L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]
- Автор: Буджолд Лоис Макмастер
- Серия: Chalion (it) #1
- Год: 2003
- Язык: итальянский
- Год: Nord
- ISBN: 88-429-1291-3
- Переводчик: Annarita Guarnieri
- Жанр: Фэнтези
Электронная книга - «L’ombra della maledizione [The Curse of Chalion - it]». Краткое содержание книги:
Quando infine spinse il ragazzo nelle sue stanze, il suo pallido segretario-tutore sollevò con sorpresa lo sguardo dalla scrivania. «Prendetevi cura del vostro padrone, che è ferito», ingiunse Cazaril. «Badate che non lasci questo edificio finché il Cancelliere dy Jironal non sia stato informato dell’accaduto e non gli abbia dato il permesso di uscire dai suoi alloggi. Se sapevate di questo abominio e non avete fatto nulla per impedirlo, credo che il Cancelliere s’infurierà con voi», concluse, con una nota di acida soddisfazione.
Mentre il segretario impallidiva, confuso, Cazaril si volse per tornare al serraglio e verificare le condizioni di Umegat.
«Lord Cazaril!» lo richiamò Teidez, con un tremito nella voce. «Cosa devo fare?»
«Pregate», ringhiò Cazaril, da sopra la spalla, oltrepassando la soglia.
18
Nel raggiungere la base delle scale, Cazaril sentì un rumore di piedi femminili che scendevano in fretta i gradini. Era Lady Betriz che cercava di raggiungerlo, tra un frusciare di gonne color lavanda. «Lord Cazaril! Cosa sta succedendo? Abbiamo sentito gridare… Una delle cameriere afferma che il Royse Teidez è impazzito e ha cercato di uccidere gli animali del Roya!»
«Non è pazzo… Credo sia stato ingannato. E non ci ha provato… ci è riuscito», precisò Cazaril, riassumendo con quelle amare parole tutto l’orrore che si era scatenato nel serraglio.
«Ma perché?» sussurrò Betriz, con voce arrochita dallo sgomento.
«Da ciò che sono riuscito a stabilire, tutto è nato da una menzogna di Lord Dondo», replicò Cazaril, scuotendo il capo. «Ha convinto il Royse che Umegat era un mago roknari e che stava usando in qualche modo gli animali per avvelenare il Roya, mentre era esattamente il contrario: gli animali mantenevano in vita Orico, il quale ha avuto un collasso. Per i cinque Dei, non vi posso spiegare tutto qui sulle scale. Riferite alla Royesse Iselle che andrò da lei al più presto, ma che prima mi devo occupare degli stallieri feriti. E state lontane… Tenete Iselle lontana dal serraglio.» Poi pensò che sarebbe stato meglio assegnare qualche compito a Iselle e aggiunse: «Andate a tenere compagnia a Sara, tutte e due. Quella poveretta è sconvolta». Riprese a scendere le scale, oltrepassando il punto in cui in precedenza era stato — deliberatamente? — tenuto lontano dal serraglio dagli spasmi al ventre. A quanto pareva, lo spettro di Dondo non stava facendo nulla per bloccarlo, adesso.
Giunto al serraglio, vide che Palli e i suoi uomini avevano già provveduto a trasportare Umegat e gli altri stallieri feriti più gravemente all’ospedale della Madre. All’interno, l’unico inserviente rimasto stava cercando invano di catturare un isterico uccellino giallo e azzurro, che era in qualche modo sfuggito al capitano delle guardie baociane e si era rifugiato sulle travi del tetto; nel frattempo, alcuni servitori che lavoravano nelle stalle erano giunti lì per dare una mano, e uno di essi si era tolto il tabarro, con cui stava cercando di colpire e di far cadere il volatile.
«Smettila!» ingiunse Cazaril, reprimendo un’ondata di panico, dato che, per quanto ne sapeva, quella piccola creatura piumata poteva essere l’ultimo filo che teneva in vita Orico. Incaricò quegli aiutanti improvvisati di rimuovere le carcasse degli animali uccisi, adagiandole nel cortile delle stalle, e di ripulire il sangue che macchiava le piastrelle. Raccolta una manciata di chicchi di grano avanzati dall’ultimo, interrotto pasto dei velia, cercò di convincere l’uccellino a scendergli sulla mano, chiamandolo con gli stessi versi ciangottanti che aveva sentito usare a Umegat. Con sua sorpresa, il volatile scese subito da lui e si lasciò rimettere nella gabbia. «Proteggilo a prezzo della vita», ingiunse allora Cazaril allo stalliere e, accigliandosi per dare maggior enfasi alle proprie parole, aggiunse: «Se dovesse morire, morirai anche tu».
