La corona di spade
- Автор: Джордан Роберт
- Серия: La Ruota del Tempo #7
- Язык: итальянский
- Переводчик: Valeria Ciocci
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «La corona di spade». Краткое содержание книги:
Aviendha si tolse la mano dal naso — portare quella catena, sempre in tiro! — e si trattenne a stento dal ridere. Le usanze degli abitanti delle terre bagnate erano strane oltre ogni limite, e di sicuro nessuno meritava quel nome più del Popolo del Mare.
«Mi chiamo Malin din Toral Frangi Onda» annunciò la donna. «Maestra delle Onde del Clan Somarin e Maestra delle Vele de Il corridore dei venti.»Una Maestra delle Onde era importante, come un capoclan, eppure sembrava a disagio mentre spostava lo sguardo da un volto all’altro, fino a quando gli occhi non le caddero sul Grande Serpente al dito di Elayne e Nynaeve. A quel punto sospirò, rassegnata. «Se vuoi seguirmi, Aes Sedai» disse a Nynaeve.
La parte posteriore del veliero era alta e la donna le guidò in quella direzione, passando sotto una porta, quindi lungo un corridoio che si aprì su una grande sala — una cabina — dal soffitto basso. Aviendha dubitava che Rand al’Thor avrebbe potuto stare dritto sotto una di quelle spesse travi. A parte alcune casse laccate, tutto sembrava inchiodato nel punto in cui era stato costruito, i mobili lungo le pareti, il grande tavolo che occupava metà della sala e le sedie che lo circondavano. Era difficile pensare a una struttura grande come quel veliero fatta tutta di legno e, anche dopo tutto il tempo che aveva trascorso con gli abitanti delle terre bagnate, la vista di tutto quel legno levigato la fece quasi rimanere a bocca aperta. Brillava quasi come le lampade dorate, spente e chiuse in una specie di gabbia per rimanere dritte quando l’imbarcazione rollava con le onde. Per la verità il veliero pareva immobile, almeno a confronto con la barca che le aveva trasportate prima, ma purtroppo la parete di fondo aveva una fila di finestre con i battenti dipinti e dorati tutti aperti e offriva una splendida veduta della baia. Peggio ancora, non vi era terra in vista. Nulla! Aviendha aveva la gola secca. Non avrebbe potuto parlare. Non avrebbe potuto gridare, per quanto volesse farlo davvero.
Quelle finestre e il panorama che mostravano — che non mostravano — avevano attirato la sua attenzione da subito, e così ci mise un po’ ad accorgersi che c’erano già altre persone nella stanza. Bell’affare! Se avessero voluto, avrebbero potuto ucciderla prima che se ne accorgesse. Non che sembrassero ostili, ma non si era mai troppo prudenti con gli abitanti delle terre bagnate.
Un vecchio esile con gli occhi incavati era comodamente seduto su una delle casse; i pochi capelli che gli rimanevano erano bianchi e il volto scuro aveva l’espressione gentile, anche se portava tutti quegli orecchini e le catene d’oro gli davano, agli occhi di Aviendha, uno strano aspetto. Come gli uomini sul ponte, stava scalzo e a torso nudo, ma le sue brache erano di seta blu scuro e la fusciacca rosso brillante. Aviendha notò con disgusto che dietro la fusciacca era infilata una spada con l’elsa d’avorio, insieme a due pugnali dalle lame ricurve.
La donna bella e slanciata seduta a braccia conserte con espressione cupa e assorta meritava più attenzione. Portava solo quattro orecchini per ogni orecchio e meno medagliette appese alla catenina di quante ne avesse Malin din Toral, e i suoi indumenti erano tutti di seta rossa e gialla. Quella donna poteva incanalare, Aviendha lo aveva capito standole vicino. Doveva essere la donna che erano venute a trovare, la Cercavento, eppure fu un’altra persona a catturare davvero la sua attenzione. E in verità catturò anche quella di Elayne, Nynaeve e Birgitte.
La donna che aveva alzato lo sguardo da una mappa srotolata sul tavolo avrebbe potuto essere vecchia quanto l’uomo che le stava accanto, a giudicare dai capelli bianchi. Bassa, più o meno come Nynaeve, un tempo forse era stata robusta e ora cominciava a diventare corpulenta, aveva la mascella squadrata come un martello e occhi scuri molto intelligenti. E potenti. Non c’era traccia dell’Unico Potere, ma erano gli occhi di una donna abituata a farsi obbedire. Le sue brache erano di broccato di seta verde, la blusa blu e la fusciacca rossa come quella dell’uomo. Il pugnale infilato in una custodia dorata dietro la fusciacca aveva il pomello arrotondato coperto di pietre rosse e verdi: granati e smeraldi, suppose Aviendha. Aveva il doppio delle medagliette che pendevano dalla catenina al naso di Malin din Toral e un’altra catenina, ancora più sottile, collegava i sei anelli all’orecchio. Aviendha si trattenne a stento dal toccarsi il naso un’altra volta.
