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Crocevia del crepuscolo

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Crocevia del crepuscolo
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Aviendha fu l’ultima a comparire dal passaggio, naturalmente, dopo essersi assicurata che tutti l’avessero attraversato e, prima che potesse lasciarlo svanire, Elayne si avviò nella sua direzione, muovendosi tanto all’improvviso che la sua scorta dovette fare un balzo per mantenere il proprio anello di guardia attorno a lei. Per quanto la sua andatura fosse stata veloce, però, Birgitte, con la sua folta treccia dorata che le pendeva fino alla cintura, raggiunse Aviendha per prima, l’aiutò a smontare e affidò la giumenta grigia a uno stalliere che sembrava avere le gambe lunghe quanto quelle di Siswai. Aviendha aveva sempre più difficoltà a scendere da cavallo che a montare, ma Birgitte non aveva solo intenzione di aiutarla. Elayne e la sua scorta arrivarono appena in tempo per sentire la donna dire ad Aviendha in tono basso e concitato:

«Ha bevuto il suo latte di capra? Ha dormito abbastanza? Si sente...» Su quelle parole la sua voce si affievoli, e lei trasse un profondo respiro, voltandosi verso Elayne, ostentando calma e affatto sorpresa di trovarla lì. Il legame funzionava davvero in entrambi i sensi. Birgitte non era un donnone, pur essendo più alta di Elayne anche senza gli stivali a tacco alto, e quanto Aviendha, ma era resa ancora più imponente dall’uniforme di capitano generale delle guardie della regina, una corta giacca rossa con un alto colletto bianco, indossata sopra pantaloni blu rigonfi infilati in stivali di un nero lucente, quattro galloni dorati sulla sua spalla sinistra e quattro fasce dorate su ognuno dei polsini bianchi. Dopotutto era Birgitte Arco d’Argento, un’eroina leggendaria. Era sempre cauta sul cercare di essere all’altezza di quelle leggende; affermava che quelle storie erano enormemente esagerate quando non si trattava addirittura di complete invenzioni. Tuttavia era sempre la stessa donna che aveva compiuto ognuna delle imprese che formavano il nocciolo di quelle leggende, e altro ancora. Ora, nonostante la sua apparente compostezza, la preoccupazione per Elayne era velata di disagio e fluiva attraverso il legame assieme al suo mal di testa e allo stomaco in subbuglio. Sapeva molto bene che Elayne detestava che la controllassero alle sue spalle. Questo non era l’unico motivo della sua irritazione, ma il legame mise al corrente Birgitte di quanto era stizzita.

Aviendha svolse con calma il suo scialle dalla testa e se lo drappeggiò sulle spalle, sforzandosi di assumere l’espressione di una donna che non avesse fatto nulla di sbagliato e che di certo non fosse in combutta con qualcuno che l’avesse fatto. Ci sarebbe potuta riuscire, se non avesse sgranato gli occhi per aggiungere un tocco di innocenza. Birgitte esercitava una cattiva influenza su di lei, per certi versi.

«Ho bevuto il latte di capra» disse Elayne in tono piatto, fin troppo conscia delle guardie che circondavano tutte e tre. Erano rivolte all’esterno, gli occhi che scrutavano il cortile, le balconate e i tetti, ma di certo quasi tutte stavano ascoltando. «Ho dormito abbastanza. C’è qualcos’altro che vuoi chiedere a me?» Le guance di Aviendha si imporporarono un poco.

«Penso di avere tutte le risposte che mi servono, per il momento» replicò Birgitte senza nemmeno un accenno del rossore in cui Elayne aveva sperato. Quella donna sapeva che era stanca, sapeva che le aveva mentito a proposito di aver dormito.

Era innegabile che il legame fosse sconveniente, a volte. Lei aveva bevuto soltanto mezza coppa di vino molto annacquato la notte scorsa, ma stava cominciando a soffrire i postumi della sbornia di Birgitte nonché la sua acidità di stomaco. Nessuna delle altre Aes Sedai con cui aveva parlato del legame aveva menzionato nulla del genere, ma lei e Birgitte si rispecchiavano fin troppo spesso, a livello sia fisico che emotivo. Quest’ultimo presentava veri problemi quando i suoi umori erano altalenanti. Alle volte riusciva a scrollarseli, oppure a ricacciarli indietro, ma oggi sapeva che avrebbe dovuto patire finché Birgitte non fosse stata Guarita. Pensava che questo potesse accadere perché erano entrambe donne. Nessuna aveva mai sentito di un’altra donna legata in precedenza. Anche ora poche l’avevano udito, a dire la verità, e alcune di loro parevano credere che non potesse essere vero. Un Custode era maschio quanto lo era un toro. Tutte lo sapevano, e non molte si soffermavano a pensare che quello che ‘tutti sapevano’ meritava un esame più accurato.

