Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
«Altre due Sorelle sono giunte mentre tu eri via. Si trovano al Cigno d’argento.» Birgitte lo disse con un tono che faceva sembrare che si fossero fermate lì poiché ogni letto a palazzo era occupato. «Una Verde con due Custodi e una Grigia con uno. Sono arrivate ciascuna per conto proprio. Una Gialla e una Marrone se ne sono andate lo stesso giorno, perciò tutte assieme sono ancora dieci. La Gialla è andata a sud, verso Far Madding. La Marrone era diretta a est.»
Sephanie, che aspettava pazientemente accanto alla vasca di Aviendha non avendo nulla da fare, scambiò un’occhiata con sua sorella sopra la testa di Elayne e sorrise. Come molti in città, sapevano per certo che la presenza di Aes Sedai al Cigno d’argento significava il supporto della Torre per Elayne e la casata Trakand. Osservando le due ragazze come un falco, Essande annuì: anche lei lo sapeva. Ogni spazzino e stracciaiolo sapeva che la Torre era divisa al suo interno, ma ciononostante il nome aveva ancora il suo peso e un’incrollabile immagine di forza. Tutti sapevano che la Torre Bianca aveva dato il suo appoggio a ogni legittima regina di Andor. In verità, molte delle Sorelle erano ansiose di vedere un monarca in carica che fosse anche una Aes Sedai, la prima da mille anni e dalla Frattura del Mondo a essere riconosciuta apertamente come tale, ma Elayne non sarebbe stata sorpresa di trovare una Sorella nell’accampamento di Arymilla, tenendosi discretamente fuori vista. La Torre Bianca non puntava mai tutte le sue monete su un solo cavallo a meno che la corsa non fosse truccata.
«Basta strofinare» disse, allontanandosi con aria irritata dalle setole con una torsione del corpo. Ben addestrata, la ragazza appoggiò la spazzola su uno sgabello e le porse una grossa spugna illianese che lei utilizzò per cominciare a detergere il sapone. Desiderava sapere cosa volevano quelle Sorelle. Erano come un granello di sabbia nella sua scarpa, una cosa tanto minuscola che si poteva a malapena immaginare che causasse disagio, ma più a lungo rimaneva, più grande sembrava. Le Sorelle al Cigno d’argento stavano diventando un sasso considerevole per il solo fatto di essere lì.
Da prima del suo arrivo a Caemlyn, il loro numero nella locanda era cambiato di frequente, con alcune che se ne andavano ogni settimana e poche altre che arrivavano a rimpiazzarle. L’assedio non aveva cambiato nulla: era improbabile che i soldati che circondavano Caemlyn potessero impedire che una Aes Sedai andasse dove voleva, proprio come i nobili ribelli a Tear. In città c’erano state anche delle Rosse, per un po’, a chiedere degli uomini diretti alla Torre Nera, ma quanto più apprendevano, tanto maggiore era il malumore che mostravano, e l’ultima coppia se n’era andata dalla città il giorno dopo che Arymilla era apparsa davanti alle mura. Ogni Aes Sedai che entrava in città veniva accuratamente sorvegliata, e nessuna delle Rosse si era avvicinata al Cigno d’argento, perciò pareva improbabile che le Sorelle nella locanda fossero state inviate da Elaida per rapirla. Per qualche ragione lei immaginava gruppetti di Aes Sedai sparpagliati dalla Macchia fino al Mare delle Tempeste, e flussi costanti di Sorelle che si spostavano per le nazioni, raccoglievano informazioni e se le scambiavano. Un pensiero singolare. Le Sorelle usavano spie per sorvegliare il mondo, ed era raro che condividessero ciò che apprendevano a meno che non si trattasse di una minaccia per la Torre stessa. Era probabile che quelle alla locanda fossero tra le Sorelle che se ne stavano in disparte dalle contese della Torre, attendendo di vedere chi fra Egwene ed Elaida sarebbe diventata l’Amyrlin Seat definitiva prima di dichiararsi. Ciò era sbagliato – una Aes Sedai doveva schierarsi per ciò che riteneva giusto senza preoccuparsi se stesse scegliendo la fazione vincitrice! – ma queste la mettevano a disagio per un altro motivo.
