L'Occhio del Mondo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #1
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gaetano Luigi Staffilano
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L'Occhio del Mondo». Краткое содержание книги:
Thom annuì con vigore. «Te ne sarei molto grato.»
«D’accordo.» Cambiò presa sullo straglio di trinchetto e saltò giù dalla cima dell’albero maestro. Thom soffocò un’imprecazione, quando lui rimase appeso allo straglio di trinchetto. Il menestrello gli scoccò un’occhiata truce e protese la mano per afferrarlo al volo. Rand gli rivolse di nuovo un sogghigno. «Ora scendo.»
Dondolò in alto le gambe e agganciò col ginocchio la robusta fune che correva dall’albero maestro alla prua, poi vi passò il braccio e lasciò scorrere le mani. Dapprima lentamente, poi sempre più in fretta, scivolò giù. A poca distanza dalla prua si lasciò cadere sul ponte, in piedi davanti a Mat; mosse un passo per conservare l’equilibrio e si girò verso la barca, a braccia spalancate, come faceva Thom dopo un difficile esercizio.
Dall’equipaggio provenne qualche applauso, ma Rand, sorpreso, guardava Mat e l’oggetto che l’amico teneva in mano, nascosto dal suo stesso corpo alla vista degli altri. Un pugnale ricurvo con un fodero d’oro lavorato in simboli bizzarri. Un filo d’oro fino avvolgeva l’elsa sormontata da un rubino grosso come il pollice di Rand e i bracci della guardia erano due serpenti dalle scaglie d’oro, a zanne snudate.
Per un momento Mat continuò a muovere avanti e indietro nel fodero il pugnale. Sempre giocherellando con l’arma, sollevò lentamente la testa; negli occhi aveva uno sguardo remoto. All’improvviso si accorse di Rand, trasalì e nascose in fretta il pugnale sotto la giubba.
Rand si sedette sui talloni, a braccia incrociate sulle ginocchia. «Dove l’hai preso?» domandò. Mat non rispose, ma controllò rapidamente che non ci fosse nessuno nelle vicinanze. Erano da soli, una volta tanto. «Non l’avrai preso a Shadar Logoth, eh?»
Mat lo fissò. «La colpa è tua. E di Perrin. Mi avete tirato via dal tesoro prima che potessi posare il pugnale. Non me l’ha dato Mordeth. L’ho preso io, perciò l’ammonimento di Moiraine non vale. Non dirlo a nessuno, Rand. Potrebbero tentare di rubarmelo.»
«Non lo dirò a nessuno. Il capitano Domon mi sembra onesto, ma non mi fido degli altri, soprattutto di Gelb.»
«Nessuno» ripeté Mat. «Né Domon, né Thom, nessuno. Di quelli di Emond’s Field siamo rimasti solo noi due, Rand. Non possiamo fidarci di nessuno.»
«Sono vivi, Mat. Egwene e Perrin. So che sono vivi.» Mat parve imbarazzato. «Però manterrò il segreto. Solo noi due. Almeno, ora non dobbiamo preoccuparci di denaro. Lo possiamo vendere: ne ricaveremo di che viaggiare da re fino a Tar Valon.»
«Certo» convenne Mat, dopo un minuto. «Se sarà necessario. Ma non parlarne a nessuno, finché non te lo dico io.»
«Ti ho già detto che manterrò il segreto. Senti, hai fatto altri sogni, da quando siamo a bordo? Come a Baerlon? È la prima volta che ho l’occasione di chiedertelo senza che ci sia gente ad ascoltare.»
Mat girò la testa e lo guardò di sottecchi. «Forse.»
«Cosa significa, forse? O hai sognato, o non hai sognato.»
«Va bene, va bene, ho sognato. Non voglio parlarne. Non voglio nemmeno pensarci. È inutile.»
Prima che potessero continuare, arrivò Thom, mantello sul braccio. Il vento gli scompigliava i capelli e i baffoni sembravano arruffati. «Sono riuscito a convincere il capitano che non siete pazzi» annunciò. «Che fa parte dell’addestramento.» Afferrò lo straglio di trinchetto e lo scosse. «La tua stupida bravata di scivolare lungo la fune è servita, ma sei stato fortunato a non romperti l’osso del collo.»
Rand guardò lo straglio di trinchetto, su fino alla cima dell’albero maestro. Rimase a bocca aperta. Era scivolato lungo quella gomena. E si era seduto sulla cima del...
All’improvviso si vide lassù, a braccia e gambe spalancate. Si sedette di colpo e rischiò di finire a gambe levate. Thom lo guardava, pensieroso.
«Non soffri certo di vertigini, ragazzo. Potremo tenere spettacolo a Illian, a Ebou Dar, perfino a Tear. Nelle grandi città del meridione alla gente piacciono gli equilibristi che camminano sopra una fune tesa o un cavo allentato.»
«Noi andiamo a...» All’ultimo minuto ricordò di controllare se qualcuno ascoltava. Diversi marinai li guardavano, compreso Gelb, torvo come al solito, ma nessuno era a portata d’orecchio. «A Tar Valon» concluse. Mat scrollò le spalle, come se per lui una destinazione valesse l’altra.
