pensasse, da solo, durante quei giorni e quelle notti trascorsi nell’oscurità. Adesso so che non pensa affatto. Forse sogna. Se è così, penso che sogni la morte, o la fine. Dimora in quella sua buia e vuota cabina come se fosse una tomba, e ne esce soltanto all’odore del sangue. E le cose che fa… è più che imprudenza. Anela alla distruzione, alla rivelazione. Deve desiderare la fine, il riposo, credo. È vecchio. Quanto deve essere stanco.»

«Mi ha proposto un accordo,» disse Abner Marsh. E senza interrompere il ritmo del suo faticoso remare, Marsh raccontò la conversazione avuta con Damon Julian.

«Avevate ragione per metà,» disse Joshua quando Marsh ebbe finito di parlare. «Sì, gli sarebbe piaciuto corrompervi, per schernirmi. Ma questo non era tutto. Potevate accettare l’accordo, ma non mantenerlo mai. Potevate mentirgli, e aspettare un’occasione buona per cercare di ucciderlo. Penso che Julian lo sapesse. Portandovi a bordo, giocava con la sua morte.»

Marsh sbuffò. «Se proprio vuole morire, potrebbe impegnarsi un po’ di più.»

Joshua aprì gli occhi. Erano piccoli e spenti. «Quando il pericolo è reale e immediato, lei lo sveglia. La Bestia che è in lui… è vecchia, irragionevole e stanca, ma quando si sveglia lotta disperatamente per sopravvivere… è forte, Abner. È antica.» Joshua sorrise debolmente, un sorriso amaro, privo di allegria. «Dopo quella notte… dopo che tutto andò storto… mi sono chiesto, più e più volte, come poteva essere accaduto. Julian aveva bevuto un bicchiere pieno del mio… mio elisir… sarebbe dovuto bastare, avrebbe dovuto spegnere la Sete, avrebbe dovuto… non capivo… aveva sempre funzionato prima, sempre, ma non con Julian, no… non con lui. All’inizio, ho pensato che fosse per la sua forza, il suo potere, il male. Poi… poi una notte lesse quest’interrogativo nei miei occhi, rise, e me lo disse. Abner, vi ricordate… quando vi ho raccontato la mia storia… vi ricordate, vi dissi che, quando ero molto giovane, non ero dominato dalla sete.»

«Sì.»

Joshua assentì debolmente. La pelle del viso era tesa, rossa e arrossata. «Julian è vecchio, Abner, vecchio. La Sete… non provava la Sete da anni… centinaia, migliaia di… anni… ecco perché l’elisir… non aveva fatto effetto. Non l’avevo mai saputo, nessuno di noi lo sapeva. Si può sopravvivere alla Sete, e lui… lui non aveva sete… ma si nutriva perché aveva scelto di farlo, a causa delle cose che disse quella notte, vi ricordate, forza e debolezza, padroni e schiavi, tutte le cose che disse. A volte penso… che la sua umanità sia una maschera… è soltanto un vecchio animale, così vecchio che ha perfino perso il gusto del cibo, ma caccia senza ragione, perché è tutto quello che ricorda, tutto quello che è, la Bestia. Le leggende della vostra razza, Abner, le vostre storie sui vampiri… i morti viventi, i non morti, noi portiamo quei nomi nelle vostre storie. Julian… credo che per Julian sia la verità. Perfino la Sete l’ha abbandonato. Un non morto. Freddo, vuoto, non morto.»

Abner Marsh stava cercando di ideare un commento che desse conto della sua volontà di cancellare il «non» dalla descrizione che Joshua aveva dato di Damon Julian, quando Valerie, improvvisamente, fulmineamente, si rizzò a sedere sulla scialuppa. Marsh susultò, e rimase immobile con il remo a mezz’aria. Sotto il cappello a cencio di feltro, la pelle di Valerie era simile ad una ferita aperta, tesa e coperta di vesciche, con un colore che andava dal rosso al porpora scuro e screziato, tipico di una contusione sanguinante. Le labbra erano spaccate, ed erano contratte in un ghigno insano che mostrava i suoi lunghi denti bianchi. Il bianco aveva ingoiato il resto dei suoi occhi, cosicché Valerie appariva cieca e pazza. «Fa male!» urlò, sollevando sulla testa le braccia rosse come chele d’aragosta, nel tentativo di bloccare il sole. Poi, i suoi occhi percorsero con uno sguardo fulmineo l’intera scialuppa, e si soffermarono sulla figura di Karl Framm che respirava debolmente. Valerie si lanciò scompostamente su di lui, con la bocca aperta.

«No!» gridò Joshua York. Si gettò su di lei, e la scaraventò da parte prima che i suoi denti potessero avvicinarsi alla gola di Framm. Valerie lottò come una furia, e urlò. Joshua la tenne saldamente. I denti di Valerie si chiusero di scatto, ancora e ancora, fin quando non morse le sue stesse labbra. Dalla bocca gocciolò una schiuma di sangue e saliva. Ma qualunque resistenza potesse opporre, tuttavia, Joshua era troppo per lei. Infine, ogni vitalità sembrò abbandonarla. Ricadde pesantemente all’indietro, fissando il sole con i suoi occhi bianchi e ciechi.

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