Si trattava di una minaccia alla quale il Castillar non avrebbe mai dato corso, però l’uomo sembrò piuttosto impressionato. Cazaril tuttavia non poté fare a meno di chiedersi se la morte dell’uccello avrebbe causato davvero anche quella di Orico. D’un tratto quella concatenazione gli sembrava spaventosamente plausibile.
Lasciata la voliera, Cazaril si diresse verso i garzoni che stavano trascinando fuori le pesanti carcasse dei due orsi.
«Dobbiamo scuoiarli, mio signore?» domandò uno dei giovani, fissando le vittime dell’infernale caccia organizzata da Teidez.
«No!» esclamò Cazaril, notando che i pochi corvi di Fonsa rimasti non accennavano ad avvicinarsi alle carcasse insanguinate, pur adocchiandole con evidente interesse. «Trattateli come fareste con soldati del Roya caduti in battaglia. Bruciateli o seppelliteli, ma ricordate che non devono essere scuoiati… e neppure mangiati, per amore degli Dei!» Deglutendo a fatica, si chinò per aggiungere alla fila dei corpi anche i due corvi morti, e aggiunse: «Per oggi sono già stati commessi fin troppi sacrilegi». Sempre sperando che Teidez non avesse ucciso anche un santo, oltre agli animali sacri.
Un martellare di zoccoli annunciò l’arrivo di Martou dy Jironal, che era stato probabilmente rintracciato a Palazzo Jironal. Era seguito da quattro servitori, affannati per via della corsa su per la collina. Sceso di sella, il Cancelliere affidò il cavallo, innervosito dall’odore del sangue, alle cure di uno stalliere e avanzò sino alla fila di animali morti. Per un momento, le sue labbra si mossero a vuoto, senza articolare parola. «Che follia è mai questa?» chiese infine, sollevando su Cazaril uno sguardo sconcertato e insospettito. «Siete stato voi a indurre Teidez a fare una cosa del genere?»
Osservandolo, Cazaril si convinse che dy Jironal non stava fingendo, e che era davvero sconvolto. «Io? No! Non ho nessun controllo su Teidez», ribatté. «E a quanto pare non ne avete neppure voi, considerato che lui è rimasto sempre in vostra compagnia per le ultime due settimane. Possibile che non abbia tradito in nessun modo le sue intenzioni?»
Dy Jironal scosse il capo.
«A sua difesa, Teidez ha addotto un’idea assai confusa, secondo la quale un simile atto era inteso ad aiutare il Roya. Che lui non abbia avuto maggiore buon senso è da mettere in relazione con la sua giovane età, però… Orico e voi non gli siete certo stati d’aiuto: se fosse stato messo al corrente della verità, non si sarebbe lasciato imbottire di menzogne. Ho fatto rinchiudere in cella le sue guardie baociane e l’ho confinato nel suo alloggio, in attesa… dei vostri ordini.» Cazaril sapeva che, dal Roya, non sarebbero più giunti ordini.
«Un momento», ribatté dy Jironal, abbozzando un gesto secco. «Ieri, il Royse è rimasto a lungo a colloquio con sua sorella, in privato. Non è possibile che sia stata lei a dargli questa idea?»
«Ci sono cinque testimoni che possono negarlo, incluso lo stesso Teidez, che comunque ieri non ha dimostrato in nessun modo di avere in mente una cosa del genere.» O, meglio, non lo ha dimostrato quasi in nessun modo, pensò Cazaril.
«Il controllo che esercitate sulla Royesse Iselle è troppo assoluto», scattò dy Jironal. «Credete che non sappia chi ha incoraggiato il suo atteggiamento di sfida? Non riesco a capire quale sia il motivo del suo pernicioso attaccamento nei vostri confronti, ma è un legame che ho intenzione di troncare.»