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L'Occhio del Mondo

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L'Occhio del Mondo
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«Una bella storia» annuì Elyas. «Sì, una bella storia. Ci sono alcuni particolari che non quadrano, ma il guaio principale è un altro: secondo Dapple, si tratta solo di un mucchio di bugie. Dalla prima all’ultima parola.»

«Bugie!» esclamò Egwene. «Perché dovremmo raccontare bugie?»

I quattro lupi non si erano mossi, ma ora non parevano più sdraiati tranquillamente intorno al fuoco: sembravano acquattati, invece, e guardavano i due senza battere ciglio.

Perrin non aprì bocca, ma mosse la mano verso il manico dell’ascia. I quattro lupi si alzarono sulle zampe, tutti insieme, e Perrin si bloccò. I lupi non emisero suono, ma drizzarono il pelo sulla schiena. Uno di quelli rimasti fra gli alberi emise un latrato, al quale risposero altri, cinque, dieci, venti, fino a riempire la notte. Di colpo tacquero anche loro. Goccioline di sudore freddo colarono sul viso di Perrin.

«Se pensi che...» Egwene s’interruppe e deglutì. Nonostante l’aria fredda, anche lei aveva il viso imperlato di sudore. «Se pensi che mentiamo, allora sarà meglio che per la notte ci accampiamo lontano da te.»

«Di solito, sì, ragazza. Ma al momento voglio sapere dei Trolloc. E dei Mezzi Uomini.» Perrin cercò di restare impassibile e sperò di riuscirci meglio di quanto non facesse Egwene. Elyas continuò, in tono discorsivo: «Dapple dice che nella vostra mente ha fiutato Trolloc e Mezzi Uomini, mentre raccontavi quella stupida storia. Voi due siete coinvolti chissà come con i Trolloc e con i Senzaocchi. I lupi odiano i Trolloc e i Mezzi Uomini più degli incendi, più di qualsiasi cosa. E io pure.

«Burn vuole farla finita, con voi. Furono i Trolloc, a lasciargli quella cicatrice, quando aveva un anno. Dice che la selvaggina è scarsa e che siete più grassi dei cervi visti negli ultimi mesi. Ma Burn è sempre impaziente. Perché non mi raccontate tutto? Mi auguro che non siate Amici delle Tenebre. Non mi piace uccidere la gente, dopo averla nutrita. Ma ricordate che i lupi sanno quando mentite e perfino Dapple è sconvolta quasi quanto Burn.» I suoi occhi erano gialli come quelli dei lupi e avevano lo stesso sguardo fisso.

Egwene, si accorse Perrin, lo guardava e aspettava che lui prendesse l’iniziativa. Fin dal primo giorno avevano convenuto di non raccontare a nessuno la loro vera storia, ma ora non vedeva nessuna possibilità di cavarsela, anche se fosse riuscito a sganciare l’ascia prima che...

Dapple mandò un ringhio profondo a cui subito risposero gli altri tre lupi intorno al fuoco e poi quelli fra gli alberi. Latrati minacciosi riempirono la notte.

«D’accordo, d’accordo!» disse in fretta Perrin. I latrati smisero di colpo. «Tutto ha avuto inizio qualche giorno prima della Notte d’Inverno, quando il nostro amico Mat vide un uomo dal mantello nero...»

Elyas non cambiò espressione, né il modo di stare sdraiato sul fianco, ma qualcosa nell’inclinazione della testa parve indicare che drizzasse le orecchie. I quattro lupi si distesero e parvero ascoltare attentamente. La storia era lunga e Perrin la raccontò quasi tutta, ma tralasciò di parlare del sogno che lui e gli altri due avevano fatto a Baerlon. Diede un’occhiata ai lupi per scoprire se si erano accorti dell’omissione, ma gli animali si limitavano a fissarlo. Dapple pareva amichevole; Burn, rabbioso.

«...e se non ci trova a Caemlyn, andremo a Tar Valon» concluse Perrin, con voce ormai rauca. «Chiederemo aiuto alle Aes Sedai.»

«Trolloc e Mezzi Uomini così a meridione» rifletté Elyas. «C’è proprio di che pensare.» Frugò dietro di sé e gettò a Perrin una borraccia di pelle; attese che bevesse e rimettesse il tappo, poi riprese: «Non approvo le Aes Sedai. Quelle dell’Ajah Rossa, che amano dare la caccia a chi pasticcia con l’Unico Potere, una volta tentarono di domarmi. Dissi loro in faccia che erano dell’Ajah Nera e servivano il Tenebroso. Non furono affatto contente. Non riuscirono a catturarmi, però, appena mi rifugiai nei boschi, ma ci provarono, eccome. Non credo che le Aes Sedai mi tratteranno con gentilezza, dopo quella storia. Ho dovuto uccidere un paio di Custodi. Brutto affare, uccidere Custodi. Non è piacevole.»

