Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Rasoria annuì, il suo volto impassibile, ma dal rossore che guizzò nelle sue guance Elayne percepì la mortificazione per aver lasciato passare il Popolo del Mare quanto Birgitte, e il legame... fremette... finché Elayne stessa sentì il proprio volto arrossire per un pungente imbarazzo. «Non avete fatto nulla di propriamente sbagliato, ma non lasciate che accada di nuovo.» Luce, adesso aveva davvero un tono da stupida! «Non ne parleremo più» aggiunse irrigidendosi. Oh, che fosse folgorata Birgitte... e anche il legame! Loro avrebbero dovuto vedersela con Zaida per impedire che entrasse, ma aggiungere una profonda umiliazione al mal di testa dell’altra donna era come aggiungere la beffa al danno! E Aviendha non aveva motivo per sogghignare in quel modo... in quel modo untuoso. Elayne non sapeva quando o come sua sorella avesse appreso che lei e Birgitte a volte si rispecchiavano a vicenda, ma Aviendha trovava tutta quella faccenda estremamente divertente. Il suo senso dell’umorismo poteva essere rozzo, a volte.
«Penso che voi due vi scioglierete a vicenda, un giorno» disse ridendo. «D’altra parte, tu hai già giocato quello scherzo, Birgitte Trahelion.» Birgitte le scoccò un’occhiataccia, un improvviso allarme che soffocò l’imbarazzo nel legame, poi rivolse a Elayne uno sguardo talmente innocente che pareva che gli occhi potessero cadérle dalla faccia.
Meglio non chiedere, decise Elayne. Quando fai domande, era solita dire Lini, poi devi sentire le risposte, che tu lo voglia o no. Elayne non voleva sentire, non con Rasoria che se ne stava a scrutare attentamente le piastrelle davanti ai suoi stivali e il resto delle guardie nell’anticamera che fingeva senza successo di non stare ascoltando. Non si era mai resa conto di quanto fosse preziosa l’intimità fino a che non l’aveva persa del tutto. Quasi del tutto, perlomeno. «Ho intenzione di terminare il mio bagno, adesso» disse con calma. Sangue e ceneri, che scherzo le aveva giocato Birgitte? Qualcosa che la facesse... sciogliere?
Non poteva essere nulla di che, se ancora non sapeva di cosa si trattasse. Purtroppo l’acqua del bagno era diventata fredda. Tiepida, perlomeno. Non proprio qualcosa in cui si volesse immergere. Un altro po’ di tempo a mollo sarebbe stato meraviglioso, ma non al costo di attendere che le vasche venissero svuotate secchio dopo secchio e che venisse portata nuova acqua calda. A quest’ora l’intero palazzo doveva essere al corrente del suo ritorno, e la prima cameriera e il primo funzionario sarebbero stati ansiosi di riferirle i loro rapporti giornalieri. Giornalieri quando si trovava in città, e senza dubbio ansiosi perché era stata via per una giornata intera. Il dovere veniva prima del piacere, se stavi per assumere il governo di un paese. E questo era doppiamente vero se stavi ancora cercando di ottenere il trono.
Aviendha si tolse l’asciugamano dalla testa e lasciò ricadere i suoi capelli, con aria sollevata per non dover rientrare in acqua. Si avviò verso lo spogliatoio, disfacendosi della vestaglia ancor prima di raggiungere la porta, e quando Elayne e le cameriere entrarono aveva già indossato la maggior parte dei suoi indumenti. Limitandosi a qualche mugugno, lasciò che Naris completasse il lavoro, anche se rimaneva poco altro se non infilarsi del tutto la sua pesante gonna di lana. Schiaffeggiò via le mani della cameriera e si allacciò da sola le stringhe dei suoi soffici stivali al ginocchio.
Per Elayne non era così facile. A meno che non incombesse qualche emergenza, Essande si sentiva sminuita quando lei non discuteva la sua scelta di vestiti. Con i servitori più stretti, c’era sempre un delicato equilibrio da mantenere. Senza eccezioni, un servitore particolare conosceva più segreti di quanti tu stessa immaginassi, e ti vedeva nelle condizioni peggiori, scontrosa, stanca, a piangere nel cuscino, in preda alla rabbia e al broncio. Il rispetto doveva essere reciproco, altrimenti la situazione diventava impossibile. Perciò Aviendha era seduta su una delle panche imbottite, permettendo a Naris di spazzolarle i capelli, ancor prima che Elayne potesse optare per un semplice abito grigio di lana pregiata, ricamato in verde sull’alto colletto e sulle maniche e orlato di volpe nera. Non era tanto il fatto che avesse difficoltà a decidere, quanto che Essande continuava a sottoporle per primi vestiti di seta cuciti con perle, zaffiri o gocce di fuoco, ognuno ricamato in modo più elaborato del precedente. Anche se il trono non era ancora suo, Essande voleva che lei si vestisse ogni giorno come una regina pronta per un’udienza.
