La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
«Donne!» Alcune dame ben vestite si voltarono a guardare Mat di traverso, da sotto il parasole. Lui ricambiò con uno sguardo torvo, anche se due di loro erano carine, e quelle cominciarono a ridere e chiacchierare fra loro come se lui avesse fatto qualcosa di divertente. Le donne in generale si comportavano in un determinato modo fino a quando uno non era sicuro che avrebbero continuato a farlo, poi facevano qualcos’altro solo per confondere le idee. Lui però aveva promesso a Rand di scortare Elayne sana e salva a Caemlyn, Elayne, Nynaeve ed Egwene. E aveva anche promesso a Egwene che avrebbe accompagnato le altre due fino a Ebou Dar, oltre ad Aviendha; era il prezzo da pagare per portare Elayne a Caemlyn. Naturalmente loro non gli avevano detto perché dovevano andare a Ebou Dar, oh, no. Quasi non gli avevano rivolto la parola da quando erano arrivati in quella maledetta città!
«Farò in modo che siano al sicuro» mormorò. «Anche se dovessi infilarle dentro dei secchi e trascinarle a Caemlyn in un carro.» Forse era il solo uomo al mondo in grado di dire una cosa simile a un’Aes Sedai senza guardarsi dietro le spalle; o forse potevano farlo anche Rand e quei tizi che stava radunando. Mat toccò il medaglione d’argento con la testa di volpe che teneva appeso al collo, sotto la camicia, per assicurarsi che fosse ancora lì, anche se non lo toglieva mai, nemmeno quando faceva il bagno. Il medaglione aveva delle pecche, ma agli uomini in generale piacevano molto i promemoria.
«Tarabon adesso dev’essere tremenda per una donna che non è abituata a prendersi cura di sé stessa» mormorò Juilin. Stava guardando tre uomini con il velo, le giubbe stracciate e pantaloni a sbuffo una volta bianchi, che risalivano sul terrapieno delimitato dalle corde seguiti dalle guardie degli allibratori che agitavano i manganelli. Nessuna legge diceva che un povero non potesse andare al di sotto delle funi, ma le guardie degli allibratori ne avevano fatto una regola. Le due donne graziose che avevano guardato Mat sembrava stessero facendo una scommessa privata, per vedere se i due di Tarabon avrebbero corso più veloci delle guardie.
«Ci sono donne qui che non avrebbero il buon senso di starsene in casa quando piove» gli disse Mat. «Ritorna a quel molo e aspetta Thom. Digli che ho bisogno di vederlo non appena possibile. Voglio sapere cosa stanno combinando quelle stupide, maledette donne.»
Dal modo in cui Juilin lo guardò, forse credeva che lo stupido fosse lui. In fondo, da quando circa un mese addietro erano giunti a Ebou Dar, non avevano fatto altro che cercare di scoprire cosa facevano quelle donne. Dopo aver lanciato un’ultima occhiata agli uomini in fuga, Juilin se ne tornò da dove era venuto, sempre facendosi rimbalzare la moneta sulla mano.
Mat aggrottò le sopracciglia e osservò la folla al di là della pista. Erano a circa cinquanta passi da lui, e le facce gli balzarono incontro — una donna ricurva con i capelli bianchi e il naso aquilino, una dal volto affilato sotto un cappello che sembrava tutto piume, un tipo alto che somigliava a una cicogna in seta verde con una treccia dorata, una ragazza graziosa molto florida, con le labbra carnose che sembrava stesse per esplodere fuori dalla scollatura del vestito. Col caldo che continuava ad aumentare, le donne di Ebou Dar andavano in giro sempre più scoperte, con abiti sempre più sottili, ma per una volta Mat le notò appena. Erano passate settimane da quando era riuscito a lanciare una sola occhiata alle donne che gli interessavano in quel momento.
Birgitte di sicuro non aveva bisogno di qualcuno che la tenesse per mano; era una Cacciatrice del Corno e chiunque avesse provato a infastidirla si sarebbe trovato nei guai. Aviendha... A lei serviva solo qualcuno che la trattenesse dal pugnalare chiunque la guardava storto. Per quel che riguardava Mat, quella donna poteva pugnalare chiunque voleva, finché non si trattava di Elayne. Anche se la maledetta erede al trono di Andor se ne andava in giro con il naso per aria, si comportava in modo davvero strano quando c’era anche Rand, e lo stesso valeva per Aviendha, nonostante tutti quei suoi sguardi assassini. Rand di solito sapeva come comportarsi con le donne, ma era saltato dentro una fossa di orsi lasciando che quelle due diventassero amiche. Era la via più breve per il disastro, Mat davvero non capiva come non fosse ancora finito tutto in tragedia.