La donna con i capelli bianchi si mise davanti a Nynaeve senza dire una parola, guardandola con poca gentilezza dalla testa ai piedi, fissandole in particolare il volto e il Grande Serpente alla mano destra. Su quello però non si soffermò a lungo e, dopo aver sbuffato, spostò l’attenzione su Elayne e poi su Birgitte. Alla fine parlò. «Tu non sei un’Aes Sedai.» La sua voce ricordava una cascata di pietre.
«Per i nove venti e la barba di Portatempesta, no che non lo sono» rispose Birgitte. A volte diceva cose che nemmeno Elayne e Nynaeve parevano capire, ma la dorma con i capelli bianchi sobbalzò come se fosse stata colta di sorpresa e la fissò a lungo prima di guardare Aviendha.
«Nemmeno tu lo sei» puntualizzò dopo averla esaminata.
Aviendha si raddrizzò, avendo la sensazione che la donna l’avesse perquisita e l’avesse fatta girare per guardarla meglio. «Mi chiamo Aviendha, della setta delle Nove Valli degli Aiel Taardad.»
La donna sobbalzò ancor più di prima, e sgranò gli occhi neri. «Non sei vestita come mi aspettavo, ragazza» si limitò a dire, quindi si diresse di nuovo al lato opposto del tavolo, dove appoggiò le mani sui fianchi e le studiò tutte di nuovo, come se stesse osservando qualche strano animale mai visto prima. «Io mi chiamo Nesta din Reas Due Lune,» disse alla fine «Maestra della Nave degli Atha’an Miere. Come fate a conoscere i nostri segreti?»
Nynaeve aveva tenuto un’espressione torva da quando la donna l’aveva guardata per la prima volta, e adesso scattò: «Le Aes Sedai sanno quello che sanno. E ci aspettiamo maniere migliori di quelle ricevute finora! Sono stata trattata assai meglio l’ultima volta che sono salita su un veliero del Popolo del Mare. Forse dovremmo andare a cercarne un altro, dove le persone a bordo non abbiano tutte il mal di denti.» Il volto di Nesta din Reas divenne anche più scuro, ma per fortuna Elayne, dopo essersi tolta il mantello e averlo appoggiato sul tavolo, intervenne.
«Che la Luce illumini te e il tuo veliero, Maestra delle Nave, e che mandi sempre venti buoni per farvi andare veloci.» La riverenza che fece fu abbastanza profonda. Aviendha aveva imparato il valore di certe cose, anche se valutare gli inchini era per lei la cosa più strana che potesse fare una donna. «Perdonaci se abbiamo parlato in fretta. Non intendiamo mancare di rispetto a una donna che è regina per gli Atha’an Miere.» Questo lo disse con uno sguardo severo rivolto a Nynaeve, che si limitò a scrollare le spalle.
Elayne presentò di nuovo sé stessa e le altre. Che lei fosse l’erede al trono non provocò alcuna reazione, anche se era una posizione elevata fra gli abitanti delle terre bagnate. Il fatto che Elayne appartenesse all’Ajah Verde e Nynaeve alla Gialla fece sbuffare Nesta din Res, e la donna vecchia e magra le guardò seria. Elayne batté le palpebre sorpresa, ma continuò senza cambiare espressione: «Siamo venute qui per due motivi. Il primo, e meno importante, è per chiedervi come intendete aiutare il Drago Rinato, colui che, secondo le Profezie Jendai, chiamate il Coramoor. Il motivo principale è una richiesta di aiuto alla Cercavento di questo veliero, il cui nome» concluse educatamente «temo di non conoscere.»
La donna snella in grado di incanalare arrossì. «Mi chiamo Dorile din Eiran Penna Lunga, Aes Sedai. Forse posso aiutarvi, se lo vuole la Luce.»
Malin din Toral sembrava confusa. «La mia nave vi dà il benvenuto.» mormorò. «E la grazia della Luce risplenda su di voi fino a quando lascerete questo ponte.»
Nesta din Reas non era d’accordo. «L’accordo è con il Coramoor» disse in tono duro, e fece un gesto come se stesse tagliando qualcosa. «Le terricole non hanno nessun ruolo, se non quello di comunicarci la sua venuta. Tu, Nynaeve. Quale imbarcazione ti ha mai concesso il dono di un passaggio, ragazza? Chi era la Cercavento?»