Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Sono io, forse, aberrante, perché sono normale? — Saul fissò le colonne di cifre. Tutte insistevano a dire che lui era anomalo. Strano. Insolito.
E quasi tutte le differenze andavano verso la norma umana della Terra. Salvo una…
Agenti infettivi estranei…
Fissò le stime e fischiò.
Stando alla bioanalisi, avrebbe dovuto esser morto.
Morto? Saul scoppiò in una risata. Quella dannata macchina sembrava pensare che il suo sangue fosse una schiuma di pericolosi invasori. I fluidi del suo corpo erano un brulichio di orribili creature maligne, la più piccola frazione delle quali avrebbe dovuto ucciderlo già molto tempo prima.
Eppure gli altri display dicevano: Nominale…
Nominale…
nominale…
nominale…
— Dannata macchina pazza — borbottò.
Ma poi Saul ricordò… quando aveva lottato contro gli Uber nel corridoio… la sorpresa su entrambi i loro volti quando lui, uscito dal loculo da due settimane soltanto, aveva cominciato a torcere indietro il braccio dell'altro, sempre più indietro…
— Visualizzazione microscopica — ordinò. Era giunto il momento di andare a fondo di quella faccenda. Qui c'era qualcosa di sbagliato e il miglior modo per scoprire cosa si fosse guastato nel suo biocomputer sarebbe stato quello di fare lui stesso una ricognizione istologica all'antica. — Schermo Uno, campione di sangue del soggetto, ingrandimento novanta.
L'olovasca s'increspò, poi si schiarì, mostrando un mare color paglia affollato di globuli rosa, bianchi e gialli alla deriva. Una agitazione turbolenta di forme multicolori, che vorticavano, rimbalzavano, frullavano in quella marea salina.
Saul scosse la testa, fissò quello spettacolo, scosse di nuovo la testa.
La sua bocca cominciò ad andare su e giù, senza produrre un solo suono, con un'espressione di assoluto stupore e silenziosa preghiera.
CARL
Carl studiò con incredulità lo schermo principale. Aveva terminato un'altra inutile conversazione con il Maggiore Clay, quel meraviglioso uomo di legno che riceveva tutte le domande rivolte alla Terra con una calma blanda eppure dura come la roccia. La Terra non mandava nessun consiglio, informazione, e neppure molta solidarietà, questo era certo. Il Maggiore Clay eludeva ogni singola domanda. Ad ogni anno che passava tappezzavano le loro paure aumentando i canali d'intrattenimento che trasmettevano con la «spruzzata» settimanale. Ciò lasciava meno tempo per le vere comunicazioni.
Così, Carl aveva fatto scattare l'interruttore colto da un impeto d'impazienza, prima che il tempo destinato alla trasmissione fosse concluso.
Era doppiamente irritante, per lui, il fatto che non potesse mai sbattere veramente la «cornetta» in faccia al maggiore Clay, poiché il ritardo dovuto alla velocità della luce adesso era di cinque ore. Questo non favorisce proprio le risposte brusche aveva pensato.
Era tempo di prepararsi all'incontro. Pigiò oziosamente il READOUT CORRENTE, aspettandosi di vedere il solito rapporto sullo stato delle cose, ma non gli comparve il consueto grafico a cinque colori. Invece colse un rivoletto di flusso interno momentaneamente esposto di JonVon. Incredibilmente, si trattava di un'altra poesia. Mentre leggeva, Carl cominciò a sorridere.
Carl rise. Quella non era la prima prova che aveva visto di JonVon, che snocciolava poesie nei momenti di stanca. Ma di recente quell'idiota biorganico era diventato arcano. O forse dimostrava solamente che la poesia, dopotutto, non era un'attività di alto livello. Quella era roba frastagliata, vacillante, amara, che procedeva barcollando da un verso all'altro, con qua e là, occasionalmente, un contatto strisciante con la ragione.
Qual era l'oro che JonVon nascondeva? Carl si chiese se JonVon l'avesse già mostrato a Virginia. Lei si stava ancora riprendendo dal colombario, ma passava qualche ora, ogni giorno, collegata al suo cyber-amico. E se alla fine la macchina si fosse rivelata un poeta migliore di lei? Carl sorrise.
E come faceva JonVon a ottenere delle informazioni così dettagliate su quelle perniciose fazioni tra le quali lui doveva destreggiarsi? Forse dovrei dirottare il suo lavoro su una subroutine.
Incontri, sempre incontri. Attraverso il portello entrò Andy Carroll, magro come qualcuno appena uscito dal colombario, e furioso.
— Quegli archisti sono di nuovo in sciopero!
— A gatto selvaggio?
— No, è stato Malcolm a indirlo. Mi ha appena chiamato.
— Come mai?
— Dice che la loro razione di idro era bassa, questa settimana. La sua squadra addetta al raccolto è appena tornata senza frutta e con pochi ortaggi.
Carl corrugò la fronte. — Non avrebbe dovuto succedere. Ho controllato la produzione.
— Sergeov si è impadronito di una parte di quello che spettava a loro, ne sono sicuro. — Andy serrò una mano a pugno e la picchiò contro il palmo dell'altra. — Rubata di nuovo?
Un cenno di assenso. — Ha un sistema per far uscire la roba di nascosto dopo che è stata contata e assegnata. Non riesco a capire quale.
Con voce pacata, Carl disse: — È il tuo reparto. — Andy era giovane, risvegliato soltanto di recente, ma aveva fatto assai presto a capire le sfumature della situazione. Le sue nere sopracciglia schizzarono all'insù. — Io controllo ogni ingresso. Non c'è nessun modo in cui un uomo o una donna potrebbero entrare là dentro.
Carl annuì comprensivo. — Ehm, già… E un mezzo uomo?
— Per… oh! Tu pensi che Sergeov possa entrare in qualche altra maniera?
— Senza gambe… Controlla.
Andy ci pensò su per qualche istante, i suoi pallidi lineamenti si contrassero in una maschera d'irritata preoccupazione. — Non vedo proprio come, ma… d'accordo.
Carl sospirò e si stiracchiò nella ragnatela. — Adesso capisci com'è tutto questo lavoro.