Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]
- Автор: Бенфорд Грегори, Брин Дэвид
- Год: 1987
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-0182-2
- Переводчик: Сандро Сандрелли
- Жанр: Космическая фантастика
Электронная книга - «Nel cuore della cometa [The Heart of the Comet - it]». Краткое содержание книги:
— Che gusto, uhm? Lavoro gratis, barbone. — L'uomo sogghignò, tastando la corda.
Una seconda faccia azzurra emerse dal pozzo soprastante e sogghignò. — Sgobbata al verde idro, per un favore.
Saul scosse la testa e sorrise. L'espressione vitrea dei loro occhi lo rendeva nervoso. — Mi spiace, sono uscito di fresco dai colombario, così non sono ancora all'altezza del dialetto.
— Clac! — Il primo percell roteò gli occhi. — Un lana vergine! Bene, bimbo dell'azzurra Terra, mi ricordo come si fa a parlare il gergo del suolo. Sei uno dei diamanti di Simon? Oppure una di quelle merdose scimmie normali?
Saul sollevò la testa, sorridendo mestamente. — Colpevole, come da accusa. Sono quello che suppongo voi chiamate un ortho. È un problema? Sono finito dentro un territorio che è esclusivamente perc…
La mano dell'individuo si mosse fulminea, diventando una macchia confusa. D'un tratto un cappio di corda si srotolò come un serpente sopra le spalle di Saul e si strinse. — Ehi!
Un altro cappio seguì il primo. Saul si tirò indietro, ma riuscì soltanto a stringerli ancora di più. — Ho detto che sono stato appena scongelato! Basterà che mi mostriate la strada per arrivare alla Centrale e non vi darò nessun fastidio…
Stavolta entrambi gli uomini scoppiarono a ridere. — È chiaro, somaro — cominciò il primo percell. Poi il secondo interloquì:
— Oh, da' un po' di respiro alla scimmia, Stew. Gli manca il binario. — C'era una traccia di simpatia negli occhi del secondo uomo. Ma soltanto una traccia. Squadrò Saul.
— Ci sono regole, amico. Una cattura senza danni o sangue versato non è una vendetta, è un colpo onesto. Tu lavori per noi in idro per dieci megasecondi, circa quattro mesi, vecchia numerazione, forse con un po' di tempo libero se ti comporti bene.
Il primo percell rise di nuovo, questa volta con una serie di acuti vagiti interrotti da un attacco di tosse. Sputò un globulo striato di rosa sulla parete.
— Quella tosse sembra piuttosto brutta — disse Saul. — Da quanto tempo sputi catarro insanguinato?
L'uomo dalla faccia azzurra scosse la testa con rabbia. — Non sono affari tuoi. Su, muoviti, scimpanzé zoppo. — Stew tirò con forza il laccio che imprigionava Saul. Fino a quel momento Saul si era sentito quasi estraneo a quanto accadeva, come se fosse una cosa comica e non seria. Ma adesso sentì una parte di sé che s'infuriava molto, moltissimo.
Avrei dovuto stare al gioco fino a quando non avessi appreso di più pensò. Ma l'ultima volta che era stato strattonato all'estremità di una corda come quella era stato durante un'infelice giornata a Gerusalemme, quando era stato passato, ammanettato, da un burocrate all'altro della nuova teocrazia da poco installata, con la metà di loro che gli citava il Levitico in faccia in modo sbagliato, e il resto che gli leggeva dei passi in apparenza scelti a caso dalle rivelazioni e dal Corano. Era stato un benedetto sollievo quando il ferchochteh l'aveva finalmente condannato a sei mesi a tagliar legna con un gruppo di prigionieri, per poi espellerlo per sempre dalla sua terra natia.
— Credo proprio di no, yoksh — replicò con voce senza inflessione, quando l'uomo dalla faccia azzurra lo tirò di nuovo. Afferrandosi alla vegetazione della parete con le dita dei piedi e una mano, Saul tirò indietro con tutta la forza dell'altra.
Forse fu dovuto alla mossa inaspettata, dopotutto gli occhi di Saul avevano ancora l'azzurro del colombario, ma l'uomo sul soffitto cacciò un guaito e ruzzolò giù dal suo alto posatoio, oltrepassando il livello del pavimento e finendo dentro il pozzo sottostante. Il suo grido divenne più debole mentre via via rimbalzava con tonfi ovattati sulle pareti, lottando per afferrarsi ad un appiglio mentre cadeva. Saul trasferì la sua stretta all'altra corda.
