Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
Ma il nuovo venuto non rivolse la sua ira contro di lui, bensì contro i due Uber.
— Avete aggredito quest'uomo? — urlò, con chiaro tono di comando. A Saul la voce pareva familiare… un accento un tempo marcatissimo, ammorbidito e coperto da anni di dialetto.
I primi due Uber distolsero lo sguardo da Saul. — Clape. Il macaco ci ha combattuto. Sergie…
— Mollate la cacca! — Il capo scese giù lungo una delle pareti rivestite di verde. Delle gambe tronche che erano poco più di moncherini, sormontate da ganci, lo fecero girare rapidamente quando indicò Saul. — Sapete chi è questo?
I due si limitarono a sbattere le palpebre e fissarono senza espressione il loro capo senza gambe che si voltava per la prima volta verso Saul, facendo un inchino molto decorativo in segno di rispetto. — Ti do il benvenuto, zio della nuova razza.
Adesso quel suo ciuffo di capelli slavi era quasi del tutto scomparso, e la sua pelle abbronzata dallo spazio era diventata un unico gigantesco tatuaggio. Ma gli anni non impedivano in nessun modo il riconoscimento. Saul rise sonoramente.
— Oh, ciao, Otis. Mi fa piacere rivedere anche te. Cosa hai fatto… oltre a diventare azzurro, voglio dire?
Dentro di lui, però, il cuore batteva ancora forte, quando cominciò a rendersi conto di quanto ci fosse andato vicino. Riuscì soltanto a pensare, Oh…
Il viaggio di ritorno fino alla Centrale sotto la scorta degli Uber fu quasi snervante, scivolando rasente lungo le pareti vellutate dei corridoi rivestiti di muschio, passando accanto ai punti di controllo delle vie di accesso ai territori dei diversi clan, con rituali elaborati ma all'apparenza di routine.
Perfino Saul si rese conto che stavano ritornando lungo un percorso molto più lungo del necessario, affondando in profondità dentro la cometa e spostandosi a nord prima di ricominciare a salire. — Perché andiamo tanto fuori strada? — chiese, una volta che furono scesi fino a gallerie che non aveva mai visto prima, sentieri serpeggianti che seguivano vene di neve primordiale morbida.
Sergeov scrollò le spalle. — Quiverian.
Saul si fermò. — Joao? Ho sentito che adesso è sveglio anche lui. Ma perché lo evitate?
Il primo Uber, il percell chiamato Stew, sputò dentro un pozzo vicino. — È il più cupo degli archisti. La scimmia che odiamo di più.
Saul scosse la testa, guardando Sergeov. — Spiegamelo per favore, Otis.
Il capo degli Uber sorrise. — La vecchia razza aveva degli individui superiori, come te e Simon Percell. E anche Quiverian. Ma lui oggi è alla testa della più idrofoba banda di ortho anti-percell che si possa immaginare. Quelli che si sono resi conto di essere dei dinosauri, e vogliono eliminare noi, i nuovi mammiferi.
Saul riteneva di capire. Il termine archista, che un tempo, sulla Terra, aveva denotato gli ambientalisti equatoriali, si era evoluto, cambiando, qui su Halley. Adesso stava a indicare la fazione più estremista degli ortho, così come Uber contraddistingueva quei percell che ritenevano non potesse esserci nessun compromesso con gli esseri umani non modificati.
Era chiaro che c'erano un odio e una rivalità intensi, eppure erano, altrettanto ovviamente, sotto controllo. Era chiaro che tutte le fazioni erano troppo deboli, troppo dipendenti le une dalle altre, per condurre una guerra aperta.
— Sono perplesso, Otis — disse, mentre riprendevano il loro viaggio. Qui sotto le gallerie sembravano essere state scavate a mano, scabre e serpeggianti, seguendo piste di minima resistenza attraverso il ghiaccio roccioso. — Se la pensate così, perché non avete bambini come qualcuna delle bande degli ortho?
Uno degli uomini di Sergeov ringhiò rabbiosamente, e Saul si rese conto di aver toccato un argomento tabù. Sergeov interruppe l'uomo dalla faccia azzurra con una parola secca, e tornò a girarsi verso Saul.