Per qualche motivo, si ritrovò a guardare la donna dal volto affilato. Era graziosa, anche se aveva qualcosa di volpino in viso. Doveva avere circa l’età di Nynaeve, anche se era difficile dirlo a distanza, ma lui era in grado di valutare le donne bene come i cavalli. Naturalmente le donne erano assai più brave a ingannare la gente, rispetto ai cavalli. Magra. Perché gli faceva venire in mente la paglia? I capelli che vedeva da sotto il cappello erano neri. Mat lasciò perdere.
Birgitte e Aviendha non avevano bisogno di essere guardate a vista e, di norma, avrebbe detto lo stesso per Elayne e Nynaeve, nonostante fossero testarde, vanitose e dispotiche. Ma tutte le loro fughe e le uscite segrete gli avevano fatto cambiare idea. Testardaggine era la parola che meglio si addiceva a quelle due. Erano il tipo di donna capace di rimproverare un uomo per essersi immischiato nei propri affari e cacciarlo via, salvo poi rimproverarlo di nuovo per non essere stato presente al momento del bisogno. Naturalmente loro due non avrebbero mai ammesso di avere bisogno di un uomo. Alzi una mano per aiutare e ti stai intromettendo, non lo fai e sei un fannullone buono a nulla, pensò Mat.
La donna dal viso volpino rientrò nel suo campo visivo. Non paglia: una stalla. Aveva ancora meno senso. Aveva passato bei momenti nelle stalle con molte ragazze, alcune nemmeno tanto giovani, ma quella indossava un semplice abito di seta blu con il collo alto che le arrivava fin sotto al mento ed era bordato di merletto bianco come i polsini. Una lady, e lui evitava le nobildonne come la morte. Erano altezzose come il suono di un’arpa e si aspettavano che un uomo fosse sempre pronto per loro. Non Mat Cauthon. Stranamente, la donna si stava sventolando con un ventaglio di piume. Dov’era la sua cameriera? Un pugnale. Perché quella donna gli faceva venire in mente un pugnale? E... fuoco? Qualcosa che bruciava.
Mat scosse il capo e cercò di concentrarsi sulle questioni più importanti. A volte la sua mente si riempiva dei ricordi di altri uomini, battaglie, corti di re e luoghi svaniti secoli prima che riempivano i vuoti della sua memoria, mentre la sua stessa vita di colpo gli sembrava nebulosa, sconosciuta. Ricordava con chiarezza di essere fuggito dai Fiumi Gemelli con Moiraine e Lan, ma non ricordava quasi nulla fino a quando avevano raggiunto Caemlyn, e c’erano anche altri vuoti nella sua memoria. Se non rammentava più interi anni della sua vita, perché doveva ricordare ogni donna che aveva incontrato? Forse la tizia col ventaglio gli faceva venire in mente una di quelle donne morte migliaia di anni prima; la Luce sapeva se non era già accaduto. Anche Birgitte talvolta gli stuzzicava la memoria. Be’, aveva già quattro donne con cui. lambiccarsi il cervello. Erano loro la cosa importante.
Nynaeve e le altre, che lo evitavano come se avesse le pulci. Era andato al palazzo cinque volte, e loro avevano accettato di vederlo solo in un’occasione per dirgli che avevano troppo da fare per dedicarsi a lui; poi lo avevano mandato via, come un bottegaio. Anche questo lo portava a una sola conclusione. Temevano che potesse interferire con qualsiasi cosa stessero combinando, e Mat avrebbe fatto una cosa del genere solo se loro si fossero trovate in pericolo. Non erano del tutto sciocche; spesso si comportavano da stupide, ma non lo erano davvero. Se avessero fiutato delle insidie, avrebbero capito di essere in pericolo. In alcune zone di quella città, essere forestiere o ricche poteva facilmente attirare un pugnale fra le costole, e nemmeno incanalando avrebbero potuto evitarlo, se non l’avessero visto arrivare in tempo. Lui intanto se ne stava lì, con Nalesean e una dozzina di bravi uomini della Banda, per non parlare di Thom e Juilin, che avevano delle camere nell’ala dei servitori del palazzo, tutti a girarsi i pollici. Quelle quattro zuccone prima o poi si sarebbero fatte tagliare la gola. «Non se riesco a evitarlo» borbottò.