«Stew» non si sarebbe fatto sorprendere altrettanto facilmente. Sogghignò e tirò con forza il proprio laccio. La maggior parte di quel dialetto stravagante e ritmato era scomparso, quando parlò.
— Povero bambino della Terra. Appena decolombarizzato e debole come un bimbetto degli ortho. Cosa sai della lotta in galleria?
— Non cercare d'insegnare a tuo nonno come si succhiano le uova — disse Saul, e scalciò via dal suo punto di ancoraggio alla parete. Atterrò accanto al sorpreso percell, mentre la corda ricadeva molle, e cominciò subito a scrollarsi di dosso i legacci allentati.
— Mi pare che tu abbia un'infezione tubercolinica — disse, in tono pacato, distraendo per un attimo il suo tormentatore con le sue più asciutte maniere da letto d'ospedale. — Inoltre, da quanto tempo hai quella parech d'infezione della pelle? La cura con le microonde non serve più?
L'espressione stupita di Stew durò soltanto pochi secondi. — Io… — Sbatté le palpebre, ululò e si lanciò contro Saul.
Le ginocchia di Saul si sollevarono giusto in tempo, riuscendo ad allontanare le dita artiglianti del percell. Un acuto dolore gli trafisse la gamba sinistra prima che riuscisse a serrare l'avversario in un abbraccio troppo ravvicinato perché quei micidiali arnesi potessero venir usati. Le loro mani s'incontrarono e si strinsero le une sulle altre, con le dita intrecciate. Stew affondò le dita artigliate dei piedi nella vegetazione della parete e cominciò a spingere indietro Saul.
Il vento sibilava fra i loro denti. La parte distaccata di Saul notò clinicamente il puzzo particolarmente fetido dell'alito dell'altro. Lo aggiunse automaticamente all'elenco degli altri suoi sintomi, per usarli più tardi, sempre che ci fosse un più tardi, per studiare la malattia.
Sei troppo vecchio per queste cose si disse, mentre grugnivano faccia a faccia. E sei uscito da troppo poco tempo dal colombario!
Nel pensarlo, rimase quasi altrettanto sorpreso del robusto percell quando quella guerra di muscoli sotto sforzo cominciò a cedere, allontanandosi da lui. Le braccia del suo avversario cominciarono a tremare, a mollare. Saul approfittò del vantaggio:
— Ci… sono… — rantolò Saul, mentre strappava all'indietro le braccia dell'altro, facendolo urlare di dolore. — Voi… dovete essere quelli che… chiamano gli Uber. — Costrinse l'uomo a girarsi, torcendogli dolorosamente le braccia dietro la schiena.
— Uush, bei superuomini… — commentò infine. Con un grugnito scagliò il suo avversario giù nel pozzo, giusto in tempo per fargli colpire il compagno che stava ritornando, nel momento in cui la sua testa sporse dal bordo. Insieme, rotolarono giù di nuovo dentro il pozzo, vorticando, urlando e dimenandosi. Saul andò alla deriva fino ad una parete e vi si tenne aggrappato con una mano fino a quando la lieve gravità non lo riportò di nuovo sul pavimento. Il cuore gli batteva e delle macchie gli ballavano davanti agli occhi. La gamba graffiata gli faceva un male d'inferno.
— Somari — bisbigliò, preferendo gli espliciti inglesismi della sua gioventù, in questo caso, al più raffinato yiddish che aveva imparato soltanto in età più matura. Raccolse il fiato e si preparò quando dei rumori lo avvertirono del loro ritorno.
Questa volta fecero maggiore attenzione. I due balzarono sui lati opposti del corridoio per affrontarlo, entrambi chiaramente imbestialiti. Nelle loro mani erano comparsi luccicanti coltelli metallici.
Così, se ne va in fumo la cattura secondo le regole pensò Saul, Forse, dopotutto, avrei dovuto accettare quei dieci megasecondi di idro.
Eppure, per qualche ragione, non si sentiva per nulla rincresciuto. — Venite avanti, cretini — disse, invitandoli a farlo con un cenno della mano. Loro fecero per assecondarlo.
— Fermi!
Saul e i due percell alzarono lo sguardo in perfetto sincronismo. Una terza testa dipinta di azzurro emerse dalla galleria sovrastante, e Saul non poté fare a meno di cacciare un gemito. Anche impregnato di adrenalina, non era tanto idiota da credere di poter affrontare tutti e tre quei bastardi.