Di recente uno dei suoi osservatori al Cigno d’argento aveva udito un nome inquietante, mormorato e rapidamente zittito, come per paura che qualcuno stesse origliando. Cadsuane. Non era certo un nome comune. E Cadsuane Melaidhrin aveva intrattenuto stretti rapporti con Rand mentre lui si trovava a Cairhien. Vandene non aveva una grande opinione di quella donna, e la definiva supponente e cocciuta, ma Careane era quasi svenuta dallo sgomento al sentire il suo nome. Pareva che le storie che circondavano Cadsuane equivalessero a leggende. Cercare di trattare da sola col Drago Rinato era proprio il genere di cosa che Cadsuane Melaidhrin avrebbe potuto fare. Non che Elayne fosse preoccupata di come Rand potesse comportarsi con una Aes Sedai, tranne per il fatto che poteva insultarla fino a farle perdere il controllo – quell’uomo era troppo testardo alle volte per capire qual era il suo stesso bene! – ma perché una Sorella a Caemlyn avrebbe dovuto menzionare il suo nome? E perché un’altra l’avrebbe zittita?
Malgrado l’acqua calda, Elayne rabbrividì, pensando a tutte le trame che la Torre Bianca aveva filato nei secoli, così sottili che nessuno poteva riuscire a vederle tranne le Sorelle che le avevano ordite, così contorte che nessuno tranne quelle Sorelle avrebbe potuto districarle. La Torre ordiva trame, le Ajah ordivano trame, perfino singole Sorelle ordivano trame. A volte quei piani si fondevano in un altro guidato da un’unica mano. In altri casi si distruggevano a vicenda. Era così che il mondo era stato modellato per tremila anni. Ora la Torre si era divisa nettamente in tre parti, una per Egwene, un’altra per Elaida e una che se ne stava in disparte. Se queste ultime erano in contatto fra loro, scambiandosi informazioni – elaborando piani? – le implicazioni... Un improvviso tumulto di voci, affievolito dalle porte chiuse, la fece balzare a sedere dritta. Naris e Sephanie strillarono e si aggrapparono l’una all’altra, fissando la porta con occhi sgranati. «Cosa sta dannatamente...?» Ringhiando, Birgitte si alzò dalla cassapanca e si diresse fuori dalla stanza, sbattendo la porta dietro di sé. Le voci si fecero più forti.
Non sembrava che le guardie stessero combattendo, solo discutendo con quanto fiato avevano in corpo, e il legame le trasmetteva perlopiù rabbia e frustrazione da parte di Birgitte, assieme al suo dannato mal di testa, ma Elayne uscì dalla vasca, allungando le braccia in modo che Essande potesse infilarle la vestaglia. La calma della donna canuta, e forse quella di Elayne, tranquillizzarono le due cameriere tanto che arrossirono quando Essande le guardò, ma Aviendha balzò dalla propria vasca, schizzando acqua dappertutto, e corse gocciolante nello spogliatoio. Elayne si aspettava che tornasse col suo pugnale, ma invece rientrò circondata dal bagliore di saidar e con la tartaruga d’ambra in una mano. Con l’altra porse a Elayne l’angreal che si trovava in una tasca alla sua cintura, un vecchio intaglio di una donna vestita solo dei suoi capelli. Eccezion fatta per l’asciugamano attorno alla testa, Aviendha era rivestita solo di un umido luccichio, e scacciò via adirata Sephanie quando la donna cercò di metterle addosso la vestaglia. Coltello o no, Aviendha tendeva comunque a pensare di essere sul punto di combattere con una lama e di poter aver bisogno di muoversi all’improvviso.
«Rimetti questo nello spogliatoio» disse Elayne, porgendo l’angreal eburneo a Essande. «Aviendha, non penso davvero che ci sia bisogno che noi...»
La porta si socchiuse e Birgitte cacciò dentro la testa, con aria corrucciata. Naris e Sephanie sobbalzarono, non così calme com’erano sembrate.