Crocevia del crepuscolo
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #10
- Язык: итальянский
- Переводчик: Gabriele Giorgi
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «Crocevia del crepuscolo». Краткое содержание книги:
Elayne percepì il suo volto irrigidirsi.
«Oh, no» protestò Sareitha. «Non è andata affatto così. Un centinaio degli armigeri di lord Luan aveva tentato di raggiungere la città nella notte, ma erano partiti troppo tardi e l’alba li aveva sorpresi. Così come una forza tre volte più numerosa di uomini di lord Nasin. Se il capitano Mellar non avesse fatto aprire i cancelli per guidare un salvataggio, sarebbero stati fatti a pezzi in vista delle mura. Invece è riuscito a salvare ottanta persone leali alla tua causa.» Sorridendo, Mellar si beò della lode dell’Aes Sedai come se non avesse udito la critica di Birgitte. Ovviamente sembrava anche non curarsi degli sguardi di disapprovazione di Careane e Merilille. Riusciva sempre a ignorare il biasimo.
«Come facevi a sapere che erano uomini di lord Luan, capitano?» chiese Elayne in tono pacato. Un sorriso accennato che avrebbe dovuto fungere da avvertimento per Mellar apparve sulla faccia di Birgitte. D’altro canto lui era uno di quelli che sembravano non credere che fosse un Custode. E anche se non fosse stato così, pochi tranne Custodi e Aes Sedai sapevano cosa comportava il legame. Semmai, l’espressione di Mellar si fece più compiaciuta.
«Non mi baso sugli stendardi, mia regina. Chiunque può portare uno stendardo. Ho riconosciuto Jurad Accan attraverso il mio cannocchiale. Accan è un uomo di Luan fino alla punta dei piedi. Una volta resomi conto di ciò...» Fece un gesto sbrigativo agitando il merletto. «Il resto non è stato altro che un po’ di esercizio.»
«E questo Jurad Accan portava qualche messaggio da lord Luan?
Qualcosa provvisto di firma e sigillo, che affermava il supporto della casata Norwelyn a Trakand?»
«Nulla di scritto, mia regina, ma come ho detto...»
«Lord Luan non si è dichiarato per me, capitano.»
Il sorriso di Mellar sbiadì un poco. Non era abituato a essere interrotto. «Ma, mia regina, lady Dyelin dice che ormai Luan è dalla tua parte. La comparsa di Accan è la prova...»
«Di nulla, capitano» disse Elayne in tono freddo. «Forse lord Luan alla fine passerà dalla mia parte, capitano, ma finche non lo dichiarerà, mi hai dato ottanta uomini che hanno bisogno di essere sorvegliati.»
Ottanta su cento. E quanti dei suoi aveva perso? E aveva messo a rischio Caemlyn nel farlo, che fosse folgorato! «Dal momento che riesci a trovare tempo fra i tuoi doveri di comandante della mia guardia del corpo per guidare delle sortite, puoi trovare anche il tempo per organizzare una sorveglianza. Non assegnerò nessuno degli uomini che pattugliano le mura. Fa’ in modo che mastro Accan e i suoi compagni si occupino delle esercitazioni degli uomini che ho portato dalle residenze. Questo li terrà tutti occupati e lontano dai guai per la maggior parte del giorno, ma lascio a te il compito di trovare un modo per tenerli lontani dalle mura il resto del tempo. E mi aspetto che rimangano lontano dalle mura e fuori dai guai, capitano. Puoi provvedervi, ora.»
Mellar la fissò sbigottito. Non lo aveva mai rimproverato prima, e non gli piaceva affatto, specialmente di fronte a così tanti testimoni. Ora non c’erano sorrisi cordiali. La sua bocca si contrasse e un calore astioso crebbe nei suoi occhi. Ma non poté far altro che scattare in un altro inchino, mormorare: «Come la mia regina comanda» con voce roca, e andarsene con tutta la grazia a cui riusciva a fare appello. Prima di essersi allontanato di tre passi stava incedendo per il corridoio come se volesse travolgere chiunque si fosse messo sul suo cammino. Elayne avrebbe dovuto dire a Rasoria di fare attenzione. Il capitano avrebbe potuto tentare di sfogare la sua rabbia su coloro che avevano visto e udito. Merilille e Careane fecero cenni col capo quasi identici: se fosse stato per loro, Mellar sarebbe stato rimosso dal suo incarico e magari cacciato da palazzo già da molto tempo.