— Ne abbiamo qualcuno. Sono venuti meglio di quei piccoli disgraziati pietosi degli ortho. Forse uno di loro, speriamo, un giorno potrà imparare a leggere e a scrivere. — Il suo volto si contorse per un breve istante a quel doloroso ricordo. — Non facciamo più esperimenti. A cosa servono, quando sono tutti ugualmente condannati, eh? Quegli ortho al Quadrante 9, sono immorali a far nascere bambini soltanto per farli soffrire e morire.
Così pensò Saul, conoscono la verità.
— È per questo che il livello della violenza è così basso, anche se vi odiate tanto? — azzardò Saul.
Sergeov annuì. — Tutti moriranno insieme, comunque. Ma ci servono lavoratori per mandare avanti le cose quanto più a lungo possibile. Nessuno vuol morire di freddo, di fame.
— Nessuno, salvo forse Ould-Harrad — disse uno degli altri.
— Ould-Harrad! — Saul sbatté le palpebre. — Allora è…
— È diventato un mistico dagli occhi spiritati — gli spiegò Sergeov. — Come credi che un percell come Osborn sia riuscito a diventare un ufficiale? Non certo per il suo bell'aspetto o il suo amore per gli ortho, te l'assicuro.
Gli altri due Uber scoppiarono a ridere. — No. Ould-Harrad ha cominciato a parlare con Dio. Ha dato le dimissioni dal suo incarico. È andato fuori di testa, ed è uno strumento di Quiverian, adesso. Capo spirituale degli archisti — concluse sarcasticamente.
Saul era disposto a credere quest'ultima cosa. C'era da stupirsi che il completo silenzio delle lunghe veglie non avesse spinto un numero ancora maggiore di loro verso le frange estreme dell'umana esperienza.
Sergeov scrollò le spalle. — Andiamo, adesso. Ti riporto alla Centrale. Devo comunque parlare con Osborn. Devo chiarire alcune stupide accuse di quel piagnone di Malcolm.
Ma Saul non si mosse. Sbattendo le palpebre, stava fissando una galleria trasversale più in basso, dove una luce fantasma ondeggiava in distanza.
Gli altri si voltarono, e videro anche loro la luce. Uno degli Uber sibilò. — Clape. È il vecchio in persona!
Incuriosito, Saul si spinse verso quella forma. Poi vide che erano due, no, tre, le figure spettrali che si stavano muovendo lungo le pareti, simili a grandi ragni, brucando la vegetazione che cresceva su di esse.
Una mano lo strinse per il braccio e lo tirò indietro.
— Adesso andiamo — grugnì Sergeov.
— Cosa sono? — domandò Saul. E per un momento provò un brivido di eccitazione al pensiero che potesse trattarsi di una forma finora sconosciuta di halleyvita: creature gigantesche e dalla struttura complessa.
— Adesso, Saul Lintz. Quelli possono essere pericolosi.
Saul ammiccò di nuovo più volte, e si rese conto che quelle creature che si stavano avvicinando lentamente avevano la forma di uomini, ma i loro contorni erano confusi, frastagliati, con un bordo latteo, nebuloso, di fronde luccicanti.
— Ingersoll? — chiese, ad alta voce.
— Il Vecchio Uomo delle Caverne — ammise a questo punto Sergeov. — E qualche altro pazzo che si è unito a lui. Vieni, adesso, Lintz, altrimenti ti lasciamo.
Saul annuì e cominciò ad arretrare insieme a loro. Ci sarebbe stato tutto il tempo per studiare i misteri. Alla fine la pazienza avrebbe dato risultati assai migliori d'una curiosità impetuosa.
Comunque, il palmo delle sue mani era sudato, e la sua bocca era ancora più secca mentre guardava quelle forme simili a fantasmi che brucavano in mezzo alla foresta di halleyforme, di quanto lo fosse stato durante la lotta con i combattenti Uber di Sergeov. Si affrettò comunque a proseguire insieme alla sua scorta, ripromettendosi di tornare quando avesse conosciuto meglio le regole di quello strano tempo e luogo.