Essere sorpresa a mentire quando stava cercando di seguire i dettami di Egwene sul vivere come se avesse già contratto i Tre Giuramenti mise Elayne sulla difensiva, e questo la rese brusca. «Dyelin è tornata?»

«No» rispose Birgitte in tono altrettanto brusco, ed Elayne sospirò. Dyelin aveva lasciato la città giorni prima della comparsa dell’esercito di Arymilla, prendendo con sé Reanne Corly per intessere passaggi e velocizzare il viaggio, e molto dipendeva dal suo ritorno. Da quali notizie avrebbe portato con sé. E da cos’altro avrebbe portato, a parte le notizie.

Scegliere chi sarebbe stata regina di Andor era piuttosto semplice, andando all’essenziale. C’erano oltre quattrocento casate nel regno, ma solo diciannove abbastanza forti perché altre seguissero la loro guida. Di solito tutte e diciannove spalleggiavano l’erede al trono, o molte di loro, a meno che questa non fosse chiaramente un’incapace. La casata Mantear aveva perso il trono in favore di Trakand quando Mordrellen era morta solo perché Tigraine, l’erede al trono, era scomparsa e gli altri rampolli di Mantear erano maschi. E perché Morgase Trakand aveva radunato tredici casate a sostenerla. Solo dieci su diciannove erano necessarie per ascendere al trono, secondo la legge e la tradizione. Perfino le pretendenti che pensavano ancora che il trono spettasse a loro di solito si uniformavano al resto, o perlomeno restavano in silenzio e abbandonavano la loro rivendicazione, una volta che un’altra donna aveva dieci casate a spalleggiarla.

La situazione era già abbastanza negativa quando aveva tre rivali dichiarate, ma ora Naean ed Elenia erano unite dietro Arymilla Marne, proprio lei, che aveva meno probabilità di successo, e questo voleva dire che lei aveva due casate – due abbastanza grandi, perlomeno: Matherin e le altre diciotto che aveva visitato erano troppo piccole – la sua Trakand e Taravin di Dyelin, contro sei. Oh, Dyelin insisteva che Carand, Coelan e Renshar avrebbero sostenuto Elayne, e anche Norwelyn, Pendar e Traemane, ma le prime tre volevano Dyelin stessa sul trono, e le altre tre sembravano andate in letargo. Dyelin le era saldamente leale, però, e si adoperava instancabilmente per Elayne. Conservava la convinzione che alcune delle casate che non si erano ancora pronunciate potessero essere convinte a sostenere Elayne. Certo, Elayne non poteva avvicinarle di persona, ma Dyelin sì. E adesso le circostanze erano sull’orlo della disperazione. Sei case a sostenere Arymilla, e solo uno sciocco avrebbe creduto che lei non avesse mandato emissari a tastare il polso alle altre. O che qualche casata avrebbe potuto schierarsi per Elayne solo perché Arymilla ne aveva già sei.

Malgrado Caseille e le sue guardie avessero abbandonato il cortile, Elayne e le altre dovettero farsi strada per il selciato fra una folla. Gli uomini di Matherin erano finalmente smontati da cavallo, ma stavano ancora lì attorno, facendo cadere le loro alabarde e raccogliendole, solo per lasciarle cadere di nuovo, mentre cercavano di scaricare il loro cavallo da soma lì nel cortile. Uno dei ragazzi stava inseguendo un pollo che in qualche modo si era liberato e stava sgattaiolando fra le zampe dei cavalli, mentre uno dei vecchi raggrinziti urlava degli incoraggiamenti, anche se non era chiaro se fossero rivolti al ragazzo o al pollo. Un portabandiera dal volto incartapecorito a cui rimaneva una semplice frangia di capelli bianchi, in una giacca color rosso sbiadito che si tendeva sopra alla sua pancia, stava cercando di ristabilire l’ordine con l’aiuto di una guardia di poco più giovane: era probabile che entrambi fossero stati richiamati dalla pensione, come molti altri; ma un altro dei ragazzi pareva in procinto di condurre il suo irsuto cavallo dentro il palazzo stesso, e Birgitte dovette ordinargli di farsi da parte prima che Elayne potesse entrare. Il ragazzo, un giovane con le guance coperte di lanugine che non poteva avere più di quattordici anni, rimase a guardare a bocca spalancata Birgitte come aveva fatto col palazzo. Nella sua uniforme, era di certo più pittoresca dell’erede al trono in abito per cavalcare, e lui aveva già visto l’erede al trono. Rasoria gli diede uno spintone verso il vecchio portabandiera, scuotendo il capo.

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