«La capacità di parlare ai lupi» domandò Perrin, incerto «è legata al Potere?»

«No, certo» ringhiò Elyas. «Non sarebbero riuscite a domarmi, ma il solo fatto che volessero provarci mi rese pazzo di rabbia. Parlare ai lupi è una cosa antica, ragazzo. Più antica delle Aes Sedai, più antica dell’uso dell’Unico Potere. Antica quanto la razza umana. Antica quanto i lupi. Anche questo non garba alle Aes Sedai. Le rende nervose, le fa borbottare di antiche barriere che si indeboliscono. Hanno paura che il Tenebroso si liberi, ecco. Da come alcune mi guardavano, pareva che fosse colpa mia. Quelle dell’Ajah Rossa, in particolare, ma anche alcune altre. L’Amyrlin Seat... Aaaah! Mi tengo lontano dalle Aes Sedai, in genere, e anche dai loro amici. Dovreste farlo anche voi, se siete furbi.»

«Mi piacerebbe proprio starne lontano!» disse Perrin.

Egwene lo guardò di storto. Perrin si augurò che non se ne uscisse con la storia di voler diventare Aes Sedai. Ma Egwene serrò le labbra e rimase in silenzio.

«Ma non abbiamo scelta» continuò Perrin. «Trolloc e Fade e Draghkar ci hanno dato la caccia: mancavano solo gli Amici delle Tenebre. Non possiamo nasconderci e non possiamo combattere da soli. Chi può aiutarci? Chi è forte quanto loro, se non le Aes Sedai?»

Per un poco Elyas rimase in silenzio e guardò i lupi, più spesso Dapple o Burn. Perrin si agitò e cercò di non guardare: se guardava, gli pareva quasi di udire la conversazione fra Elyas e i lupi. Anche se la cosa non aveva niente a che fare col Potere, non voleva esserci immischiato. “Elyas mi sta giocando un brutto scherzo” si disse. “Non posso parlare con i lupi, io!" Uno dei quattro, Hopper, lo guardò in viso e parve sogghignare. Perrin si domandò come mai l’aveva identificato per nome.

«Potete stare con me» disse infine Elyas. «Con noi.» Egwene inarcò le sopracciglia e Perrin rimase a bocca aperta. «Be’, cosa ci sarebbe, di più sicuro?» li sfidò Elyas. «I Trolloc darebbero qualsiasi cosa per uccidere un lupo, ma devierebbero di molte miglia dal proprio cammino, pur di evitare un branco. E non dovrete nemmeno preoccuparvi delle Aes Sedai. Ben di rado vengono in questi boschi.»

«Non so.» Perrin evitò di guardare i lupi ai lati di Elyas. Uno era Dapple e ne sentiva lo sguardo. «Non ci si sono solo Trolloc.»

Elyas ridacchiò, senza allegria. «Ho anche visto un branco di lupi abbattere un Senzaocchi. Ho perduto mezzo branco, ma non c’è stato verso di trattenerli, dopo che ne avevano sentito l’odore. Trolloc e Myrddraal sono la stessa cosa, per i lupi. Ma i lupi ti vogliono, ragazzo. Sanno che esistono altri uomini in grado di parlare con loro, ma tu sei il primo che abbiano incontrato, a parte me. Accetteranno anche la tua amica e sarete più al sicuro qui che in qualsiasi città. Nelle città ci sono Amici delle Tenebre.»

«Sta’ a sentire» disse Perrin, in tono pressante «vorrei che tu la smettessi di parlarne. Non posso farlo... quel che fai tu, quel che dici.»

«Come vuoi, ragazzo. Fai pure lo scemo, se preferisci. Non ti piace stare al sicuro?»

«Non m’illudo. Non ce n’è motivo. Vogliamo solo...»

«Andiamo a Caemlyn» intervenne Egwene, decisa. «E poi a Tar Valon.»

Perrin le rivolse un’occhiataccia. Egwene lo riconosceva come capo quando le faceva comodo, ma almeno poteva lasciarlo terminare. «E tu che ne pensi, Perrin?» domandò a se stesso e si rispose: «Io? Ah, lasciami riflettere. Sì. Sì, penso che verrò anch’io.» Le rivolse un sorrisino. «Be’, Egwene, così siamo in due. Verrò con te, credo. È bello discuterne, prima di prendere una decisione, no?» Egwene arrossì, ma non ammorbidì l’espressione decisa.

«Dapple l’aveva previsto» brontolò Elyas. «Dice che la ragazza è ben legata al mondo umano, mentre tu stai a metà strada. Vista la situazione, sarà meglio che vi accompagniamo. Altrimenti farete la fame o vi perderete o...»

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