Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
I corridori vicini alla Centrale, ancora rivestiti di fibratessuto, ancora spazzati a intervalli con gli ultravioletti e le microonde e tenuti puliti dai pochi mech che erano sopravvissuti a tutti quei decenni, parevano un'oasi, sbucata fuori, più che da un altro secolo, da un mondo diverso.
— Devo parlare con Osborn — disse Sergeov a Saul. — Accetta il mio consiglio, Lintz. Fai attenzione a quale fazione ti aggreghi, dopo il recupero. Qualcuno dei gruppi di ortho non è fatto di babbuini idrofobi.
Saul si era sentito descrivere in termini ugualmente sgradevoli i percell estremisti di Sergeov. Aveva stabilito già molto tempo prima che là dove esisteva il tribalismo, non c'era alcun modo di evitare la criminalità.
— Alcuni gruppi accettano sia gli ortho che i percell — rispose a Sergeov. — Se dovessimo aggregarci a qualche fazione, dovrà essere una di queste.
— Dovessimo… — Il capo senza gambe degli Uber rifletté un momento. — Ah, tu e la Herbert.
— Un'altra amante degli ortho… — cominciò a dire uno degli altri uomini, ma un'occhiata tagliente di Sergeov gli troncò la frase in bocca.
— Un'ultima cosa — disse Saul, mentre i percell si voltavano per andarsene. Affondò la mano nella borsa che aveva alla cintura e tirò fuori un arnese argenteo.
— Voglio un po' di sangue e qualche campione di tessuto per il mio nuovo inventario medico, se a voi non dispiace. I Sopravvissuti e le bande dell'Altopiano Tre hanno già contribuito, e sono sicuro che anche voi sarete felici di collaborare.
L'Uber con i denti malconci ringhiò e portò la mano al coltello. Ma ancora una volta il russo troncò la sua reazione. Gli occhi di Sergeov parvero luccicare mentre presentava il braccio a Saul. E un silenzioso messaggio parve dire che un giorno si sarebbe aspettato un favore anche da lui.
Se un tempo non avessi lavorato per Simon Percell pensò Saul, mentre prelevava i campioni dagli altri due, Otis mi avrebbe mai salvato la vita questo pomeriggio?
Sul petto degli Uber il Sigillo risaltava nitido, rosso sull'azzurro, il tributo nei confronti di un uomo morto da lungo tempo per propria mano, che forse aveva visto quello che stava per arrivare, ma non avrebbe potuto immaginare fin dove sarebbe giunto.
Saul andò a far visita a Virginia nella sua unità di recupero e rimase qualche tempo con lei, controllando con grande attenzione i suoi progressi e assicurandole che il pallore dovuto al lungo soggiorno nel colombario stava svanendo, proprio come doveva. La baciò e le diede un leggero sedativo per l'insonnia. Poi scese nel suo laboratorio.
I campioni degli Uber subirono le stesse analisi preliminari che aveva eseguito sugli altri suoi soggetti. I primi risultati parvero essere gli stessi.
Oh, c'era un diverso accumulo di microfauna nel sangue e nella saliva. Il sistema immunitario dei percell pareva leggermente meno danneggiato, non superstressato come gli effettivi ortho rimasti nella colonia. Questa non era una sorpresa. La spedizione aveva cominciato composta per un quarto di percell. Adesso, il rapporto fra quelli abbastanza in salute da rimanere svegli era alla pari, o leggermente a favore degli individui geneticamente potenziati.
Ma la storia era sempre la stessa. Stiamo morendo tutti pensò. Alla fine trovò il coraggio d'inserire un campione appena prelevato a Virginia.
Saul deglutì. Lei era meglio conservata, ma poteva leggere i segni. Perfino nel suo caso, appena uscita dal colombario, l'inevitabile era in arrivo.
— Bene — bisbigliò. — Forse riuscirò a trovare uno schema. Forse riuscirò a dare un'ulteriore regolata ai cianuti.