Questa era stata una motivazione valida, quando ogni giorno giungevano delegazioni di mercanti ad avanzare delle istanze o a offrire i loro rispetti, specialmente forestieri che speravano che i problemi nell’Andor non influenzassero i loro commerci. Il vecchio adagio secondo cui chi reggeva Caemlyn reggeva l’Andor non era mai stato del tutto vero, e agli occhi dei mercanti le probabilità che lei ottenesse davvero il trono erano diminuite con l’arrivo dell’esercito di Arymilla fuori dai cancelli. Potevano contare le casate schierate con ciascuna fazione tanto bene quanto contavano le monete. Perfino i mercanti andorani evitavano il Palazzo Reale ora, tenendosi lontani il più possibile dalla Città Interna in modo che nessuno pensasse che si erano recati a palazzo , e i banchieri venivano ben nascosti nei loro cappucci, in carrozze anonime. A quanto ne sapeva, non desideravano il suo insuccesso, né tanto meno volevano incollerirla, ma non volevano nemmeno inimicarsi Arymilla, non ora. Nondimeno i banchieri venivano, e finora lei non aveva udito di nessuno che avesse presentato delle istanze ad Arymilla. Quello sarebbe stato il primo segno che la sua causa era perduta.
Infilarsi il vestito richiese il doppio di quanto avrebbe dovuto, dal momento che Essande permise a Sephanie di aiutare Elayne. La ragazza respirò affannosamente per tutto il tempo, ancora non avvezza a vestire qualcun altro e timorosa di commettere un errore sotto gli occhi di Essande. Molto più che di commetterlo di fronte alla sua signora, sospettò Elayne. L’apprensione rese goffa la robusta giovane, la goffaggine la rese ancora più scrupolosa, e la scrupolosità la fece preoccupare maggiormente di commettere errori, dunque il risultato fu che si mosse più lentamente di quanto avesse mai fatto la fragile donna anziana. Alla fine, comunque, Elayne si ritrovò seduta di fronte ad Aviendha, con Essande che le passava un pettine d’avorio fra i riccioli. Agli occhi di Essande, consentire a una delle ragazze di infilare a Elayne una camicetta dalla testa o allacciarle i bottoni era una cosa, ma rischiare che una di loro potesse aggrovigliarle i capelli era tutta un’altra faccenda.
Prima che le avesse passato il pettine una ventina di volte, però, Birgitte apparve sulla soglia. Essande tirò su col naso ed Elayne riuscì a immaginare la smorfia della donna alle sue spalle. Essande aveva dato a Birgitte il permesso di essere presente durante i bagni, per quanto riluttante, ma lo spogliatoio era sacrosanto.
Sorprendentemente, Birgitte lasciò che la disapprovazione della cameriera le scivolasse addosso senza nemmeno replicare con un’occhiata conciliante. Di solito si asteneva dall’esercitare su Essande anche un minimo di pressione in più di quanto Elayne richiedesse.
«Dyelin è tornata, Elayne. E in compagnia. Ha portato i Sommi Signori di Mantear, Haevin, Gilyard e Northan.» Per qualche ragione, il legame trasmetteva strascichi di perplessità e irritazione.
Mal di testa condiviso o meno, Elayne avrebbe potuto mettersi a fare salti di gioia. Se il pettine di Essande non fosse stato in profondità fra i suoi capelli l’avrebbe fatto. Quattro! Non si sarebbe mai aspettata che Dyelin riuscisse a ottenere così tanto. Ci aveva sperato, aveva pregato perché accadesse, ma non ci aveva mai creduto davvero, di certo non in meno di una settimana. In verità, era stata certa che Dyelin sarebbe tornata a mani vuote. Quattro la mettevano sullo stesso piano di Arymilla. Era irritante pensare di essere sullo stesso piano con quella sciocca donna, ma quella era la verità. Mantear, Haevin, Gilyard e Northan. Perché non Candraed? Quella era la quinta casata che Dyelin era andata a contattare. No. Aveva altre quattro casate e non aveva intenzione di farsi rodere per la mancanza di una sola.