«Perfino se ha fatto qualcosa di sbagliato,» disse Sareitha con cautela «e non sono sicura che sia così, il capitano Mellar ha salvato la tua vita a rischio della propria, Elayne, la tua vita e quella di lady Dyelin. C’era davvero bisogno di metterlo in imbarazzo di fronte a noi?»
«Non credere mai che io non ripaghi i miei debiti, Sareitha.»
Elayne sentì Aviendha stringerle una mano e Birgitte l’altra. Strizzò entrambe lievemente. Quando eri circondata da nemici, era bello avere vicino una sorella e un’amica.«Andrò a farmi un bagno caldo, ora, e a meno che una di voi non desideri strofinarmi la schiena...»
Erano in grado di riconoscere un congedo, e si allontanarono con più grazia del capitano Mellar, Careane e Sareitha che già discutevano se le Cercavento avrebbero davvero voluto delle lezioni oggi, Merilille cercando di guardare in tutte le direzioni allo stesso tempo sperando di evitare le Cercavento. Cos’avrebbero detto più tardi, però? Che Elayne aveva avuto un battibecco col padre del suo bambino? O che erano riuscite a nascondere la propria colpa per l’omicidio di Adeleas?
Io ripago sempre i miei debiti, pensò Elayne, guardandole allontanarsi. E aiuto i miei amici a pagare i loro.
12
Un accordo
Un bagno non fu difficile da trovare, anche se Elayne dovette aspettare nel corridoio, fra gli spifferi che agitavano le fiammelle delle lampade, fissando accigliata le porte dei suoi appartamenti istoriate col simbolo del leone mentre Rasoria e altre due guardie entravano per ispezionarli. Una volta accertate che non ci fossero assassini ad attenderla e posizionata la scorta in corridoio e nell’anticamera, Elayne entrò per trovare la canuta Essande ad aspettarla nella camera da letto con Naris e Sephanie, le due giovani cameriere personali che stava addestrando. Essande era magra, col giglio dorato di Elayne ricamato sopra il seno sinistro e con una gran dignità enfatizzata dal suo ponderato modo di muoversi, anche se in parte era dovuto all’età e a giunture doloranti che si rifiutava di accettare. Naris e Sephanie erano sorelle, dal volto fresco, robuste e con gli occhi timidi, orgogliose delle loro livree e felici di essere state scelte per questo compito invece che pulire corridoi, ma con un timore reverenziale tanto per Essande quanto per Elayne. Erano disponibili cameriere più esperte, donne che avevano lavorato per anni a palazzo , ma, per quanto fosse triste ammetterlo, era più sicuro scegliere ragazze che cercavano qualunque lavoro potessero trovare.
Due vasche in rame poggiavano su spessi strati di asciugamani stesi sopra le piastrelle rosee dove uno dei tappeti era stato arrotolato, prova che la notizia dell’arrivo di Elayne l’aveva preceduta. I servitori avevano un talento nel venire a sapere le cose che perfino gli informatori della Torre avrebbero invidiato. Un confortevole fuoco nel camino e battenti ermetici alle finestre conferivano alla stanza un certo tepore a paragone dei corridoi, ed Essande attese soltanto di vedere Elayne entrare nella stanza prima di mandare di corsa Sephanie a dire agli uomini di portare l’acqua calda. L’avrebbero trasportata in secchi a doppio strato provvisti di coperchio per impedire che si raffreddasse nel corso del tragitto dalle cucine, anche se sarebbe stata un po’ ritardata dalle guardie che dovevano controllare che dentro non ci fossero coltelli nascosti.
Aviendha lanciò alla seconda vasca un’occhiata tanto dubbiosa quanto quella che Essande rivolse a Birgitte, l’una ancora a disagio nell’immergersi in acqua, l’altra che non accettava ancora che qualcuno più del necessario fosse presente durante un bagno, ma la donna canuta non perse tempo prima di sollecitare a bassa voce Aviendha ed Elayne nello spogliatoio, dove un altro fuoco in un ampio caminetto di marmo aveva riscaldato l’aria. Era un gran sollievo avere Essande che la aiutava a uscire dai suoi vestiti per cavalcare, sapendo che davanti a sé aveva ben più di un affrettato bagno e una finzione di rilassatezza mentre si preoccupava di quanto ci sarebbe voluto prima di procedere verso la sua prossima destinazione. La attendevano altre finzioni, che la Luce la aiutasse, e altre preoccupazioni, ma era a casa, e questo contava molto. Riusciva quasi a dimenticare quel faro che splendeva a ovest. Quasi. Be’, nient’affatto, in realtà, ma poteva riuscire a smettere di crucciarsene finché non si soffermava a pensarci.