Non nutriva molte speranze in quell'approccio, comunque. Quel successo aveva permesso a uomini e donne di vivere nell'ambiente di Halley. Ma le forme di vita della cometa si adattavano. Un numero sempre maggiore di tali forme evitava lo speciale rivestimento di zuccheri che aveva permesso alle piccole creature sottoposte all'ingegneria genetica di fare così bene il loro lavoro extra.
La vecchia domanda rispuntava sempre, ogni giorno, quasi ogni ora in cui era sveglio. Doveva averci dormito insieme durante i lunghi anni in cui si trovava nel colombario.
Com'è possibile che la halleyvita viva in noi? Come mai Ingersoll e gli altri abitanti delle caverne riescono a mangiare quella roba e a sopravvivere?
Perché siamo così simili?
Oh, quella simulazione che lui e Virginia avevano elaborato tanto tempo addietro aveva mostrato come poteva esistere quell'analogia fondamentale. La scienza sapeva da lungo tempo che la chimica organica avrebbe prodotto gli stessi amminoacidi, le stesse purine e pirimidine in una varietà molto ampia di circostanze. In generale la vita sarebbe cominciata allo stesso modo dovunque.
Ma le analogie andavano ben al di là. Era quasi come se l'uomo non fosse stato la prima creatura della Terra a invadere la cometa. Come se ci fossero state delle ondate precedenti, e la guerra attuale si svolgesse fra lontani cugini.
Molto tempo addietro, nel tardo ventesimo secolo, un famoso astronomo aveva addirittura proposto che le comete fossero una delle fonti delle epidemie sulla Terra. Secondo la sua teoria, i virus primordiali scendevano fluttuando dentro l'atmosfera tutte le volte che il nostro mondo passava attraverso una coda cometaria. Ciò, pensava l'astronomo, spiegava gli antichi miti che consideravano oggetti come la cometa di Halley apparizioni che annunciavano la fine del mondo. Le stelle del male.
Saul aveva riso nel leggere quelle sciocchezze barocche. Ma questo era successo molto tempo prima. Adesso… insomma, non sapeva più cosa pensare. Niente, niente di tutto questo aveva alcun senso.
Il computer prese ad ammiccare a ripetizione, per attirare la sua attenzione, facendo lampeggiare un codice.
F4-D$56.
Richiesta di altri dati.
— Ma certamente. — Saul annuì amabilmente. — Una richiesta più che degna.
Domani sarebbe uscito per tentare di convincere gli archisti di Quiverian a collaborare. Poi ricordò: non aveva ancora esaminato il suo stesso sangue.
Un altro dato per la sua linea di ricerca. Si avvicinò al tavolo dei trattamenti, estrasse e preparò i campioni, e tornò indietro per sottoporli all'analizzatore-separatore fluorescente. I numeri e i diagrammi lampeggiarono in tre dimensioni e parecchi colori. Delle raffigurazioni crebbero tutt'intorno a lui, programmate per mettere in risalto differenze grazie ai campioni raccolti ed esaminati in precedenza.
D'un tratto tutt'intorno a Saul i display avvamparono, ammiccando per mettere in risalto i punti salienti, illuminando le anomalie. Saul sbatté le palpebre. Quasi ogni cosa era diversa!
— Uhm — commentò, con estrema concisione. Saul sbatté di nuovo gli occhi nel contemplare quelle cifre.
C'era l'elencazione dettagliata del conto dei linfociti… tutti i tipi: entro limiti normali.
I campioni di nessun altro dicevano questo. Soltanto i suoi.
Equilibrio elettrolitico… nominale.
I suoi erano i soli che lo dicevano.
Processo metabolico… nominale.
— Stupida macchina — grugnì Saul. Appioppò una sberla sul fianco dell'unità, regolata su un autotest, poi un'altra. Il pannello reagì soltanto con un ammiccare di luci verdi. La macchina sosteneva di lavorare bene.