«Per il momento, ragazzo» disse Thom, sedendosi accanto a lui. «Ma domani... chissà. Questa è la vita dei menestrelli.» Dalle maniche tirò fuori una manciata di palle colorate. Visto che sei sceso dall’aria, proveremo il gioco delle tre palle.
Rand lasciò vagare lo sguardo verso la cima dell’albero maestro e represse un brivido. Cosa gli era preso? Doveva scoprirlo. E doveva giungere a Tar Valon, prima d’impazzire sul serio.
25
I Girovaghi
Bela procedeva con calma sotto il sole smorto, come se i tre lupi che le camminavano a fianco fossero cani di villaggio; ma ogni tanto roteava gli occhi nella loro direzione, mostrando di capire la differenza. Egwene, in groppa alla giumenta, era altrettanto a disagio. Con la coda dell’occhio continuava a tenere sotto controllo i lupi e a volte si girava a guardarsi intorno. Perrin era convinto che cercasse il resto del branco, ma quando vi accennò, Egwene negò con rabbia d’avere paura dei tre lupi che li accompagnavano e di preoccuparsi di quel che combinavano gli altri. Ma continuò a stare all’erta.
Il resto del branco era assai distante: Perrin avrebbe potuto dirglielo, ma non avrebbe risolto niente, anche se lei gli credeva; anzi, avrebbe peggiorato la situazione. Non intendeva scoperchiare il cesto di serpenti, finché non vi era costretto. E non voleva pensare a come lo sapeva. L’uomo vestito di pelli procedeva davanti a loro e a volte sembrava un lupo anche lui: non si guardava intorno, quando comparivano Dapple, Hopper o Wind, ma anche lui sapeva.
Quel primo mattino i due di Emond’s Field si erano svegliati all’alba e avevano trovato Elyas che li guardava, impassibile, e arrostiva altri conigli. A parte Dapple, Hopper e Wind, non c’erano lupi in vista. La scarsa luce mattutina non disperdeva le fitte ombre sotto la grande quercia e più in là gli alberi spogli sembravano dita scarnificate.
«Sono qui intorno» disse Elyas, quando Egwene domandò che fine avesse fatto il branco. «Abbastanza vicino da venirci in aiuto, in caso di bisogno, e abbastanza lontano da non lasciarsi coinvolgere nelle beghe degli esseri umani. Prima o poi nasce sempre qualche guaio, se due persone stanno insieme.»
Quando si misero in cammino, Egwene pretese che ciascuno facesse a turno a cavalcare e Perrin non si prese la briga di discutere.
«Fai tu il primo» le disse.
Egwene annuì. «E poi tocca a Elyas.»
«Le gambe mi bastano» replicò l’uomo. Guardò Bela e la giumenta roteò gli occhi come se vedesse in lui un lupo. «E poi non credo che le piacerebbe portarmi in groppa.»
«Sciocchezze» replicò Egwene, decisa. «Sei testardo e basta. Dobbiamo fare parecchia strada e mi sembra sensato cavalcare a turno.»
«Ho detto no, ragazza.»
Perrin si domandò se Egwene sarebbe riuscita a imporsi anche a Elyas come faceva con lui, finché non si accorse che era rimasta a bocca aperta, in silenzio. Elyas la guardava soltanto, con quei suoi occhi da lupo. Egwene arretrò d’un passo, si umettò le labbra, arretrò ancora. Prima che Elyas distogliesse lo sguardo da lei, era arrivata accanto a Bela ed era montata in sella. Mentre Elyas si girava a fare strada, Perrin pensò che anche il suo sorriso sembrava il ghigno di un lupo.
Per tre giorni viaggiarono a quel modo, a piedi e a cavallo, sempre diretti fra levante e meridione, fermandosi solo quando il crepuscolo s’infittiva. Elyas pareva disprezzare la fretta della gente di città, ma non sprecava tempo, se doveva andare da qualche parte.
I tre lupi si mostravano di rado. Ogni sera stavano per un po’ accanto al fuoco e a volte comparivano per breve tempo anche di giorno, quando loro meno se l’aspettavano, per poi scomparire nella stessa maniera. Ma Perrin sapeva quando erano nei pressi e quando esploravano il territorio più avanti o controllavano le tracce appena lasciate. Seppe quando lasciarono il consueto terreno di caccia e Dapple rimandò indietro il branco ad aspettarla. A volte i tre rimasti svanivano dalla sua mente, ma lui era consapevole del loro ritorno molto prima che si mostrassero. Anche quando gli alberi si ridussero a boschetti assai distanziati tra loro nella pianura coperta d’erba secca, i tre lupi si muovevano come spettri, se non volevano farsi scorgere; ma in qualsiasi momento lui poteva indicare dove si trovavano. Cercò di convincersi che si trattava solo di scherzi dell’immaginazione, ma non ci riuscì. Come Elyas, anche lui sapeva e basta.